"Son maestro di follia, vivo la mia vita sulla fune che separa la prigione della mente dalla fantasia. Il mio futuro è nel presente ed ogni giorno allegramente io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte mentre voi, signori spettatori, mi guardate dalla strada, cuori appesi ad un sospiro per paura che io cada. Ma il mio equilibrio è in cielo come i sogni dei poeti, mai potrei viver come voi che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.
..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista."
"..Detesto queste mani intrise di sangue. Detesto ciò che i miei occhi hanno visto.
Fino alle mie ginocchia nella melma e nel fango. Quanto fa male purificarsi.
Ero sempre nei miei pensieri, ma mai al mio fianco. Corri - ma se andrai via dovrai per sempre nasconderti. Così, se devi correre, fallo per un rimedio."
“E quando il mio sguardo si levò verso il mondo infinito alla ricerca dell’occhio divino, il mondo mi fissò con un’orbita vuota e sfondata, e l’eternità giaceva sul caos e lo rodeva e rimasticava se stessa.”
<<Il dolore è un oscuro mare profondo nel quale affogherei, se non guidassi con sicurezza la mia piccola imbarcazione diretto verso un sole che non sorgerà mai.>>
- Lestat de Lioncourt-
"E amerò il rumore del vento nel grano..."
"Sono una stella del firmamento che osserva il mondo, disprezza il mondo e si consuma del proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta, il mare urlante che accumula nuovi peccati e agli antichi rende mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato, io sono il re senza corona.
Sono la passione senza parole senza pietre nel focolare, senz’arma nella guerra, è la mia stessa forza che mi ammala."
"L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere."
"Red as the veins, she likes to swim in floating so gently, through this human misery"
“Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando”
* Shadow of the Moon *
Will it hurt?
HO VISTO
Foglie sfidare il vento..
La libertà negli occhi di un lupo..
Il sole tramontare quarantatrè volte..
The seed of a Lunacy..
Dolcettiih!!!
The Perfect Element..
Troppi spettri tra le pieghe delle cose...
E una marea di film!
Faccio spesso indigestione di cinema...dal muto ai giorni nostri.
Registi assolutamente geniali?
David Lynch (Mulholland drive, Lost highway, The elephant man, Eraserhead, Wild at heart, Blue Velvet, The Straight Story, Twin Peaks, Dune, Inland Empire)
Tim Burton (Victor, Nightmare before Christmas, the corpse bride, Ed wood, Edward Scissorhands, Beetlejuice, Mars Attacks, Big Fish, Charlie and the chocolate factory, The Legend of Sleepy Hollow, Batman, Planet of the apes, Sweeney Todd)
Lars Von Trier (Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville, Antichrist, Melancholia)
Darren Aronofsky (Requiem for a dream, The fountain, Black Swan)
Ma qui ci sta bene un elenco più o meno random e pessimamente aggiornato (quando me ne ricordo):
Interview with the vampire, Bram Stoker’s Dracula, Murnau’s Nosferatu, Shadow of the Vampire, W. Herzog’s Nosferatu, The addiction, The hunger, Queen of the damned, The crow, Adele H di Truffaut, Suspiria Profondo rosso e Phenomena di Darione, L’aldilà di Fulci, La casa dalle finestre che ridono, Shining, Dogville, The Matrix, The others, Prendimi l’anima, Legends of the Fall, The lord of the rings, Dead poets society, A Clockwork orange, Pulp fiction, Kill Bill, In the mood for love, Viaggio in Italia, Citizen Kane, Novecento, Rapsodia satanica, Poeti dall’inferno, The Devil’s Advocate, La leggenda del pianista sull’oceano, The Green Mile, Lady Hawk, Psycho, Rear Window, The Birds, Braveheart, The Passion of Christ, Dead man, Highlander, The Princess Bride, The Ninth Gate, Jack the Ripper, The phantom of the opera, Fear and loathing in Las Vegas, House of 1000 corpses, They live, The Bridges of Madison County, The hours, Fried Green Tomatoes, V for vendetta, Neverending story, Indiana Jones, Frankenstein junior, Army of Darkness, Splatters, Non ci resta che piangere, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 300, The prestige, Il giardino delle vergini suicide, Requiem for a dream, La bussola d’oro, Dellamorte Dellamore, Into the wild, I am legend, Magnolia, Il tredicesimo guerriero, Let the right one in, District 9, Inception, Shutter Island, ecc... (in aggiornamento)
Sentenced, Moonspell, Type O Negative, Katatonia, Nightwish, Charon, Poisonblack, Pain of Salvation, Nine Inch Nails, Death, Muse, Apocalyptica, Entwine, Dark tranquillity, Blind Guardian, In flames, Paradise Lost, My dying bride, After Forever, Him, Cradle of filth, Dimmu Borgir, Rhapsody, Therion, Tristania, To die for, The 69 eyes, Theatre des vampires, Lacuna Coil, Novembre, Tiamat, Placebo, Dream Theater, Death Dies, Bleed in vain, White skull, Lacrimosa, Depeche Mode, The cure, Bauhaus, Joy Division, Tool, Faith no more, Fantomas, Slipknot, Verdena, Subsonica, Battiato, De Andre’, Beethoven, Rackmaninov, Liszt, ...etc...
E’ Inutile che vi dipingiate di colori che non vi appartengono. Basta una pioggia leggera per lavare via la vernice.
Le mie radici sono nere.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
"..e ho corso in mezzo ai prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità"
"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena...Non era una sensazione di paura, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando." A. Orton
la mia stella: "When dusk falls and obscures the sky, you’re the shine of the Northern Star"
"Strange are the ways of the Wolfhearted..."
STO STUDIANDO...
Tutto ciò che ha a che fare con l’Arte! dalla poesia alla letteratura, alla musica, e alle arti plastiche e figurative in senso stretto! Come si può non votare la propria vita a qualcosa di così sublime e immortale? Ma soprattutto…non potrei fare a meno del costante bisogno di scrivere, ossessionata dal terrore che tutto si perda, e che ogni cosa che mi sembra tanto preziosa io non trovi il modo di esprimerla, di renderla importante per me o per qualcun altro... Così...lascio che i pensieri attraversino la mia anima e il mio corpo, scorrendo attraverso le mie vene, come sangue che si tramuta nell’inchiostro che scivola libero sul foglio..come un’emorragia inarrestabile.
"Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali." - J. W. Goethe -
...Siamo storie da raccontare...
...memorie da custodire...
...errori da ricordare...
“Sto diventando sempre meno definito col passare dei giorni. Scomparendo. Beh, potresti dire che sto perdendo la concentrazione, andando alla deriva nell’astratto per quanto riguarda il modo in cui vedo me stesso.
A volte credo di poter vedere direttamente attraverso di me. A volte posso vedere direttamente attraverso di me.
Meno preoccupato riguardo l’adeguarmi al mondo. Il tuo mondo, cioè. Perché non importa più davvero, no, non importa più davvero. Nulla di questo importa più davvero.
Si sono solo, ma dopotutto lo sono sempre stato, per quanto indietro io possa ricordare. Credo che forse sia perché tu non eri mai davvero reale, tanto per cominciare. Io ti ho creato solo per farmi del male.
Ti ho creato solo per farmi del male. Ed ha funzionato. Sì.
Non c’é nessun te. Ci sono solo io. Non c’é nessun fottuto te. Ci sono solo io.
Solamente.
Il più piccolo puntino attirò il mio occhio e si rivelò una piaga. E io avevo questa sensazione bizzarra, come se sapessi che era qualcosa di sbagliato. Ma non riuscivo a lasciarlo stare, continuavo a tormentare la piaga. Era una porta che tentava di sigillarsi, ma io mi ci sono arrampicato attraverso.
Ora sono in un qualche luogo in cui non dovrei essere, e posso vedere cose che so che non dovrei vedere.
E ora so il perché, ora, ora so perché le cose non sono belle dentro.
Only.”
OGGI IL MIO UMORE E'...
Instabile...
"You cannot kill what you did not create. All I’ve got... all I’ve got is insane!"
"Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente e non ho incontrato amici con i quali parlare. D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste, così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi, ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo, e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale; che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove."
- F. Pessoa -
"Una volta aveva foreste e montagne che erano solo sue, e lo ascoltavano. Una volta voleva correre attraverso giorni d’estate catturando ricordi per gli anni a venire. Ora sta vestendo questo nudo pavimento con la sua carne e il suo sangue, e il tempo passa. Il suo traffico di dolore potrebbe averlo solo guidato a trattare con le conseguenze, per qualche cambiamento, mentre il tempo scorre.
Io sono il bambino risvegliato (indugiando, arrampicandomi, avvinghiandomi, afferrando, bramando, lacerando, ferendo, cadendo) Io, il figlio ribelle di un lago di montagna. (di gelide lacrime liquefatte, della silenziosa Terra) (di una sbiadita palpebra, di un vento senza ali) (di una tempesta senza occhi, di Dei caduti, che hanno perso la propria strada)
Mi do alle fiamme per creare l’elemento perfetto."
- Daniel Gildenlöw -
... Live that you might find the answers You can’t know before you live...
Love and life will give you chances. From your flaws learn to forgive.
"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani Per toccare, per curare, implorare e strangolare. Ma io non so chi sono, e tu ancora non sai chi sono..." F. R.
(questo BLOG è stato visitato 10388 volte) ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
sabato 5 novembre 2011 - ore 16:21
in joy...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...and sorrow.
Non è marmo venato di verde. Sono crepe e ombre scomposte di frammenti sparsi e taglienti. Sono vene svuotate di linfa, sono burroni senza direzione. Sono i tuoi occhi iniettati di sangue. Sono l’eco della paura senza voce nella mia testa.
Silenzio. Non c’è nessuna orchestra, è tutto registrato. Voci sommesse nei corridoi, il passo svelto degli infermieri, i sospiri esasperati di chi attende. Incrocio decine di volte gli stessi sguardi ma è il pavimento che continua a inghiottirmi.
Ho accarezzato la tua testa così tante volte stanotte. Ho svuotato tutto quello che avevo. Ho capito che non so più cosa vuol dire vivere se in mezzo non ci sei tu.
Eccolo il mio eroe. Quello delle imprese semplici che sanno richiedere sforzi enormi. Quello che sa come frantumare tutti gli ostacoli. Quello che non si tira indietro mai. Il mio eroe. Quello vero, quello reale. Bello come nessuna finzione me ne aveva mostrati mai.
What if you could look right through the cracks?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Mi impegno a svegliarti con un sorriso…a stringerti quando piangerai…”
Romantico, poetico, unidirezionale.
Mi impegno a non volere lo stesso da te.
E’ questa l’affermazione più grande che potrò mai fare. E non è romantica neanche un po’, ma mi permette di vivere.
Perché non voglio che la spirale mi inghiotta, non voglio camminare in circoli e accorgermi che tutto ritorna uguale a sé stesso, proiettato ogni volta un gradino più in basso. Non voglio continuare a fare gli stessi errori, e se devo farli voglio poterli scegliere.
Cambiano le persone, le voci, gli sguardi, ma se fisso il centro della spirale, giù in basso, quello che mi grida è che non è cambiato niente, e che lei è lì che mi aspetta, che tanto non ne uscirò mai.
Non puoi prenderti cura di me, non puoi stringermi se piango. Non puoi, e lo voglio accettare. Suona male come dichiarazione d’amore, eppure so con sicurezza che è questo l’ultimo ostacolo da superare, solo questo potrà rendermi felice.
Puoi svegliarmi con un sorriso e poi farmi sentire in colpa se quando sono ferita cerco di difendermi, ma la sostanza non cambierà mai. Mi accorgo che ingoio ancora, anche se ho imparato a non farlo più stando zitta, anche se mi convinco che basti dirlo per sputare fuori tutto il veleno.
Invece i residui rimangono, si accumulano negli spazi inutili, mentre io mando giù e calcio i rifiuti verso il fondo, lì dove si perde il buio denso della mia voragine. Quella che per metà ho riempito, con recuperi di fortuna e tante nuove illusioni, tutte specchianti e limpide, tutte incredibilmente efficaci nel loro compito di deviare luci e colori in modo da farli sembrare reali.
Mi impegno a prendermi cura di me.
« ... ciò che infine ci custodisce è il nostro esser - senza - protezione... »
This heart of mine
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Sono disteso, sveglio, e guardo le tue spalle muoversi così dolcemente mentre respiri. Con ogni respiro stai invecchiando ma va bene se sei con me.
Mi impegno a svegliarti con un sorriso. Mi impegno a stringerti quando piangi. Mi impegno ad amarti fino alla morte. Fino alla morte.
I raggi dell’alba giocano sulle tue palpebre. Una bellezza addormentata vestita di sole.
Ti sveglierò con un sorriso. Ti stringerò quando piangerai. Ti amerò fino alla morte. Fino alla morte.
Credo a questo mio cuore quando dice ai miei occhi che questa è la bellezza. Credo a questo mio cuore quando dice alla mia mente che questa è la ragione. Credo a questo mio cuore quando grida al tempo che questo è per sempre. Credo a questo mio cuore quando dice ai cieli che questo è il volto di Dio.
Trattengo il respiro e ti osservo in silenzio: sei solo un corpo abbandonato nella penombra, un eroe che, deposti i vessilli, riposa al sicuro.
La stanza è ricolma di un buio denso, che scivola lungo le pareti in rivoli d’ombra, e la notte respira lievemente tutto intorno, assorbendo quel poco di luce che resta. Non so nemmeno se sogni o se hai trovato l’oblio dolce del Nulla. Il sonno cancella spezzoni di vita che nessuno reclama, e la notte inghiotte i pensieri, lasciando la mente sgombra e il cuore rigonfio di nettare di dimenticanza.
Passano ore che nessuno vede, e arriva l’alba, cristallina come il primo raggio di sole che colpisce le palpebre, o torbida come quel lontano sentore di nebbia che appanna le finestre. E quando ci si sveglia, vien quasi da chiedersi perché debba cominciare un altro giorno, perché il futuro riesca a sembrare così piccolo come lo è l’arco di una giornata che presto passerà, chiudendo un cerchio che porterà nuovamente lì dove tutto è cominciato.
C’è ancora l’impronta calda sul cuscino, ed è l’unica certezza che si possa avere sulla notte passata: la certezza di esser stati lì. Ma tutto il resto è oblio, e quasi sembra di aver perso tempo, di aver smarrito il senso, di non aver vissuto.
Potrei restare ore a guardarti dormire, avvolto da quel sortilegio senza memoria che è il sonno. E penso a quanto sarebbe vana la mia vita se tu non fossi lì, se io rimanessi a fissare il cuscino pensando a tutto il tempo perso, scoprendo che la mia vita è senza significato. Ecco che l’alba sarebbe una maledizione che non potrei sopportare, e quell’oblio che attende alla fine di ogni giorno diverrebbe mortale.
Ma tu sei lì, a riempire i miei giorni, i miei occhi, il mio cuore. Nel ciclone informe che tutto travolge quando scende la notte, tu sei il centro immobile, l’unico punto certo che posso continuare a fissare senza smarrirmi.
Sei tutto e il contrario di tutto, sempre uguale a te stesso e così mutevole. Ogni secondo vedo scivolarti addosso così tanta vita, che non so come fare ad afferrarla tutta. E ogni volta che provo a immortalare la tua effige per non dimenticarla mai, vedo i tuoi occhi cambiare colori con nomi che nessuno ha ancora inventato.
E’ un amore incontenibile quello che freme e pulsa da sotto la pelle, che nutre le ossa e le rende più forti, forti abbastanza da sopportare tutto quel che è necessario per avere te. Mi ha cambiata il tuo amore, ed è stato così improvviso: nel cuore, nella testa, nelle mie responsabilità e in quello che ho voluto essere…in quello che avrei dovuto essere, in quello che sono diventata. Ti guardo dormire e penso a quante parole ho inventato per raccontarti la verità, a quante lacrime ho respinto per non poterle spiegare, a quanti “no” involontari ti ho gridato ogni volta che avrei voluto dirti di sì.
L’ho promesso, davanti alle stelle che risplendono, davanti alle lacrime di gioia o dolore che mi doni, ho giurato di respirare soltanto per te, qui, adesso, davanti ai tuoi occhi chiusi.
The Perfect Element
(categoria: " Vita Quotidiana ")
- La poesia è la fotografia dei ciechi, la fotografia è la poesia della luce. -
Sono nata un po’ come tanti per pura casualità, il 6 marzo del 1975 a Roma. È stato proprio il "caso" il primo maestro che mi ha insegnato a trovare, nel suo caos, la mia identità.
Fino ai due anni e mezzo son stata cicciottella lo ammetto, dopo di che forse ho capito qualcosa in più... la vita non è fatta solo di pappette e carrillon, di passati di pollo con verdure, latte e biscotti, ma di un passato che già iniziava a fornire informazioni per la memoria. Così ho iniziato a dimagrire, tanto divenivo esile quanto cresceva la mia timidezza verso gli altri. Inutile raccontare la storia dei denti da latte, la loro caduta, i giochi e le malinconie che si nascondono dietro ogni bambino che mangia un gelato. (...)
Riuscii a tenere duro e m’ iscrissi al Primo Liceo Artistico di via Ripetta, una tra le più "maledette" scuole romane. Proprio lì son rinata. Mi sono partorita a 14 anni, ho ricominciato d’accapo. Così iniziò anche per me il periodo della contestazione, dei conflitti esistenziali, della formazione, in uno spazio culturale che mi piaceva e mi assomigliava.
Ho conosciuto Guelfo, artista surreale e maestro dadaista, il prof. Latini amante dell’architettura e il signor Oriolo, docente di matematica che usava la filosofia per darci lezioni di algebra. Finalmente ho iniziato ad usare occhi e mani come strumenti creativi della mente, ho cominciato a sporcare i colori con la mia immaginazione e amare definitivamente l’Arte di fare. Tutto questo è stato il principio della mia salvezza, l’origine del mio tormento.
Amavo via Ripetta, è un crocevia di persone, ogni giorno trafficata da artisti affermati, studenti, medici, malati che andavano uscivano dall’ospedale S.Giacomo, matti del dipartimento di salute mentale, insegnanti, turisti, modelle e tutto questo era diventato il mio mondo, la piazza Ferro di Cavallo l’utero della mia fantasia.
La luce che illuminò quegli anni impressionò le mie prime fotografie. Le giornate erano piene nell’osservazione delle tante facce, con quei corpi variopinti che raccontavano ognuna, storie diverse. Tra segni e gesti disegnai la città, scoprendo le sue ombre, scomponendo le architetture e spogliando statue e corpi dal loro contesto, osservando gli oggetti che si animavano, messi li in posa, per essere usati, mostrati, venduti, rifiutati. Viviamo nel secolo delle "cose". Questa mobilità forse fu la vera scuola. L’idea del mio sguardo fotografico si misura spesso nello spazio-tempo di una camminata perché un paesaggio è sempre un passaggio, una relazione fra assenze e presenze, fra luci e ombre.
Finito il liceo, ho camminato 10 metri e sono entrata al corso di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Roma. La scenografia, fu un mezzo per rendere le mie intuizioni più sofisticate, stimolando la creatività a confrontarsi con lo spazio, non solo quello scenico, ma anche la composizione plastica, la costruzione geometriaca, la tridimenzionalità, l’interpretazione e così la musica, i testi teatrali, la simbologia della luce. Realizzai le mie prime scenografie teatrali, finita l’accademia lasciai che fosse la vita ad insegnarmi quel che doveva. Strade oggetti paesaggi, tante facce, molte ombre si son messe in posa davanti e dietro un mio clic. Il teatro è ovunque.
Le gambe hanno portato a spasso la mia curiosità, la strada ha accolto aggredito la mia sensibilità, è così che ho cominciato a fotografare. Fra i tanti locali della capitale, mi ritrovai a lavorare al Nabel Art Cafè, una tra le poche associazioni che si occupavano veramente di cultura, collaborai nella gestione per un anno circa. Proprio li conobbi pittori, attori, musicisti, cantautori della nuova e vecchia generazione, ma fra tutti l’incontro più importante e significativo fu con Vito Riviello.
Vito poeta anche nella vita e non solo su carta, si fermò a scambiare due chiacchiere con me, nacque subito un’intesa, anche se dopo quella sera, passarono sei anni prima di rincontrarsi. La realtà è più complessa di un qualsiasi marchingegno sofisticato, l’arte sta nello svelarla e codificarla. Ho lavorato come scenografa, a volte costumista, con alcune compagnie teatrali romane. Sempre nel ramo della scenografia ho lavorato con il cinema.
Nel 2002 iniziai a frequentare La Camera Verde (ex Fotogramma), un posto prezioso per la storia della fotografia italiana, decisi che proprio lì avrei potuto fare la mia prima e importante mostra personale. 19 fotografie guidate dalla progressione dell’ora di un giorno qualsiasi, il nome della mostra fu Terra di Nessuno, con un sottotitolo che diceva: "La guerra c’è non la dobbiamo fare". Con la Camera Verde iniziarono varie collaborazioni, un periodo fertile, partecipai a innumerevoli esposizioni collettive, dove furono editate molte delle mie fotografie. La Camera Verde fu anche un motivo di confronto con abili artisti, fotografi e pittori come, Zeno Tentella, Alfredo Anzellini, Gianni Cortellessa, Francesca Vitale, Giovanni Cozzani ed altri. Arte genera Arte.
La geometria ha sempre seguito il mio occhio, si è messa al servizio della natura delle cose, io non ho fatto altro che guardarla, scomporla, dimezzarla e capovolgere il punto di vista della geo-metrica inquadratura. Ogni volta la fotografia si confronta con l’attimo, proprio in quell’istante l’eternità che lavora con tempo e luce, cattura la velocità delle percezioni e impressionando pellicole e carte, si bagna negli acidi, così si rivela uno sguardo.
Ho fatto anche la modella per l’arte, è stata un’esperienza importante perché io stessa, il mio corpo , il movimento creativo si è fatto immagine. Mi son fatta impressionare dalla luce, ho permesso che il mio corpo fosse preso dalla dai colori, ho immaginato il mirino dello scatto e viaggiato in libertà dentro l’inquadratura. Sono diventata fotografia.
Finalmente nel 2005 mi fu commissionato un libro fotografico dalla Camera Verde un lavoro sulla Praga di Kafka. Andai a Praga m’ immersi nella città. Il mio occhio evocò Frank Kafka, i personaggi e il mondo dei sui racconti. Mille volte lasciai che la suggestione salisse sorprendendomi in ogni strada. Finalmente la letteratura entrava a far parte della fotografia e la contaminazione delle arti, la multidisciplinarità delle forme espressive, che mi ha sempre appassionato, diventava una realtà. (...)
- We are eleven and she is the love of my life But one week from now she will turn her back on me Four years from now she will give me hope, then sleep with my best friend Five years from now it is the two of us but by then there is nothing left of this aching love amd this soaring love. But I don’t know that now Because we are eleven and she is the love of my life. -
"Day after day Nothing’s changed you’re far away But I need you to know that I can’t sleep anymore By the nights Night after night The stars are shining so bright Though our pain is larger than the universe tonight
I want you to know I can’t sleep anymore By the nights By the nights Day after day I want you to say That you’re mine You are mine
Year after year Tear after tear I feel like my heart will break in two You came like a wind I couldn’t defend You cut my heart so deeply The scars won’t mend
I’ll never believe in love anymore After this After this Can never change or rearrange What we lost What we lost
Time after time I am wasting my time Living in a past where I was strong But now I am gone I leave no shadow when I’m alone I’ll stay forever in my dreams where you are near
Want you to know I can’t sleep anymore By the nights By the nights Day after day I want you to say That you’re mine You’re mine."
Abbiamo vent’anni e lui è l’amore della mia vita. Ma fra qualche tempo girerò le spalle ai miei sogni e distruggerò i desideri.
Abbiamo vent’anni e viviamo una favola, ma non avremo vent’anni per sempre e a sette anni da oggi le uniche favole che ci resteranno saranno quelle di libri ingialliti chiusi in un cassetto.
Abbiamo vent’anni, tutto viaggia più lento nell’universo: passerà un’eternità prima che le stelle sappiano di noi.
Ma adesso abbiamo ancora vent’anni, e anch’io non so niente di tutto questo.
..I’ll never believe in love anymore After this After this..
Ho vent’anni e sono convinta che non amerò mai più così in tutta la mia vita. Ho ventisette anni…e contemplo silenziosamente le reliquie di quando ne avevo sette di meno.
Per quanto si provi a seppellire l’amore, è impossibile impedirgli di rinascere. Ma forse è solo te che ho seppellito, perché soltanto alla morte posso assimilare la crudeltà del non poter essere mai più.
A volte cammino sui tuoi passi e li sento scricchiolare con discrezione, così che posso andare avanti senza inciampare. E ora, nelle catacombe che porto dentro, insieme ai resti del tuo cadavere, i posti sono tutti al completo.
Second love… I can sleep by the nights. You are still mine, but I can love.. Once more. Once more.
- Chiudo la porta alle spalle, e penso ancora che quella sia la più perfetta immagine di me. -
if I could fix myself
(categoria: " Vita Quotidiana ")
- D’ora in poi blog PRIVATO -
"Lei brilla in un mondo pieno di mostruosità. Lei è importante quando tutto il resto è senza senso.
Fragile. Non vede la sua bellezza. Cerca di scappare via. A volte nulla sembra meritare d’esser salvato. Non posso guardarla scivolare via.
- Non ti lascerò andare in pezzi. -
Lei legge le menti di tutte le persone che le passano accanto Sperando che qualcuno riesca a vedere. Se solo potessi aggiustare me stesso, io.. Ma è troppo tardi per me.
- Non ti lascerò andare in pezzi. -
Troveremo un posto perfetto dove andare, in cui potremo correre e nasconderci. Costruirò un muro e potremo tenerci dall’altra parte. Ma loro continueranno ad aspettare.. ..e a picconare… ..e picconare.. ..picconare..
È qualcosa che devo fare. Ero lì anch’io. Prima di qualsiasi altra cosa, io ero come te.
- Non ti lascerò andare in pezzi. -"
Nine inch nails - The fragile
Non è difficile prendersi cura di un’ombra. Ha la semplicità monocroma di un lago notturno, che per quanto sia sfuggente nelle sue sponde mutevoli, ha un placido cuore nero adagiato nella culla del suo tranquillo stagnare. Ha bisogno di poche cose un’ombra. Spesso è abbastanza semplice da essere quasi banale, così banale da diventare incomprensibile.
No, non è difficile prendersene cura. Il difficile viene prima: bisogna trovarla, ed è una questione molto meno scontata. Scorgere un’ombra nel marasma informe del buio è cosa da temerari. Le stelle più brillanti le vogliono tutti, le ombre no. E con quanta arrogante determinazione la gente si ostina a trovar bella soltanto la luce. Le ombre sanno essere così profonde, perché nessuno se ne accorge?
Una volta qualcuno si è inoltrato in terreni impervi e sconosciuti, e forse un po’ per caso, o forse un po’ per merito, quell’ombra nascosta tanto bene è riuscito a trovarla. E l’ha presa per mano, semplicemente. Perché non c’è bisogno d’altro per prendersene cura: basta non perderla di vista e stringerla forte, così forte che quasi diventa la propria ombra.
Un tempo ho scelto di ricordarmene, e quel simbolo l’ho voluto alle spalle, come qualcosa di rassicurante e protettivo. Un custode silenzioso che si preoccupava di vegliare proprio lì dove io non riuscivo a vedere. Il mio custode delle ombre, quelle ombre che si nascondono dall’altra parte degli astri più lucenti.
A distanza di tempo mi chiedo se lo facciano apposta le cose ad assumere significati diversi, tutti in egual modo valevoli, man mano che l’esistenza evolve e si trasforma. Quel che un tempo vegliava, ergendosi a simbolo di una luce nelle tenebre, è adesso tornato all’essenza sua originaria: un’ombra alle spalle. Un’ombra che svanisce inesorabilmente con il tempo, ma che non dimentica il giorno in cui qualcuno l’ha trovata. E se scompare non è perché si perde, ma perché si nasconde sotto la pelle che si è fatta suo mausoleo.
Non sono nostalgica, né disfattista, né pessimista riguardo al presente o al futuro. Né lamento alcunché o desidero cose che più mi appartengono. Voglio solo ricordarmi di Lei, perché ogni tanto sento la sua voce, anche se nell’oscurità io da sola non riesco mai a trovarla.
Beside you in time
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Sono ubriaca. Sono così innamorata di te.
E non voglio pensare troppo a quello che dovremmo o non dovremmo fare.
Lascia che posi le mie mani sul paradiso, il sole, la luna e le stelle. Mentre il diavolo vuole scopare con me sul sedile posteriore della sua auto.
Niente in confronto a come ci si sente quando si prova qualcosa di nuovo.
Forse sono del tutto incasinata. Forse sono del tutto incasinata.
Questa è l’unica volta in cui mi sento davvero viva.
Lo giuro, ho appena trovato tutto ciò di cui ho bisogno.
Il sudore nei tuoi occhi e il sangue nelle tue vene mi stanno ascoltando. Voglio ubriacarmene e nuotarci dentro fino ad annnegare. Il mio buon senso sta andando a farsi fottere.
Niente in confronto a come ci si sente quando si prova qualcosa di nuovo. Forse sono del tutto incasinata. Forse sono del tutto incasinata.
Questa è l’unica volta in cui mi sento davvero viva."
Nin - The Only Time
(F. Von Stuck – Il Peccato)
"…quella flessuosa freddezza del serpente che si insinua sul corpo bianco latteo della donna, la tremenda progenitrice, che attende immobile e in silenzio con uno sguardo che emerge dalloscurità che si accende diabolico nel lampo torbido degli occhi.”
Candore lunare e profonda oscurità avvolgente delineano con pari indeterminatezza le forme che suggeriscono quel volto misterioso e il suo sguardo ipnotico. Donna decadente e maledetta, che fissa l’osservatore con tutta l’intransigente sicurezza di chi si erge maestoso tra le ombre, senza affatto temerle.
“Il tuo crudele piano il tuo sangue, come ghiaccio uno sguardo potrebbe uccidere il mio dolore, il tuo fremito
voglio amarti ma è meglio che non ti tocchi
voglio possederti ma i miei sensi mi dicono di fermarmi
voglio baciarti ma lo voglio troppo
voglio assaporarti ma le tue labbra sono temibile veleno
sei veleno che scorre nelle mie vene sei veleno non voglio giocare a questi giochi
la tua bocca così calda la tua trappola, sono stato preso la tua pelle, così umida nero pizzo, sul sudore
sento che mi chiami e sto sulle spine voglio farti del male solo per sentirti urlare il mio nome
non voglio toccarti ma tu sei sotto la mia pelle, nel profondo voglio assaporarti ma le tue labbra sono temibile veleno
sei veleno che scorre nelle mie vene sei veleno non voglio rompere queste catene sei veleno.”
(Alice Cooper - Poison)
La prima dedica che mi hai fatto tempo fa. Il primo concerto insieme. La prima volta che vinco qualcosa.
Corrispondenze e casualità non possono coincidere. Ma è la prima volta che per prima ammetto che così doveva essere. La prima volta che se rido in faccia al destino non è sarcasmo ma felicità.
Non mi oppongo più né al fato né al caso, da quando per la prima volta ci sei tu a rendere uniche e irrinunciabili queste innumerevoli prime volte, attraverso le quali riscopro il mondo con occhi nuovi.
Nel disordine celeste
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non ho bisogno di tempo per sapere come sei: conoscersi è luce improvvisa. Chi ti potrà conoscere là dove taci o nelle ore in cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita che stai vivendo, non sa di te che allusioni, pretesti in cui ti nascondi. [...] Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta. Ti ho conosciuto, improvviso, in quello squarcio brutale di tenebra e luce, dove si rivela il fondo che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto ed ora [...] sei così anticamente mio da tanto tempo ti conosco che nel tuo amore chiudo gli occhi e procedo senza errare, alla cieca, senza chiedere nulla a quella luce lenta e sicura...
***
Tu vivi sempre nei tuoi atti. Con la punta delle dita sfiori il mondo, gli strappi aurore, trionfi, colori, allegrie: è la tua musica. La vita è ciò che tu suoni.
Dai tuoi occhi solamente emana la luce che guida i tuoi passi. Cammini fra ciò che vedi. Soltanto.
E se un dubbio ti fa cenno a diecimila chilometri, abbandoni tutto, ti lanci su prore, su ali, sei subito lì; con i baci, coi denti lo laceri: non è più dubbio.
Tu mai puoi dubitare. Perché tu hai capovolto i misteri. E i tuoi enigmi, ciò che mai potrai capire, sono le cose più chiare […]
E mai ti sei sbagliato, solo una volta, una notte che t’invaghisti di un’ombra - l’unica che ti è piaciuta - Un’ombra pareva. E volesti abbracciarla. Ed ero io.
***
Che allegria, vivere e sentirsi vissuta. Arrendersi alla grande certezza, oscuramente, che un altro essere, fuori di me, molto lontano, mi sta vivendo. [...]
E quando mi parlerà di un cielo scuro, di un paesaggio bianco, ricorderò stelle che non ho visto, che lui guardava, e neve che nevicava nel suo cielo.
C’è del metodo in questa follia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La notte era serena e placida, accogliente nella sua calotta scura trapuntata di piccole luci, e coronata da una luna argentea che, adagiata stancamente tra le nubi nel cielo, sfoggiava un maliardo sorriso stregato. Lo sguardo della ragazza, stanco e velato di una remota nostalgia, si lasciava catturare perdendosi in lontananza, accarezzando le stelle distanti, mentre sussurri rotti da lunghi silenzi si dissolvevano nella quiete notturna.
Tutto era silenzioso nel parco avvolto dalla mite calma dell’autunno, persino gli uccelli notturni sembravano non voler disturbare il prodigio muto delle foglie dorate, che volteggiando nel buio si univano alla terra, per morirvi con indescrivibile incanto nell’indifferenza di tutto il resto. Foglie cadenti, danzatrici folli, frammenti di tempo sparpagliati, come battiti di ciglia nell’arco dell’esistenza effimera di una fiamma nel vento; premonizioni del grigiore invernale che sarebbe arrivato, strisciando sulla terra non più verde, ammantando di rugiada e gelo ciò che sarebbe sopravvissuto.
“Quasi non sento freddo” – si ripeteva, stringendosi debolmente nelle spalle e lasciando correre un piacevole brivido lungo la schiena. Guardava la sua scura sagoma imponente che le camminava a fianco, solo debolmente illuminata da lontane luci artificiali, eppure lo vedeva circonfuso di luce, ricolmo di calore, ammantato di tutte le stelle che non aveva mai avuto. E nemmeno si accorgeva che da troppo tempo lo guardava non con gli occhi ma col cuore.
Risate leggere vibravano nell’aria, e i rumori della città in lontananza riuscivano a coprire solo marginalmente, con la loro pesantezza plumbea, quella cristallina sensazione di brezza leggera e risanatrice che lui le donava, estinguendo la sete con fiumi di miele e nascondendo l’oblio con fontane di luce.
Camminava senza pensieri e senza appigli con il mondo, con l’unica certezza di avere un’altra mano nella sua. E la garbata insistenza con cui la realtà cercava di riportarla a cose concrete non aveva voce sufficiente per distogliere il suo sguardo dalle stelle. “Mi chiedo se anche adesso lassù tra le stelle domini un profondo silenzio, e se quando la luna compare di tanto in tanto, solitaria, a decidere se sia luce o ci colgano invece le tenebre, tutto taccia al suo cospetto, e ci sia come un immenso Nulla ammantato di silenzio..”
Mentre reclinava il capo verso l’immensità che li sovrastava, si rese conto che non aveva più domande alle quali avrebbe voluto risposte. Capì solo in quell’istante che non aveva bisogno di nulla che fosse altro da quel corpo inglobato nel suo, e che i sospiri annegati nei suoi sospiri potevano generare un uragano impetuoso, che avrebbe potuto spazzare via tutte le stelle.
Perché le stelle adesso non erano più mute né distanti né immote: erano tutte impazzite e vorticavano furiose nel cielo, schiantandosi nel profondo dei suoi occhi incapaci di chiudersi, bramosi di lasciarsi divorare da quello spettacolo dionisiaco. “Annientami, uccidimi, calpestami. Tutto entra dentro e mi invade come ha sempre fatto, tutto travolge e dilania, ma io non ho più paura.” – Avrebbe voluto urlarlo al cosmo intero, e forse il suo sguardo lo fece, al posto della sua bocca troppo avida di lui.
Qualsiasi parola collassava su sé stessa nel tentativo di dare significato a qualcosa di troppo grande. Eppure percepiva così chiaramente il significato di tutto, si sentiva compiuta, completa, libera nella morsa della più dura catena. Tutto aveva così meravigliosamente senso…solo in quel momento.
Sarebbe potuta essere qualunque ora, in cielo o in terra, tra le stelle o nel fango. Sarebbe potuto esser giorno o notte, gelo o tepore, vita o morte: qualsiasi paradosso sarebbe impallidito davanti alla meraviglia di un Desiderio realizzato nell’unione di due fiamme che, abbracciate, ardevano insieme. “Amami, amami e basta.”
In fin dei conti erano parole così semplici, e per la prima volta in vita sua non ebbe invidia delle stelle. Lei e lui: in quel momento erano una meraviglia ben più grande.
...come scie di stelle infrante...
"La strana intimità di quelle due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. Lostinazione con cui continuano a corrersi a fianco." (A. Baricco)