
Rutz82, 25 anni
spritzino di schio (VI)
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S. Latouche - La scommessa della decrescita
HO VISTO
Ho visto il terrorismo e stragi rosse e stragi nere aeroplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni. Ho visto gladiatori sorridere in diretta e i pestaggi dei nazisti della nuova destra ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze e anarchici distratti cadere giù dalle finestre
STO ASCOLTANDO
nulla
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
con i miei vestiti
ORA VORREI TANTO...
essere libero di viaggiare, conoscere, ballare, fare
STO STUDIANDO...
estimo forestale
OGGI IL MIO UMORE E'...
ottimista ma stretto
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Come in alcuni paesi la vita scorra così lentamente ... mentre da noi si viaggia alla velocità del suono. Eppure da entrambi il tramonto arriva lo stesso... solo che gli altri se lo godono sempre.
2) quelli che prendono tutto in qanto non sanno cosa vogliono ...
3) L'incomprensibile mentalità chiusa e/o ottusa e/o semplicemente strana di certe persone!
4) una delle persone che non sopporti che ti copia in tutto e per tutto
5) METTERSI COMODI A SUONARE LA PROPRIA BATTERIA EEE...AMORE??SONO ARRIVATA, ANDIAMO A FARE SHOPPING???
6) ADORMENTARMI E NON SVEGLIARMI MAI PIU'
7) dover andare a far spesa nei centri commerciali poco prima di Natale...
MERAVIGLIE
1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
3) svegliarsi accanto alla persona che si ama
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) l'autoironia...fa sempre bene!!
6) rimanere bambini nel cuore! sapersi stupire, avere un sorriso luminoso e due occhi cha parlano di tenerezza!
7) Le favole amalgamate alla musica elettronica
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“Agire sulle cause è il vero investimento che facciamo verso il futuro. Se riuscissimo ad intraprendere questa strada troveremmo più sorprese di quante crediamo: il vero investimento è sull’uomo, e l’impressione è che quanto più ci sbarazziamo di questa scorza tecnologica che ci troviamo nostro malgrado addosso, più riscopriamo l’essenza delle forze che ci governano.”
Ti svito il cranio e ti cago in gola
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lunedì 28 aprile 2008 - ore 15:53
un po di informazione alternativa...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
dal blog di stefano montanari L’Irlanda, Dublino in particolare, la città dove mi trovo in attesa dell’aereo che mi riporterà a casa, è una delle terre promesse per i ragazzi italiani. Come il Canada, come l’Australia, come la Nuova Zelanda e, perfino, come la molto più “casalinga” Spagna.
Qui come là, nelle altre terre promesse, si respira ottimismo, o, almeno, a noi italiani pare così. Checché ne dica il nostro presidente della repubblica, smorto e stucchevolmente rituale difensore d’ufficio di quella che sta diventando una nazione da vivere al presente, un presente che è una diligenza da assaltare per l’ennesima volta per quanto ancora di bottino questa diligenza possa contenere, il nostro sarà un futuro non certo roseo e noi siamo una nazione triste. Le elezioni appena celebrate rappresentano un altro chiodo piantato sulla bara, se mi si passa l’espressione inglese, elezioni con le quali abbiamo dato ancora una volta ampia dimostrazione della nostra immaturità democratica, della nostra miopia e di quanto poco c’interessino i nostri figli.
E, allora, per chi non si rassegni alla disperazione personale, sia l’Irlanda.
Ma nemmeno qui è tutto oro. Nel bene e nel male, in questo inizio di millennio gli Stati Uniti restano la nazione più forte del mondo e, come da lungo tempo è loro costume, quelli non esitano a far valere la posizione di preminenza.
Nel caso specifico, ciò di cui mi sto occupando, il campo d’applicazione è quello tecnologico e, ancor più nello specifico, quello del trattamento dei rifiuti. È noto come negli USA esistano città virtuose, San Francisco per tutte, che hanno compreso come la strategia “Rifiuti Zero” paghi in termini di salute, di ambiente e di economia. Dunque, laggiù non si parla nemmeno d’inceneritori, visto che questi sono la palese negazione dei tre termini di cui sopra.
Del resto, gli americani avranno pure tanti difetti, ma i conti li sanno fare e, a conti fatti, da oltre una dozzina d’anni d’inceneritori non ne fanno più e, anzi, quelli che ci sono vengono via via accantonati. Non ne fanno più a casa loro, ma le vecchie aziende che su questa ingenuità del fuoco purificatore basata su concetti smentiti dalla scienza ben oltre due secoli fa hanno prosperato non hanno alcuna intenzione di chiudere bottega. Dunque, visto che non si riesce più a tirare il pacco in patria, lo si tiri altrove. Se l’Italia, grazie ai nostri “ladri di Pisa”, quelli che di giorno bisticciano e di notte vanno a rubare insieme, è diventata il paese di bengodi per gl’inceneritori (da noi hanno perfino cambiato nome come le donne in menopausa cambiano chirurgicamente un viso cascante), resta, tuttavia, un mercato che si saturerà, dato che nemmeno Veltrusconi potrà esagerare e più di tanta spazzatura non ce la faremo proprio a produrla nonostante i nostri eroici sforzi.
Così, agli americani che avevano fatto della piromania un’industria non resta che cominciare a cercar fortuna altrove, e fortuna si può trovare in Irlanda, dove qualche quattrino c’è e dove l’immondizia comincia a farsi vedere. È vero che qui non esiste un genio come l’enciclopedico professore catodico pronto a farsi garante presso il popolo circa la salubrità dei gas e delle polveri prodotti da milioni di tonnellate di porcheria data al falò, ma è altrettanto vero che l’irlandese non è mai stato coinvolto nel problema e, per questo, si trastulla nella sua non conoscenza, fidandosi più o meno ciecamente di quanto chi lo governa propone. E il governo di Dublino, sensibile alle sollecitazioni di una ditta americana d’inceneritori, propone un bell’impianto da 600.000 tonnellate l’anno. Non come il nostro miracolo di Brescia, ma non poi lontanissimo.
Una follia, non ci sono dubbi, ma questi non hanno idea dei guai in cui si stanno per ficcare né sanno di tutte le alternative, ognuna indistintamente più vantaggiosa da ogni prospettiva la si valuti, disponibili e ampiamente sperimentate per trattare i rifiuti.
Però l’Irlanda è un paese democratico, ed è così che da giorni va avanti un’audizione pubblica, una sorta di processo, in cui l’EPA, l’ente di protezione ambientale, quello che deve rilasciare la licenza di costruzione del giocattolo, sente varie campane. Ed è pure così che una delle campane è quella dei ragazzi del meetup locale di Beppe Grillo che si è unito ad un’associazione chiamata CRAI, e questa campana è del tutto dissonante rispetto a quella dei venditori americani presenti qui e a quella della municipalità di Dublino che delle sirene che cantano di là dell’Atlantico subisce il fascino. Invitato dai ragazzi di Grillo e dal CRAI, alla presenza di esponenti politici irlandesi, ieri pomeriggio è stato il mio turno di spiegare che il Medio Evo è finito da un pezzo e di rispondere alle domande, tra l’indispettito, l’ingenuo e lo smarrito, di chi già era convinto di fare il mega-business. Quasi un paio d’ore, faticose sì, ma che valevano la pena di essere sostenute. Già mia moglie aveva dato tempo fa un bel colpo ad un inceneritore che si minacciava di costruire in un’isola al largo dell’Inghilterra, e io non voglio essere da meno in famiglia.
Naturalmente non ho idea di come andrà a finire la faccenda e saranno Marco, Simone, Francesco e gli altri italiani di Dublino a tenercene al corrente, ma ho la presunzione di credere che da ieri i piazzisti USA si sentiranno molto meno sicuri e che non sarà più così a cuor leggero che l’EPA penserà di concedere il permesso di costruire quella mostruosità.
Un’audizione pubblica per decidere intorno al bene comune. E da noi
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lunedì 28 aprile 2008 - ore 11:48
che ne pensate dellinformazione in italia?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A volte mi domando se anche allestero linformazione sia così vergognosa e grottesca; non si salva nessuno, forse "La7". ma non essendo mai stato allestero non posso dare giudizi. Tuttavia mi dà da pensare il fatto che in un telegiornale vengano date le notizie di grido, ma solo per il tempo che la gente urla scandalo; non appena comincia ad interrogarsi, ecco un altro tormentone, molto più stupido. ecco che in un telegiornale si sentono, in ordine: 1) caso di attualità, sbandierato per una settimana; 2) cronaca nera, con tanto di servizio e dettagli, come erano ridotti gli organi interni, eventuale calibro del proiettile nel caso di sparatoria, il parere di un avvocato e una lacrima che riga la guancia della madre del morto. Il vicino di casa deve dire invece "era tanto buono, una persona speciale, proprio non capisco"; 2) politica: solitamente le polemiche, anzichè i fatti. 3) servizi inutili sullurag utan del bioparco delle filippine che non può essere reinserito nel suo ambiente naturale per sopraggiunti limiti detà, su un surfista aggredito da uno squalo in california, sulle ferie dei VIP.
In mezzo ci va qualche informazione volutamente storpiata: a) I romeni sono criminali in Italia perchè il sistema giudiziario romeno funziona. sarò ripetitivo, ma secondo me è una gran balla, proveniente da un paese dove anche i funzionari della caritas sono corrotti; b) la gente costretta a razzolare tra i rifiuti per arrivare a fine mese... nei mercati ortofrutticoli i proprietari di animali razzolano da una vita, ma questo i giornali... prudentemente tacciono. stranamente la notizia è stata messa in secondo piano dopo le elezioni; - sempre a proposito di elezioni, sarà stata la profonda insoddisfazione per il risultato di queste, sarà stato un rigurgito di gestione tardo comunista della cosa pubblica, ma è emergenza stupri e reati gravizzimi (proprio con due zeta, come...): solo stranieri, sia chiaro, che gli italiani sono tutti normali e non esistono queste bestie tra loro.
con queste premesse penso sempre più che fuggirò da questop paese: quando ad una conferenza di un primo ricercatore del CNR, questi disse "fuggite da questo paese pericoloso!" tutti imputarono le sue parole alla grottesca situazione della burocrazia italiana che lasciava alla ricerca lo spazio riservato agli hobbisti, e non consentiva di portare nel mondo reale i risultati della stessa. il risultato fu una risata generale di tutto lauditorio. ora invece capisco proprio che ci stiamo dirigendo a gran passi verso largentina, se chi è al governo non la smette di dire "è colpa dei comunisti", e se i giornali e la TV non la smettono di riportare supinamente le sue parole, senza nessuno che, super partes, abbia il coraggio di dire "beh? e allora? facciamo qualcosa o diamo la colpa agli altri?" (vale lo stesso discorso anche a parti invertite, con Mastella e De Magistris). Questi saranno gli ultimi appelli a svegliarsi, poi ci addormenteremo tutti, in modo che "amici" sia uno spaccato della vita reale, con gli allievi che giudicati ed invitati ad impegnarsi, invitano i professori ad andare a lavorare...
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PERMALINK
venerdì 25 aprile 2008 - ore 12:23
riguardo quanto sotto
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono da coprire - Monte Priaforà - Monte Rione - Monte Summano - Monte Cornetto - Dente Austriaco - Cima Sisilla - Mucchione - Monte Enna - Monte Alba - Col Brazome - Cima Novegno
Bastano 11 persone (e due fotografi). Io voglio contarci e sperarci.
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PERMALINK
venerdì 25 aprile 2008 - ore 12:04
sad smoky mountains - tristi montagne fumanti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ciao a tutti. Volevo organizzarmi per loperazione per l8 di agosto, giorno di apertura dei giochi di Pechino. ci serve un po di personale per coprire montagne e colline (nulla di trascendentale, non serve essere messner) e un paio di buoni fotografi. Ho il sogno di far fumare tutto quanto qui intorno sia alto, ma serve aiuto. Se anche tu pensi che i piccoli gesti di protesta possano fare qualcosa, dacci una manoi. Basta un fumogeno rosso. contattami via speedy, rutz82@hotmail.com e 3932349498
ALPINISTI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI – reali o virtuali, di azione o di pensiero – THE SAD SMOKY MOUNTAINS & skyscrapers accensione, mediante simboli e pensieri, del cuore infranto delle montagne e di chi le percorre a land living sculpture_una scultura socioambientale concepita e diretta da Alberto Peruffo [All over the world in prossimità dell’arrivo della fiaccola olimpica sulla cima del Monte Everest + il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino] Sintesi narrativa dell’opera L’uomo ha perso il controllo su se stesso e su ciò che lui chiama natura. I governanti del mondo alimentano la fiaccola olimpica dell’ipocrisia. Uno stuolo incontrollabile di uomini e montagne accendono menti e cuori per tracciare in cielo una rete di segnali visibili in lontananza, una rete ingovernabile di indignazione, tristezza e ribellione contro la quotidiana violazione dei diritti fondamentali. Ciò che resta dell’uomo che non ha rispetto per l’altro da sé, sia esso un suo simile o una natura piegata senza rimedio, è fumo. Evanescenza colore del sangue versato, vergogna per chi ha sempre taciuto. Alimento per chi vuole resistere. Prima accensione Alle ore 13.00 l.t.(local time), una mattina di cielo limpido e poco ventoso della prima decina di maggio 2008 (periodo previsto del passaggio della fiaccola olimpica sul Monte Everest) sulle montagne simbolo dell’alpinismo, specie nelle Alpi, quali Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino, Monviso, etc. (non ci sono limiti, né geografici né di altitudine, ma si cercherà di concentrare le forze sulle cime più importanti, alpine e, se lo si vorrà, extra-alpine, non disdegnando tuttavia chi sceglie cime minori). Seconda accensione Come sopra, esteso alle città, in ogni dove. Alle ore 13.00 l.t., la mattina dell’8 agosto 2008, giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino, su tutte le cime di montagne, colline o rilievi importanti dal punto di vista panoramico, compreso costruzioni artificiali, come grattacieli et similia. Modalità esecuzione opera Diversamente dalla rete di reti che si riunisce in un solo punto applicata all’opera The Wandering Cemetery, The Sad Smoky Mountains prevede una rete di reti che si sviluppa in senso diffuso e non controllabile (quasi a contrastare ciò che si vuole combattere), una rete senza confini e applicabile ovunque. La modalità di esecuzione punto per punto della rete è estremamente semplice e si realizza con mezzi economici. Prevede, a parte lo zaino e tutta l’attrezzatura necessaria per salire ciò che si vuole salire e riportare a valle ciò che si è inevitabilmente consumato, i seguenti 4 elementi fondamentali: 1 buon paio di gambe  applicate ad una testa pensante ]-: per chi salirà le montagne  meglio agire in compagnia, con un gruppo di amici, sia per l’effetto d’insieme dell’accensione sia per la sicurezza delle cordate ]-: 1 set di fumogeni SMOKE 2 o SMOKE 3 di colore rosso reperibile in qualsiasi punto vendita dedito al mare, o armerie, cartolerie, ferramenta, etc. Il costo varia da 1,5 a 10 euro al fumogeno. Si consiglia di acquistarne almeno un paio a persona (una cinquina nel caso si trovasse il fumogeno di tipo più piccolo, SMOKE 1 o altri a miccia, i quali vanno accesi tutti insieme per creare un effetto consistente) e si fa obbligo di riportare a valle gli involucri che racchiudono la miscela naturale di nitrato di potassio e zucchero (miscela con cui si costruiscono i fumogeni). 1 apparecchio fotografico o una telecamera digitale per documentare l’accensione/ascensione. 1 orologio sincronizzato con l’ora legale (local time). Per la prima accensione, al giorno stabilito da un centro di elaborazioni dati – riassumibile in una regia strettamente a contatto con un centro meteorologico e l’evoluzione degli eventi in Tibet, lungo la Cresta Nord dell’Everest – si accenderanno sulle cime delle montagne, in contemporanea (se possibile, ma non necessariamente), i fumogeni, cercando di catturare le immagini non solo della propria accensione, ma anche di quelle visibili in lontananza. Per la seconda accensione, a prescindere dalle condizioni atmosferiche, si procederà come sopra nel giorno ufficiale dell’inaugurazione olimpica. Come centro di raccolta dati, nonché delle coperture montane e cittadine, sarà a disposizione il sito www.sadsmokymountains.net con referenti di zona. Le accensioni saranno coordinate per aree geografiche e relativi local time (l.t.) Scopo dichiarato dell’opera - In un’epoca di crescenti soprusi e insostenibili ipocrisie, come quelle emerse dalle incombenti Olimpiadi di Pechino, dove si violano i diritti fondamentali del popolo tibetano o si irretisce la più alta montagna della Terra soggiogandola alle esigenze del gioco commerciale, olimpico, divenuto gioco perverso, simbolo non più di libertà e finitezza, ma di onnipotenza e autocompiacimento, di ciò che si può creare all’interno di un circuito costruito per il piacere e la gloria dell’uomo, spesso violando i limiti stessi della natura umana o manipolando le condizioni naturali in cui agiamo, costruendoci false libertà; - in un epoca di grande fumo negli occhi dei governanti del mondo e di chi li ha voluti al potere; - nei giorni dell’imminente celebrazione olimpica si vuole lanciare un segnale di allarme agli uomini di buona volontà, un segnale di sostegno alle persone che combattono quotidianamente per i diritti fondamentali dell’uomo e dell’inalienabile suo ambiente, un segno di solidarietà a leader coraggiosi quali il Dalai Lama la cui dirittura e lungimiranza dovrebbero essere guida ed esempio per contrastare la devastante oscurità creata dalla negligenza morale di decine, centinaia di politici, uomini di potere e intellettuali senza dignità e senza scrupolo che credono, o pretendono, di essere padroni invincibili del nostro destino, il loro ultimo prodotto mercificabile. Invito all’opera Gentili amici, cosa vi si chiede di fare può sembrare ancora una volta folle o di troppa effimera natura per avere effetti artistici e civili determinanti per lo scopo che noi tutti, autori e co-autori, ci prefiggiamo di raggiungere: lasciare un segno rosso nel cielo per esprimere il nostro dissenso contro i soprusi e le ipocrisie del nostro tempo. Un segno simbolicamente eruttato dalla Terra, dalle montagne, dalle nostre coscienze nel momento in cui si sta per accendere una fiamma olimpica che al posto di garantire gli alti principi a cui essa si ispira, riflette tragicamente le grandi contraddizioni della nostra epoca, diventata un mercato dove tutto si vende, perfino il destino dell’uomo e dell’ambiente in cui esso oramai miseramente vive. Sembra quasi che la fiamma olimpica che passerà sulla Cima dell’Everest sia destinata ad essere convogliata dentro le viscere della Terra, metabolizzata, rifiutata e rigurgitata sotto diversa forma sulle altre montagne del mondo (siano esse reali o artificiali, picchi rocciosi o coscienze assopite) per tingere il cielo con il colore del sangue, della vergogna, della tristezza e in ultima analisi, della ribellione, il nostro individuale atto di dissenso che nessuno può controllare perché è singolo e inafferrabile. Se i governi, le commissioni, le squadre, gli atleti tacciono di fronte agli inaccettabili fatti di questi giorni in Tibet, per non parlare di quelli occultati in altre parti del mondo, “Occidente civile” compreso, lo facciano pure; noi non ci abbasseremo alle compiacenze della politica e dell’economia, parleremo con un semplice gesto visibile in lontananza e che ognuno di noi può fare senza troppa fatica e senza essere in alcun modo toccato perché nessun danno e nessuna violenza useremo contro alcuno. La nostra unica arma sarà l’arte, la creatività libera e documentabile, una rete di reti che si passerà informazioni, immagini, documenti per costruire un’opera d’arte il cui scopo civile è superiore ad ogni altro scopo, una scultura sociale fatta sul paesaggio per rimarcare l’indissolubile alleanza tra l’uomo e l’ambiente, tra l’uomo e l’altro da sé, sia esso paesaggio animale-vegetale-minerale o un suo simile, un se stesso riflesso sull’altro e la cui violazione proclama la morte di entrambi. Cari amici, vi aspetto tutti sulle cime delle montagne, accendiamo il coraggio e l’indignazione che c’è in noi! Namasté. Tashi delek. Assalamu-alaikum. La pace sia con voi
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mercoledì 23 aprile 2008 - ore 14:24
Un po di info per chi grida al mondo che va tutto bene
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Forse non tutti sanno che... il 16% dellagricoltura statunitense, questanno, è andato per la produzione di biocarburanti, ossia etanolo e gasolio di origine non fossile (ossia non petrol-derivati). Questo ha causato laumento vertiginoso dei prezzi dei cereali, e di conseguenza pane e pasta. Questo (scusate la ripetizione) ha portato, per la prima volta nella storia, linflazione... anche nel terzo mondo, che si trova a vivere la sua prima, vera, crisi economica. Questo potrebbe fare un po di luce a chi ignora la questione tratto da "Corriere.it" - 14 aprile 2008 La guerra dei cereali: Ora il mondo ha fame. Il raddoppio dei prezzi di mais, grano e riso ha scatenato rivolte in decine di Paesi. Giusto per mettere a confronto questa cosa con le famose quote di produzione...
NEW YORK — In Egitto 12 mila persone sono state arrestate perché vendevano farina al mercato nero. Nelle Filippine, in preda a una crisi alimentare gravissima, il governo minaccia di condannare allergastolo chi si accaparra il riso per rivenderlo, poi, a prezzi maggiorati. Ovunque — dallAfrica al Pakistan, dalla Thailandia al Messico — i cereali, nuovo oro dei campi, vengono protetti come un bene prezioso: nellimminenza del raccolto, i terreni sono sorvegliati da guardie armate. Fino a ieri nel nostro ricco Occidente ci siamo occupati quasi solo degli alti prezzi petroliferi, allarmati dal rincaro del pieno di benzina. Certo, continuavano ad aumentare anche pane e pasta, ma il cibo incide solo per il 15-18 per cento sul bilancio di una famiglia europea (10-14% per quelle Usa). Ora, allimprovviso, scopriamo che il raddoppio dei prezzi di grano, mais, riso e soia sta sconvolgendo il mondo: Stati che credevano di aver sconfitto la fame ripiombano nella situazione di qualche decennio fa.
RISCHIO GUERRA CIVILE - La Fao, lorganizzazione alimentare dellOnu, denuncia che in Africa, Asia e America Latina, 36 Paesi rischiano la guerra civile. Sono nazioni poverissime nelle quali la gente (Afp) spende più della metà del suo reddito (spesso i due terzi) per alimentarsi. In molti casi — da Haiti al Kenia — sono già scoppiate gravi rivolte sanguinose. I governi reagiscono con misure di polizia e con blocchi dellexport che stanno sconvolgendo il commercio internazionale in un periodo già reso tumultuoso dalla crisi del credito e dalle tempeste valutarie: Cina e Vietnam, grandi produttori di riso, hanno deciso di limitare le vendite allestero. La Russia ha bloccato per 60 giorni lexport di grano. LArgentina tassa sempre più pesantemente le esportazioni dei suoi agricoltori nel tentativo di bloccare la crescita dei prezzi sul mercato interno. Credevamo di aver avviato a soluzione — se non quello della povertà — almeno il problema della fame: certo, nel mondo ci sono ancora un miliardo di persone malnutrite, ma nei 15 anni che vanno dal 1990 alla metà di questo decennio il loro numero è calato di ben 278 milioni. Un trend positivo che sembrava destinato a durare. La fame era ormai considerata la conseguenza non della scarsità di cibo ma dellincapacità di distribuirlo correttamente e di aiutare i poveri in modo efficace: i depositi, infatti, erano pieni, tanto che leconomista e premio Nobel Amartya Sen poteva sostenere che, mettendoli uno vicino allaltro, i sacchi di grano e riso della riserva strategica statale indiana avrebbero coperto la distanza fra la Terra e la Luna e ritorno. Oggi, invece, quelle riserve sono decimate e lIndia, nuova potenza dell industria e dei servizi informatici, osserva il cielo col fiato sospeso: tra qualche settimana, col monsone, arriverà il raccolto che deve sfamare un miliardo e cento milioni di persone.
MUTAMENTI CLIMATICI - Ma i mutamenti climatici stanno rendendo irregolare questo ciclo. Se il monsone arriverà in forma attenuata, come nel 2002, il raccolto potrebbe ridursi del 20 per cento: 30 milioni di tonnellate di grano in meno. Sarebbe un disastro. Come detto, infatti, le scorte sono allosso e i mercati in questo momento sono disertati dai grandi produttori. Le autorità indiane tremano e si pentono della loro scarsa lungimiranza. Non sono le sole: dopo la «rivoluzione verde» degli anni 70 che raddoppiò il rendimento dei campi in tutto il Terzo mondo, la produzione è rimasta stazionaria. Colpa dei governi ma anche delle agenzie internazionali che hanno smesso di promuovere gli investimenti nello sviluppo dellagricoltura. Quando i consumi hanno cominciato a salire per il maggior ricorso a biocarburanti a base di mais e per laumento della domanda da parte di Paesi emergenti come Cina e India, non è rimasta altra soluzione che ricorrere a queste riserve. I governi che, scossi dalla crisi, reagiscono tutti con misure repressive allinterno e bloccando lexport, danno una risposta miope che elude il problema centrale: la necessità di aumentare la produzione. Per di più, la loro azione impedisce al commercio internazionale di funzionare da fattore di riequilibrio almeno parziale tra domanda e offerta. Risposta miope ma comprensibile: per i governi che rischiano di saltare per il malcontento delle popolazioni, quello della scarsità delle derrate è soprattutto un problema politico. Più che di interventi strutturali, oggi hanno bisogno di segnali visibili e di efficacia immediata. E il caso dellEgitto: pressato da tempo dagli integralisti islamici, il regime di Mubarak ha usato il pugno di ferro contro le speculazioni sulla farina e ha bloccato lexport di riso. Nulla che serva a risolvere il problema nel lungo periodo, ma intanto sul mercato domestico il prezzo del riso, che era passato da 200 a 430 dollari la tonnellata, è sceso di 100 dollari. Leffetto-calmiere di simili misure sarà, però, solo momentaneo, così come momentaneo sarà leffetto del versamento straordinario di 500 milioni di dollari a favore del World Food Program che lOnu ha richiesto ai Paesi donatori: la Banca Mondiale avverte, infatti, che il fenomeno dellimpennata dei prezzi ci accompagnerà per anni. Le quotazioni continueranno a salire almeno fino al 2009 e poi si stabilizzeranno. Leventuale contrazione non arriverà prima del 2015.
ADDIO PREZZI BASSI - Ma possiamo dimenticarci i bassi prezzi degli ultimi trentanni. Nellimmediato, paradossalmente, si spera nella recessione Usa: rallentando la crescita dellintera economia mondiale, potrebbe alla fine frenare anche il «boom» della domanda alimentare dellAsia. Dove, però, per ora, la rapida crescita di Cina e India sta spingendo i ceti benestanti di quei popoli ad inseguire anche a tavola i modelli di consumo dei Paesi ricchi. Cè, poi, la spinta ad assorbire volumi crescenti di mais per la produzione di biocarburanti: un fenomeno che non si arresterà, anche se gli americani si stanno rendendo conto che letanolo riduce sì la dipendenza energetica degli Usa, ma ha un impatto negativo sullambiente, soprattutto per il grande assorbimento di risorse idriche. Alla fine si torna sempre alla necessità di aumentare la produzione cerealicola. Ma in giro per il mondo di terreni coltivabili ce ne sono rimasti ben pochi. Per questo il presidente della World Bank, Robert Zoellick, chiede ai Paesi più colpiti di avviare una nuova «green revolution», capace di incrementare in misura significativa le rese per ettaro coltivato. Musica per i sostenitori degli Ogm: fin qui il mondo si è diviso in due, con lEuropa fermamente contraria alla loro diffusione. Ma con la fame che si riaffaccia e lindustria chimica che prepara molecole di seconda generazione, capaci di far crescere i cereali anche in condizioni di siccità, tutto cambia. (di Massimo Gaggi)
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PERMALINK
martedì 22 aprile 2008 - ore 17:12
Per non dimenticare... notizie dal tibet
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Siccome di queste cose, qui dentro, si parla sempre quando ne parla la tv, e poi si segue la moda parlando del tempo e delle dive, preferisco lavarmi la mia coscienza (sporca) parlandone adesso, per poi evitare di cadere nella mediocrità generale, nel chiacchiericcio da comari che si dicono "che scandalo", ma basta una nuvola nera per farle correre a ritirare la roba stesa, per dimenticarsi di ciò che le aveva scandalizzate... Cari amici di Amitaba,
la situazione in Tibet sta volgendo verso una maggior stabilità a causa della ferma imposizione dellordine da parte dellesercito, e le autorità hanno confermato la riapertura dellaccesso turistico entro il prossimo mese di maggio. . Quindi questestate sarà possibile recarsi in visita in Tibet, dove si potrà portare una propria testimonianza.
Tuttavia abbiamo deciso di sospendere due viaggi: quello previsto in Amdo dal 6 al 21 di luglio (Incontro con la tradizione Jonang) e quello nel Tibet Classico dal 19/2 al 2/8 (Tibet classico e tradizione Jonang) perché riteniamo che non sia opportuno, oltre alla particolarità di viaggiare in questi momenti con un Tulku, di incontrare alcuni Lama li residenti sotto locchio scrutatore e sospettoso degli orrendi invasori cinesi. Non vogliamo essere noi la causa di ulteriori problemi!
Per questi progetti si rimanderà quindi al 2009, buon karma permettendo.
Siamo molto dispiaciuti per questo, in quanto queste iniziative sono state progettate con la Jonang Foundation ed avevano anche uno scopo di sostegno. Ne abbiamo lungamente discusso con Michael Sheehy e altri dirigenti della fondazione, e alla fine questi motivi di prudenza, che sono stati trasmessi ed enfatizzati proprio dai nostri amici nellAmdo, ci sembravano decisamente seri. In quel territorio, secondo le nostre informazioni dirette, proprio in questi giorni sono stati arrestati altri 3000 Tibetani.
In queste settimane di lotte in Tibet sono circolate una miriade di informazioni, a volte confuse dalla propaganda cinese e dai suoi portavoce. Ho così pensato di incollare di seguito due testi che possono contribuire ad una comprensione più precisa della situazione.
Il primo è la traduzione di un discorso tenuto da S.S. il XIV Dalai Lama del Tibet a Dharamsala, India, il 7 aprile scorso, dove troviamo precisamente riassunta la sua posizione, con unesposizione che sorprende per la lucidità con cui anche in questo momento di estremo tormento il Dalai Lama riesce a dare delle indicazioni di grande equilibrio e lungimiranza.
Il secondo è una lettera aperta redatta lunedì 14 aprile da Mariateresa Bianca, una nostra cara amica che vive a Dharamsala che in agosto condurrà due dei viaggi di Amitaba in Tibet. Teresa evidenzia i punti salienti della situazione e porta le sue riflessioni sullimportanza della cultura tibetana, citando fatti storici e di attualità, e lasciandoci anche una tenue nota di speranza.
Con laugurio che i nostri fratelli tibetani possano al più presto vivere in pace e liberi dalloppressione,
vi saluto tutti con affetto!
Alessandro
DISCORSO DI S.S. IL XIV DALAI LAMA DEL TIBET
"Troppe bugie, sul Tibet il mondo cerchi la verità"
Dharamsala (India), 7 aprile 2008
Dal 10 marzo di questanno stiamo assistendo a molteplici proteste e dimostrazioni in molte zone del Tibet - e perfino di studenti in alcune città della Cina - che rappresentano il punto di esplosione di unangoscia fisica e psicologica provata per lungo tempo dai tibetani, nonché lespressione di un profondo risentimento contro loppressione dei diritti umani del popolo tibetano.
Risentimento per la mancanza della libertà religiosa, per il tentativo di distorcere in ogni occasione possibile la verità. (...) Luso delle armi e della violenza per reprimere e disperdere le manifestazioni pacifiche del popolo tibetano mi rattrista profondamente. Tali interventi hanno scatenato disordini in Tibet, hanno provocato molte vittime e moltissimi feriti, molteplici arresti. (...) Di fronte a questo io mi sento del tutto impotente. Prego per tutti i tibetani e i cinesi che hanno perso la vita.
Le recenti proteste in tutto il Tibet hanno non soltanto contraddetto ma anche fatto a pezzi la propaganda della Repubblica popolare cinese, secondo la quale ad eccezione di pochi "reazionari" la stragrande maggioranza dei tibetani vive una vita prospera e felice. Queste proteste hanno invece chiaramente evidenziato che i tibetani di tre province - U-tsang, Kham e Amdo - hanno le stesse aspirazioni e speranze. Inoltre hanno fatto comprendere al mondo intero che la questione tibetana non può più essere trascurata. (...) Il coraggio e la determinazione dei tibetani che hanno rischiato il tutto per tutto (...) sono molto ammirevoli e lopinione pubblica internazionale ha compreso e sostenuto lo spirito di questi tibetani. (...)
Presidenti, primi ministri, ministri degli Esteri, Premi Nobel, parlamentari e cittadini preoccupati di ogni angolo del mondo stanno inviando un messaggio forte e chiaro alla leadership cinese affinché ponga immediatamente fine alla violenta repressione contro il popolo tibetano. Hanno incoraggiato il governo di Pechino a seguire una strada per raggiungere una soluzione reciprocamente vantaggiosa. Dovremmo creare loccasione affinché i loro sforzi diano risultati positivi. So che siete provocati a ogni livello possibile, ma è importante che vi atteniate alla pratica della non-violenza.
Le autorità cinesi hanno fatto dichiarazioni menzognere contro di me e contro lAmministrazione Centrale Tibetana, accusandoci di aver istigato e orchestrato gli avvenimenti in Tibet. È assolutamente falso: io ho ripetutamente lanciato appelli affinché un ente indipendente e internazionale si facesse carico di uninchiesta approfondita per valutare quanto è accaduto. (...) Se la Repubblica Popolare Cinese ha in mano prove e testimonianze a supporto delle affermazioni fin qui fatte, dovrebbe renderle note al mondo intero. Fare dichiarazioni non supportate da prove non è sufficiente.
Per il futuro del Tibet, ho deciso di trovare una soluzione nellambito della Repubblica Popolare Cinese: dal 1974 sono rimasto fedele allapproccio reciprocamente vantaggioso della Via di Mezzo. Ormai il mondo intero lo conosce: significa che tutti i tibetani devono essere governati da unamministrazione che goda di una significativa autonomia regionale e nazionale, con tutto ciò che questo comporta - autodeterminazione, piena responsabilità decisionale - tranne che per le questioni inerenti alle relazioni estere e alla difesa nazionale. Tuttavia, sin dallinizio ho detto che i tibetani hanno il diritto di decidere il futuro del Tibet.
Ospitare i Giochi Olimpici questanno è motivo di grande orgoglio per il miliardo e duecento milioni di cinesi. Fin dallinizio ho appoggiato la decisione di disputare le Olimpiadi a Pechino. La mia posizione è immutata. Credo che i tibetani non dovrebbero ostacolare in nessun modo i Giochi: ma è diritto legittimo di ogni tibetano lottare per la propria libertà e il rispetto dei propri diritti. Daltro canto, sarebbe inutile e non gioverebbe a nessuno se facessimo qualcosa che creasse odio nellanimo del popolo cinese. Al contrario: dobbiamo favorire la fiducia e il rispetto nei nostri cuori al fine di creare una società armoniosa, in quanto essa non può nascere sulla violenza e lintimidazione.
La nostra lotta è contro alcuni esponenti della leadership della Repubblica Popolare Cinese e non con la popolazione cinese. Pertanto non dovremmo mai dare adito a incomprensioni o fare qualcosa che possa nuocere alla popolazione cinese. (...)
Se lattuale situazione in Tibet dovesse perdurare, temo che il governo cinese possa esercitare ancora più forza e aumentare loppressione del popolo tibetano. (...) Ho ripetutamente chiesto alla leadership cinese di fermare immediatamente loppressione in ogni zona del Tibet e di ritirare i suoi soldati e le sue truppe armate. Se ciò desse risultati, consiglierei ai tibetani di interrompere le proteste.
Voglio sollecitare i miei concittadini tibetani che vivono fuori dal Tibet a essere quanto mai vigili. (...) Non dovremmo impegnarci in nessuna azione che possa anche minimamente essere considerata violenta. Perfino in presenza di provocazioni, non dobbiamo mai permettere che i nostri valori più preziosi e profondi siano compromessi. Credo fermamente che conseguiremo il successo seguendo la strada della non-violenza. Dobbiamo essere saggi, comprendere da dove nascono laffetto e il supporto dimostrati senza precedenti per la nostra causa.
Infine, desidero ripetere ancora unultima volta il mio appello ai tibetani affinché pratichino la non-violenza e non si allontanino mai da questo cammino, per quanto grave possa essere la situazione. (Discorso pronunciato a Dharamsala, India, il 7 aprile 2008. Traduzione di Anna Bissanti)
LETTERA APERTA DA DHARAMSALA, INDIA
Da Mariateresa Bianca, 14 aprile 08, Dharamsala, India
AllHotel Ahok in New Delhi, il giorno 27 marzo, 2008, ho sentito un tonfo al cuore e unondata di tristezza quando Sua Santità, il XIV Dalai Lama, rispondendo alla domanda di Piero Cerri, un vecchio studente di buddismo tibetano, sul cosa possiamo fare per contribuire ad una soluzione pacifica della questione tibetana, ha risposto che il Tibet, insieme alla sua ricca eredità culturale è in via di estinzione, sta morendo.
Non che non lo sapessimo, ma queste poche parole, pronunciate con un lungo sospiro, mi hanno spezzato il cuore e mi hanno fatto decidere che dobbiamo e possiamo fare qualcosa. Per tutti quelli che sono stati toccati, in un modo o nellaltro, direttamente o indirettamente, dal buddismo tibetano in generale e da S.S. in particolare, questo e il momento di darsi da fare, altrimenti potrebbe essere troppo tardi. Chi è stato toccato senzaltro sentirà questa chiamata, ma anche chi non ha avuto particolari connessioni sentirà un forte senso di ingiustizia leggendo le notizie e argomentazioni che ho raccolto qui di seguito.
La prima e più importante ragione di fare qualcosa per salvare la ricca cultura tibetana è che in essa sono contenuti insegnamenti che hanno la potenzialità, se messi in pratica, di contribuire in modo significativo a risolvere molti dei problemi che lumanità, ma anche il mondo vegetale e animale, stanno sperimentando oggi.
La dimostrazione del tipo di trasformazione che questi insegnamenti hanno la capacità di operare era di fronte a me quel giorno allhotel Ashok !! Durante il discorso pronunciato a Washington in occasione del conferimento della medaglia doro, S.S. ringraziando tutti disse che i valori umani che è sempre impegnato nel promuovere, gli sono stati trasmessi prima da sua madre e poi dai suoi maestri, e sottolineò che era grazie allambiente culturale in cui era cresciuto che aveva avuto la possibilità di essere prima esposto a quelle qualità interiori e poi di aver potuto coltivarle. Questo dimostra come sia anche nostra la responsabilità di contribuire alla salvezza di questa cultura che è da considerare "un patrimonio dellumanità" e come tale dovrebbe essere protetta. Proteggere questo antico gioiello che ha la capacità di rispondere a molti dei quesiti moderni comincia dallinformarsi sui fatti; diventa nostra responsabilità cercare le notizie veritiere.
Dal punto di vista della storia moderna, il Tibet è stato vittima di una delle più pesanti manovre colonialiste degli ultimi 50-60 anni. Un immenso territorio (non solo quello che va sotto il nome di TAR: Tibetan Autonomous Region, ma tutte quelle aree a cultura tradizionalmente tibetana annesse direttamente alla Repubblica Popolare Cinese e che sono grandi due volte il TAR ed inglobate oggi nel Qinhai, Sichuan, Gansu e Yunnan), con i suoi abitanti, risorse naturali, specie vegetali e animali rarissimi hanno cambiato proprietà passando dalle mani dei suoi legittimi e originali proprietari a quelle di una delle più potenti e popolate nazioni della terra. Non che questo non fosse già avvenuto nel passato in scala altrettanto grande, ma il Tibet è stato uno degli esempi più recenti di una politica colonialistica obsoleta e datata che impone di appropriarsi della terra del proprio vicino di casa per raggiungere lobiettivo della propria sicurezza nazionale. Con la conseguenza però che percentuali sempre più alte del bilancio nazionale devono essere spese per continuare a garantirsi il possesso di questi territori. Comunque sotto gli occhi di India, Inghilterra, America e Russia che facevano finta di non vedere, avendo altri punti sulla loro agenda con la Cina, linvasione, violazione e annessione del Tibet avvenne tra il 49 e il 59. Quella volta il mondo girò le spalle al Tibet, ma oggi, grazie a una nuova consapevolezza dellumanità nel suo conplesso, possiamo evitare di ripetere lo stesso errore poiché ci rendiamo conto che la perdita di questa cultura è una nostra perdita e il genocidio di questo popolo è come luccisone di una parte di noi ed entrambe sono cose inaccettabili !
Il genocidio del popolo tibetano sta avvenendo con grande rapidità attraverso il trasferimento di popolazione cinese e il conseguente tentativo di assimilare i tibetani ai cinesi. Le cifre sono allarmanti: nella capitale, Lhasa, i tibetani rappresentano già oggi solo una minoranza della popolazione, circa un terzo e la tendenza in corso porta solo a peggiorare la situazione. Secondo fonti attendibili, dopo i giochi olimpici, un nuovo milione di cinesi verranno a stabilirsi nel TAR. Anche dal punto di vista ambientale cè motivo di essere molto preoccupati dellirresponsabile politica cinese sul territorio tibetano considerando i danni, che da essa derivano e che tutti noi dobbiamo subire. Con la stessa velocità con cui procede leconomia cinese, procede anche la deforestazione che sta creando un effetto di desertificazione sullaltopiano tibetano con risultati osservabili anche da immagini satellitari, dove si nota una colonna di aria calda che si innalza dalle regioni orientali tibetane e che va a disturbare le forti correnti daria stratosferiche, o come pure il riscontrato scioglimento di molti ghiacciai. Lattivita di deforestazione ha ridotto larea coperta da foreste del 30 o 40%, a seconda delle regioni, tra il 1950 e il 1985. Inoltre strade continuano ad essere costruite per raggiungere le regioni più isolate da disboscare con ulteriore distruzione dellhabitat naturale. Per non parlare della situazione dellacqua con il terrificante doppio progetto di deviare le acque e costruire la più grande stazione idroelettrica nel mondo sul fiume Yarlung Tsampo (Brahamaputra) che avrebbe conseguenze catastrofiche per tutti i paesi orientali bagnati attualmente dalle sue acque che resterebbero a bocca asciutta o sarebbero ridotti a ricomprare dai cinesi lacqua se questo progetto dovesse essere intrapreso nel 2009. Il progetto include luso di materiale nucleare nelle esplosioni (PNE: Peaceful Nuclear Explosion) necessarie per costruire un tunnel di 10 miglia attraverso il monte Namcha Barwa come pure linondazione e conseguente scomparsa dello straordinario e non ancora completamente classificato habitat del canyon "della Grande Curva" che solo recentemente è stato esplorato a fondo e dichiarato il più lungo e profondo canyon nel mondo. Questarea si chiama in tibetano Pema Ko ed è stata considerata sacra da generazioni di tibetani. La problematica insita nellirresponsabile uso dellacqua da parte delle autorità cinesi non può essere sottovalutato considerando il fatto che dallaltopiano tibetano sgorgano tre dei dieci maggiori fiumi del mondo: il Brahmaputra (o Yarlung Tsampo in Tibet), lo Yangtze e il Mekong; come pure molti altri grandi fiumi: il Fiume Giallo, il Salween, lArun, il Karnali, il Sultej e lIndo. Il 90% delle loro acque scorre a valle in Cina, India, Bangladesh, Nepal, Pakistan, Tainlandia, Myamar, Laos, Cambogia e Vietnam. Per concludere, è realistico considerare che il problema ambientale tibetano tocca non solo i sei milioni di tibetani, ma i molti altri milioni di abitanti dei paesi confinanti e indirettamente tutti noi, visto che sono state provate le conseguenze a livello mondiale di danni effettuati a livello locale.
Ancora una volta non posso evitare di considerare lenorme apporto allumanità costituito dal principio così spesso citato da S.S., e cioè quello dellinterdipendenza. Non solo dal punto di vista filosofico, come colonna centrale degli insegnamenti buddisti, ma anche per quanto riguarda i tentativi di risolvere problematiche politiche, sociali e ambientali questo principio dellinterdipendenza, patrimonio della cultura tibetana, è altamente significativo e utile. Solo tenendo conto di questo potremo capire come noi tutti dipendiamo gli uni dagli altri e come sia irrealistico pensare di risolvere i problemi solo a livello locale, riusciremo così ad apprezzare la visione "della Via di Mezzo" proposta da S.S. e dal suo governo in esilio per risolvere la questione tibetana..
Qualcuno pensa che i danni alla cultura e allambiente in Tibet siano irreversibili, ma in molti crediamo che non sia ancora tempo di gettare la spugna e che questa non debba rimanere una di quelle cause perse e dimenticate; se una soluzione pacifica verrà trovata velocemente, ci sono ancora margini di possibile guarigione anche se le ferite inferte sono state davvero profonde.
Dicevo velocemente perchè le nuove generazioni educate secondo i principi materialistici della società cinese stanno mostrando di cominciare a perdere quelle qualità interiori che hanno reso S.S. e il buddismo tibetano in generale così famosi. Durante le rivolte spontanee cominciate il 10 marzo e non ancora finite, sia nel Tar che in Amdo e Kham e persino in certe città cinesi, ci sono stati incidenti di violenza. Violenza brutale dellesercito cinese con perdita di molte vite umane, le cifre esatte non sono ancora state accertate; violenze operate da "provocatori travestiti da tibetani" e infine violenze da parte di alcuni tibetani come espressione di una frustrazione comune derivata da anni di umiliazioni, emarginazioni e abusi. Tutto questo è avvenuto contemporaneamente ad una mancaza degli insegnamenti dei tradizionali valori culturali e spirituali tibetani, perchè etichettati come "retrogradi" e "reazionari". Benché questi incidenti siano limitati a pochi individui, come diceva Richard Gere durante unintervista, è uno degli aspetti più tristi degli ultimi avvenimenti perchè dimostra di quanto i cinesi siano stati capaci. In quei casi, quei tibetani hanno perso la speranza di una soluzione pacifica e il loro ricorrere alla violenza come rimedio ai soprusi subiti significa soccombere a quella visione ristretta di cui i cinesi si sono fatti portatori. Come diceva S.S., i politici cinesi dovrebbero studiare un po di psicologia umana e rendersi conto che con il loro comportamento possono solo aspettarsi reazioni simili. Se questi episodi di violenza, nella forma di danni agli edifici, negozi e automobili della polizia, sono paragonati alle reazioni di moltissimi monaci e monache che hanno dovuto subire imprigionamento e torture anche per più di 20 anni, ci si rende conto del grande pericolo che anche i cinesi stanno correndo. In quei casi è stato riscontrato con molto stupore che non dimostravano segni di traumi psicologici ma anzi avevano saputo trasformare quei periodi di enormi difficoltà in una palestra spirituale dove incrementare le loro qualità interiori. Questi individui cresciuti allombra della millenaria cultura tibetana consideravano la perdita di compassione per i cinesi o il desiderio di arrabbiarsi con loro come il pericolo più serio che avevano dovuto affrontare durante la loro lunga prigionia.
Immaginiamo invece per un momento, come ci consiglia di fare il Prof. Robert Thurman (professore di Studi Buddisti Indo-Tibetani al Departimento di Religione alla Columbia University di N.Y. e padre dellattrice Uma Thurman) tutto unaltro scenario, uno scenario che, come dice Richard Gere, non è poi così lontano visto che richiede essenzialmente solo un cambiamento nel modo di pensare. Immaginiamo il presidente cinese Hu Jintao vincere, non lalloro olimpico, ma il Premio Nobel per la pace per aver deciso di sedersi al tavolo delle trattative ad ascoltare finalmente ciò che S.S. sta dicendo sin dagli anni settanta. Per aver preso con coraggio questa opportunità che "fa tremare la terra". Per aver capito che è nellinteresse stesso della stabilità, unità e prosperità della Repubblica Popolare Cinese di garantire una autentica autonomia amministrativa ai tibetani delle tre regioni (U e Tsang, Amdo, Kham) con la conseguente libertà per loro di usare la loro lingua, professare la loro religione, conservare il loro distinto modo di vita, trasmettere i tradizionali valori della loro cultura alle nuove generazioni e prendersi cura dellambiente secondo i criteri già ampiamente descritti nei loro testi. Il presidente cinese otterrebbe il massimo riconoscimento internazionale e sarebbe ricordato per questo. Inoltre il governo cinese potrebbe trovare nuove soluzioni, non esplorate finora a causa della loro attuale cecità, ai non pochi problemi sociali interni causati da unindustrializzazione esasperata, da un deterioramento ambientale senza precedenti, da una mancanza di valori morali e concomitante e allarmante aumento della criminalità. Ascoltare S.S. può cambiare completamente la qualità della vita di più di un miliardo di cinesi, aiutandoli a recuperare la loro stessa antica spiritualità e a liberarsi da un modello sociale eccessivamente imperniato su valori materialistici e militaristici.
Insomma immaginiamo che la ragione vinca lobsoleta e atavica credenza che si possano ancora, nel 21 esimo secolo, vincere guerre con la forza e la brutalità; immaginiamo una vittoria sulla mancanza di speranza che è, ancora citando il Prof. Thurman, il più grande ostacolo per lumanità.
In questera dellinformazione, la lotta per la liberazione deve includere necessariamente la divulgazione e condivisione di informazioni e perciò mi sono permessa di prendere qualche minuto del vostro tempo prezioso chiedendovi di leggere questa lettera aperta e richiedendovi di divulgarla se ve ne sembra il caso.
Bianca Mariateresa
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lunedì 21 aprile 2008 - ore 14:50
Tanto per fare notizia con una cosa già dimenticata dopo poche settimane...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Chiedo cortesemente di inoltrare e far conoscere a tutti la cosa...
Mi è arrivata la mail dalla signora stefania marchesini, dellassociazione italia-tibet che DA ANNI (e non giusto il tempo che durano i titoli dei tg prima che questi ci diano lallarme meteo per "neve oltre i 3500 metri") si batte per far conoscere al mondo la situazione cinese. penso che se anche dò la sua mail nessuno abbia nulla in contrario, tanto meno lei: stefymarchesini@tiscali.it
Cineserie
di Francesco Pullia
Anche l’Italia ha i suoi mandarini, professoroni e intellettualoni che, forse per un eccesso di vanità, per smanioso desiderio di pubblicità o altro, ritengono di assurgere a chissà quali livelli eccelsi sparandole grosse e strizzando l’occhio all’infame regime cinese. Già qualche tempo fa ci era capitato di leggere un delirante intervento di Domenico Losurdo, ordinario di Storia della filosofia allUniversità degli Studi di Urbino, considerato vicino allarea dellErnesto, minoranza di Rifondazione comunista, il quale, accreditatosi come esperto di “cose cinesi”, preso dagli inebrianti fumi del marxismo-leninismo, si sforzava di mettere in luce i pregi della grande “liberazione” che i comunisti cinesi avrebbero portato in Tibet, stato per secoli asservito al feudalesimo di monaci affamatori, sfruttatori, nullafacenti… Le tesi di Losurdo, che ben si sposano con le penose corrispondenze del giornalista Francesco Sisci, hanno fatto breccia in Gianni Vattimo, teorico di un pensiero talmente indebolito da avere raggiunto la spossatezza. Il prof. Vattimo, che in barba all’ermeneutica gadameriana e postheideggeriana, da lui liberamente riletta e ammannitaci in tutte le salse, sembra avere trovato conforto, lui che bollava le ideologie come grandi narrazioni, nell’ideologia più totalitaria e assolutistica che ci sia, vale a dire nel comunismo (ha scritto nientemeno che “Ecce comu”, Fazi, 2007), ha entusiasticamente risposto all’appello scritto in fretta e furia dal collega Losurdo e diramato tramite posta elettronica contro la campagna, in particolare europea, anticinese dai forti connotati, pensate un po’, razzisti che continuerebbe il vecchio piano imperialista contro Pechino. Caspita, ragazzi, che grinta! E’ dai tempi di quella buonanima di Mao Tze Tung, quel signore pacioccone che, con il suo libretto rosso, ha spacciato per verità apodittiche le sue ridicolaggini, massacrando, ma queste sono quisquiglie, pinzillacchere, milioni di persone, creando pogrom, campi di concentramento con metodi rieducativi tutt’altro che montessoriani o steineriani, che non si sentiva più un linguaggio così. Indubbiamente Losurdo e Vattimo debbono avere qualche marcia in più rispetto a noi per sapere interpretare così acutamente la storia, come fanno, e, soprattutto, trarre profitto dai suoi errori. La stampa europea e quella italiana in particolare – sostiene Losurdo (e con lui, quindi, Vattimo) - hanno accettato la versione dei monaci, e solo qua e là a spizzichi e bocconi si può leggere qualche informazione corretta sulla selvaggia caccia alluomo di quei giorni in cui la polizia cinese fu chiamata ad intervenire troppo tardi, quando il più era già avvenuto. Evviva, evviva, sono arrivati i luminari ad aprirci gli occhi! Come se non bastassero i due cattedratici, ecco arrivare prontamente l’opinionista Sergio Romani, una costante, purtroppo, per gli ascoltatori domenicali di Radio Radicale: la violenta rivolta dei monaci a Lhasa e in altre province cinesi dove abitano importanti comunità tibetane, è stata una insurrezione conservatrice – scrive quest’oggi nella sua rubrica nel “Corriere della Sera” – (…) fu subito evidente che la Repubblica popolare non avrebbe mai tollerato, all’interno dei propri confini, una Santa Sede del buddismo himalayano (Sisci docet, n.d.r.) , un regime feudale e religioso come quello sorto molti secoli fa sull’altopiano tibetano. Ma andiamo avanti il bello è da venire: Quando visitai il Tibet nel 1981– ci spiega l’ex ambasciatore -, il rapporto fra i tibetani e l’amministrazione cinese era congelato dallo stato di arretratezza economica della provincia. Gli occupanti e i sudditi sembravano avere concluso una tregua che nessuno, in quel momento, aveva interesse a rompere. Ma lo sviluppo economico, da allora, ha creato turismo, commercio, iniziative industriali. Durante una visita organizzata dal governo di Pechino dopo le agitazioni dello scorso marzo, i corrispondenti stranieri hanno fatto due constatazioni interessanti. In primo luogo si sono accorti che i monaci tibetani, contrariamente alla loro reputazione occidentale, non sono cultori della «non violenza» e ne hanno dato la prova con una furia devastatrice che ha colto di sorpresa le forze di polizia. In secondo luogo hanno compreso che la loro rivolta non era diretta soltanto contro i cinesi, ma anche contro una classe emergente di tibetani che stanno sfruttando i vantaggi della modernizzazione. Quello a cui abbiamo assistito, in altre parole, non è, se non in parte, uno scontro fra democrazia e dittatura. È anche il segno di una frattura sociale che si è aperta all’interno della società tibetana. Non è necessario essere marxisti o anticlericali per osservare che la Cina recita in questa faccenda, sia pure con i modi intolleranti di un regime autoritario, la parte della modernità e che i monaci, come si sarebbe detto una volta, quella della reazione. Quindi, le notizie che ci giungono, la documentazione che, nonostante il completo oscuramento di ogni canale informativo voluto dai cinesi, è riuscita fortunosamente a trapelare, le foto che attestano indescrivibili efferatezze nonché le uccisioni premeditate compiute in Tibet dagli occupanti cinesi sarebbero panzane. I monaci avrebbero agito violentemente perché al soldo della potentissima e violentissima “cricca” del Dalai Lama (ma che criminale quell’uomo…) e i militari cinesi, invece, poverini, ucci ucci, così bravi, così educati, così moderni, sarebbe stati “colti di sorpresa” dalla “furia devastatrice”. Temevamo che potesse piovere, ma che grandinasse così…
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giovedì 17 aprile 2008 - ore 00:37
ed ora un messaggio scritto da me senza le maiuscole in segno di lutto
(categoria: " Vita Quotidiana ")
è dura svegliarsi. e dover tornare a scrivere sul blog qualcosa che sia farina del mio sacco e non del dottor montanari. speravo in un deputato, mi è andata male. malissimo, considerato che ha vinto proprio il vecchiume di cui speravo di liberarmi. ma non voglio parlare di politica. o meglio, voglio parlare anche di politica.
sono giorni di pioggia, a colpi battente, a colpi rada, a colpi serenucolo, che poi dopo cinque minuti piove di nuovo. e a me non dispiace. non dispiace perchè a) evito la fatica di dar da bere allorto e b) perchè si ricaricano le falde e c) perchè mi piace sentire il rumore del torrentello dietro casa che gorgoglia felice e grossetto, d) avere laria pulita, e) la pioggia era neve in montagna quindi, in pieno aprile ho le montagne dietro casa imbiancate di fresco. e sono contento. sono giorni felici, nonostante le elezioni le abbia vinte lui. sono felice della stagione che avanza, del verde che appare timidamente nei boschi, dellauto sempre con qualche grana (almeno non la uso nemmeno se sono costretto) e di aver fatto lo scrutatore anche alle politiche.
e alla fine parlo di politica. vedo che molti mi accusano di aver sprecato il mio voto. ebbene, io ho votato e speso energie per montanari per sentirmi rappresentato, e non per votare il meno peggio. ho guardato come discrimine il punto del programma che riguarda lambiente. i verdi e gli arcobaleni fanno schifo, il PD considera infrastrutture gli inceneritori, il pdl parla sempre più di nucleare (poi le scrie le mangeremo al posto dei cereali a colazione), la lega, prudentemente tace e parla di tasse e sicurezza. peccato che i soldi non si mangino e non curino i cancri e le leucemie proviocati dallinquinamento.
Forse da oggi sarò un po meno presente, è meglio che mi prepari per lo sprint finale. ciao a tutti! mauro
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mercoledì 16 aprile 2008 - ore 22:54
Dal solito blog: www.stefanomontanari.net
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sto partendo per l’Irlanda e, benché abbia lavorato indefessamente per un paio di giorni, ho ancora quasi mille mail, alcune chilometriche, cui voglio dare risposta.
I voti che abbiamo ricevuto non arrivano a 120.000, ma sono tutti, nessuno escluso, voti di qualità, voti di chi davvero è consapevole di come la politica sia la conduzione della casa comune per il bene comune e non la mascalzonata che da decenni ci vediamo rifilata come grottesco e ben poco appetitoso surrogato.
E che siano voti di qualità lo vedo nelle innumerevoli mail che ricevo, nelle domande che fioccano su questo blog, negli articoli che scrivete. Se ognuno di noi 120.000 sarà così bravo da far conoscere il movimento, se consiglierà ad altri la frequentazione attiva di questo blog, se agirà pensando alle prossime sette generazioni come facevano i grandi capi pellerossa, ecco che non solo tutta la fatica fatta non sarà stata inutile, ma sarà stata un seme fecondo.
Che noi ci dobbiamo riprendere le chiavi di casa è un fatto indiscutibile. Che noi non abbiamo alcun diritto di derubare i nostri figli del loro denaro, della loro salute, della loro terra e del loro futuro
è altrettanto fuori di discussione, perché, se lo fosse, saremmo cascati nella trappola dei vari Veltrusconi e dei loro amichetti, da Vespa a Veronesi.
Il motivo per cui sono in partenza per l’Irlanda è semplice. Un gruppo di persone mi ha chiesto di andare a discutere con le autorità locali che hanno avuto la pensata geniale di progettare un inceneritore in un paese che non ne ha mai avuto uno. Laggiù i cittadini possono discutere con i loro dipendenti e portarsi un esperto in aiuto. Da noi? Da noi la politica è stata contrabbandata come se si trattasse di tifo calcistico, il più becero, il più immorale e il più arrogante. Non importano i contenuti né importa se si vince grazie ad un rigore che non c’era o se si è comprato l’arbitro. L’importante è vincere.
E di questa dolorosa distorsione approfittano i lestofanti che nel mio mese di frequentazione politica ho avuto il modo d’incrociare, di sfiorare o di cui ho conosciuto più da vicino le gesta. Politicanti e pennivendoli uniti a difesa della loro casta che deve restare impenetrabile, pena lo sbriciolamento. Politicanti che, indipendentemente dai loro schieramenti, si coalizzavano contro chi, ed ero io, nell’occasione, potesse mettere a rischio il muro che in decenni di paziente anestesia si sono costruiti intorno. Noi non facevamo paura per i numeri che potevamo mettere in campo ma per la sveglia che minacciavamo di dare. E i giornalisti erano perfino peggio, prestandosi a distorcere, ad adulare, a nascondere, a sparlare, a tacere a seconda dell’ordine che arrivava dalla voce del padrone.
Oggi siamo numerosi quanto la popolazione di una città di provincia. Potremmo essere la città ideale.
Domani? Dipende da noi.
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martedì 15 aprile 2008 - ore 11:23
gente nuova...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
cinque volte in 15 anni, più tutte le volte che a mezzo stampa e tv ci è entrato in casa... ora abbiamo la sicurezza di - un ministro dellinterno che 12 anni fa ha votato per la secessione nord-sud; - un premier che ha deciso di togliere il bollo auto, dando così via libera ad auto di tutte le taglie... tanto ad affumicarsi sono i polmoni di tutti; sia chiaro, nemmeno una parola su idrogeno, auto elettriche... ma ora non voglio scrivere tutto ciò che vorrei, rischierei un post di improperi ed anatemi. comunque vorrei sapere quanti di coloro che si dicono contrari al dal molin hanno votato questo vecchio, che di fare il nonno a tempo pieno non può, poverino... ma mandiamolo in pensione una buona volta!
Lultimo post di Montanari sul suo blog... Io ci sarò!
In fondo, che barba! Il copione era già abbondantemente scritto e poteva essere quello di una commedia sarcastica di Ben Elton. Nell’Italia di plastica del 2008 la politica è omologata al marketing: se fai la pubblicità giusta, usandone tutte le tecniche più immorali, non ha nessuna importanza che cosa vai a vendere: la gente compra il tuo pacco e non cambierebbe per niente al mondo il fustino che è corsa ad accaparrarsi. A dispetto di chi ha votato il gemello lungo per odio verso il gemello corto, Silvio (meno male che c’è) ha vinto a mani basse, a sua volta consegnandosi spericolatamente ai prossimi, prevedibilissimi capricci del Senatur, il vero vincitore delle elezioni più becere della storia repubblicana. Film già visto ma sempre gradito, pare.
Si consolino gli sconfitti: nei fatti, avesse vinto il loro eroe non sarebbe cambiato proprio niente per questo povero paese disastrato per sua vocazione e volontà: stessi intenti avvelenatori per l’ambiente, stesso vassallaggio verso chi manda in guerra i nostri ragazzi per farsi gl’interessi suoi, stessa ingordigia su quelle che vengono chiamate grandi opere, stesso menefreghismo per il bene comune. La casta è la casta. Dunque, cari sconfitti, in alto i cuori: avrete lo stesso prodotto, solo confezionato in un imballo diverso.
Se prima camminavamo tutti sopra un cornicione al trentesimo piano di un grattacielo come i protagonisti dei vecchi film americani, adesso su quel cornicione, forse addirittura qualche piano più in su, andiamo bendati e a balzelloni mentre intorno a noi comincia a tirare un vento impetuoso. Noi, Italiani al gran ballo del Titanic, non ci siamo voluti accorgere di nulla, né di quanto avviene a casa nostra né della situazione del mondo globalizzato e abbiamo consegnato di nuovo le chiavi di casa nostra a chi, indipendentemente da quale dei due gemelli siamesi, sappiamo perfettamente che ci condurrà, sempre con voce suadente da televenditore qual è, alla rovina. Non è per me che mi dolgo: è per i miei figli.
Comunque, nessuno stupore se si eccettua - ma è uno
stupore piccolo - lo sfascio della sinistra, quegli arcobaleno della cui palese malafede l’elettorato parrebbe essersi finalmente accorto. E se si eccettuano i consensi ricevuti da Di Pietro. Personalmente, avessi dovuto ragionare senza conoscere chi all’uomo di Montenero ha fatto da rimorchiatore, avrei detto che nessuno avrebbe avuto lo stomaco di dargli un solo voto. E invece… Al di là del chiacchieratissimo destino di un rimborso elettorale passato di cui non voglio discutere perché di certo la legge consentiva di farne ciò che è stato fatto (ma legalità, legittimità e dignità sono concetti che non sempre si armonizzano), a nessuno pare sia venuto in mente di chiedere ragione di un comportamento a dir poco disinvoltamente incoerente, con lui che strepita per iscritto contro gl’inceneritori per poi venire zittito da due personaggi interni al partito, personaggi del calibro scientifico di Borghesi e Misiti, e della devastazione del nostro paese accuratamente pianificata con il socio Veltroni a base di TAV (a spese salatissime della nazione, di chi la ferrovia la usa abitualmente e di chi di TAV si ammalerà), di MOSE, di ponte sullo Stretto e quant’altro consenta di mettere sul tavolo una bella montagna di quattrini pubblici. Stupito anche perché la coppietta dalla faccia di bronzo Casini-Cuffaro non solo non ha fatto venire il voltastomaco agl’Italiani come serebbe accaduto in qualsiasi paese civile, ma ha raccattato ben oltre un milione e mezzo di voti.
Altri stupori? Magari qualche delusione: il giornalista Travaglio, tra le altre. Verboso fustigatore mediatico di costumi, d’improvviso questo si dichiara innamorato di Veltroni. Se ha uno specchio in casa, magari ci si guardi dentro e si chieda che cosa diavolo c’è riflesso.
Noi? L’ho detto: la politica come ce l’hanno fatta intendere i pragmatici maestri del marketing è, né più né meno, il piazzare un prodotto qualunque e, per questo, noi abbiamo “venduto” in matematica proporzione a quanto ci era stato concesso come visibilità mediatica. Anzi, a dire il vero, pur nei piccoli numeri, quasi il doppio, perché siamo stati “visibili” per lo 0,2%, e abbiamo quasi raddoppiato grazie a chi si è fatto in quattro per darci una mano. Per parte nostra, non avendo alcuno sponsor, non ci siamo potuti permettere i manifesti e gli schermi che, pur non trasferendo alcun messaggio, per non facendo appello all’intelligenza dell’elettore, pur non proponendo alcunché, ficcavano nella testa di quello che era nientaltro che un potenziale compratore un nome. Né abbiamo potuto acquistare spazi in TV, in radio o sui giornali né offrire qualcosa ai giornalisti. Né abbiamo avuto la possibilità di viaggiare più di tanto, e quello che abbiamo fatto è stato in condizioni non propriamente agevoli. Dall’altra parte, quella dei cosiddetti media, bastava accendere la televisione e si faceva indigestione di tutti i vecchi dinosauri senza che a noi venisse lasciato un momento che superasse il minimo di legge, e, per quel poco d’obbligo, erano trattamenti a dir poco maleducati. Vespa per tutti. E spesso nemmeno quel minimo avevamo, se si guarda alla radio e alla TV di stato o alle reti del divino Silvio che pure trasmettono sotto licenza statale.
Delusione per il nostro risultato? Sì, certo, ma nessuno di noi ambiva ad una carriera politica. Anzi, non esistere, essere inutili era e resta il nostro sogno, perché dove una lista come PER IL BENE COMUNE non serve significa che va tutto bene. La delusione viene perché l’Italia si è cacciata in un guaio sempre più difficile da riprendere.
Domani? Beh, io riprenderò a fare il mio lavoro che ha molto sofferto per essermi reso disponibile ad adoperarmi per il bene comune. Poi si vedrà. Di sicuro, io non sono abituato ad arrendermi, e, se non lo farò per me, lo farò per i miei figli di continuare a battermi, almeno per quello dei due che non se n’è andato in Australia, preso da nausea per questo Stivale. Insieme con chi ha lottato con me vedrò se ci saranno le condizioni per presentarci alle prossime europee e alle amministrative del 2009. Io lo spero fortemente, ma per questo dovremo disporre di mezzi. Allora non viaggeremo in elicottero privato né su un pullman superlusso, ma non potremo più essere quello che siamo stati in queste settimane. Se chi ci ha detto, e, lasciatemelo dire proprio perché io non ho le ipocrisie del politicante, ci ha detto stupidamente e senza avere idea di come funzioni uno stato dei cittadini: “Io sono d’accordo in tutto e per tutto con voi ma non vi voto perché siete piccoli” vorrà dare una mano a riscattare l’Italia, sarà il benvenuto. Chi è stato con noi ora, sono certo che continuerà ad esserlo. Io non voglio mollare
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