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ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

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MERAVIGLIE
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| Da parte mia, contro il male di vivere del topo nel tostapane o della falena spiaccicata sul radiatore non posso oppormi, ma contro il male fatto di proposito dai miei simili su altri miei simili, sì, mi sento di dover combattere: è poca cosa e non so a quali risultati porterà, ma so che è mio dovere farlo.
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domenica 14 settembre 2003
ore 15:34 (categoria:
"Riflessioni")
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 Perchè quel sangue lascia indifferente la mano che lo fa scorrere?
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domenica 14 settembre 2003
ore 12:21 (categoria:
"Riflessioni")
I METODI DI UCCISIONE DEGLI ANIMALI NEGLI ALLEVAMENTI DA PELLICCIA
LA FABBRICA DEGLI ORRORI I METODI DI UCCISIONE DEGLI ANIMALI NEGLI ALLEVAMENTI DA PELLICCIA
Il Decreto Legislativo n. 333 del 1° settembre 1998 "Attuazione della Direttiva 93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o l'abbattimento" stabilisce i metodi di abbattimento anche degli animali da pelliccia all'articolo 10 (allegato F):
- Strumenti a funzionamento meccanico con penetrazione nel cervello - Iniezione della dose letale di una sostanza avente proprietà anestetiche - Elettrocuzione seguita da arresto cardiaco - Esposizione al monossido di carbonio - Esposizione al cloroformio - Esposizione al biossido di carbonio
Dunque il dolore, la morte e la sofferenza si nascondono dietro ogni pelliccia. I visoni di Castel di Sangro, come tutti gli altri animali "da pelliccia", hanno come unico riparo la tettoia di un capanno poiché devono essere esposti d'inverno forzatamente al vento, al freddo e al gelo per infoltire il manto, mentre d'estate patiscono il caldo e l'afa. Nati in primavera, verranno uccisi in inverno, all'età di 7-8 o 9 mesi, attraverso la rottura delle ossa cervicali, lo sparo di un chiodo nel cervello seguito da dissanguamento, le camere a gas con anidride carbonica, l'asfissia, le iniezioni letali o le scariche elettriche.
Occorrono da 30 a 60 visoni per ottenere una sola pelliccia di visone.
Una singola pelle di visone viene venduta in Italia dall'allevatore al costo di Lire 80.000 in alta stagione (autunno-inverno) o di Lire 40.000 in bassa stagione. A questa cifra vanno eventualmente aggiunte l'IVA e L. 6/8.000 per la concia di ogni singola pelle (una pelle di volpe vale molto di più secondo l'ISTAT: circa L. 120.000). Dunque un allevamento medio di 2.000 visoni consente un guadagno minimo di 80-160 milioni di lire l'anno. Le spese di gestione sono ridotte al minimo: non c'è assistenza veterinaria, il cibo è economico, la struttura è quasi sempre spartana e composta di una semplice tettoia. Il 90% degli allevatori italiani svolge altre professioni (come anche l'allevatore di Castel di Sangro). Abbiamo chiuso l'allevamento di visoni. Abbiamo bisogno del tuo aiuto per chiudere tutti gli altri allevamenti, per salvare altre migliaia di visoni, di volpi, di castori e di cincillà. ADOTTA ANCHE TU UN VISONE.
Nel mondo gli allevamenti da pelliccia sono passati da una produzione di 48 milioni di animali nel 1988 a 31 milioni di animali nel 1997 ( 26,3 milioni di visoni, 4,5 di volpi) (Fonte: Oslo Fur Auction).


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domenica 14 settembre 2003
ore 12:17 (categoria:
"Riflessioni")
Lettera
Cara signora,
Ti scrivo queste poche righe perché ho avuto l'impressione che malgrado abitiamo sotto lo stesso tetto tu non mi conosca ancora: sono la tua pelliccia. Sicuramente non ti aspettavi che ti scrivessi e ne resterai sorpresa, visto che mi hai sempre considerato un bene di consumo inanimato, o meglio un sofisticato capo di vestiario da sfoggiare davanti alle tue amiche e conoscenti per mettere in mostra la tua presunta distinzione e classe sociale. Però anch'io ho avuto un cuore, o meglio 40 piccoli cuori di altrettanti visoni innocenti sacrificati sull'altare della tua vanità.
Quando mi hai acquistato, da brava signora sensibile, che ha sentito parlare di crudeli trappole dove gli animali mutilati agonizzano per giorni interi e di caccia indiscriminata di specie in via di estinzione, hai chiesto al negoziante quale era la mia provenienza. Però quando ti è stato risposto che sono stata fabbricata con animali da allevamento, la tua coscienza si è tranquillizzata.
Sicuramente non sai, e solo chi ha vissuto gli orrori di un lager nazista può sapere, cosa vuol dire per noi visoni vivere in questi cosiddetti allevamenti. Siamo nati in una squallida gabbietta metallica, e molti dei nostri fratellini (i più fortunati) sono stati soppressi al momento della nascita dalle nostre stesse madri, che non sopportavano di darci un futuro così triste e senza speranza. Presto siamo stati separati dalle nostre famiglie e posti in anguste gabbiette individuali. Siamo stati nutriti con cibi sintetici, e la temperatura lì dentro era sempre troppo bassa, tutto ciò per fare in modo che la nostra pelliccia diventasse più corta. Dai nostri avi abbiamo ereditato il desiderio della libertà e, anche se non avevamo mai avuto la gioia di assaporarla, sognavamo di correre liberamente nei boschi e nei prati, sulla riva dei fiumi, tra pianure e colline. Ma quando ci svegliavamo tra le strette pareti e le sbarre delle nostre prigioni, la realtà soffocava i nostri sogni e ci sembrava di impazzire. La rete metallica posta sul fondo di quel nostro minuscolo e squallido universo straziava le nostre zampette riempendole do piaghe, ma i nostri carcerieri non potevano permettersi che ci sporcassimo il nostro preziosissimo pelo con i nostri escrementi. Poi per finire ci hanno macellati: un colpo di bastone sul naso, due o tre ... I più sfortunati perdevano soltanto i sensi e finivano per essere scuoiati vivi!
Inoltre, cara signora, tu pensi ancora che portarmi addosso riveli verso gli altri la tua ricchezza e raffinatezza. Ma non ti sei accorta che anche la tua vicina del piano di sotto, pur essendo la moglie del lavapiatti, ha una pelliccia? E ti ricordi di quella ragazza che tutte le mattine alla stazione ti guarda di traverso, e ti sei sempre chiesta il perché? Ebbene, è a causa mia. In fondo anche tu arricci il naso con una sensazione mista di schifo e compassione quando vedi sulla strada un uccellino morto. Anche se non puzzo sono pur sempre un cadavere!
Avere una pelliccia non è chic, ma è solo sintomo di ignoranza e crudeltà.
Ora continua pure ad indossarmi, se vuoi, ma non puoi più dire di non sapere!
la tua pelliccia.
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domenica 14 settembre 2003
ore 12:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cosa combina la Nike nel mondo
La Nike, con sede centrale nell'Oregon, USA, produce una vasta gamma di scarpe sportive molto pubblicizzate. Nata negli anni '60, ha assunto il suo attuale nome nel 1985. Ogni anno 6 milioni di paia di scarpe sportive Nike vengono confezionate in Indonesia sotto licenze normalmente concesse dalla sud-coreana HQ, consociata della Nike. I dipendenti della Nike quotidianamente controllano la qualità nelle 6 fabbriche di Tangerang e Serang. Queste 6 fabbriche sono in competizione l'una con l'altra per mantenere le licenze, che sono rinnovate mensilmente. Il salario medio giornaliero dei 24.000 lavoratori di queste fabbriche è appena di 1.100 lire. Secondo l'AAFLI (Istituto Asiatico-Americano per il Lavoro Libero) queste fabbriche stanno violando 12 leggi nazionali, tra cui quelle sul salario minimo, il lavoro minorile, gli straordinari, gli orari di lavoro, l'assicurazione, l'organizzazione sindacale e i licenziamenti. Sono stati evidenziati problemi riguardo la salute, le ferie ed i congedi per maternità. Sebbene le fabbriche non siano di proprietà diretta della Nike, finanziariamente la compagnia è nella posizione di poter assicurare il rafforzamento degli standard minimi di vita. I salari in Indonesia L'Indonesia ha un salario minimo giornaliero di 2.100 Rupie (circa 1.400 lire), ma anche questo è inferiore ai "bisogni fisici minimi" stimati dal governo. E con 12 milioni di disoccupati su 70 milioni di forza lavoro, è impossibile rafforzare questo minimo. Recenti inchieste hanno rivelato che quasi l'80% dei lavoratori nella regione di Tangerang riceve solo 1.600 Rupie al giorno, e quindi lunghe ore di straordinari sono di solito fondamentali per la sopravvivenza. L'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che l'80% delle donne lavoratrici in Indonesia sono malnutrite.
E i sindacati? I sindacati di solito esercitano un controllo effettivo sullo sfruttamento dei lavoratori, ma il governo repressivo indonesiano ne ha a lungo limitato lo sviluppo. Fino dagli anni '60, il movimento dei lavoratori è stato controllato dal governo tramite un unico sindacato legale, l'SPSI (Unione dei Lavoratori di Tutta l'Indonesia). Coloro che desiderano fare parte dei sindacati devono avere il permesso del loro datore di lavoro, che spesso sceglie quello governativo. Nonostante la legge, i lavoratori hanno cominciato a lottare, ed hanno formato nuovi sindacati. Il primo è stato Setiakawan (SBMS), nato nel novembre 1990. Nel giugno 1991, quando 300 dimostranti chiedevano salari più alti, Saut Aritonang, segretario generale del SBMS, e altri quattro, furono rapiti e interrogati dall'esercito governativo. Il SBMS chiede di esercitare pressioni sul governo per il diritto di libera organizzazione, e sta lanciando un boicottaggio delle esportazioni indonesiane, chiedendo di usare aiuti e investimenti per fare pressione sul miglioramento dei diritti umani. Nel breve periodo, i sindacati sono certo in difficoltà nel tentativo di migliorare le condizioni di lavoro. Ma questo rende il boicottaggio e le campagne sui consumatori le forme di pressione più importanti che possano persuadere la Nike sulla possibilità di un comportamento più responsabile verso i lavoratori.
COSA COMBINA NEL MONDO LA NIKE
REGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam.
RELAZIONI SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi dall'esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di $ all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15.000 lavoratori indonesiani.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel 1990 Operation Push, un gruppo per i diritti civili, ha lanciato il boicottaggio della Nike perchè, nonostante venda il 45% dei suoi prodotti ai neri, non vi sono afroamericani ai vertici dell'azienda; essa inoltre non concede sufficienti benefici sociali alla comunità nera
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domenica 14 settembre 2003
ore 10:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
boh
mi sono accorta che è veramente brutto lavorare di sabato sera, sapendo che i tuoi amici e il tuo ragazzo sono da qualche parte a divertirsi. Per fortuna questo era l'unico!!! E anche per fortuna che mi sono venuti a prendere dopo.
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sabato 13 settembre 2003
ore 15:56 (categoria:
"Fotografia e arte..")
Foto

ma guarda che bella questa foto!!!! Grazie shaft!! Smack
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venerdì 12 settembre 2003
ore 21:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
.
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venerdì 12 settembre 2003
ore 21:25 (categoria:
"Riflessioni")
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giovedì 11 settembre 2003
ore 17:54 (categoria:
"Riflessioni")
...

Il "gavage" delle oche per la produzione di foie gras.
patè d'oca...mangiano a forza, finchè il fegato scoppia, ed il cibo è servito...
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I COMMENTI (6)
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giovedì 11 settembre 2003
ore 11:36 (categoria:
"Fotografia e arte..")
immagine
questa fa ridere
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