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martedì 24 giugno 2008 - ore 00:18
LOMBRA DELLA LUCE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Difendimi dalle forze contrarie, la notte, nel sonno, quando non sono cosciente, quando il mio percorso, si fa incerto, E non abbandonarmi mai... Non mi abbandonare mai! Riportami nelle zone più alte in uno dei tuoi regni di quiete: E tempo di lasciare questo ciclo di vite. E non abbandonarmi mai... Non mi abbandonare mai! Perchè, le gioie del più profondo affetto o dei più lievi aneliti del cuore sono solo lombra della luce, Ricordami, come sono infelice lontano dalle tue leggi; come non sprecare il tempo che mi rimane. E non abbandonarmi mai... Non mi abbandonare mai! Perchè, la pace che ho sentito in certi monasteri, o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa, sono solo lombra della luce.
Ho visto "Il cielo sopra Berlino". Illuminante. Mi ha tenuto sveglio, nonostante il tenente Colombo. Non so se piace a tutti, però. Poi in verità devo dire che il cielo sopra Berlino non è per niente azzurro, come l’ho sentito descrivere di recente, companero. Ma è bianco, grigio e nero. Comunque... Non si può mai sapere. Magari un giorno lo vedremo azzurro. L’evoluzione... Sai, il technicolor...
Una delle cose che mi ha sempre mandato in para, è quella di vedere persone più avanti. Gente che consegna prima il compito, gente che si è già presa avanti, gente che "è a posto", gente che si sta già preparando (anche inutilmente, ma l’effetto è lo stesso - è panico!). Io stavo ancora lì a perdermi. E’ una sensazione ben precisa. Le scuole, ma non solo, per me sono state così. A parte quando mi interessava la materia, o quando avevo paura del professore. A me piaceva guardare in giro. Poi recuperavo, assillavo qualcuno. Mi ricordo proprio bene: era caldo, ma il banco era fresco. Fuori il sole e la stanza all’ombra. A un certo punto mi giravo, sentendo tutti che tiravano avanti la sedia, rumore di ferro che stride. Tutti giù a scrivere. E io che rovisto nell’astuccio e invado il quaderno di quello di fianco: "Cosa è scritto qui ?!?".
Credevo d’essere guarito, ma in verità mi sa che sono le cose che mi interessano che sono diminuite. ...o forse le due cose insieme, chi lo sa... Come dice Piero: "In para, in para, si che imparo..."
DOYOUREMEMBER... I FRUTTINI?
(categoria: " Poesia ")
Questa è la sigla iniziale:
questa è la chanson di Roly l’ananas!
e questa è la sigla finale, molto densa:
"Vedete?" - amava ripetere ai suoi figli. "A ogni frutto che pende da questi alberi, corrisponde un interrogativo tremendo a cui io dovevo dare una soluzione; e mai vostro padre ha staccato un frutto dal suo ramo o una decisione dal suo arbitrio senza prima avere la certezza che fossero pronti, maturi. In fondo, ho compreso e comprenderete anche voi: il male altro non è che l’artifizio che si oppone alla semplicità della natura; ciò che forzatamente la ritarda o la accelera; ciò che la taglia e la sovverte.
Che ci vuoi arrivare sempre e non si arriva mai Che quando sei arrivato lì fermo non ci stai capire per non capire Adesso sei ridicolo non imitare, dai... che non sai neanche quello che fai.. e già lo sai. Però lo fai. Te ne accorgerai. . Vuoi . vedere . cosa . succede . Anche questa non è che una tappa. Imparerai, arriverai, e non ti basterai, mai!
Quel giorno, mentre piangeva ed ebbe paura, prese a cercare una scusa a caso dal catalogo e la investì di gloria, e disse:"Ne farò il mio cavallo di battaglia". "La mia salvezza e la forma e il vessillo". E ancora, e ancora, e ancora... Peccato... che non bastò...
...é forse un titolo + accattivante (ma anche no..) , ma quello vero è...
"ISOTOPI - La radioattività indotta."
"I giornali di un Paese possono, in due settimane, portare la folla cieca e ignorante a un tale stato di esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini ad indossare l’abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani." [...] "Sono proprio un cavallo che vuol tirare da solo; mai mi sono dato pienamente ne allo stato, ne alla terra natale, ne agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione netta di essere un estraneo e ho sempre sentito il bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell’intesa e dell’armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili; ne sarà tentato di stabilire il suo equilibrio su basi cosi malferme ."
"Lavoro in una società elettrica milanese d’un lavoro totalmente diverso e lontano dalla mia naturale curiosità. Il mio gran male è stato sempre e sarà sempre uno: quello di desiderare e sognare, invece di volere e fare. [...] Se non avessi addosso la sifilide della laurea, potrei cavarmela forse meglio."