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MERAVIGLIE
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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 13:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
francamente c'è gente stronza in giro..
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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 12:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
E' tornato LUPPOLO evvaiiiiiiiiiii!
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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 11:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Buongiorno bella gente... Oggi volevo ricordarvi che è il compleanno del fruttivendolo del mio quartiere. A parte questo volevo pure approfittarne per cedere la parola al Sig.Marzapane. ... .. . Ehm...(schiarita di voce)...buongiorno egregi colleghi. Quest'oggi vi racconterò una fiaba. C'era una volta Pippetta, un contadinello che trascorreva le sue giornate in montagna portando al pascolo i cavalli del suo padrone Aveva un rapporto molto bello con i suoi amici quadrupedi. Li conosceva ad uno ad uno ed aveva dato loro un nome. Tra gli altri c'era un puledro, soprannominato Farfui. Va bene che Farfui non era proprio adatto ad un cavallo, ma Farfui era proprio vivace ed allegro, sempre pronto a saltare e correre. A volte Pippetta fatica a tenerlo a freno e lo doveva rincorrere per il prato. Tra loro si parlavano: non c'è da stupirsi se anche i cavalli parlino a volte, sono gli uomini sempre così distratti che non capiscono il linguaggio degli animali. E Farfui diceva: "Caro il mio Pippetta, lasciami un po' in pace. Io voglio correre, divertirmi. Non te la prendere. Non vedi come è bello il prato, come è verde e fresca questa erbetta, come è profumata ed invitante. Debbo già stare fermo nella stalla, ma almeno qui lasciami libero." Pippetta capiva le esigenze di Farfui, ma temeva si perdesse e poi doveva badare anche agli altri cavalli. "Ti capisco, ma se ti allontani, come faccio a riprenderti? Tu sei molto più veloce di me" Farfui scuoteva la bella criniera e batteva per terra lo zoccolo. Visto che Farfui era così intelligente e che capiva assai bene il suo linguaggio, Pippetta pensò di ammaestrarlo. Gli insegnò a contare. Sì, proprio a contare. Gli disse: "Ascoltami bene: ogni volta che ti dico un numero tu devi battere lo zoccolo. Per esempio: se dico UNO lo batti una volta, se dico DUE lo batti due volte. Hai capito? Proviamo" Farfui abbassò il capo più volte; questo voleva dire Sì. L'esercizio iniziò con buoni risultati: UNO: una battuta, DUE: due battute. E poi arrivò il TRE e così via: "Bravo!!! - esclamò il ragazzino - Per oggi basta così. Adesso ti metto una corda al collo e tu puoi correre senza scappare." Quella corda al collo non andava molto a Farfui. Voleva essere libero e cominciò a scalciare dimenandosi fin che riuscì a togliersela ed iniziò a correre all'impazzata lontano dal gruppo. Pippetta era disperato. Aveva paura di perderlo. Non poteva allontanarsi dagli altri per rincorrerlo. Cominciò a chiamarlo a squarciagola, ma quello faceva il sordo. Durante la sua corsa attraversò boschi, ruscelli, pianure e tutto era nuovo ed attraente per lui. Alla fine, stanco, si fermò per riposare in una radura. L'erba era fresca ed invitante e ne fece una scorpacciata. Non pensava più a Pippetta ed ai suoi amici ormai lontani. Pippetta era disperato, sia per aver perso un suo amico, sia per timore dei rimproveri del padrone. A sera, quando doveva fare ritorno al cascinale e riportare i cavalli nella stalla era già tardi e fortunatamente il padrone non c'era. Prese così il suo motorino e, senza neppure cenare, corse alla ricerca di Farfui. Ogni tanto scendeva e, a piedi, percorreva tratti nell'interno dei boschi gridando a squarciagola il nome del cavallino. Poi risaliva sulla moto e via, veloce per un altro tratto di strada. Ad ogni fermata ripeteva la stessa scena senza risultato purtroppo. Ormai scendeva la notte ed il buio impediva di procedere. Di tornare a casa neppure a pensarlo. Non sarebbe mai tornato senza Farfui. Pensando alle possibilità di corsa del cavallo, alla sua velocità, conteggiava mentalmente i chilometri che avrebbe potuto percorrere ed i luoghi per cui sarebbe potuto passare. Si fermò per una salutare dormita aspettando le prime luci dell'alba. Nella notte fu preso dalla paura di possibili incontri malvagi, sia di malfattori che di animali. Così salì su un albero e cercò di dormire in una conca tra i rami come un uccello. Ad un tratto sentì un guaito. Si sporse dall'albero e vide un povero cagnolino tutto triste e sconsolato. Pippetta capì che doveva essere stato abbandonato da qualche uomo crudele. Scese dall'albero e cercò di avvicinarsi a lui. Il cagnetto non si dimostrò impaurito dalla sua presenza, anzi cominciò a scodinzolare festoso. Aveva capito che poteva fidarsi di quel ragazzo gentile. Pippetta lo accarezzò parlandogli: "Povero cagnolino, ti sei perduto? Non hai neanche una medaglietta. Certamente sei stato abbandonato. Stai tranquillo: ora ci sono io e non sarai più solo. Come ti chiami? Chissà: forse Flik, o Fido o Bobi o Farfui." A questo nome il cagnolino si mise ad abbaiare festoso. Forse Farfui era proprio il suo nome. "Ma no - esclamò Pippetta - proprio lo stesso nome del mio cavallino! Come faccio adesso? Se chiamo Farfui corri tu o forse corre anche il mio cavallino. Sai non riesco più a trovarlo. E' scappato. Mi aiuti a ritrovarlo? Così sarete sempre insieme e con me." Il nuovo Farfui iniziò a saltellare come se avesse capito. Ormai era l'alba, così Pippetta ricominciò le ricerche con il cagnetto che gli trotterellava accanto. Intanto passava di lì un sorvegliante a cavallo: "Mi scusi signore: per caso ha incontrato un cavallino solo nel bosco?" "Veramente ho visto un cavallino laggiù e pensavo che il padrone fosse poco lontano" "Mi può indicare con precisione dove l'ha visto? Sa, mi è scappato e lo sto cercando da ieri sera" Gentilmente la guardia si offrì di fargli strada ritornando sui suoi passi. Ma quanto aveva cavalcato quel birbaccione! Sembrava impossibile che avesse percorso tanta strada! Pippetta riprese a chiamare a gran voce: "FARFUIiiiiiiiiiiiii" Ad ogni richiamo il cagnetto abbaiava, quasi a ripetere quel nome. Ad un tratto si udì un nitrito. A Pippetta si allargò il cuore e finalmente poté abbracciare il suo amico. Gli salì in groppa con l'altro Farfui in braccio, ringraziò la guardia e tornò verso il luogo dove aveva lasciato la moto. Vi salì e, procedendo adagio, con accanto il cavallino ed in braccio il cagnolino, tornò alla stalla. Il padrone non si era accorto di nulla, ma vedendo quel trio si meravigliò e cominciò a tempestare Pippetta di domande. Pippetta fu evasivo e rispose solo che si erano attardati perché avevano incontrato il cagnolino sperduto e, visto che intorno non c'erano tracce di un possibile padrone, l'aveva preso con sé. Tutto finì lì. I due Farfui fecero amicizia e non si separavano mai. Era bello vederli correre uno accanto all'altro. Lasciamoli tranquilli, per ora. FINE
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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 00:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Puttano cuea! Almeno così se mi leggi mi lasci un messaggio di risposta! notte Oli
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martedì 10 febbraio 2004
ore 09:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sarà cominciata la primavera?
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lunedì 9 febbraio 2004
ore 16:54 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ok ho rimandato di 10 giorni l'esame bastardo... Però mi tocca studiare lo stesso... Che pallllllleeee!
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sabato 7 febbraio 2004
ore 16:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ciao bella gente! Perchè di sabato pomeriggio aggiorno il blog? Perchè studio tra 10 minuti? Già perchè? Perchè mi devo laureare vacca boia e quindi non ho voglia di farlo a Settembre va... Aloha!
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venerdì 6 febbraio 2004
ore 11:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I RACCONTI DEL SIGNOR MARZAPANE
Sono il signor Marzapane. Sono ospite per un mese in questo blog. Quest'oggi cari amici vi racconto una storiella: Gino ha uno zio di nome Ugo residente in Danimarca e vuole inviargli 500 Euro perchè possa comprare la statuetta di bronzo della sirenetta di Andersen perchè gli ricorda la sua infanzia turbolenta fatta di sesso droga e rock'n'roll... Gino, venditore di castagne ma senza conto in banca, decide di presentarsi alla filiale della "Banca del Pollo" Aia, storica banca della sua regione. Gino si sente rispondere alla domanda di bonifico estero che non si può fare se non possiede un conto corrente. Ora, Gino ha riscosso 500 Euro in contanti dalla vendita del suo pupazzo di neve gigante (venduto ad un eschimese di nome Echiì) e ora vuole pagare con quei soldi, non con i soldi di un conto in banca. Il banchiere scuote la testa e sentenzia: NON SI PUO'. Allora Gino in preda ad una crisi di panico prende la sua matita preferita (la 8H) e gliela conficca in testa, proprio tra le due sopracciglia. Il banchiere 3 minuti dopo giace per terra stordito. L'ambulanza arriva troppo tardi. Gino per la disperazione decide di buttarsi giù da un ponte. Il ponte di Pontecorvo. Purtroppo però il fondale è basso e si procura una ferita lacero contusa al cranio guaribile in 10 gg forse anche meno. Conclusione della storia: Gli zii di Danimarca sono strani I pupazzi di neve giganti sono belli Gino è un pollo. La banca pure.
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giovedì 5 febbraio 2004
ore 18:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Un giorno parlerò tedesco...
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giovedì 5 febbraio 2004
ore 10:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Mi sento uno zombie... Ho delle occhiaie da paura, anzi, adesso vado a fare la spesa con ste borse va...
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