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Nepenthe, 27 anni
spritzina di North from here
CHE FACCIO? Storia Dell'Arte
Sono sistemato

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STO LEGGENDO







La mia personale
trinità:



F. Pessoa
R. M. Rilke
C. Baudelaire


***




"Son maestro di follia,
vivo la mia vita sulla fune
che separa la prigione della mente dalla fantasia.
Il mio futuro è nel presente
ed ogni giorno allegramente
io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte
mentre voi, signori spettatori,
mi guardate dalla strada,
cuori appesi ad un sospiro
per paura che io cada.
Ma il mio equilibrio è in cielo
come i sogni dei poeti
,
mai potrei viver come voi
che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.



..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista."


(I Ratti della Sabina)




"..Detesto queste mani intrise di sangue.
Detesto ciò che i miei occhi hanno visto.





Fino alle mie ginocchia nella melma e nel fango.
Quanto fa male purificarsi.






Ero sempre nei miei pensieri, ma mai al mio fianco.
Corri - ma se andrai via dovrai per sempre nasconderti.
Così, se devi correre, fallo per un rimedio."







“E quando il mio sguardo si levò verso il mondo infinito alla ricerca dell’occhio divino, il mondo mi fissò con un’orbita vuota e sfondata, e l’eternità giaceva sul caos e lo rodeva e rimasticava se stessa.”




<<Il dolore è un oscuro mare profondo nel quale affogherei,
se non guidassi con sicurezza la mia piccola imbarcazione
diretto verso un sole che non sorgerà mai.>>


- Lestat de Lioncourt-




"E amerò il rumore
del vento nel grano..."






"Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma del proprio ardore.

Io sono il mare di notte in tempesta,
il mare urlante che accumula nuovi
peccati e agli antichi rende mercede.



Sono dal vostro mondo esiliato
di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.

Sono la passione senza parole
senza pietre nel focolare, senz’arma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala."





"Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza.
Il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura,
vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio sogno."






"L’amore è l’arte più difficile.
E scrivere, danzare, comporre, dipingere sono la stessa cosa che amare.
Funambolismi.
La cosa più difficile è avanzare senza cadere."





"Red as the veins,
she likes to swim in
floating so gently,
through this human misery"







“Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando”



* Shadow of the Moon *





Will it hurt?




HO VISTO

Foglie sfidare il vento..













La libertà negli occhi di un lupo..









Il sole tramontare quarantatrè volte..






The seed of a Lunacy..



Dolcettiih!!!



The Perfect Element..











Troppi spettri tra le pieghe delle cose...




E una marea di film!



Faccio spesso indigestione di cinema...dal muto ai giorni nostri.

Registi assolutamente geniali?

David Lynch
(Mulholland drive, Lost highway, The elephant man, Eraserhead, Wild at heart, Blue Velvet, The Straight Story, Twin Peaks, Dune, Inland Empire)

Tim Burton
(Victor, Nightmare before Christmas, the corpse bride, Ed wood, Edward Scissorhands, Beetlejuice, Mars Attacks, Big Fish, Charlie and the chocolate factory, The Legend of Sleepy Hollow, Batman, Planet of the apes, Sweeney Todd)

Lars Von Trier
(Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville, Antichrist, Melancholia)

Darren Aronofsky
(Requiem for a dream, The fountain, Black Swan)


Ma qui ci sta bene un elenco più o meno random e pessimamente aggiornato (quando me ne ricordo):

Interview with the vampire, Bram Stoker’s Dracula, Murnau’s Nosferatu, Shadow of the Vampire, W. Herzog’s Nosferatu, The addiction, The hunger, Queen of the damned, The crow, Adele H di Truffaut, Suspiria Profondo rosso e Phenomena di Darione, L’aldilà di Fulci, La casa dalle finestre che ridono, Shining, Dogville, The Matrix, The others, Prendimi l’anima, Legends of the Fall, The lord of the rings, Dead poets society, A Clockwork orange, Pulp fiction, Kill Bill, In the mood for love, Viaggio in Italia, Citizen Kane, Novecento, Rapsodia satanica, Poeti dall’inferno, The Devil’s Advocate, La leggenda del pianista sull’oceano, The Green Mile, Lady Hawk, Psycho, Rear Window, The Birds, Braveheart, The Passion of Christ, Dead man, Highlander, The Princess Bride, The Ninth Gate, Jack the Ripper, The phantom of the opera, Fear and loathing in Las Vegas, House of 1000 corpses, They live, The Bridges of Madison County, The hours, Fried Green Tomatoes, V for vendetta, Neverending story, Indiana Jones, Frankenstein junior, Army of Darkness, Splatters, Non ci resta che piangere, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 300, The prestige, Il giardino delle vergini suicide, Requiem for a dream, La bussola d’oro, Dellamorte Dellamore, Into the wild, I am legend, Magnolia, Il tredicesimo guerriero, Let the right one in, District 9, Inception, Shutter Island, ecc...
(in aggiornamento)








STO ASCOLTANDO



Algol

Sentenced,
Moonspell,
Type O Negative,
Katatonia,
Nightwish,
Charon,
Poisonblack,
Pain of Salvation,
Nine Inch Nails,
Death,
Muse,
Apocalyptica,
Entwine,
Dark tranquillity,
Blind Guardian,
In flames,
Paradise Lost,
My dying bride,
After Forever,
Him,
Cradle of filth,
Dimmu Borgir,
Rhapsody,
Therion,
Tristania,
To die for,
The 69 eyes,
Theatre des vampires,
Lacuna Coil,
Novembre,
Tiamat,
Placebo,
Dream Theater,
Death Dies,
Bleed in vain,
White skull,
Lacrimosa,
Depeche Mode,
The cure,
Bauhaus,
Joy Division,
Tool,
Faith no more,
Fantomas,
Slipknot,
Verdena,
Subsonica,
Battiato,
De Andre’,
Beethoven,
Rackmaninov,
Liszt,
...etc...





E’ Inutile che vi dipingiate di colori che non vi appartengono.
Basta una pioggia leggera per lavare via la vernice.

Le mie radici
sono nere.






















ABBIGLIAMENTO del GIORNO



























ORA VORREI TANTO...

"..e ho corso in mezzo ai prati bianchi di luna
per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità"




"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena...Non era una sensazione di paura, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando."
A. Orton


il mio sole:
"The sun won’t shine on me without your love"
"E alla fine, siamo destinati a stare l’uno lontano dall’altro.
Le cavità separate del cuore umano.
Sto nuotando nel fumo dei ponti che ho bruciato
quindi non c’è bisogno di scuse:
sto perdendo ciò che non merito."









la mia stella:
"When dusk falls and obscures the sky,
you’re the shine of the Northern Star"








"Strange are the ways of the Wolfhearted..."



STO STUDIANDO...



Tutto ciò che ha a che fare con l’Arte! dalla poesia alla letteratura, alla musica, e alle arti plastiche e figurative in senso stretto! Come si può non votare la propria vita a qualcosa di così sublime e immortale?
Ma soprattutto…non potrei fare a meno del costante bisogno di scrivere, ossessionata dal terrore che tutto si perda, e che ogni cosa che mi sembra tanto preziosa io non trovi il modo di esprimerla, di renderla importante per me o per qualcun altro...
Così...lascio che i pensieri attraversino la mia anima e il mio corpo, scorrendo attraverso le mie vene, come sangue che si tramuta nell’inchiostro che scivola libero sul foglio..come un’emorragia inarrestabile.



"Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali."
- J. W. Goethe -







...Siamo storie da raccontare...




...memorie da custodire...




...errori da ricordare...




“Sto diventando sempre meno definito col passare dei giorni.
Scomparendo.
Beh, potresti dire che sto perdendo la concentrazione,
andando alla deriva nell’astratto
per quanto riguarda il modo in cui vedo me stesso.

A volte credo di poter vedere direttamente attraverso di me.
A volte posso vedere direttamente attraverso di me.

Meno preoccupato riguardo l’adeguarmi al mondo.
Il tuo mondo, cioè.
Perché non importa più davvero,
no, non importa più davvero.
Nulla di questo importa più davvero.

Si sono solo, ma dopotutto lo sono sempre stato,
per quanto indietro io possa ricordare.
Credo che forse sia perché tu non eri mai davvero reale,
tanto per cominciare.
Io ti ho creato solo per farmi del male.

Ti ho creato solo per farmi del male.
Ed ha funzionato. Sì.

Non c’é nessun te.
Ci sono solo io.
Non c’é nessun fottuto te.
Ci sono solo io.

Solamente.

Il più piccolo puntino attirò il mio occhio e si rivelò una piaga.
E io avevo questa sensazione bizzarra, come se sapessi che era qualcosa di sbagliato.
Ma non riuscivo a lasciarlo stare, continuavo a tormentare la piaga.
Era una porta che tentava di sigillarsi,
ma io mi ci sono arrampicato attraverso.

Ora sono in un qualche luogo in cui non dovrei essere,
e posso vedere cose che so che non dovrei vedere.

E ora so il perché, ora, ora so perché
le cose non sono belle
dentro.

Only.








OGGI IL MIO UMORE E'...


Instabile...

"You cannot kill what you did not create.
All I’ve got...
all I’ve got is insane!"






Scrivere...
Vedere oltre
Nient’altro che bianco
Malte
Equilibri

Sentenced...
Northern lights
Crimson
Kiss of Death

Influsso lunare...
Nocturna
Everything invaded
Everything invaded pt.2
Luna
Hanged
Lusitanian Spell

Vampiri...
Hell in your eyes

Schegge di Vita...

Bolle di Sapone

Deranged

Serpents in my arms

Febbre tifoidea

Desire

StarDrops

Il mare nel cassetto

Impronte

Timekiller

Downhearted

Frammenti di Stella

Desiderio

Paradossi

unintended

Dark Chest of Wonders

My Tauro

Sete

I won’t let you fall apart

un pozzo che fissa il cielo

in chains

my road salt

L’eclissi

incantevole

brandello di bufera

sogni distanti e liberi

Labyrinth

Rifugio dei sognatori

acrobazie

dryad of the woods

inquietudine ottica

per non dimenticare

scie di stelle infrante

if I could fix myself

This heart of mine

Broken doll

Light plays Bass

Le Renard

Sinceramente. Violentemente.

I am

Bye. Die. (2011)

Remedy Lane

M. L. Brigge

Shoreline

Blood Riding Hood

Down this Road once again

One year of Spring

Searching for Serenity

Klimt a Venezia

Io non tremo.

Magda von Hattingberg

Comptine d’un autre été

Someone I’ll always laugh with

Giorni a perdere (11/6)

I felt like..

there is no place like home

Un tramonto è un fenomeno intellettuale

A song for myself



La Volpe e il Principe





Vite parallele...

Racconti fantasy
dei personaggi che
ho vissuto:



Kiria: la ranger del nord

Nelle terre di ghiaccio
Kiria


Aurin: la mia nemesi
(detta anche Mantodivolpe)

Aurin

Nel Giardino Selvaggio

L’occhio della Luna

Il Profumo

Nell’abbraccio di Sune

La magia danzante in Akalia


Livien: la stronza umberlita

L’incostanza della marea
Furia d’Oceano


Erianthe: maga devota di Shar

Trama e illusione


Liv Moonshadow: il mio alter ego

Written in the Stars

Varie:
Progenie


Amicizie nerd!

--> Nerd Meeting in Rome <--

--> Nerd Meeting in Cesena <--
foto 1;foto 2;foto 3;foto 4;foto 5;foto 6;foto 7;foto 8;foto 9


--> Nerd Meeting in Padova <--
--> Nerd Meeting in Padova 2.0 <--

Altri raduni sparsi:
Lucca 2012
Lucca 2010 bis
Oliero 2011
Oliero 2011 bis
Oliero with Magnifico
Cesena 2011
Padova 2011
Mizi Zesena















Una vera droga...





MEMORIAL


2012

It’s just for fun
Mondi piccolissimi
Io non tremo.
Non mi è mai passata
Searching for Serenity
No, you don’t
In the breeze
Leaving Entropia
Di passaggio
Ecco com’è che va il mondo
One year of Spring
On the eve of self distruction
Down this Road once again
We’re but mortal kings…
Blood Riding Hood
Custode di sogni
First Snow
Dedication
Buon anniversario...
Morning on Earth
Enter rain...
Shoreline
Melancholia
M. L. Brigge
Where the magic really happens
Written in the stars (Together we will live forever)
Remedy Lane


2011

Bye. Die. (2011)
I am.
Sinceramente. Violentemente.
Wolfshade
13 (Doppia Catena)
Elemento Perfetto
Affondare con la bandiera spiegata
End of the road.
Anesthesia
trololol
Le Renard
Controcorrente
Light plays Bass
Broken doll
B..b…brains for dinner!
in joy...and sorrow
right through the cracks?
This heart of mine
The Perfect Element
Second Love
if I could fix myself
Beside you in time
first
Nel disordine celeste
C’è del metodo in questa follia
pierce the heart
Things that no one else can understand
Healing now
I just want you
passatempo
Shades of blue
closer to god
un’indigestione dell’anima
certezze
perdere la fiducia è un delitto
Nursery Rhyme
acrobazie
La verita’ non e’ cio’ che e’ dimostrabile
I can’t remember how this got started
prendimi l’altra metà
Deny
Labyrinth
The Grace and the Curse
Non sarà facile, ma sai
desassossego
sear me
tutti i giorni
Closer…(3)
un brandello di bufera
incantevole
Affanculo il ventaglio
Non sono niente
I knew all the rules
Gonna see my friends
strade
La casa di Asterione
questo disastro che mi armi dentro
Quello che conta
C’è una crepa in ogni cosa
non aveva difese contro la meraviglia
Favole
Smantella il sole e le stelle
Little wonders
my road salt
Wound of sky
Non sono le stelle troppo lontane
At tragic heights
in chains
un pozzo che fissa il cielo
Lies. Dreams.
when everything is meaningless
I won’t let you fall apart
Arrivederci...ciao
inconsapevole
un po’ di luna
attraverso la pioggia
Ricordi di un vicolo cieco
something deeper
Every morning I walk towards the edge
ombra chiara
Disinfestazione
Sacred geometry
Lost in Time
I just made you up to hurt myself
Funambolismi
The Fox and the Prince
Nephilim
Dark Chest of Wonders
unintended
Paradossi
Eutanasia
Desiderio/Bisogno
Frammenti di Stella
Let’s grow cold
Alla ricerca del tempo perduto
Escape
Downhearted
My confusion
Stelle sul soffitto
il gran Martire dell’Anima
Mirror
Nessuno
Per te
melting sky
Tarvitsen sinua
Sick
Right where it belongs
*Fran*

The Downward Spiral

Impronte
Beyond the looking glass
where it hurts
pull the plug (1)
pull the plug (2)
Per i miei demoni


2010

Hold on
Rotolando verso sud
Frammenti di un’estate
Il mare nel cassetto
Nati sotto Saturno
But why worry about emotional scars
Il mare è senza strade
Come la pazzia è l’inizio di ogni sapienza
You wanna hear some metal?
It is never what you have in mind
E’ solo Dolore di Salvezza
Kenoclastìa
Look like innocent flower

From yesterday

Il poeta è chi racconta le sue sconfitte
Let the right one in


2009

Ancient Echoes
Yuki
contromano
The longest year...
13
Frozen drops
If I had a way...
I lock my door upon myself
Le Formiche Soldato
October Rust
Share the snake
Love is our Resistance
Follow the black rabbit
Fantasia di un sognatore
closer
Custode Della Strada
Sister
everdreaming
Ever felt away with me?
poesias..
wish upon a star
Rapaces
Misery is almost always the result of thinking
We die only once
Favola
Bolle di Sapone
No more dreams
Deep Red
no, no, nun dicere sì sì ho capito
Hai paura? Lasciami entrare
It’s the same old song!!
Shine
A walk on the darkside
Testamento di un poeta
cerco un centro di gravità permanente
My cold white light
alba
What is it that we’re struggling for?
Spreading an Eclipse
Fiori Insani
Giardino Selvaggio

memorie astratte

Per essere felici è necessario non saperlo
Of Chaos and Eternal Night
Tell me...will it hurt?
Walk alone
mourn
Magia bianca
Branco
equilibri
Piove sull’oceano
Nubi all’orizzonte
Funamboli
A story to tell
quello che non c’è
Seguire il flusso
Antro stellato
oblio
Nulla è per caso
Someplace else
in the white


2008

Walking in circles
Origin of Simmetry
Io non vinco, ma tu perdi di più
- Le ore -
Moon burns
Deranged
one with the waves
creep
- caos -
Love Score
Than the serpents in my arms
Awaiting the Winter Frost
Under a Lusitanian Spell
Waiting for the Moon
Rebel Yell!!
Giusto per...
I hate these days between

Slaying the dreamer

Dead heavy days
Poisoned

Warrior of Life

When you hear this song
Autumn Leaves
I’m Back!!
Una vita di ordinaria follia
Per la rubrica: Lamentiamoci
...Ohne dich...
Vite parallele
L’angelo delle certezze
Ricordi di febbre tifoidea
Demone
Come ti trovi a Berlino est?
...
- Apart -
Everything invaded
Vento caldo
Katatonia
Growing old
DecaDance
Scorpion flower
Ho chiuso la porta dietro di me
Salomé
memorial
Angel of music
Sweeny night
Desire you
Alive
La via attraverso la foresta
Back to the deadlands
Giorni speciali
Sua Maestà Piccolezza
Aggiornamenti random
Take my life
Sleeping sun
Ombra
Desideri e sognatori
A volte lei cambia pelle
Never forget, never forgive
La camera chiara
The heart of darkness
Delirio
Crimson
the rain man
My life is a curse I keep to myself
Sur le pont d’Avignon
the lie
Breath
imparo a vedere
Cominciamo bene
Brandelli di vacanze


2007

Solo un’altra fine
Auguri!!
Luna...
Christmas time
Requiem for a dream
Fairytale
Dolce far niente!!
Angolino romantico/patetico
Nient’altro che del bianco cui badare
Angolino dei “trionfi” personali
At once the grace and the curse
New born
Non mi passa niente…
Nocturna steals the night
Hell in your eyes
l’inconscio insegna
...
Lettera
Riflessioni escatologiche
Branco
Vedere oltre
Guri
Una febbre nera che nessuno vede
Feeling good
Under the Moonspell
sento un rumore di swing
Mix
How did you get inside me?
I may be paranoid
Dancing on the graves
Vita da topi...
Somebody put me together
Cresce..
Come to South Park
Northern lights
13
In vena nostalgica
believe...
Riflessioni inutili
Falling leaves
Maracaibo night
Manie Lynchiane
Presentazione






ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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-il mio space-
(da Pagine Personali / HomePage )


UTENTI ONLINE:



Sono migrata qui: My Seed of a Lunacy

~ ..la Volpe Funambola ammazzaprincipi.. ~

~ Fragile ~

"...Sometimes it feels it would be easier to fall
than to flutter in the air with these wings so weak and torn..."



- EviLfloWeR -

* photos on flickr *
Lunacy 2 - Lunacy 3 - Lunacy 4
Lunacy 5 - Lunacy 6 - Lunacy 7 - Lunacy 8

"Ieri ho passeggiato per le strade
come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
e non ho incontrato amici con i quali parlare.
D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora,
e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo,
e questo è tutto.



Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale;
che accompagna col piede la melodia
delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
"

- F. Pessoa -



"Una volta aveva foreste e montagne
che erano solo sue, e lo ascoltavano.
Una volta voleva correre attraverso giorni d’estate
catturando ricordi per gli anni a venire.

Ora sta vestendo questo nudo pavimento
con la sua carne e il suo sangue, e il tempo passa.
Il suo traffico di dolore potrebbe averlo solo guidato
a trattare con le conseguenze,
per qualche cambiamento, mentre il tempo scorre.

Io sono il bambino risvegliato
(indugiando, arrampicandomi, avvinghiandomi, afferrando,
bramando, lacerando, ferendo, cadendo)
Io, il figlio ribelle di un lago di montagna.
(di gelide lacrime liquefatte, della silenziosa Terra)
(di una sbiadita palpebra, di un vento senza ali)
(di una tempesta senza occhi, di Dei caduti,
che hanno perso la propria strada)

Mi do alle fiamme
per creare l’elemento perfetto.
"

- Daniel Gildenlöw -



... Live that you might find the answers
You can’t know before you live...


Love and life will give you chances.
From your flaws learn to forgive.


~ REMEDY LANE ~

- We’re going nowhere...All the way to nowhere –




"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani
Per toccare, per curare, implorare e strangolare.
Ma io non so chi sono,
e tu ancora non sai chi sono..."

F. R.







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martedì 10 aprile 2012 - ore 23:33


Io non tremo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Svuoto cassetti della memoria e non trovo il fondo. Non ci sono più fogli bianchi inondati di inchiostro né fruscio di pagine che fagocitano ricordi, perché da qualche parte bisogna metterli (purché non rimangano ammassati sul cuore.)

Il prato è fiorito e la luce assale le foglie sotto forma di strali dorati. Ogni volta che osservo una pianta mi chiedo sempre quanto in profondità dovrei scendere per trovare il punto in cui è vulnerabile.
Ed io? Metto più radici o più foglie? Cosa rimane nei cunicoli sotto la terra che ho calpestato?


“Without you everything falls apart”
E’ notte e ho troppo sonno per guidare. Ma non sono mai abbastanza stanca per smettere di piangere e di scriverti qualche stupido messaggio.
Lo penso davvero. Ogni cosa che scrivo e che dico. Sono convinta che nulla abbia più senso.

Sono intrappolata in un circolo ossessivo in cui la linea vibrante al lato della strada assorbe la mia mente e disorienta quel poco di buon senso che mi resta. Lynch saprebbe perfettamente come rendere l’idea. A dire il vero già lo ha fatto, ma io non mi sveglierò in nessun altro luogo con gente bizzarra al limite del grottesco. Io rimango lì a seppellire i rami per scambiarli con le radici.

Ma se non fosse un altro luogo? Sarebbe un altro tempo.





***

Il rumore del traffico è assordante e la città mi sconvolge, mi annienta, mi fa sentire sperduta più di quanto io non lo sia già, in tutti i sensi.
Tu arrossisci e non riesci a sostenere il mio sguardo. La macchina puzza di fumo, e non era così che ti avevo immaginato. Hai le mani strane, la faccia storta, un sorriso stupido. Tiro un lembo della gonna per coprire le mie gambe troppo lunghe e maledico me stessa per essere qui.
Il fumo si mischia allo smog e mi sento respirare a fatica, ma so che il senso di oppressione non deriva da questo.

Però il sole è alto e la bellezza mi circonda ad ogni angolo. Per un attimo rivedo “quella” luce a Villa Borghese e non so più né chi sono né dove sono.
E’ un circo, o forse un enorme teatro, che mi gira intorno all’impazzata e mi fa sbattere addosso alle cose costringendomi a prendere coscienza di me. Del perché sono qui.
D’improvviso ho paura e voglio solo fuggire. Poi mi convinco che le cazzate volute hanno sempre un prezzo da pagare, così mi faccio docile e obbedisco a me stessa. L’altra me stessa, quella che ha sempre una soluzione per tutto.
Prendo quello che c’è come un’avventura e mi illudo di poterne uscire incolume. Già penso al momento in cui sarò felice che tutto sarà finito.

Ma sbatto la fronte contro i vetri della finestra di una chiesa, e dico un sacco di cose inutili sull’arte e l’architettura abusiva. C’è un cane che cerca di mordermi ad ogni passo e oggetti preziosi in ogni dove.
Sono fuori luogo eppure mi tolgo le scarpe e faccio finta che sia tutto normale. Non allungo più nemmeno la gonna e comincio a parlare di stelle.
Mi ricordo la luna che compare dove prima c’era solo buio. Pensavo di poterti portare la luce, invece sei tu che mi hai spalancato le tenebre.

Tu non arrossisci più, io invece parlo troppo. Faccio di corsa le scale solo per sentire ancora il gusto di quella birra meravigliosa che frigge nella testa. Sto cercando di evadere, nel modo più pericoloso possibile.
Voglio che tu metta quella canzone, lo desidero così tanto che la musica non smette più.
Trent sta urlando da almeno mezzora gli stessi identici versi, e la musica è così violenta da pulsarmi nel cervello. Ho voglia di urlare anch’io adesso, di gridarti You can have my isolation, you can have the hate that it brings. You can have my absence of faith…You can have my everything.
Non sono sicura di comprendere a pieno quel che desidero, né tanto meno quel che sta accadendo. Ma tant’è che tu hai già preso tutto, e forse non ti basta nemmeno.

Non c’è niente di mio qui. Il pavimento mi è estraneo, le pareti sono fredde, non so dare un’utilità alle cose, neanche a me stessa. Mi siedo per terra sul gradino che dà sulla cucina e ti guardo mentre prepari la cena. Non ho voglia di dirti niente di importante e mi concentro sull’odore del curry che mi stringe lo stomaco. Può anche essere che non sia solo quello a darmi i crampi violenti che sento.
Ho un caos dentro e sono sul punto di esplodere. Tu lo sai benissimo, e in questa bufera la fai da padrone. Hai deciso di sconvolgermi fino all’ultimo brandello di sanità che mi resta.

Tu ottieni sempre quello che vuoi, giusto? Me l’hai detto la prima volta che abbiamo parlato.
E io odio i tipi arroganti e presuntuosi come te. Odio l’egoismo, l’egocentrismo spropositato.
Odio tutto di te, anche quando mi prendi timidamente la mano e mi dici che forse ti stai innamorando di me.
E dall’altra parte della siepe c’è Villa Borghese, e io lì una volta ho già perso me stessa. Lì c’è il mio specchio, coperto di fuliggine.


***

Poi un giorno scopro che citare gli After rende tutto più drammaticamente toccante, e che i titoli delle canzoni hanno già tutte le spiegazioni di cui uno possa aver bisogno.
E mi accorgo che le notti non sono più abbastanza gelide, e che le bugie hanno un potere devastante.
D’improvviso sono io a scriverti la stessa cosa che mi avevi scritto tu.
“Ti prego. Non farmi questo.”
Ma tu non rispondi più.

Oggi però lo so, che toccare un fondo così buio mi ha permesso di rinascere come mai avrei nemmeno sognato.

Oggi sono grata all’egoismo. Oggi tutto ha un senso. Oggi sento il bisogno di lasciare traccia dei ricordi perché sei diventato così insignificante che presto ti perderò.
Ma io amo ricordare.





“That fiction and reality melt together for eternity.
Filling the emptiness with sense.”



***



- Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com’è nella tua memoria?

Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze;

e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda;

la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze;

e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle. -


(R. M. Rilke)


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martedì 3 aprile 2012 - ore 16:30


Non mi è mai passata
(categoria: " Vita Quotidiana ")








Sono stato sconfitto e abbattuto,
caduto sulle mie ginocchia quando la speranza è fuggita.
E’ arrivato il tempo di cambiare i miei modi.


In questo giorno vedo chiaramente ogni cosa che è diventata vera.
Un posto amaro e un sogno spezzato.
E lasceremo tutto, ci lasceremo tutto dietro.





Non desidererò mai ciò che potrei aver avuto.
Il rimpianto non sciuperà di nuovo la mia vita.
Non guarderò indietro.
Combatterò per rimanere
:

In questo giorno vedo chiaramente ogni cosa che è diventata vera.
Un posto amaro e un sogno spezzato.
E lasceremo tutto, ci lasceremo tutto dietro.





In questo giorno è così reale per me.
Tutto diventa vero.
Un’altra possibilità per inseguire un sogno.
Un’altra possibilità per sentire.
Una possibilità di sentirmi vivo.


La paura mi ucciderà, tutto potrebbe essere.
Allevia questo dolore.
Lasciami respirare, potresti liberarmi.
Potresti liberarmi.





In questo giorno vedo chiaramente ogni cosa che è diventata vera.
Un posto amaro e un sogno spezzato.
E lasceremo tutto, ci lasceremo tutto dietro.


In questo giorno è così reale per me .
Tutto diventa vero.
Un’altra possibilità per inseguire un sogno.
Un’altra possibilità per sentire.
Una possibilità di sentirmi vivo.”


(Alter Bridge - Metalingus)





<< Prendi il tuo violino e andiamo nella foresta, dove la musica non sveglierà nessuno. Vedremo se non esprime il bene. >>
<< Sei pazzo >>, disse lui. Ma prese la bottiglia non ancora stappata e si avviò alla porta. Lo seguii.
Quando uscì da casa con il violino, disse: << Andiamo nel luogo delle streghe! Guarda, c’è la mezzaluna. La luce non manca. Eseguiremo la danza del diavolo e suoneremo per gli spiriti delle streghe. >>
Risi. Dovevo essere ubriaco per acconsentire. << Riconsacreremo quel posto >>, insistetti, << con la musica buona e pura. >>





Erano molti anni che non andavo nel luogo delle streghe. La luna era abbastanza fulgida per consentirci di vedere i pali carbonizzati disposti in un cerchio macabro e il suolo dove non cresceva nulla, neppure un secolo dopo i roghi. Gli alberelli nuovi della foresta si tenevano a distanza. Il vento batteva la radura e in alto, sul pendio roccioso, il villaggio stava annidato nell’oscurità.
Un brivido mi sfiorò; ma era soltanto l’ombra dell’angoscia che avevo provato da bambino quando avevo sentito quelle parole orribili, << bruciati vivi >>, e avevo immaginato la sofferenza.





I pizzi bianchi di Nicki spiccavano alla luce lunare. Attaccò subito una canzone zingaresca e continuò a danzare in cerchio mentre la suonava.
Sedetti su un grosso ceppo bruciato e mi attaccai alla bottiglia. E mi assalì la sensazione straziante che accompagnava sempre la musica. Quale peccato più grande, pensai, di vivere tutta la mia vita in quel posto orrendo? Ben presto cominciai a piangere in silenzio.





Benché sembrasse che la musica non si fosse mai interrotta, Nicki mi stava confortando. Eravamo seduti fianco a fianco e mi diceva che il mondo era pieno di iniquità e che io e lui eravamo prigionieri di quell’angolo della Francia e un giorno ne saremo evasi.





Poi Nicki riprese a suonare e mi disse di ballare e di dimenticare tutto. Sì, ecco cosa può indurti a fare la musica, avrei voluto dire. E’ peccato? Come può essere male? Lo seguii mentre ballava in cerchio. Le note parevano involarsi dal violino come se fossero d’oro. Sembrava di vederle lampeggiare.





Ballai in tondo con lui, e Nicki suonò una musica più profonda e convulsa. Allargai il mantello foderato di pelliccia e rovesciai la testa per guardare la luna. La musica saliva intorno a me come fumo, e il luogo delle streghe non esisteva più. C’era soltanto il cielo che s’inarcava sopra le montagne.
[…]





Parlavamo rapidamente e imprecavamo contro l’insignificanza, quando infine Nicolas sedette e si prese la testa fra le mani, bevvi qualche sorso di vino e cominciai a camminare e a gesticolare come aveva fatto lui fino a poco prima.
E compresi, mentre lo dicevo, che anche quando si muore con ogni probabilità non si scopre perché siamo stati vivi. Persino l’ateo più incallito deve pensare che troverà una risposta nella morte. Voglio dire, scoprirà che Dio c’è o che non c’è nulla.





<< Ma è proprio così >>, esclamai. << In quel momento non facciamo nessuna scoperta! Smettiamo di esistere. Passiamo all’inesistenza senza sapere nulla. >> Vedevo l’universo, il sole, i pianeti e le stelle, e la notte nera che si protrae in eterno. Cominciai a ridere. << Te ne rendi conto! Non sapremo mai perché diavolo è successo, neppure quando finirà! >> gridai a Nicolas, che era seduto sul letto e annuiva e tracannava il vino. << Saremo morti, morti, morti, senza mai sapere! >>
Ma avevo smesso di ridere. Rimasi immobile e compresi perfettamente ciò che stavo dicendo.





Non c’era un Giorno del Giudizio, una spiegazione finale, un momento luminoso in cui i torti terribili sarebbero stati riparati, gli orrori riscattati. Le streghe arse sul rogo non sarebbero mai state vendicate.
No, in quel momento non lo capivo. Lo vedevo! Esclamai << Oh! >> e ripetei << Oh! >> sempre più forte, e lasciai cadere sul pavimento la bottiglia di vino. Mi portai le mani alla testa e continuai a ripeterlo, e vidi la mia bocca aperta in quel cerchio perfetto che avevo descritto a mia madre: << Oh, oh, oh! >>





Lo dicevo come se fosse un grande singulto che non potevo arrestare. Nicolas mi afferrò e mi scosse esclamando: << Lestat, smetti! >>
Non potevo smettere. Corsi alla finestra, l’aprii e guardai le stelle. Non ne sopportavo la vista. Non sopportavo la vista del vuoto puro e il silenzio, l’assenza assoluta di ogni risposta; cominciai a ruggire mentre Nicolas mi tirava indietro e richiudeva la finestra.





<< Ti passerà >>, disse più volte. << Hai bisogno di dormire >>, continuava a dirmi disperatamente, mentre giacevo contro il muro con le mani sugli orecchi e quel suono continuava a uscirmi dalla bocca: << Oh, oh, oh >>.
<< Domattina andrà meglio >>, disse lui.





L’indomani mattina non andava meglio. […] Ma andammo nel frutteto e, al sole, Nicolas suonò tutte le melodie che conosceva. Stavo seduto con le braccia conserte e le ginocchia piegate e i denti che mi battevano sebbene fosse caldo, e il sole brillava sul violino lucido. Guardavo Nicolas che si lanciava nella musica, di fronte a me, e i suoni crudi e puri ingigantivano magicamente fino a riempire il frutteto e la valle; e alla fine Nicolas mi abbracciò e restammo così in silenzio, e poi mi disse, a voce molto bassa: << Lestat, credimi: passerà >>.
<< Suona ancora >>, lo esortai. << La musica è innocente >>.





Sapevo che non sarebbe passato, e per il momento nulla poteva farmelo dimenticare: ma provavo una gratitudine inesprimibile per la musica, per il fatto che in quell’orrore potesse esserci qualcosa di tanto bello.
Non si poteva comprendere nulla e non si poteva cambiare nulla. Ma si poteva creare una musica come quella.





E provavo la stessa gratitudine quando vedevo ballare i bambini del villaggio, quando vedevo le loro braccia sollevate e le loro ginocchia flesse, e i loro corpi che volteggiavano al ritmo delle canzoni. Mi veniva da piangere nel guardarli.
Andai in chiesa e m’inginocchiai appoggiandomi al muro, guardai le statue antiche e provai la stessa gratitudine osservando le dita scolpite e i nasi e le orecchie e le espressioni dei volti e i drappeggi delle vesti, e non seppi trattenere il pianto.
Ma lasciate che vi riveli un piccolo segreto. In realtà non mi è mai passata.


Anne Rice - Scelti dalle tenebre





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venerdì 30 marzo 2012 - ore 15:24


Searching for Serenity
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dedication to my Sister..
(Photoshoots by Elvenstar)





"Il vento di primavera canta nella cappa del camino, e di fronte alla finestra del mio studio i vecchi abeti agitano le braccia eccitati e stormiscono.





D’un tratto nel pezzetto di cielo visibile dalla mia finestra piombano giù dall’alto una dozzina di proiettili neri dalla forma aerodinamica. Grevi come pietre cadono giù fin quasi sulla cima degli alberi, poi all’improvviso dispiegano delle grossi ali nere e si trasformano in uccelli, in leggeri pennacchi che il vento impetuoso trascina via, sottraendoli al mio campo visivo.
Io mi accosto alla finestra per osservare il singolare giuoco delle taccole con il vento.





E che cosa non fanno col vento queste taccole! A prima vista sembra che il vento si trastulli con loro come il gatto con il topo. Invece le parti sono rovesciate: sono gli uccelli a trastullarsi con la furia degli elementi.





Ecco, sembra proprio che gliela diano vinta, che si lascino scagliare dal vento in alto, molto in alto, sembra quasi che cadano in cielo: poi, con un piccolo movimento negligente di un’ala si voltano sul dorso, dal disotto aprono per una frazione di secondo le superfici portanti contro il vento, si lasciano cadere con un’accelerazione molto superiore a quella di una pietra, poi con un altro minuscolo movimento dell’ala ritornano nella posizione normale, e ad ali quasi completamente chiuse si lanciano in una vertiginosa corsa di centinaia di metri contro il vento che vorrebbe sospingerli dalla parte opposta.





E tutto ciò non costa loro alcuno sforzo: è lo stesso gigante cieco che compie il lavoro necessario per spingere il loro corpo attraverso l’aria a più di cento all’ora: le taccole non fanno nulla, si limitano a pochi blandi mutamenti di posizione, quasi impercettibili, delle loro ali nere: quale stupendo dominio sulla forza bruta, quale inebriante trionfo del vivente sulle forze elementari dell’inorganico!





[…] Se è vero che il termine canicola è connesso etimo logicamente con i Greci e con Sirio, io lo prendo alla lettera: quando infatti ne ho fin sopra ai capelli del lavoro intellettuale, quando non ne posso più di dire cose intelligenti e di comportarmi come si deve, quando alla vista di una macchina da scrivere sono colto da una nausea irresistibile, sintomi questi che di solito compaiono verso la fine dell’anno accademico, io divento un cane tra i cani, o meglio un animale tra gli animali.





Allora mi ritiro dal consorzio umano e vado in cerca delle bestie, per il semplice fatto che non conosco forse nessuna persona che sia spiritualmente abbastanza pigra per farmi compagnia quando sono in questo stato d’animo. Io ho il dono inestimabile di poter completamente arrestare i miei processi mentali superiori mantenendomi in uno stato di perfetto benessere, e questa è la imprescindibile premessa per potersi sentire così bene come le cinquecento scrofe di Goethe, divenute proverbiali.





Quando in una calda giornata estiva io faccio una nuotata nel Danubio e poi, simile ad un coccodrillo nel fango, mi stendo sulle verdi rive di un ramo secondario, quasi fiabesco nella sua realtà, del grande fiume, in un paesaggio primordiale in cui manca il minimo richiamo alla civiltà umana, a volte riesco a operare quel miracolo cui tendono come una meta suprema i più grandi saggi dell’Oriente:





senza che mi addormenti, il mio pensiero si dissolve nella natura circostante, il tempo si arresta e non significa più nulla, e quando il sole che tramonta e la frescura serale mi invitano a rincasare, non so più se sono passati dei secondi o degli anni.





Questo animalesco nirvana costituisce il migliore contrappeso al lavoro intellettuale, ed è un vero balsamo per le molte piaghe che, nella sua corsa affannosa, l’uomo moderno porta nell’anima."


(Konrad Lorenz – L’anello di Re Salomone)





“(Guardando incroci e attraversandoli
Guardando tutte le luci rosse
Guardando lo stress
Guardando i barboni e i banchieri e le macchine che sfrecciano
Sto affondando in questo disordine)





Aiutatemi! Liberatemi! Salvatemi! Rendetemi libero!
(Guardando tutto lo stress)
È strano - in mezzo a tutta la gente mi sento solo.
Molto strano - nonostante il sole ho freddo fin dentro le ossa!
Se questo è progresso, lasciatemi fuori!





Sopra i tetti, mi sento vivo - amorevolmente distaccato dall’alveare umano.
Sopra i tetti, mi sento così libero!
Lontano dalla città, che mi sta soffocando.






(Guardando incroci e attraversandoli
Guardando tutte le luci rosse
Guardando lo stress
Guardando i barboni e i banchieri e le macchine che sfrecciano
Sto affondando in questo disordine)





È questo quello che vogliamo?
Io credo: sotto la superficie, siamo diventati pietra.
Non vedete? Incontrate i vostri vicini per telefono!
Sono sveglio - guardatemi! Fuggirò - guardatemi!
Se questo è progresso, aiutatemi a regredire!





Solitario, nell’oceano, mi sento vivo - amorevolmente distaccato dall’alveare umano.
Solitario, nell’oceano, mi sento così vivo!

Lontano dalla città, che mi sta soffocando.





Vivete troppo superficialmente, agendo troppo profondamente!
Fallite nel seminare, ma raccogliete con orgoglio!
...e ne volete ancora di più!
Gli indiani ci mostrano da dove venite,
lo stress ci indica cosa siamo diventati, tutti!





Vi sveglierete in tempo!
Scapperete in tempo!
Vi sveglierete in tempo!
Vedrete qual è la puntata!
È questo ciò che vogliamo? ...è questo ciò di cui abbiamo bisogno?


(PoS – Stress)




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venerdì 30 marzo 2012 - ore 12:14


No, you don’t
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Illusioni…cosa sono le illusioni? Sogni che vorremmo divenissero realtà, piccoli e astuti inganni che tessiamo a noi stessi per fingere la luce dove regna il buio.

Si dice che le illusioni siano fragili. Le costruiamo pazientemente giorno dopo giorno, e divengono sempre più solide e convincenti…hanno la parvenza di ciò che non può crollare.
Ma ciò che appare spesso non è, e ogni desiderio sfuma in uno squisito inganno con il retrogusto dell’amaro veleno.





L’uomo soffre ogni giorno per i mali che la vita porta: dolori fisici, concreti, reali. Ma ancor più ferisce quel che non è tangibile e non si può definire…quel che non esiste, e fa soffrire proprio perché vorremmo che esistesse.





Chi li ha mai visti i sentimenti? Eppure sono loro a provocare i moti dell’anima che tanto devastano i cuori umani. L’uomo è incompleto, ed è per questo che non può trovare pace.
La cura più semplice è fingere…colmare il vuoto di ciò che non può esistere con tante, belle…illusioni.
E’ così bello sognare, tenere gli occhi chiusi stretti, e cullarsi in tutto quello che la nostra fantasia ama immaginare.





Eppure non si può rifuggire la realtà a lungo, prima o poi la vita ci costringe a sbattere la testa, e ad aprire gli occhi giusto in tempo per vedere quelle fragili illusioni frantumarsi irrimediabilmente…
Tanti piccoli frammenti di cristallo che non svaniscono nel nulla, no, si conficcano uno per uno e tutti insieme nel cervello, nel cuore, e nell’anima. Vessilli permanenti, per ricordarci che è stato bello sognare.






***

"Fiumi di disprezzo inondano una terra
fertile solo di ingannevoli bugie artificiose.
Sabbia pregna di acqua malsana
alimenta fiori violacei sulla terra bruna.
Scorrono rivoli di lava bollente
tra le crepe delle bianche rocce frananti.

L’anima arde all’inferno,
mentre il corpo ancora sconta le sue pene
ancorato al terreno mortale frantumato.
Gli occhi iniettati di sangue e veleno,
e il cuore rigonfio di folle agonia
nella stretta vorace del destino.

Nella testa germogliano frutti malati,
nati da ostili semi di amore fasullo,
ingeriti tra gli stenti della fame insanabile.
Il tempo infinito li ha resi parassiti famelici.

Quel che resta è il rancore sul palmo della mano aperta,
trafitta dal pugnale di fiera amicizia.
L’appeso oscilla nel vento saturo di cenere,
sospeso nel suo destino inetto;
il tempo si annulla,
il corpo si svuota, solo l’involucro resta
a dondolarsi tra le braccia della morte ladra."






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lunedì 26 marzo 2012 - ore 19:07


In the breeze
(categoria: " Vita Quotidiana ")





- Siediti un momento, perché hai fretta? La bellezza è intorno a noi.

Il cielo rosso del mattino, i diversi colori dei paesaggi, la freschezza della brezza.

Quindi, siediti un momento e riposa con gli spiriti della terra. –






Buongiorno, mi chiamo Dino Formaggio e per una cinquantina d’anni ho insegnato Filosofia dell’arte in alcune Università del Nord Italia: Pavia, Padova e Milano. L’argomento che dovremmo affrontare oggi, richiederebbe per lo meno la durata di un intero corso universitario, ma proveremo lo stesso ad affrontarlo.

Tutta l’arte è un’esperienza emozionale e scaturisce da logiche che, in qualche modo, appartengono all’inconscio - ovvero al mondo delle emozioni - e che in seguito vengono sviluppate dalla coscienza.

È certamente su questa base - il continuo spaziare tra una logica dell’inconscio e una logica della coscienza - che il principio dell’arte fonda le proprie ragioni.





STUDENTESSA: Di fronte ad un potente fenomeno naturale - quale potrebbe essere quello provocato da un’enorme cascata d’acqua - proviamo un certo tipo di emozione. Nel guardare un quadro che rappresenta la stessa cascata, invece, l’emozione a cui andiamo incontro risulta diversa, soprattutto a causa del fatto che in esso il soggetto viene filtrato dallo sguardo dell’artista. In che misura l’artista deve rappresentare fedelmente l’emozione provocata da un certo spettacolo naturale e in che misura, invece, deve rielaborare tale emozione, per poi renderla nell’opera d’arte?





FORMAGGIO: Lei tocca un aspetto fondamentale del problema. L’arte nasce tramite un distanziamento dal reale, più o meno accentuato. Non v’è dubbio che l’arte non coincide col reale: in che modo riesce a differenziarsene e a divenire altro da esso?
Tramite l’assunzione di forme che trascendono quelle della natura: una poesia, un brano musicale o un quadro, costituiscono sempre un qualcosa che travalica i confini degli oggetti naturali..
Potrebbe darsi - come qualcuno ha detto recentemente - che a regolare questo processo sia un "principio di indifferenza" il quale, stranamente, è apparso nella storia dell’arte con l’avvento dell’età moderna.
È proprio l’età moderna, infatti, a creare nella costruzione dell’opera d’arte il distacco nei confronti degli eventi naturali.
Nella Olimpia di Manet, ad esempio, la donna rappresentata era una giovane prostituta, e quando la dipinse - circa nel 1863 - l’artista gettò le basi per l’impressionismo. In questa tela, infatti, viene messo in opera il distacco dalla realtà: Manet avrebbe potuto raffigurare la sua modella come un essere contorto, malato e vizioso; al contrario, egli non partecipò emotivamente a ciò che andava dipingendo e la ritrasse nello stesso modo in cui, fino ad un secolo prima, i pittori potevano rappresentare un nudo di contessa. In questa tela, quindi, viene portato avanti quel processo di distanziamento che diverrà una delle caratteristiche dell’arte moderna e contemporanea.





STUDENTE: In via di principio, qualsiasi cosa potrebbe essere considerata un’opera d’arte. Quali sono i canoni che Lei adotta nel distinguere ciò che è arte da ciò che non lo è?





FORMAGGIO: Ho insegnato Filosofia dell’arte per molti anni, e se dovessi ridurre l’arte ad un principio unitario - il più semplice possibile - probabilmente affermerei che l’arte è ciò che acquista forma.
Il problema dell’arte si risolve nel creare e nel far vivere una forma, in modo da trasmetterla agli altri. In ciò potrebbe essere vista la "pura arte": essa sembrerebbe coincidere con la "pura formalità".
Ma affermare una cosa del genere non è del tutto esatto: a ciò si dovrebbe aggiungere quello che, circa un secolo fa, veniva chiamato "presenza contenutistica", ovvero un insieme di contenuti psichici.
L’arte ha di recente seguito un percorso che, dal concreto, l’ha portata verso l’astratto: è nato l’astrattismo e, insieme ad esso, delle correnti in cui l’arte viene ridotta ad un insieme di giochi di linee, forme e colori che non ci parlano più della natura e che non ci raccontano più nulla.
"Il racconto è morto, insieme agli dei", direbbe Nietzsche, perché la "morte di Dio" si è risolta nella morte dei valori esistenziali. Per rispondere esaurientemente alla Sua domanda, comunque, bisognerebbe portare avanti un discorso molto più complesso di quello che ho appena abbozzato.





STUDENTESSA: Se il concetto di bello in arte risulta relativo ad una data epoca storica e non può essere universalizzato, si potrebbe correre il rischio di qualificare qualsiasi cosa come arte. In che modo, oggi, un oggetto può avere valore?





FORMAGGIO: Il concetto di bello è stato in auge fino al 1950 circa, anche nell’ambito della filosofia dell’arte. Per quel che mi riguarda, in cinquant’anni di insegnamento non ho fatto altro che combattere la sua pretesa di essere adatto a costituire il valore di un’opera d’arte.
"Bello", in realtà, non significa nulla. Bisognerebbe prima qualificarlo: con "bello", infatti, si potrebbe intendere l’armonia precisa, oppure l’equilibrio degli stati.
L’arte contemporanea, dal canto suo, ha rotto gli equilibri ed ha creato delle opere d’arte che hanno abolito tale concetto di bello.
Picasso, tanto per fare un esempio, non disse mai che l’arte dovesse riferirsi al "bello", e lo dimostrò tramite i suoi lavori. Il bello si è quindi ridotto ad una categoria "denutrita" che non ha più la capacità di acquisire valore. Quando, all’uscita di un teatro, di un cinema o di un museo, ci voltiamo verso chi ci ha accompagnato affermando: "Bello quel dramma!", oppure: "Bello quel film!", o anche: "Bello quel quadro!", in realtà pronunciamo una frase vuota, tanto che il nostro accompagnatore sarebbe perfettamente in diritto di controbattere dicendoci: "Perché pensi sia bello?". Al punto tale che o siamo costretti ad abbandonare il concetto di bello, o dobbiamo esordire con un discorso che chiami in causa le forme, la tecnica artistica ed altri elementi che permettano un giudizio di valore comune sull’opera d’arte in questione.





STUDENTE: Tornando al problema dei canoni da adottare per creare e giudicare un’opera d’arte e all’odierno concetto di bello, Lei ritiene che l’artista del Novecento non segua alcun tipo di precettistica, oppure crede che anche lui abbia un qualche punto di riferimento?





FORMAGGIO: In filosofia dell’arte è ormai chiaro che l’arte contemporanea si crea da sé i propri canoni. Com’è ovvio, però, per creare delle nuove forme bisogna partire dalle precedenti: in qualche maniera le forme insegnano.
Non c’è dubbio che il punto di partenza per ogni artista consista nel guardare le forme altrui e nello studiare, ad esempio, la bottega d’arte del Quattrocento e del Cinquecento, dove i grandi artisti andavano a formarsi imparando le tecniche necessarie. All’epoca, questo modo di fare portava alla creazione di un vasto mondo di sapienze tecniche, che possono essere descritte come le "forme" tipiche di una determinata bottega.
Al giorno d’oggi vi è il tentativo di riformare alcune "botteghe artigiane", comprese quelle di livello artistico superiore. Generalmente la grande arte, quella prodotta dal "genio" vero e proprio, pur partendo da forme preesistenti, ne crea delle nuove seguendo delle regole proprie.
Ogni opera d’arte possiede un suo sistema di regole con il quale costruirsi e comunicare.






STUDENTESSA: L’arte è tutto ciò che dà emozione, o meglio, il modo in cui l’artista rappresenta e trasmette un’emozione. Al giorno d’oggi, però, i generi musicali che non coincidono con la musica classica a stento riescono ad essere considerati "arte", nonostante trasmettano delle forti emozioni. Perché?





FORMAGGIO: Mi trovo completamente d’accordo con Lei: ogni forma d’arte fa fatica a diventare di dominio pubblico. In un primo tempo essa crea scandalo, nonostante possa essere un grande capolavoro. Non v’è dubbio che la musica classica abbia lo stesso valore della musica attuale, anche di quella elettronica. In qualche modo diventa "arte" tutto ciò che, lentamente, prende il nome di "arte" nel modo di sentire comune e nel consenso dei più: l’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte.
A questo punto, però, bisogna intendersi sul concetto di "uomo": seguendo certe concezioni, infatti, potremmo creare diverse tipologie di uomini. È il consenso, in genere, a creare la validità di un genere musicale, pittorico, scultoreo o poetico - così come delle singole opere d’arte - tramite una lenta maturazione.
Quando gli impressionisti iniziarono a far circolare i loro lavori, vennero sbattuti fuori dalla Mostra Nazionale francese: ciò avvenne perché essi avevano avuto il coraggio di presentare dei quadri in cui era ritratto, ad esempio, un albero tagliato dalla cornice, ovvero un soggetto non completamente visibile e non paragonabile alla pittura settecentesca, con i suoi alberelli, i suoi personaggi ben raffigurati e le sue distanze prospettiche. L’impressionismo eliminava dall’opera un "pezzo di realtà" e portava alla ribalta il modo di rendere l’opera proprio del singolo artista: era la nascita della modernità.





STUDENTE: Se prendo un oggetto comune, ad esempio una pietra, e la colloco nel suo ambiente naturale, nessuno potrà affermare che si tratta di un’opera d’arte. Se, al contrario, prendo lo stesso oggetto e lo pongo su di un piedistallo o lo espongo in una galleria - caricandolo di un determinato significato - alcuni potrebbero valutarlo come un’opera d’arte. In base a tale considerazione, non sarebbe il caso di affermare che il senso di un’opera non risiede tanto nell’emozione che può suscitare, quanto nel messaggio che trasmette?





FORMAGGIO: Non è vero che l’artista vuole trasmettere un certo messaggio: egli dipinge - o compone, scolpisce e così via - per se stesso, e non va alla ricerca del consenso. Colui che desidera la pubblica accondiscendenza produrrà solo degli lavori kitsch. Il problema da Lei posto è invece un altro, e a tal proposito Le vorrei mostrare un’opera di Duchamp: lo Scolabottiglie, sul quale sono stati scritti interi libri. Si tratta di un normale scolabottiglie - di quelli che si trovano nelle cantine - il quale, una volta che fu firmato ed esposto da Duchamp, divenne un’opera d’arte. Come è potuto accadere tutto ciò? Duchamp era anche un filosofo e, come tale, riuscì a cogliere un importante concetto di filosofia dell’arte.
Egli si fece una domanda alla quale nessuno potrà mai rispondere: "Cos’è un’opera d’arte? Se prendessi uno scolabottiglie dal vinaio, lo firmassi e lo mettessi in una galleria, esso diverrebbe un’opera d’arte?". Sì, perché il suddetto scolabottiglie subirebbe ciò che i surrealisti chiamarono lo "spaesamento", ossia la traslitterazione dal reale: quell’oggetto non servirebbe più a scolare le bottiglie, ma diventerebbe un insieme di forme.
Un grandissimo strutturalista, l’antropologo Lévi-Strauss, fece una conferenza su quest’opera di Duchamp: partendo dal presupposto che - di solito - si visita una galleria d’arte per vedere delle opere e non per scolare delle bottiglie, egli affermò che il trovarsi di fronte ad un oggetto di tal genere - scuro e pieno di bracci irti - può persino arrivare a generare un reverenziale timore d’avvicinamento.
Esso non è più ciò per cui è stato costruito, ma diventa un fantasma, un elemento che suggerisce e rimanda a qualcosa d’altro e che, per questo, suscita emozione. Tale emozione è la documentazione del fatto che lo spaesamento di un oggetto può creare un’opera d’arte.





STUDENTESSA: Quando un artista concepisce e crea un’opera, è di solito portato a considerarla "arte", sebbene essa possa non incontrare il favore del pubblico. A questo punto Le vorrei chiedere: è sempre la comunità a decidere cosa è arte e cosa non lo è?

FORMAGGIO: Personalmente ritengo che quando un vero artista si concentra sulla creazione di una sua opera, egli non sia affatto convinto di impegnarsi in qualcosa di straordinario. È semmai spinto da un profondo bisogno interiore che, semplicemente, lo porta a fare.
Com’è ovvio, l’opera nasce anche da sapienze tecniche e dall’imparare le forme dalle forme. All’interno di una data epoca, naturalmente, ci potrà sempre essere chi riesce ad essere più aderente al proprio tempo e a coglierlo in modo migliore, così come non potrà mancare colui o colei che produce arte facendo riferimento a canoni di cinquanta o sessanta anni prima: la sensibilità dell’uomo è multiforme, e varia di epoca in epoca.
Non possiamo guardare ai monumenti dell’antica Grecia o dell’antica Roma, con gli stessi occhi con cui venivano visti dagli abitanti dell’epoca, perché i parametri di uso della sensibilità si differenziano di cultura in cultura.
L’arte contemporanea è il periodo più difficile e complesso della storia dell’arte: nel suo emanciparsi da ciò che l’ha preceduta - attraverso movimenti quali l’impressionismo, l’espressionismo, il surrealismo, l’astrattismo e il costruttivismo russo - ha creato una serie di contraddizioni interne. Ciascun movimento nuovo negava le forme del precedente e, in questo continuo sommovimento prodotto dalla sperimentazione, il pubblico si trovava perennemente spiazzato: non faceva in tempo ad abituarsi ad una forma, che già se ne trovava di fronte una nuova.
Nonostante il pubblico di Parigi fosse molto colto, non riuscì a capire Manet - che, da parte sua, non amava gli scandali - e lo attaccò duramente. Manet e Baudelaire furono pressoché contemporanei, ed entrambi vissero e rappresentarono in maniera estremamente profonda il loro tempo. In tal modo nacquero una pittura ed una poesia che posero le basi della modernità e che per prime operarono quel distanziamento dall’oggetto naturale di cui abbiamo parlato in precedenza.





STUDENTE: È l’arte che genera l’emozione oppure è l’emozione che genera l’arte?

FORMAGGIO: È il vecchio problema della gallina e dell’uovo. L’uomo è emozione: lo era davanti ai tramonti dei primordi e lo era di fronte allo zampillare dell’acqua dalla roccia.
Si potrebbe rispondere che l’arte è un’infinita possibilità di emozioni e di esperienze che arrivano ad un grado di compiutezza e che, generalmente, non sono raggiungibili nell’arco di una vita.
Nella vita normale, una amicizia compiuta e perfetta potrebbe benissimo diventare un’opera d’arte.
Vi saluto e vi ringrazio per la vostra attenzione.



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lunedì 26 marzo 2012 - ore 18:50


Leaving Entropia
(categoria: " Vita Quotidiana ")








“Il sole emerge dalle nuvole, incalzante nel cielo.
Pensieri vengono evocati dietro occhi distanti,
ma le persone stanno solamente passando, con sorrisi come protezioni.


Incapace di vedere dietro la creatura che egli sembra essere.
Una volta, egli era un bambino con desideri ardenti,
con speranze e sogni per quello che doveva venire.





Ha perduto un po’ di fede, ma ci sono ancora fuochi,
così nel profondo, che lui deve immergersi, per soffocarli.

Se noi potessimo provare a condividere un po’ delle sue ferite,
solo per un momento...
Ma noi siamo persone che stanno solo passando.

Lui sta cercando, fra la folla, colui che è andato via
rifiutando i fatti ancora una volta
parlando troppo forte per far tacere il bagliore
con la freddezza, che viene a far parte della sua via.





L’empatia non può arrivare, in mezzo a tutte queste accuse.
I sorrisi ora dimenticati, sono bloccati nelle loro cornici.
Ora lui sta contando il tempo in preghiere e bottiglie
che scompaiono in mezzo a vecchie notizie.
Ha perduto una guerra: "Sarò morto per così tanto?"
Può ancora sentire la sua voce, in mezzo al gelo.

Se potessimo provare a cancellare un po’ del suo dolore per un po’,
ma noi siamo persone che stanno solo passando.






Una volta egli era forte, e pieno di visioni
con una vita in anticipo, aveva posto i suoi obiettivi.
Poi, le cose andarono storte.

Ora la sua ambizione è cambiata in sorrisi conservati in cornici.
Potrebbe essere ancora forte, potrebbe essere ancora un profeta!
Potrebbe insegnare la verità ad ogni uomo!
Lui vedrebbe la luce in mezzo ad ogni ombra, ma Entropia glielo nega.

È seduto, stordito, mentre il crepuscolo scende.
Da solo, sussurra "Buonanotte".
Voltandosi indietro, mentre cala il sonno,
a tutte quelle persone che stanno solo passando.






“Cammina con me
e vedi il mondo che vedo io.
È la nostra casa,
è il luogo a cui tutti noi apparteniamo.

La vita è semplice,
un fragile abito che indossiamo,
un rapido singhiozzo,
anche se può sembrare senza senso...
La vita, come la morte, non è un sogno.

Non devi camminare sulla loro strada.
Non devi guardare lo spettacolo.
Non devi stare al loro gioco.
E non devi morire, per lasciare Entropia.





Tutto resta...
Sorrisi dimenticati, in cornici.
Due vite effimere tagliate su misura per una tasca.

Cammina con me
e cambia il mondo che vediamo.
Cesseremo di essere solamente persone che passano.
Il nostro posto è dove riusciamo ad arrivare.

Non devi piangere ulteriormente.
Non devi avere tutto.
Non devi vincere la guerra.
Se la morte non è un sogno,allora non lasciarmi...
...addormentare.”


(Daniel Gildenlow)


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sabato 17 marzo 2012 - ore 16:28


Di passaggio
(categoria: " Vita Quotidiana ")






“Passano gli anni,
i treni, i topi per le fogne,
i pezzi in radio,
le illusioni, le cicogne.





Passa la gioventù,
non te ne fare un vanto:
lo sai che tutto cambia,
nulla si può fermare.





Cambiano i regni,
le stagioni, i presidenti, le religioni,
gli urlettini dei cantanti.





E intanto passa ignaro
il vero senso della vita.





Si cambia amore, idea, umore,
per noi che siamo solo di passaggio.





L’Informazione, il Coito, la Locomozione.
Diametrali Delimitazioni,
Settecentoventi Case.





Soffia la Verità
nel Libro della Formazione.
Passano gli alimenti,
le voglie, i santi, i malcontenti.





Non ci si può bagnare
due volte nello stesso fiume,
né prevedere i cambiamenti di costume.





E intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Ci cambiano capelli, denti e seni,
a noi che siamo solo di passaggio.”






- Compare Socrate influenzò Platone, che influenzò Aristotele, che non fu capito da Avicenna, secondo Averroè, che attaccò Al Ghazali, che influenzò Farid ad din ‘Attar, che attaccò i filosofi greci.

Io che sto diventando sabbia del deserto, ringrazio i venti che mi cambiano forma e punto di osservazione, un ideale perseguo, anacronistico e ridicolo: il miglioramento. -


F. Battiato




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venerdì 9 marzo 2012 - ore 10:40


Ecco com’è che va il mondo
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sai che d’inverno si vive bene come di primavera?



Sìsì, proprio così.





"..e ci adattiamo ai tempi, ai cambiamenti, ai sogni infranti."



Così vennero i sogni. Un terrazzino pieno di fiori e le montagne all’orizzonte. No, quello non era un sogno.

Cassetti pieni di lettere, biglietti, disegni, regali. Un fumo nero d’inchiostro cola dalle pareti e cancella tutto.
Cosa guarderò quando sarò così vecchia da aver bisogno di ricordi che abbiano una vita esterna a quella nella mia mente?
Quei biglietti, quell’inchiostro.
No one there.

L’abitudine è una nota persistente, allungata in un tempo in cui lo strumento che l’ha prodotta nemmeno esiste più.

“Solo perché hai sempre dato per scontato qualcosa, non è detto che ti sia ancora dovuto.”


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giovedì 8 marzo 2012 - ore 18:09


One year of Spring
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un lungo inverno cucito addosso, protratto negli anni, sedimentato come ghiaccio millenario sopra cumuli di sogni, sempre troppo prematuri oppure già invecchiati.

La primavera che forse arriva, ma tanto ogni giorno sembra di morire un po’.

Il sangue che forma una spessa crosta di colpa sulle mani, le macchie scure sul cuore. L’innocenza di ciò che era puro non ritorna.





<<Ricordi il giorno in cui hai trovato una volpe? Aveva perso la via delle favole e smarrito il significato della fiducia. Nessuno le aveva insegnato cosa fare se il principe l’avesse abbandonata.>>

Tempo su tempo passato ad aspettare.
Aspettare.
Sempre aspettare.
Una volpe addomesticata da un principe bastardo.

Perché accontentarsi di un grano che non fa nemmeno sorridere quando si possono avere le stelle?

- Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. -






Non voglio più fare la volpe. Voglio i sonagli che ridono, milioni di sonagli.
Se vuoi salvarmi devi osare l’impossibile, devi oltrepassare il mio terrore della dipendenza, devi regalarmi nuovamente il colore del grano, la forma di un desiderio.

- Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente:
il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. -



***




Addomesticare è una faccenda fin troppo delicata, ma tu hai voluto tentare lo stesso.

Grazie a te non ho più avuto paura di quell’ombra di volpe che mi trotterellava alle spalle, e quando ho sentito di nuovo il sole caldo accarezzarmi il dorso, ho compreso che dopo aver riconquistato i miei desideri non avevo più soltanto campi di grano, ma anche prati fioriti e germogli di una primavera nuova.





“Così la volpe iniziò ad amare il rumore del vento nel grano, e a sorridere lasciandosi solleticare dalla consapevolezza del tempo perduto per le cose importanti.

Così la volpe capì quel che le era sempre sfuggito, anche se sapeva tutto sull’addomesticare, anche se aveva avuto principi di ogni sorta.

L’essenziale è invisibile agli occhi, ma lì dove si ripone il cuore c’è un giardino stellato che nessuno potrà mai calpestare.”



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mercoledì 7 marzo 2012 - ore 19:09


On the eve of self distruction...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...on the eve of everything.

Abbiamo avuto una stupenda primavera, dipinta a pennellate rapide e colorate su tele effimere, sottili come ali di farfalla nella brezza di marzo. E’ stata una primavera di una durata straordinaria, così lunga che abbiamo voluto crederla eterna, piena di sementi pronte a sbocciare per creare nuova vita.
E’ stata la nostra giovinezza, la terra di nessuno su cui costruire nuovi mondi per trovarvi rifugio negli anni a venire.

Poi il vento impetuoso, quello che ci ha travolti nei tiepidi pomeriggi, cullandoci immersi in oceani fioriti, ha lasciato posto all’arsura e alla terra incandescente. La nostra estate è arrivata molto tempo dopo, ed è stata folle e rovente. Ci ha prosciugati e abbandonati sotto un sole violento a cercare di starci addosso anche quando faceva male.
La nostra giovinezza era già svanita, ma l’estate bruciava nelle ossa e alimentava quella fiamma che volevamo chiamare soltanto nostra.

Sarebbe dovuto arrivare l’autunno prima o poi, dovevamo saperlo. Ma ci sforzavamo a cercare il colore del grano nell’oro delle foglie cadute, e la soffice brezza primaverile nel vento che s’alzava dalla terra; quel vento che adesso abbracciava la polvere sporca, e ci turbinava attorno, scoperchiando i fragili tetti del nostro rifugio. Come scoiattoli operosi avevamo messo via ricordi ed emozioni nei momenti felici, per poterli inseguire ora che la decadenza dell’autunno sbiadiva tutte le cose.
Forse non ci siamo mai accorti che il sole non scaldava più la pelle, e che dietro la corteccia spessa il verde marciva. Non eravamo ancora pronti a lasciarci sfuggire la giovinezza.

Quando è giunto l’inverno avevamo già dato fondo a buona parte delle nostre provviste. I cristalli di gelo, splendidi come diamanti e feroci come demoni, ci hanno sorpresi alle spalle.
Noi ancora volgevamo lo sguardo indietro, ai momenti più dolci, incapaci di accettare il lento deperire che già in quella lontana primavera germogliava, non per vivere, ma per iniziare a morire.
Alla prima leggera spolverata di neve ci siamo stretti più forte, ma il freddo ci ha indurito il cuore fino a impedirci di continuare anche solo a sfiorarci. Attraverso bufere e tormente non riuscivamo più a vederci.
Il nostro inverno è avanzato lento e inesorabile, e noi non l’abbiamo mai voluto accettare. Ma lui ci ha consumati, dentro. Ci ha resi orfani di quella favola che avrebbe dovuto difenderci per sempre.




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