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ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

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MERAVIGLIE
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| Da parte mia, contro il male di vivere del topo nel tostapane o della falena spiaccicata sul radiatore non posso oppormi, ma contro il male fatto di proposito dai miei simili su altri miei simili, sì, mi sento di dover combattere: è poca cosa e non so a quali risultati porterà, ma so che è mio dovere farlo.
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venerdì 26 dicembre 2003
ore 21:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
LA TUA PELLICCIA (Liberamente tratto dall'albo degli studenti del Li.Lo) Lettera dalla pelliccia
Cara signora,
Ti scrivo queste poche righe perché ho avuto l'impressione che malgrado abitiamo sotto lo stesso tetto tu non mi conosca ancora: sono la tua pelliccia. Sicuramente non ti aspettavi che ti scrivessi e ne resterai sorpresa, visto che mi hai sempre considerato un bene di consumo inanimato, o meglio un sofisticato capo di vestiario da sfoggiare davanti alle tue amiche e conoscenti per mettere in mostra la tua presunta distinzione e classe sociale. Però anch'io ho avuto un cuore, o meglio 40 piccoli cuori di altrettanti visoni innocenti sacrificati sull'altare della tua vanità.
Quando mi hai acquistato, da brava signora sensibile, che ha sentito parlare di crudeli trappole dove gli animali mutilati agonizzano per giorni interi e di caccia indiscriminata di specie in via di estinzione, hai chiesto al negoziante quale era la mia provenienza. Però quando ti è stato risposto che sono stata fabbricata con animali da allevamento, la tua coscienza si è tranquillizzata.
Sicuramente non sai, e solo chi ha vissuto gli orrori di un lager nazista può sapere, cosa vuol dire per noi visoni vivere in questi cosiddetti allevamenti. Siamo nati in una squallida gabbietta metallica, e molti dei nostri fratellini (i più fortunati) sono stati soppressi al momento della nascita dalle nostre stesse madri, che non sopportavano di darci un futuro così triste e senza speranza. Presto siamo stati separati dalle nostre famiglie e posti in anguste gabbiette individuali. Siamo stati nutriti con cibi sintetici, e la temperatura lì dentro era sempre troppo bassa, tutto ciò per fare in modo che la nostra pelliccia diventasse più corta. Dai nostri avi abbiamo ereditato il desiderio della libertà e, anche se non avevamo mai avuto la gioia di assaporarla, sognavamo di correre liberamente nei boschi e nei prati, sulla riva dei fiumi, tra pianure e colline. Ma quando ci svegliavamo tra le strette pareti e le sbarre delle nostre prigioni, la realtà soffocava i nostri sogni e ci sembrava di impazzire. La rete metallica posta sul fondo di quel nostro minuscolo e squallido universo straziava le nostre zampette riempendole do piaghe, ma i nostri carcerieri non potevano permettersi che ci sporcassimo il nostro preziosissimo pelo con i nostri escrementi. Poi per finire ci hanno macellati: un colpo di bastone sul naso, due o tre ... I più sfortunati perdevano soltanto i sensi e finivano per essere scuoiati vivi!
Inoltre, cara signora, tu pensi ancora che portarmi addosso riveli verso gli altri la tua ricchezza e raffinatezza. Ma non ti sei accorta che anche la tua vicina del piano di sotto, pur essendo la moglie del lavapiatti, ha una pelliccia? E ti ricordi di quella ragazza che tutte le mattine alla stazione ti guarda di traverso, e ti sei sempre chiesta il perché? Ebbene, è a causa mia. In fondo anche tu arricci il naso con una sensazione mista di schifo e compassione quando vedi sulla strada un uccellino morto. Anche se non puzzo sono pur sempre un cadavere!
Avere una pelliccia non è chic, ma è solo sintomo di ignoranza e crudeltà.
Ora continua pure ad indossarmi, se vuoi, ma non puoi più dire di non sapere!
la tua pelliccia.
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venerdì 26 dicembre 2003
ore 21:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I PRODOTTI DEI BAMBINI
MINIERE, CAVE, VETRERIE E FORNACI.
Scenari ottocenteschi se ci si affaccia ai bordi di una miniera d'oro peruviana, dove il 20 % dei lavoratori ha fra gli 11 e i 18 anni e le condizioni sono durissime. O se si accompagna un piccolo carbonaio brasiliano in mezzo alla fuliggine. O uno spaccapietre, sovente schiavo per debiti, di dieci anni, nella cava di Faridabad, India, che rischia di diventare cieco per la polvere e il riverbero. O se si osservano le mani da vecchio di un piccolo fabbricante di mattoni a Bogotà. O se si cerca di respirare nei 50 gradi di una vetreria indonesiana dove i bambini lavorano ai forni senza protezione.
PROSTITUZIONE
Bambini e bambine avviati alla prostituzione per soddisfare gli appetiti sessuali di ricchi turisti e uomini d'affari. 500.000 bambini e bambine prostituti in Brasile (secondo il Ministero degli Affari sociali), 300.000 in Thailandia, 100 000 nelle Filippine, 300.000 in India, 50.000 in Vietnam, 40.000 in Pakistan.
TE` BANANE PER CONSUMATORI MOLTO LONTANI.
Quanti ragazzi muoiono ogni anno manipolando pesticidi nelle piantagioni? E` raro che la notizia di ragazzini morti intossicati tra le banane - ad esempio - del Centro America, arrivi fino a noi. In Bangladesh, Nepal e India invece sono le piantagioni di tè a incorporare lavoro infantile in quantità (in Assam il 70 % della manodopera). Orari enormi, paghe minime. Ciò consente i profitti altissimi delle multinazionali del tè e delle loro associate locali. Se solo fossero disposte a rinunciare a una piccola parte dei loro profitti, esse potrebbero aumentare le paghe dei lavoratori senza perdere di competitività e in un colpo solo si eliminerebbe il lavoro minorile, la denutrizione e l'analfabetismo.
CONCIATI PER LE FESTE
Cairo e dintorni. Nelle concerie lavora una parte dell'1,4 milioni di piccoli egiziani fra i 6 e i 14 anni. Le condizioni di lavoro sono le stesse da sempre: ma si sono aggiunti molti prodotti chimici e i bambini continuano a lavorare a mani e piedi nudi. In India, Brasile o nel Sud-Est asiatico lo spettacolo e più o meno lo stesso.
ABITI, SETA E SCARPE PER CONSUMATORI LONTANI
Sono i prodotti di bassa tecnologia e largo consumo quelli con la cui produzione per l'esportazione paesi come Thailandia, Cina, Indonesia e India stanno tentando la scalata dello sviluppo industriale. Di mezzo ci sono le multinazionali che in genere appaltano il lavoro a ditte locali, le quali a loro volta lo subappaltano a ditte locali, le quali a loro volta lo subappaltano a ditte più piccole. In questo "giro" si annida il lavoro dei bambini, difficilissimo da scovare. In Indonesia il lavoro minorile è legalizzato (ma solo per 4 ore al giorno) e le piccole tute blu dell'industria manifatturiera sono almeno 300.000. Per salari bassissimi bambini e bambine lavoratori di 10-l2anni, assunti al posto dei genitori, vivono lontano dalle famiglie. Nel 1991 è stata denunciata la presenza di piccoli al lavoro anche nelle fabbriche che producono costose scarpe per la famosa multinazionale Nike, che fa i propri bilanci lesinando la lira ai lavoratori e spendendo miliardi in pubblicità. Un'altra marca famosa, la Adidas, ha trasferito la produzione in Asia, chiudendo tutti gli stabilimenti europei.
L'INCUBO DEI GIOCATTOLI
Sull'etichetta ci sarà pure scritto Mattel o Chicco; ma ormai l'80% dei giocattoli di tutto il mondo è fatto in Cina (dove lo stesso Ministero del lavoro si è detto preoccupato per la situazione dei bambini), Thailandia e Indonesia. Bambini che per 12 ore si trovano a contatto con plastica infiammabile, in ambienti surriscaldati, con poco cibo e dormendo in capannoni-ghetto. Nel 1993 due fabbriche di giocattoli, in Thailandia e Cina, hanno preso fuoco. Centinaia le vittime, tra cui molte ragazzine. Una delle due fabbriche produceva per la Chicco. Contro i giocattoli indiani e in corso la Toycott Campaign (toy=giocattolo).
TAPPETI PER L'ELEGANZA DI CASE MOLTO LONTANE
Un milione di bambini tessono tappeti su decine di migliaia di telai sparsi fra il Pakistan, l'India e il Nepal. Antiche ditte di esportazione si rivolgono a intermediari locali che a loro volta girano l'ordine ai proprietari di telai. Questi poi affidano il compito a tessitori che producono con l'aiuto di alcuni salariati. Molti gli intermediari, e tutti vogliono guadagnarci. Rifacendosi sui dipendenti finali, che spesso sono bambini: preferiti non solo per via delle piccole dita molto adatte al lavoro, ma anche perché gli adulti non sono disposti a farsi sfruttare proprio fino all'osso. I bambini non hanno scelta. Prelevati da lontani villaggi con l'inganno di buone prospettive e con la corresponsione di un anticipo agli ignari e poverissimi genitori, vengono imprigionati in stanzette anguste, con poca luce, a rovinarsi ossa e vista dietro un telaio fabbricando nodi su fili ben tesi, dormendo poi nello stesso locale in mezzo alla polvere, nutriti male. Quando si tagliano la ferita viene bruciata con un fiammifero per non sporcare i tappeti di sangue.
DOMESTICI DELLE FAMIGLIE RICCHE. Non li vede nessuno ma sono a milioni i piccoli domestici, dai 6 anni in poi, molto spesso pagati solo con il cibo - poco e diverso da quello dei padroni - e maltrattati. Ad esempio sono 100.000 i bambini resteaveck (resta con) haitiani, che le famiglie rurali povere affidano ai cittadini. A volte questi piccoli servitori vengono portati all'estero dai padroni. Questo fenomeno e stato rilevato nel 1994 dall'associazione Anti-Slavery International che ha denunciato famiglie di diplomatici di stanza in Svizzera e Francia.
SCHIAVI PER DEBITI. In India, Pakistan, Brasile, Perù, Haiti una famiglia povera che si indebita rischia forte: prende un prestito da un usuraio e si ritrova a lavorare finche non ha ripagato il debito. Ma gli interessi sono troppo alti e la condizione di schiavitù si tramanda di padre in figlio, in agricoltura, nelle cave, nelle fornaci o nelle miniere, sui tappeti, nelle vetrerie o nelle fabbriche di fiammiferi. II tutto a dispetto dei divieti previsti dalla legge. In Pakistan si stima che siano 8 milioni i bambini in schiavitù, su 20 milioni di adulti.
FRA RIFIUTI E TRAFFICO.
80 milioni di bambini lavorano per strada, anche se i più hanno una "casa". Alla periferia Manila sono in l2. 000 a scalare la montagna "fumanete" (di rifiuti) per selezionare il minimo residuo utile. Lo stesso avviene nelle vie e nelle discariche di tutte /e città del Terzo mondo. Un lavoro ad estremo rischio sanitario che attira il disprezzo su chi lo svolge. Altri fanno i giornalai, i lavavetri o i lustrascarpe. Altri ancora, in Asia, fanno gli asini: trasportano esseri umani e merci sul risciò, sfruttati dal proprietario del medesimo.
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venerdì 26 dicembre 2003
ore 21:01 (categoria:
"Vita Quotidiana")
voglio andare a vivere ad Udine, città moooolto tranquilla e soprattutto senza nazi merdosi(o mooolto pochi).
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venerdì 26 dicembre 2003
ore 21:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
non ho voglia di uscire stasera...
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lunedì 22 dicembre 2003
ore 20:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
vi piace quello che mangiate??
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lunedì 22 dicembre 2003
ore 20:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 22 dicembre 2003
ore 20:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
 non so che significa, ma si può capire lo stesso che vuole dire.
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lunedì 22 dicembre 2003
ore 20:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")

come ci si fa a fidare di una merda del genere? Chissà come la prenderebbe se decidessi di aprirlo con un bel coltello da macellaio.
merda infame.
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lunedì 22 dicembre 2003
ore 20:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I negozi strapieni di gente che compra qualsiasi cosa...i ristoranti prenotati fino a dopo capodanno...i negozi d'abbigliamento presi d'assalto per accaparranrsi l'abito più trendy...le agenzie di viaggio che sfornano pacchetti viaggio come fossero panini... Che tristezza...poi...guardare un cane rinchiuso in una gabbia di uno dei tanti canili che si mastica la zampa fino a quando qualche volontario non lo porta fuori per il suo quarto d'ora di svago... Uno dei tanti...forse troppi casi di solitudine e abbandono all'interno di tutto questo regalarsi e regalare. Eppure serve così poco rendere felice un animale che non ha nessuno...una carezza...uno sguardo...una passeggiata... Sono tutti troppo occupati a fare regali a praparare il pranzo di natale e a riempirsi le pance di cadaveri...che tristezza!!!
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venerdì 19 dicembre 2003
ore 20:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
egoista
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