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domenica 11 novembre 2007
ore 14:54
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 8 novembre 2007
ore 19:38
(categoria: "Vita Quotidiana")


Avrò il tempo di respirare??!?!!?


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martedì 6 novembre 2007
ore 21:59
(categoria: "Vita Quotidiana")


Omaggio ad un Giornalista!




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lunedì 5 novembre 2007
ore 23:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



Bene, la riunione di oggi è stata interessante direi...

Certo il parolone "Franchise" non so ad oggi cosa voglia dire...ma fa fico...

Sulla parola "Conference" ci arrivo...

Sono uscito con una testa leggermente calda e rimbombante ma ne è valsa la pena...e domani altro giro altra corsa...



Ovviamente il tempo passato in riunione è tempo perso per le proprie mansioni...quindi tornerò mercoledì in ufficio col triplo di roba da fare hihi!

Alohaaa



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lunedì 5 novembre 2007
ore 19:44
(categoria: "Vita Quotidiana")


Shirley Bassey






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domenica 4 novembre 2007
ore 10:55
(categoria: "Vita Quotidiana")


Staremo a vedere...
Mannheimer è sempre molto intelligente da porre le domande con un certo "tatto"...



Purtroppo si sta creando una brutta situazione che non facilita l’integrazione e lo scambio culturale tra le civiltà.

Ecco un estratto dall’analisi di Mannheimer:

Il tragico assassinio di Roma ha scosso fortemente la popolazione. Al di là della reazione immediata e della comprensibile richiesta di fermezza e di rigore nella punizione di questo ennesimo fatto di criminalità, l’episodio si colloca, dal punto di vista delle relazioni tra gli italiani e gli immigrati, specie quelli di origine romena e/o di etnia rom, in un contesto già molto problematico e tormentato.

Non a caso, la gran parte dei cittadini sovrastima la presenza nel nostro Paese degli uni e degli altri. In particolare, la numerosità dei rom in Italia risulta o ignorata (dal 56% ) o fortemente ampliata: l’80% di chi sostiene di sapere quanti sono, li ritiene, esagerando assai, in due milioni ed oltre. La scarsa conoscenza è confermata anche dalle risposte sulla nazionalità degli zingari oggi presenti nel nostro Paese: più del 50% ritiene che sono quasi tutti stranieri, mentre solo il 20% sa che essi sono in larga misura italiani.

Come di consueto, le poche informazioni portano ad un atteggiamento fortemente negativo verso i rom. Il 61% degli italiani dichiara di avere «molta» antipatia nei loro confronti. E un altro 20% afferma comunque di provarne «abbastanza». Si tratta di valori di gran lunga superiori a quelli rilevati nei confronti degli immigrati in generale: verso costoro l’insieme di «molta» e «abbastanza» antipatia non raggiunge il 40%. Non a caso, gli zingari costituiscono, tra le varie tipologie di immigrati (anche se non sempre sono tali), quella meno apprezzata. Essi sono ultimi nella graduatoria dell’accettazione, subito dopo gli albanesi e, non a caso, i romeni.

Al riguardo, se si domanda agli italiani «qual è la prima cosa che le viene in mente se le dico la parola “rom”?», la risposta più frequente (la dice più di un intervistato su quattro) è «ladri», seguita, subito dopo, da «nomadi». Di fronte a questa situazione, non sorprende il fatto che il 70% degli italiani ritiene difficile, se non impossibile, una convivenza con i rom: per il 34% essa non è del tutto proponibile, mentre per il restante 36%, comunque, è assai problematica.

I perplessi alla possibilità di convivenza con i rom (e con i romeni) sono in misura molto maggiore presenti tra gli elettori del centrodestra, ma si trovano in misura significativa anche tra i votanti per le altre forze politiche e, specialmente, tra gli indecisi e gli astenuti. Secondo la maggioranza relativa della popolazione, nemmeno la buona volontà dell’una o dell’altra parte, degli italiani e dei rom, può migliorare la situazione: il 37% ritiene che, infatti, «è impossibile conciliare culture così differenti». E a costoro vanno, forse, aggiunti quanti (34% ) affermano che comunque, «gli zingari non fanno abbastanza per rendere possibile la convivenza».

Si tratta, dunque, di un conflitto assai aspro che, dopo quest’ultimo drammatico episodio e certe reazioni che ha scatenato, rischia di diventarlo ancora di più. Per sanare il quadro, le pur condivisibili misure restrittive decise sull’onda dell’emozione non sono sufficienti. Esse dovrebbero essere comprese in un progetto di carattere più generale e, specialmente, contenente anche caratteri di inclusione: ve ne sono, per la verità, in molti aspetti del provvedimento messo a punto in questi mesi dal ministro Amato.



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venerdì 2 novembre 2007
ore 16:49
(categoria: "Vita Quotidiana")


La misteriosa fine spaziale di Laika
[tratto da corriere.it]

Partì il 3 novembre 1957 a bordo dello Sputnik, destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora

Laika prima del lancio
Quando il missile si sollevò dal cosmodromo di Baikonur, sotto la spinta e il fragore dei suoi motori, la cagnetta rinchiusa nella capsula cominciò a guaire penosamente e ad agitarsi nel tentativo di fuggire. Ma la stretta imbracatura che le avvolgeva corpo e zampe le impedì qualunque movimento, se non quello della testa. Poi, nei lunghi minuti in cui i propulsori del missile furono forzati al massimo per vincere la forza di gravità terrestre, l’animale si sentì schiacciato come in una morsa e la frequenza del suo cuore arrivò al limite dell’infarto, passando dagli abituali 100 a 250 battiti ogni minuto. Il terrore non abbandonò la cagnetta nemmeno quando si ritrovò, ormai priva di peso, in orbita attorno alla Terra, fra 200 e 1600 km d’altezza. Solo dopo tre ore di quella straniante condizione la bestia si calmò, ignara della sorte che l’aspettava.

IL VIAGGIO SENZA RITORNO - Cominciò così, il 3 novembre 1957, il viaggio senza ritorno della cagnetta russa Laika, il primo essere vivente ad avere varcato i confini della Terra. Ancora oggi, nel cinquantenario di quell’evento, resta insoluto il mistero su come sia veramente morta Laika: gli esperti continuano a fornire differenti versioni di quel sacrificio programmato, alcune rassicuranti, altre decisamente strazianti. Come pure resta aperto il contenzioso se si trattò di un indispensabile esperimento per aprire all’uomo la via dello spazio, oppure di un’inutile ed esibizionistica crudeltà. Appena un mese prima, il 4 ottobre 1957, l’ex Unione Sovietica aveva sbalordito il mondo collocando in orbita lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale, dimostrando un’insospettata supremazia rispetto agli Stati Uniti nella corsa allo spazio.

I RETROSCENA POLITICI - Stando ai documenti resi pubblici dopo il crollo dell’Urss, il lancio di Laika fu un affrettato fuori programma. Galvanizzato dal successo, il presidente Nikita Kruscev chiese al capo dei programmi spaziali Sergei Korolev di anticipare a qualunque costo il volo orbitale di una cagnetta, previsto per i mesi successivi, in modo da farlo coincidere con il 40.mo anniversario della rivoluzione d’ottobre (7 novembre 1917). «Le procedure consuete dell’ingegneria spaziale furono accantonate – racconta Boris Chertok, il braccio destro di Korolev -. Non ci fu tempo nemmeno di stendere il progetto. La capsula fu costruita in officina sulla base di disegni improvvisati». Lo Sputnik 2 era una capsula a forma di cono, 4 metri di altezza per 2 metri di base, del peso di 500 kg, che sarebbe stata collocata in cima a uno dei missili balistici intercontinentali più potenti dell’epoca, l’R-7. L’abitacolo era dotato di atmosfera artificiale pressurizzata, impianto termoregolatore, e apparati di trasmissione dei parametri vitali della cagnetta. In un certo senso confortevole, ma assolutamente privo di un sistema di recupero: una volta compiuta la sua missione orbitale, era destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora.

LA SCELTA DI LAIKA - Anche il reclutamento della cagnetta fu estemporaneo: accalappiata mentre vagava senza padrone in una via di Mosca, fu selezionata per la sua docilità fra tanti altri compagni di sventura. Laika era una femmina bastarda di circa 3 anni, risultato di incrocio fra un husky siberiano e un terrier. Sopportò con grande pazienza i test attitudinali: le costrizioni della tuta spaziale, gli elettrodi incollati nel petto, la centrifuga per simulare l’accelerazione di gravità durante il lancio. E si guadagnò con onore quel posto nella capsula spaziale dove, secondo fonti della Nasa, fu sigillata per ben tre giorni in attesa del lancio, con le deiezioni che si raccoglievano copiose in un sacchetto. Dopo il terrore del lancio e la ritrovata calma in orbita, Laika fu sentita dai controllori di volo consolarsi mangiando la sua pappa gelatinosa. Ma fu una breve parentesi.

I DUBBI SULLA MORTE DI LAIKA - Qualcosa andò storto nell’impianto di termoregolazione. Invece di mantenersi a 16 gradi, la temperatura schizzò a 41 e la cagnetta riprese a guaire e ad agitarsi. I battiti del suo cuore, poi ritrasmessi da alcune emittenti radiofoniche, diventarono sempre più flebili. Secondo la versione ufficiale dei fatti, trascorse circa 5 ore dall’ingresso in orbita, i controllori di volo applicarono la prevista soluzione della "dolce morte", rendendo disponibile alla cagnetta un’apposita pozione velenosa già pronta in cabina. Ma nell’ottobre del 2002, nel corso di un convegno spaziale a Houston, Texas, Dimitri Malascenkov, uno degli scienziati che partecipò all’impresa, rivelò che la versione dell’eutanasia era una pietosa bugia e che in realtà la cagnetta era morta 5-6 ore dopo il lancio per stress termico. Secondo altre fonti russe (Anatoly Zak, The True Story of Laika the Dog), l’agonia della cagnetta si sarebbe prolungata per ben quattro giorni. Lo Sputnik 2 divenne la bara spaziale di Laika, fino a quando la sua orbita decadde e tutto finì, il 14 aprile 1958, con un’infuocata disintegrazione nell’atmosfera.

MONDO DIVISO - Cinquant’anni fa il mondo si divise fra coloro che esaltarono l’impresa, incuranti delle sofferenze di Laika, sostenendo che quella era l’unica via per verificare la capacità di un essere evoluto a sopportare le forti sollecitazioni del lancio, seguite dalla repentina e prolungata assenza di gravità; e coloro i quali affermavano che tutte le verifiche potevano essere fatte tranquillamente nei simulatori spaziali a Terra, sia sugli animali sia direttamente sull’uomo. Così, mentre gli animalisti protestavano davanti alle ambasciate sovietiche di tutto il mondo, gli scienziati russi, e poi anche gli americani, continuavano i loro esperimenti spaziali con cavie animali: non solo cani, ma anche scimpanzé, topolini, rane, alcuni dei quali recuperati, altri finiti tragicamente come Laika. Solo di recente, Oleg Gazenko, uno dei superstiti ricercatori che partecipò al tirocinio di Laika, ha fatto una pubblica ammissione di pentimento: «Più tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era proprio necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane».





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giovedì 1 novembre 2007
ore 19:19
(categoria: "Vita Quotidiana")


Donne...
Più passa il tempo e meno le capisco haha!

Il punto è che non si può farne a meno!



Monteberico! Palcoscenico! Stratosferico!




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mercoledì 31 ottobre 2007
ore 20:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



E stasera Tuca Tuca! Venite!

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lunedì 29 ottobre 2007
ore 20:28
(categoria: "Vita Quotidiana")







Ps: by the way...oggi sono un baldo 29enne! Psst non ditelo a nessuno!


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