Chiudere gli occhi e ritrovarti ancora una volta... sulle rive di quel fiume, sotto le fronde dell’albero che piange, al tramonto di una nuova alba....
STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
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MERAVIGLIE
1) quando senti qualcuno che ti arriva da dietro e ti abbraccia..e d'un tratto provi la sensazione che non può succederti nulla di male e che non c'è altro posto al mondo dove vorresti essere se non nello spazio di quell'abbraccio....
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venerdì 14 marzo 2008 - ore 08:58
TOUGHER THAN THE REST (Più forte degli altri)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Eravamo negli anni 80... Mi sembrava di essere l’unico al mondo a girare con degli stivali da cowboy... I miei amici e, peggio ancora, le mie amiche, mi davano dello sfigato... con le loro Timberland e Clark... A me i miei stivali piacevano... punto... Ammetto il grande sforzo nel dirlo... soprattutto in un età in cui l’essere parte del gruppo, della banda, era una cosa importantissima per l’autostima e tutte le altre cose che ne conseguivano... Dicevo... il grande sforzo nel dire che la mia moda ero io stesso... e ’fanculo la moda degli altri... Poi, ancora una volta arrivò Lui... 1988... una delle più belle canzoni d’amore che conosco... Videoclip... trasmesso da tutti i DJ Television del mondo... Grandissimi stivali addirittura con finitura argentata sulla punta (video ufficiale: Bruce: Tougher Than The Rest ) ... Pedro 1 - Resto del Mondo 0 ... E poi oggi tutti portano gli stivali... molti pure fuori dai pantaloni... Pedro 2 - Resto del Mondo 0 ... Grazie a tutte le (pochissime) ragazze che allora hanno creduto in me e che non mi hanno riso in faccia... o che se l’hanno fatto non me l’hanno clamorosamente fatto davanti...
The road is dark and it’s a thin thin line But I want you to know I’ll walk it for you any time Maybe your other boyfriends couldn’t pass the test Well if you’re rough and ready for love honey I’m tougher than the rest
La strada è buia ed è una linea sottile sottile Ma voglio che tu sappia che per te la percorrerò in ogni momento Forse gli altri tuoi ragazzi non sono stati in grado di passare la prova Bhe, se sei forte e pronta per l’amore dolcezza io sono più forte degli altri
...Chi segue il mio blog immagino si sia accorto della mia passione per un ex ragazzo della costa est degli Stati Uniti... Di come la sua musica mi abbia accompagnato durante gli anni passati e come sia stata importante per formare il mio senso delle cose e la mia coscienza di uomo... Quel ragazzo però non era l’unico a calcare le spiagge dello stato verde dell’est... Alla fine degli anni sessanta, così come nella nostra Emilia, in quella terra solo apparentemente lontana stavano nascendo tante voci libere che inseguivano un sogno aggrappandosi alle sei corde della loro chitarra, unica spada contro una povertà dilagante imposta dalla crisi di quegli anni... Vi segnalo questo vecchio-giovane ragazzo di allora, che di nome fa Joe Grushecky, che qui, dopo tanti anni passati a urlare nei polverosi bar dell’Asbury Sound, si concede una bella ballata dal nome "A good life"... carina... "I got two kids, two cats, a beautiful wife... I believe a good life"... Semplice semplice...3 accordi... quasi come il trunci trunci che si fa alla domenica in chiesa... E poi c’è un tal suo amico che fa i cori che mi ricorda tanto... Si... vabbè... lasciamo perdere... sennò mi prendete per fanatico... ’notte a tutti, Sempre Nomade... Pedro1973.
Dalle piccole Cose...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una canzone che ho citato oggi durante una conversazione su Skype con una persona importante...
From Small Things big things Came
A sedici anni lei lasciò la scuola Per cercare fortuna nella terra promessa Trovò un lavoro da cassiera In un locale aperto tutta la notte Tornò fiduciosa a casa dalla mamma Adesso, mamma, non ti devi preoccupare Dalle piccole cose, mamma, un giorno verranno le grandi
Era un venerdì sera Lui spuntò dall’oscurità Era un bell’uomo robusto Prima lei gli prese l’ordinazione, poi gli prese il cuore Comprarono una casetta sulla collina Dove avrebbero presto corso piccoli piedi Dalle piccole cose, mamma, un giorno verranno le grandi
Ma l’amore è una ferita aperta E’ triste, ma è così Quando il tuo cuore batte Non vuoi sentire ragioni Lei fece i bagagli E con una cartina stradale del Wyoming Se ne andò fino a Tampa Nel grande Eldorado Scrisse, cara mamma La vita è un paradiso sotto il sole Dalle piccole cose, mamma, un giorno verranno le grandi
Lei lo fece secco con un colpo di pistola su una strada soleggiata della Florida, quando la presero disse Che non sopportava il suo modo di guidare A casa il malinconico Jhonny attende la libertà vigilata della sua piccola, attende in cima alla collina Sotto cui scorrono i fiumi del Wyoming E i suoi semi sono proprio cresciuti adesso Ha una figlia e un bel figliolo Dalle piccole cose, mamma, un giorno verranno le grandi
Noi non ci saremo...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da Repubblica... Inquietante... Cosa sarebbe della terra dopo la scomparsa dell’uomo...
Il primo giorno, solo silenzio. Il secondo verrà l’acqua. E le terre asciutte torneranno a essere sommerse. Avverrà nei corridoi delle metropolitane di New York e Londra che diventeranno lunghi e contorti canali sottomarini. Il settimo giorno verranno le tenebre e torneranno a coprire la luce. Avverrà nelle oltre 400 centrali nucleari del pianeta dalle quali si scateneranno fiamme e radiazioni. Avverrà nei pozzi petroliferi, nelle raffinerie, nei grandi impianti petrolchimici e le esplosioni oscureranno il sole. Il mondo ripiomberà nel buio e la Genesi, in sette giorni come era iniziata, sarà azzerata. Il mondo per come lo conosciamo diventerà un pianeta inabitabile, saturo di sostanze tossiche, devastato dalle radiazioni.
Inabitabile per noi, inadatto all’uomo. Ma l’uomo da sette giorni non c’è più. Sparita la creatura più alta, il momento in cui l’universo assume la coscienza di sé attraverso quella dell’uomo e nello stesso tempo la creatura più bassa, il grande predatore, la furia irresponsabile che ha divorato l’habitat in cui è nato, cresciuto e si è evoluto. E’ l’ipotesi di Alan Weisman, giornalista scientifico e autore del bestseller negli Stati Uniti e ora tradotto in Italia Il mondo senza di noi (tr. it. N. Gobetti, Einaudi, 14,50 euro, in libreria da giovedì).
E’ un catastrophe book, per usare un’espressione mutuata dal cinema. Un’analisi scientifica e dettagliata di che cosa accadrebbe alla Terra se di colpo la razza umana si estinguesse. Il perché non ha importanza: guerra nucleare, disastro batteriologico, rapimento alieno: ognuno scelga tra le innumerevoli suggestioni che potrebbero portare alla fine della nostra avventura. Il punto è un altro: come se la caverà il pianeta dopo di noi? E ancora: della nostra plurimillenaria e così appagante storia resterà qualche traccia? E soprattutto, che poi è il motivo reale per cui Weisman ha scritto il libro: dobbiamo per forza aspettare la nostra fine per dare alla Terra un nuovo inizio?
Per dare la base scientifica del libro, Weisman ha visitato alcuni luoghi che l’uomo ha abbandonato come la Bialowieza Puszcza, l’ultima foresta primordiale sopravvissuta in Europa, tra Polonia e Bielorussia, la Zona Demilitarizzata alla frontiera tra Corea del Nord e Corea del Sud, dove sono tornate specie in via d’estinzione, la zona alla Tarkowsky intorno alla centrale di Chernobyl, in Ucraina, ormai dominio di piante e animali, le foreste e le giungle di Africa e Amazzonia.
Da quegli ecosistemi human free e da calcoli e previsioni nasce il suo viaggio.
Dopo il settimo giorno e l’apocalisse, la mossa successiva tocca all’altra razza che contende all’uomo il dominio della Terra, quella vegetale. In pochi mesi piante e vegetazione invadono strade, palazzi, monumenti e ogni costruzione umana.
Passano gli anni e se ne vanno le altre grandi opere dell’uomo. Il Canale di Panama, per esempio, si richiude nel giro di vent’anni, ogni campo coltivato torna selvaggio. Passa un secolo, i grandi mammiferi come orsi ed elefanti si moltiplicano grazie allo spazio vitale aumentato a dismisura. Altri tre secoli: cadono i grandi ponti di città come New York, Parigi, Roma. Nel giro di cinquecento anni dal giorno della sua scomparsa, dell’uomo non restano né case né città né costruzioni in mattoni.
Un altro salto temporale: sono passati centomila anni. L’ecosistema è tornato quello dell’Eden prima della creazione dell’uomo. E’ anche verosimile che in un milione di anni sparirebbero i detriti di plastica. Ora è davvero l’anno zero. Del nostro passaggio sulla Terra non è rimasto nulla. Unica eccezione, forse, dice Weisman, le facce scolpite dei presidenti americani sul monte Rushmore ancora vagamente riconoscibili, sette milioni di anni dopo. Ma forse farebbero la fine dell’inquietante volto su Marte nella foto scattata dalla sonda spaziale Viking 1. Sarà un volto o semplicemente uno scherzo geologico? Forse resisterebbero ancora per qualche milione di anni le sculture di bronzo preistoriche che ancora oggi ci lasciano così stupiti.
Fine del viaggio. La Terra è sopravvissuta, si è rigenerata, è rifiorita ed è pronta, ammesso che la natura compia lo stesso sbaglio due volte, ad accogliere un’altra specie evoluta. Ma, come cantavano in tempi già sospetti Guccini e i Nomadi, noi non ci saremo.
T’Amo senza sapere come ne’ quando ne’ da dove, t ’amo direttamente senza problemi ne’ Orgoglio cosi’ ti Amo perche’ non so Amare altrimenti che cosi’ in questo modo in cui non Sono e non Sei, cosi’ vicino che la tua mano sul mio petto e’ mia, cosi’ vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno ...
Stanotte ancora una volta Scruto ogni volto sulla pista affollata Cercando, e non so perché... Solo aspetto che tu entri da quella porta C’è una ragazza vicino alla band Mi ricorda te e le chiedo di ballare Mentre il batterista conta quattro Le prendo la mano e andiamo via...
...Hai percorso un milione di miglia e come saresti ancora lontano dal quel luogo in cui non si puo’ ricordare e non si puo’ dimenticare
Lei ti conduce lungo un sentiero ci sarà tenerezza nell’aria ti lascera’ arrivare abbastanza vicino da farti sapere che lei e’ veramente li’ ti guardera’ e sorridera’ e i suoi occhi diranno che lei ha un giardino segreto dove tutto cio’ che vuoi tutto cio’ di cui hai bisogno restera’ sempre un milione di miglia lontano
Ferma le mie mani non combatto più torno dove ieri mi lasciasti tu..... sazio di dolore Dietro quale altare ti rincontrerò Faccio il giocoliere i rischi tu li sai uomo di mestiere se è così che vuoi troppi errori eppure speri. Nel perdono la forza di un re come un figlio oggi torno da te così spoglio di vanità del tuo sguardo sarò degno chissà? Di quel pane mi nutro anchio in questo mondo che non è più il mio. Fermi giù le armi non osate cè chi riposa chi si sposa. Nel perdono ci credo anchio mi abbandono fosse lultimo oblio Nel perdono spera anche tu che quel cielo non si macchi mai più è la vita che aspetta te in piedi, coraggio, salutiamo il re.
Amici di questo blog... scusate se torno su un argomento che ho già trattato... Questa mattina, leggendo Repubblica on line la mia attenzione è stata attirata su questa lapide esposta in via Fani in cui si ricordano le vittime dell’assalto brigatista che portò al rapimento Moro... Santo Iddio... non ci vuole una mente superiore per notare che su quella lapide MAI e dico MAI compare chi quell’attentato l’ha compiuto... Letta così potrebbe sembrare che dei carabinieri (o poliziotti, non so) sono stati uccisi nell’adempimento del loro dovere (cioè mentre scortavano non si sa bene chi... Mai compare il nome di Aldo Moro) da dei soldati mandati da Vega (freddo e feroce) o dal diavolo... o da Bin Laden o da chi sà Iddio... Insomma... Ma possibile che in questa Italietta non si riesca nemmeno a scrivere su una lapide il nome ed il cognome dei colpevoli... Una volta tanto che si conoscono... A processo fatto e per stessa ammissione dei terroristi reo confessi.... Possibile che bisogna sempre essere così pavidi ed ipocriti ???? Ma di cosa ha paura questo stato ??? Di scrivere "Questi cinque poveri cristi sono stati uccisi dalla mano armata delle BRIGATE ROSSE che in quegli anni si erano messe in testa di fare la rivoluzione armata ed in questo luogo hanno sferrato il più alto, atroce e meschino attacco alla STATO ITALIANO"... e che cazzo... c’è bisogno che queste cose le scriva io in un blog che si chiama Spritz.it ????? Ma in che Italia viviamo ? Forse ha ragione Pippo Baudo a parlare di Italia di merda... Vabbè... scusate lo sfogo... Buon week end a tutti.
Speranze che sperai, Sorrisi e pianti miei, Promesse di allegria E sogni in cui volai ed il primo spietato amor mio, Siete per me Perduti e persi mai. Mi appassionai di voi, Su di voi giurai e mi ci tormentai. Sembra niente ma il cuore era il mio Poi c’eri tu... Ma i ricordi non passano mai, stanno con noi, eccoli qui Ma che buoni quei baci tra noi, Forse tu non vuoi smettere mai, Per vederti mi bastano Gli occhi lucidi. Se ti piace e se ancora tu vuoi Nel ricordo anche senza di noi Tutto torna possibile, Anche tu sei qui, Qui nel cuore mio, Ma i ricordi non passano mai, stanno con noi, Sono molto più forti di noi, più vivi.