
Sono il vuoto,
sono tutto ciò che esiste,
sono in ogni foglia del bosco,
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in ogni particella di cenere che l’acqua trascina via,
sono anche me stessa,
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giovedì 29 giugno 2006 - ore 17:15
altoooo maaaare
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giovedì 29 giugno 2006 - ore 17:04
sonno!!!!
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 17:37
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 17:25
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peacelink
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 17:19
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 17:08
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Raccolta differenziata e riciclaggio
Vita e morte di una lattina
Il consumo, data la grande quantità di rifiuti che comporta, può essere definito come una produzione di rifiuti. Trattare l’argomento rifiuti è diventato quindi un tabù e questa enorme quantità di rifiuti che produciamo è diventata lo specchio della nostra società. Vediamo cosa succede ad una lattina...
Francesco Castronovo (studente della 2DL Liceo Scientifico Tecnologico Righi di Taranto)
Fonte: Rielaborazione di idee e analisi di Guido Viale, "Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà", Milano, 1994
30 novembre 2004
Ormai siamo circondati da rifiuti: li troviamo dappertutto. Addirittura ci sono migliaia di oggetti abbandonati nello spazio e orbitano attorno alla Terra. Purtroppo questo è solo quello che riusciamo a vedere, a cui bisogna sommare tutti i rifiuti che non vediamo: i veleni che raggiungono le falde sotterranee, i gas che si trovano nell’atmosfera...
Infine vi sono le scorie radioattive che hanno tempi di decadimento lunghissimi.
Tutti gli oggetti tendono a diventare rifiuti quando la loro funzione cessa; tutto, quindi, diventerà immondizia e in futuro il volume dei rifiuti supererà quello della merce utilizzata.
Il processo che trasforma un oggetto (ad esempio una lattina) in un rifiuto può essere suddiviso in quattro fasi:
-l’oggetto, da pulito (o in alcuni casi sterile), diventa sporco;
-la merce aveva una funzione, un’utilità, che perde subito dopo il suo utilizzo;
-abbiamo portato la nostra merce in casa e dopo averla usata cerchiamo di allontanarla il più possibile;
-quando abbiamo acquistato il prodotto, esso aveva un determinato prezzo che perde una volta trasformatosi in rifiuto.
Il carattere utilitaristico della nostra società viene messo in evidenza dall’atto di gettare via tutti i prodotti appena il loro utilizzo è terminato. Come la merce da noi acquistata ha alle sue spalle una lunga storia fatta d’idee, lavoro, viaggi, scambi e profitti, anche i rifiuti devono affrontare un lungo viaggio prima di essere smaltiti. La produzione di merci è accompagnata da gli studi dei massimi esponenti di pensiero, istituti e facoltà universitarie e da varie professioni redditizie; lo smaltimento dei rifiuti, invece, coinvolge solo qualche rivista specializzata e poche cattedre nei corsi di economia dell’ambiente. Il consumo, data la grande quantità di rifiuti che comporta, può essere definito come una produzione di rifiuti. Trattare l’argomento rifiuti è diventato quindi un tabù e questa enorme quantità di rifiuti che produciamo è diventata lo specchio della nostra società.
Note:
Per approfondimenti sulla raccolta differenziata
http://www.amiat.it/rd50/obiettivi/emergenza.htm raccolta diff.
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 16:44
c è chi dice si..c è chi dice no
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Che succede se vincono i Si? Ci dicono che il Si toglierebbe di torno ribaltoni, inciuci e ammennicoli vari.
R. " Spesso si chiede di semplificare cosa succede se vince il Sì, cosa se vince il No. In realtà non è affatto facile dire in due parole - ma anche prevedere esattamente - cosa succederà in caso di vittoria del Sì. Certamente sappiamo che se vince il No resta in vigore un sistema testato da anni e anni di vita istituzionale. Il Si è un salto nel buio.
Seppur importante (e inquietante), l’aspetto della cosiddetta ’devolution’, vero e proprio pegno pagato alla Lega Nord e probabile (si spera) cavallo di Troia a favore del No, è davvero il minimo.
(La devolution stabilisce che sono largamente aumentati i poteri delle Regioni: promozione internazionale, politica monetaria, polizia amministrativa, tutela della salute, sicurezza alimentare , reti di trasporto e di navigazione, ordinamento delle professioni, ordinamento sportivo, produzione dell’energia, emittenza radiotelevisiva regionale, potestà legislativa esclusiva nell’assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica e definizione dei programmi scolastici. N.d.r.)
Il dato più preoccupante viene invece dalla forma di governo che verrebbe a crearsi: un premierato forte che ha pochissimi riscontri, se non nessuno, nelle grandi democrazie. Tutto in mano al primo ministro: un vero e proprio capo del governo e non più un "presidente del consiglio".
Il potere di scioglimento delle camere dipenderebbe da questi, esautorato il presidente della Repubblica ( il Presidente della Repubblica non avrà alcuna voce in capitolo, nemmeno formale. Se è pur vero che anche oggi non ha poteri sostanziali, ma nomina sia il primo ministro che i ministri, e ricordiamo che nel passato - lo ha fatto Pertini, lo ha fatto Scalfaro - ha scoraggiato le nomine indecenti, come quelle di persone indiziate di reati, dopo la riforma non potrà fare nemmeno questo N.d.r). La sorte del parlamento (che, ripeto, rappresenta il popolo) verrebbe quasi inscindibilmente legata a quella del governo (che non lo rappresenta), attraverso un arzigogolato meccanismo di ’fiducia/sfiducia’ che permetterebbe all’esecutivo di restare in carica alla faccia dell’opposizione e magari della sua stessa maggioranza; oppure di travolgere con sé le camere, sottoponendole così a costante ’ricatto’. Nel nostro ordinamento attuale il governo deve avere la fiducia delle camere, cioè quella di noi cittadini. E nelle camere sono comprese maggioranza e opposizione, cioè tutti noi. Con la ’riforma’ verrebbe a delinearsi un sistema in cui il capo del governo può essere, sì, sfiduciato dalle camere, ma a costo dello scioglimento di esse! A meno che non sia la maggioranza della sua maggioranza a indicare un nuovo premier, ma ciò è molto difficile. Insomma: un Prodi, oggi, potrebbe essere sostituito, ma solo se ciò sta bene alla maggioranza del centrosinistra. Che il centrodestra non voglia Prodi non conta nulla. Lo stesso varrebbe a parti invertite. Queste sarebbero le norme ’antiribaltone’: chi piazza le terga sulla poltrona non le sposta più! Ma scherziamo?
In nessuna delle grandi democrazie mondiali gli equilibri sono così falsati. Nemmeno, per citare esempi, in Francia e negli Stati Uniti, dove vigono forme di governo presidenziali (o semipresidenziali) e i poteri del capo di stato/capo di governo sono particolarmente intensi. Se esaminiamo queste realtà da vicino ci accorgiamo che tanto il presidente della Repubblica francese quanto il presidente degli Stati Uniti non sono affatto sicuri di disporre della maggioranza parlamentare. In entrambi i paesi possono realizzarsi ’coabitazioni’: Chirac, gollista, potrebbe ritrovarsi un parlamento a maggioranza socialista; Bush, repubblicano, un congresso in prevalenza democratico. In questi casi in Francia la funzione del presidente della Repubblica (che non è contemporaneamente capo del governo) tende ad avvicinarsi a quella del capo dello stato italiano, non potendo più disporre di un premier dello stesso partito. Anche negli Stati Uniti la coabitazione non dà luogo a ingovernabilità, perché non esiste disciplina di partito, e un congresso (ad es.) democratico può tranquillamente votare le proposte del presidente repubblicano; che a quel punto,però, inevitabilmente terrà conto dei democratici.
In Italia invece verrebbe a nascere un sistema in cui, praticamente, Sansone (presidente del consiglio) alla peggio - ma proprio alla peggio - muore con tutti i filistei (parlamentari); il parlamento allora è costretto ad assecondarlo: nessun controllo (quindi) dei rappresentanti dei cittadini sull’operato dell’esecutivo, ma piena soggezione al suo volere."
D. "Parecchi connazionali temono che la questione del referendum si esaurisca come tutti gli altri referendum: è meramente una questione di partito. Gli affezionati seguono la linea di partito. In genere sappiamo che alla fine questo è il sistema. Ci vuoi spiegare perché in questo referendum non è possibile applicare lo stesso teorema?"
R. "In questo momento il premier è Romano Prodi, e potrebbe esserlo di nuovo all’entrata in vigore della riforma. Ci fidiamo ciecamente di Romano Prodi? Io no, pur avendo votato per la coalizione di centrosinistra. Certo, mi fido più di lui che di altri, ma bisogna ragionare in astratto: domani il premier potrebbe essere Berlusconi, Prodi, o chiunque. Ci fidiamo di chiunque?
Insomma il giudizio su quest’ obbrobrio non cambia secondo il vantaggio o lo svantaggio dell’una o dell’altra coalizione. Quando il centrosinistra denunciò lo smisurato ampliamento dei poteri del premier fu replicato: ’si vede che il centrosinistra è già sicuro di perdere le elezioni’. Così, dicendo che il candidato premier che si aspetta di vincere dovrebbe avere interesse alla ’riforma’, si ammise implicitamente che, sì, tali poteri venivano estesi oltre la massima misura tollerabile. Invece il centrosinistra ha vinto le elezioni, segno che tanto perdente non è: ma non se ne parla proprio di appoggiare il Si."
Purtroppo l’elettorato di centrosinistra non è affatto contento dell’atteggiamento dei suoi rappresentanti: molti si chiedono cosa si stia facendo per il No al referendum. Le forze politiche infatti preferiscono buttarla su un altro piano: quello della rivincita personale gli uni, quello del rafforzamento della vittoria gli altri, in una logica di contrapposizione che dev’essere invece tenuta ben lontana vista l’importanza della questione.
In sede di referendum costituzionale nessuno di noi deve ragionare secondo indicazioni di partito o convenienze politiche. Siamo chiamati a pronunciarci sulle regole della nostra vita e a controllare che non vengano cambiate ad arbitrio, a vantaggio di chi è al potere (comunque si chiami) e a scapito dei nostri diritti. Il sovrano non è Prodi. Non è Berlusconi. Il sovrano siamo noi, la legge fondamentale la facciamo noi.
Circolano opuscoletti di autorevoli testate che recitano ’un bel Sì per mandare a casa Prodi’. Con il Sì non va a casa Prodi e non torna Berlusconi. Con il Sì un futuro premier (di cui non sappiamo il nome) può spadroneggiare a piacimento.
Evitiamo, perciò, di votare per dispetto, perché è solo dispetto nostro.
Questo è il motivo per cui voto NO. "
A questo punto ci starebbe pure bene l’ "avremmo potuto stupirvi con..." , ma le parole di Andrea ci hanno veramente stupito per quanto hanno saputo dirci
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 16:43
il miglior compromesso
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 16:36
evviva la giustizia
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lunedì 19 giugno 2006 - ore 16:33
e bravo il nostro reuccio
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