![]() |
|
|
E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì
- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]
Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’
Le omelie di Padre Aldo Bergamaschiwww.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...] ![]()
Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23![]()
Sulla strada di Emmaus
Polvere... Incontri... Provocazioni...
’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!
Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza
Dalla Parte dei Bambini
AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)
Una Suora per Amica
[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]
Movimento dei Focolarini
"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"
"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."
Chiara Lubich
Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).
n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.
Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio
Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube
Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso![]()
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer
Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer
![]()
Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! " Hazrat Inayat Khan
Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.
Albert Camus
PARANOIE
MERAVIGLIE
BLOG che SEGUO:
BOOKMARKS
(questo BLOG è stato visitato 2346 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
domenica 4 maggio 2008 - ore 00:44
“Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” Mt 28,16-20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ASCENSIONE DEL SIGNORE
At 1,1-11; Sal 46; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20 - Ascende il Signore tra canti di gioia
Matteo 28,16-20
16 Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Giovanni Paolo II
Dal discorso in occasione
dell’inizio dell’anno dell’eucaristia
Domenica, 17 ottobre 2004
www.collevalenza.it
“Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”
Raccolti davanti all’Eucaristia, sperimentiamo in questo momento con particolare vivezza la verità della promessa di Cristo: Egli è con noi!
“L’Eucaristia luce e vita del nuovo Millennio”
Il tema del Congresso ci invita a considerare il Mistero eucaristico non solo in se stesso, ma anche in rapporto ai problemi del nostro tempo. Mistero di luce! Di luce ha bisogno il cuore dell’uomo, appesantito dal peccato, spesso disorientato e stanco, provato da sofferenze di ogni genere. Di luce ha bisogno il mondo, nella difficile ricerca di una pace che appare lontana, all’inizio di un Millennio sconvolto ed umiliato dalla violenza, dal terrorismo e dalla guerra. L’Eucaristia è luce! Nella Parola di Dio costantemente proclamata, nel pane e nel vino divenuti corpo e sangue di Cristo, è proprio Lui, il Signore Risorto , che apre la mente e il cuore, e si fa riconoscere, come dai due discepoli ad Emmaus, nello “spezzare il pane” (cfr Lc 24,25). In questo gesto conviviale riviviamo il sacrificio della Croce, sperimentiamo l’amore infinito di Dio, ci sentiamo chiamati a diffondere la luce di Cristo tra gli uomini e le donne del nostro tempo.
Mistero di vita!
Quale aspirazione più grande della vita? Eppure su questo universale anelito umano si allungano ombre minacciose: l’ombra di una cultura che nega il rispetto della vita in ogni suo stadio; l’ombra di una indifferenza che consegna innumerevoli persone a un destino di fame e di sottosviluppo; l’ombra di una ricerca scientifica posta a volte al servizio dell’egoismo del più forte. Carissimi Fratelli e Sorelle, dobbiamo sentirci interpellati dalle necessità di tanti nostri fratelli. Non possiamo chiudere il cuore alle loro implorazioni di aiuto. E neppure possiamo dimenticare che “non di solo pane vive l’uomo” (cfr Mt 4,4). Abbiamo bisogno del “pane vivo disceso dal cielo” (Gv 6, 51). Gesù è questo pane. Nutrirci di lui significa accogliere la vita stessa di Dio (cfr Gv 10,10), aprendoci alla logica dell’amore e della condivisione.
Ho voluto che questo Anno fosse particolarmente dedicato all’Eucaristia.
In realtà tutti i giorni, e specialmente la Domenica, giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa vive di questo mistero. Ma la comunità cristiana è invitata, in questo Anno dell’Eucaristia , a prenderne più viva coscienza con una celebrazione più sentita, con una adorazione prolungata e fervente, con un maggiore impegno di fraternità e di servizio agli ultimi. L’Eucaristia è sorgente ed epifania di comunione. E’ princìpio e progetto di missione (cfr Mane nobiscum Domine, capp. III e IV). Sulle orme di Maria, “donna eucaristica” (Ecclesia de Eucharistia , cap. VI), la comunità cristiana viva dunque di questo mistero! Forte del “pane di vita eterna”, diventi presenza di luce e di vita, fermento di evangelizzazione e di solidarietà!
Mane nobiscum, Domine!
Come i due discepoli del Vangelo, ti imploriamo, Signore Gesù: rimani con noi! Tu, divino Viandante, esperto delle nostre strade e conoscitore del nostro cuore, non lasciarci prigionieri delle ombre della sera. Sostienici nella stanchezza, perdona i nostri peccati, orienta i nostri passi sulla via del bene. Benedici i bambini, i giovani, gli anziani, le famiglie, in particolare i malati. Benedici i sacerdoti e le persone consacrate. Benedici tutta l’umanità. Nell’Eucaristia ti sei fatto “farmaco d’immortalità”: dacci il gusto di una vita piena, che ci faccia camminare su questa terra come pellegrini fiduciosi e gioiosi, guardando sempre al traguardo della vita che non ha fine. Rimani con noi, Signore! Rimani con noi! Amen.
«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20)
Queste parole, le ultime che Gesù rivolge ai discepoli, segnano la fine della sua vita terrena e, nello stesso tempo, l’inizio della vita della Chiesa, nella quale è presente in tanti modi: nell’Eucaristia, nella sua Parola, nei suoi ministri (i vescovi, i sacerdoti), nei poveri, nei piccoli, negli emarginati..., in tutti i prossimi. A noi piace sottolineare una presenza particolare di Gesù, quella che lui stesso, sempre nel Vangelo di Matteo, ci ha indicato: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Mediante questa presenza egli vuole potersi stabilire in ogni luogo. Se viviamo quanto lui comanda, specialmente il suo comandamento nuovo, possiamo sperimentare questa sua presenza anche fuori delle chiese, in mezzo alla gente, nei posti in cui essa vive, ovunque. Quello che ci è chiesto è quell’amore vicendevole, di servizio, di comprensione, di partecipazione ai dolori, alle ansie e alle gioie dei nostri fratelli; quell’amore che tutto copre, che tutto perdona, tipico del cristianesimo. Viviamo così, perché tutti abbiano la possibilità di incontrarsi con Lui già su questa terra.
Chiara Lubich
sabato 3 maggio 2008 - ore 01:17
’’Troppo bello per non essere vero!’’ di don Marco Pozza
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ss. FILIPPO e GIACOMO (f)
1Cor 15,1-8; Sal 18; Gv 14,6-14 - Risuona in tutto il mondo la parola di salvezza
At 1,12-14; Sal 18; 1Cor 15,1-8; Gv 14,6-14
Troppo bello per non essere vero!
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» . Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
(Vangelo di Giovanni cap. 14 vv 1-12)
CERCO LA TUA VOCE
Dove sei perché non rispondi?
Vieni qui dove ti nascondi?
Ho bisogno della tua presenza
è l’anima che cerca te.
Spirito che dai vita al mondo
cuore che batte nel profondo
lava via le macchie della terra
e coprila di libertà.
Soffia vento che hai la forza
di cambiare fuori e dentro me
questo mondo che ora gira
che ora gira attorno a te.
Soffia proprio qui fra le case
nelle strade della mia città
tu ci spingi verso un punto che
rappresenta il senso del tempo
il tempo dell’unità.
Rialzami e cura le ferite
riempimi queste mani vuote
sono così spesso senza meta
e senza te cosa farei?
Spirito oceano di luce
parlami cerco la tua voce
traccia a fili d’oro la mia storia
e intessila d’eternità.
Soffia vento che hai la forza
di cambiare fuori e dentro me
questo mondo che ora gira
che ora gira attorno a te.
Soffia proprio qui fra le case
nelle strade della mia città
tu ci spingi verso un punto che
rappresenta il senso del tempo
il tempo dell’unità.
Troppo bello per non essere vero!
di don Marco Pozza
Un missionario in Nuova Guinea si accorse che uno dei nuovi cristiani, un fiero capo della tribù Kanaka, alla fine di ogni messa andava davanti al tabernacolo e vi rimaneva a lungo, dritto come una palma, a dorso nudo. Il missionario, incuriosito, un giorno gli chiese cosa facesse, così fermo e silenzioso davanti al tabernacolo. A torso nudo. Il kanako, ridendo, rispose: “Tengo la mia anima al sole”.
Pazzo, squilibrato o innamorato?
Ti dirò che Filippo di Betasida, l’apostolo che torna alla ribalta della cronaca nel Vangelo di oggi, m’affascina ogni volta che l’incontro. M’affascina perché è uno che, con quel fare un po’ sornione, sembra far finta di accontentarsi di poco, di quello che “passa il convento”, delle cose di tutti i giorni. Hai presente quando un bambino piccolo chiede a papà: “papà, mi faresti un regalo?”. E il papà, grattandosi i capelli per decidersi tra il si e il no, pensa a cosa potrebbe chiedergli. S’aspetta di tutto: da un bacio sulla guancia, ad un viaggio oltre oceano passando per l’ultima versione della Play. Ma il bambino lo sorprende: “Mi porti sulla luna. Poi non ti chiedo più nulla. Te lo prometto”. Come per dire: se mi fai questo regalo non ti disturberò più. E il bambino ti getta addosso tenerezza, dolcezza, simpatia. Perché pensa di chiederti una cosa piccola, insignificante, semplice da realizzare. Quando invece ti chiede l’impossibile. Bene: Filippo oggi compie la stessa richiesta. Guarda Gesù e gli dice: “Signore, mostraci il Padre e questo ci basta”. Grazie tante, Filippo! Se buttasse indietro lo sguardo s’accorgerebbe di quanta gente nutriva nel cuore la medesima esigenza. I patriarchi lo avevano spiato. I profeti ne avevano disegnato il volto. I poveri s’accontentarono d’inseguirlo nei sogni. I pastori s’allenavano a tener aperti gli occhi per non lasciarselo scappare. I padri additavano ai figli il corso delle stelle, per rompere gli indugi: ma pure loro s’addormentarono nell’attesa. Le fanciulle ebree sognarono senza essere esaudite. Occhi di vegliardi, di bambini. Di esuli e di oppressi. Di sofferenti e di sognatori. Tanti occhi. Troppi occhi. Delusi per ritardi imprevisti. Stanchi per lunghe vigilie. Fiammeggianti per speranze subitanee. Ma nulla di più. E Filippo - ingenuo al pari di quel compagno che alle elementari pareva sempre con la testa campata in aria - chiede una cosa piccola. Dice: “Mostraci il Padre. Ci basta!”. T’immagini Gesù? Non sembra difficile rubargli l’espressione. Avrà allargato le braccia e, tra lo sconsolato e il comprensivo, battuto la mano sulla spalla di Filippo dicendogli: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?” Cioè gli racconta la sua storia. Nato a Betsaida, cittadina che diede i natali pure all’amico Pietro, fece la valigia, salutò quegli ulivi tremanti sul crostone della collina e s’incamminò sulle tracce dell’uomo di Nazareth. Miracoli e guarigioni; discorsi, aneddoti e profezie; rimproveri, carezze e similitudini; passione, morte e risurrezione. Stupore e meraviglia, nervosismo, inquietudine e serenità. Discorsi di terra, di cielo, d’eterno. “Come puoi dire: mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre?”. Come dire: tutti sognavano di vedere il Padre e non lo videro. Tu ci sei vissuto assieme e non te ne sei accorto. Strani giochi sotto il cielo di Giudea. Anche altrove successe lo stesso: ad Emmaus, sulla spianata del sepolcro, negli occhi di Tommaso al cenacolo. Fatica identificare Cristo! A conforto rimane il fatto che il mondo non poteva udirlo. Perché sente solo quando c’è un po’ di rumore o di potenza. Non sente le parole.
A proposito: Tommaso, il Didimo! Questa domenica pure lui sembra aggrapparsi con fatica alle parole del Maestro. Uomo realista, di una concretezza quasi sfacciata, assetato di trasparenza. Che importa se all’anagrafe del mondo è deriso? Io lo ammiro perché era un insoddisfatto, un precario nell’anima, uno a cui il mondo gli andava stretto, un incontentabile, un insofferente delle mezze misure, uno che trovò il coraggio di perdere tutto pur di non vivere da mediocre. Voleva vederci chiaro, Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?” E Gesù, per nulla infastidito da tanto fraintendimento, ripaga questo discepolo critico e appassionato con una delle più celebri espressioni messe in musica dall’estro di Dio: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” . D’altronde Tommaso non aveva mai sentito indicazioni di percorso, svolte a destra o rettilinei sul lungomare di Tiberiade, rotatorie per il cielo, per la terra, per le spiagge. Pertanto chiede. Chiede perché sa che, una volta partito, il Maestro è partito. Era fatto così Tommaso. Non era scettico. E tanto meno incredulo. Voleva solo vederci chiaro. Tanto chiaro che gli occhi non gli bastarono quel giorno: volle usare persino le mani per vedere. Supplicava trasparenza perché lui aveva capito che ad uccidere il suo Maestro non erano stati i santi. E nemmeno i peccatori. L’aveva ammazzato la gente mediocre!
Pagine di vangelo come queste, che viaggiano quasi ai bordi dell’incredibile, alla fine ti lasciano con l’acquolina in bocca. Oltre che con le cicatrici negli occhi. Quasi a dire: “Troppo bello per essere vero” . Cioè: uno passa una vita con Dio e alla fine chiede di vedere Dio perché non s’era accorto d’aver vissuto con Dio. Ma capisci che bisognerebbe rigirare tutto? Sarebbe meglio dire: “Troppo bello per non essere vero” . E, allora, porca la miseria (nel senso di “maledetta pigrizia”), scopri che il vangelo di oggi ti costringe a sognare: di vedere Cristo e di far vedere Cristo all’uomo. Ma sognare non significa vivere con la testa per aria, tra le nuvole. Sognare significa vedere con il cuore. Prova ad accendere la voce del mondo. Non senti quanta gente sta gridando: “Mostraci il Padre e ci basta”. Cioè: parlateci di Dio. Dateci notizia del suo volto. Dipingeteci il suo sorriso. Poi basta, non chiediamo più nulla! Ma per fare questo c’è bisogno di gente folle, esagerata, bizzarra, squilibrata dalla parte dell’amore. Gente che non si vergogna d’essere originale, di stare fuori: con la testa, con i pensieri, con le azioni. Gente bizzarra, irrequieta, turbolenta, monella, incorreggibile, che procura un fracco di fastidi ai grandi, ai prelati, alla gente tutta composta. La differenza tra chi diventa santo e chi rimane uomo è piccolissima: è questione di fantasia. Il santo mancato è chi è povero di fantasia! Tutti i santi sono un po’ matti, anche se non è vero che tutti i matti sono santi. Del resto si narra che in un colloquio Cristo, comparendo a Frate Francesco, gli disse: “Ma tu sei matto, Francesco!” . Francesco rispose: “Non quante Te, Signore”.
Ricordo una madre che diceva: “Guarda, qui c’è Dio” e la sua voce tremava quando lo diceva. E il bambino cercava il Dio sconosciuto sugli altari, sulle vetrate sulle quali il sole giocava a essere fuoco e cristallo. Ma non lo vedeva. E la madre aggiungeva: “Non cercarlo fuori, chiudi gli occhi, senti il suo battito. Sei tu la Cattedrale più bella”. Non accorgersi, significa perdere tempo e farsi ridere dietro.
Perchè stai cercando quello che tutti vedono accanto a te.
venerdì 2 maggio 2008 - ore 00:02
Quando non si sente più la presenza del Signore - Gv 16,20-23
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Atanasio (m)
At 18,9-18; Sal 46; Gv 16,20-23a - A te la gloria, o Dio, re dell’universo
PARROCCHIA DI BOVOLONE
SETTANTATREESIMA CATECHESI 2006 – 2007
Quando non si sente più la presenza
del Signore
Ancora tra di noi come gli Apostoli nel cenacolo per ascoltare la Parola del Signore. Parola che va oltre tutte le barriere… Parola che consente a Lui di entrare nel nostro cuore.. anche quando non vogliamo sentire..
Quando non si sente più la presenza del Signore… Ci aiutiamo a cogliere il significato di questo titolo ascoltando la Parola da Gv 16,16-23:
“Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”.Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?”. Dicevano perciò: “Che cos’è mai questo “un poco” di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”. Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla.
“Accadrà che voi non mi vedrete”
Gesù parla ai suoi discepoli: “Avrete tutto il timore che è legato alla mia assenza” E’ il tempo del suo morire. E’ il tempo della sua sepoltura..Il cuore sembra allontanarsi… C’è un tempo nel quale può accadere che non si coglie più la presenza del Signore.. Gesù con questo brano, dice anche la nostra storia…C’è un tempo nel quale godiamo della Sua Presenza, e c’è un tempo di silenzio, un tempo nel quale non lo vediamo più, non lo sentiamo… Quanti di noi hanno fatto in alcuni momenti l’esperienza dell’assenza…Ci si trova soli, con unicamente i nostri riferimenti umani: la moglie, il marito, un lavoro da fare, una decisione da prendere..Ma peggio ancora, è quando vengono a mancare anche questi riferimenti umani…E’ il tempo della tristezza, della tristezza, dell’afflizione..
“Ancora un po’ e mi vedrete”
E’ il tempo dell’attesa… E noi, viviamo dentro questo sentimento di assenza di Dio. Ma il cuore di Dio non cessa mai un attimo di battere per noi.. Non ci perde mai di vista..
“Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando risposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
Sal 139, 1-3
Il Suo cuore di Padre non cessa mai di battere per noi!
“Ma il mondo si rallegrerà”
Quando si vede un cristiano che fatica a vedere la linea della fede, sembra esserci qualcuno pronto a farlo cadere nella tentazione: “Siccome Dio non mi ha ascoltato, non lo prego più” Dio non ci abbandona un attimo! Dio non può volere il male. Dio non vuole il male! Dio dentro il male fatto dagli uomini, trova la via del di più. Dio dentro il male, trova il bene. Dentro a situazioni negative, Dio sempre concepisce nuovo bene per noi. Dio è l’unico che può generare bene nel male. Dalla morte una nuova vita..
“Ancora un poco e non mi rivedrete..”
E’ qui che si vede la nostra capacità di affidarci a Lui.
“E il vostro cuore si rallegrerà”
Dio non ci ha mai abbandonato. E nessuno ci toglierà la gioia, certi che la gioia nel rivedere il Signore è più grande dei momenti tristi…Il Signore sa fare cose nuove. Stupiamoci per ciò che il Signore sa far nascere dalla morte, dalla croce…
La fede è ……… la radice,
la speranza è ………. lo stelo che si erge,
l’ amore è ……… il fiore e il frutto.
Le pene non mancano mai,
sono il sigillo autenticatore delle opere che suscita Dio.
Le parole
rappresentano le ultime cartucce
nella conquista delle anime.
Oh, la persecuzione dei buoni com’è terribile!
Ma essa ha il suo posto
nei piani divini. (pensieri oltre la grata)
Un uomo, consumato dalla paura di crescere, si sente estraneo a questo mondo e agli esseri che l’appartengono. Ci trasporta in un viaggio introspettivo nella sua mente, con le sue incertezze, le sue paure e le sue speranze. Si sente diverso, emarginato. Tuttavia, se si scava in fondo al cuore, esiste un barlume di speranza, la speranza di incontrare in questa vita persone in carne ed ossa che abbiano la sua stessa sensibilità, che possano essere in grado di provare i suoi stessi sentimenti. L’uomo continuerà nella sua ricerca appeso a questa flebile speranza.
giovedì 1 maggio 2008 - ore 05:59
Gv 16,16-20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Giuseppe lavoratore (mf)
At 18,1-8; Sal 97; Gv 16,16-20 - La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli
16 Ancora un poco e non mi vedrete; un pò ancora e mi vedrete". 17 Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: "Che cos`è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un pò ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?". 18 Dicevano perciò: "Che cos`è mai questo "un poco" di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire". 19 Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: "Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un pò ancora e mi vedrete? 20 In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.
Gesù continua a parlare ai discepoli di come debbano vivere un nuovo modo di restare vicino a lui. Dice loro infatti che presto non staranno più insieme, ma allo stesso tempo lui tornerà ad essere accanto a loro. Evidentemente parla della sua morte e resurrezione, ma anche di come da quello strappo doloroso che è la sua partenza dalla terra per tornare al Padre viene anche la resurrezione di una vita con lui che non finisce più e vince ogni lontananza, se lo si continua a cercare e desiderare vicino. I discepoli sono sconcertati da quello che sembra un paradosso: come può la lontananza fisica divenire vicinanza ancora più stretta? Gesù non lascia senza risposta quello sconcerto e rivela come proprio il bisogno e la mancanza che sentiranno di lui, tanto da rattristarsi e piangere, sarà preghiera di invocazione capace di far mutare la loro tristezza nella gioia di una vicinanza ritrovata. Infatti dopo la sua ascensione al Padre ogni uomo e ogni donna, in ogni angolo della terra, potranno avere il Signore accanto a sé se lo invocheranno col lamento e le lacrime della propria preghiera. fonte
Oltre l’invisibile
Gen Rosso
Quando la vita non ha dignità
e un grido forte mi sale da qui;
quando è scura la città,
piove fuori e dentro me,
oltre il buio chissà cosa c’è?
Quando la vita mi appare bugia,
non ha più senso lottare così;
con il cuore stretto in sé,
tutto è come malattia,
in fondo al nero uscita non c’è.
Eppure, nella notte vedo più lontano
le stelle, le galassie: l’invisibile.
Eppure, il tuo silenzio parla,
mi racconta te
ed io non ho parole ma ti cercherò.
Forse mi resta una debole voce,
forse un pensiero, una piccola luce
e ho imparato che ci sei,
dietro l’ombra che mi fa
tremare, se più certezze non ho.
Eppure nella notte...
Oltre la notte, oltre l’invisibile
c’è un abisso di energia:
l’Infinito che ci fa volare.
Oltre la notte, oltre l’invisibile
c’è un abisso di energia:
quella forza che ci fa restare... (2v)
...stare adesso qui.
mercoledì 30 aprile 2008 - ore 00:07
Gv 16,12-15
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Pio V (mf)
At 17,15.22-18,1; Sal 148; Gv 16,12-15 - Risplende nell’universo la gloria del Signore
Giovanni 16,12-15
12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Prima di inoltrarci nel cammino della lectio è importante soffermarci brevemente sul contesto in cui è inserito il nostro brano liturgico. Le parole di Gesù in Gv 16,12-15 fanno parte di quella sezione del vangelo di Giovanni che gli esegeti chiamano il libro della rivelazione (13,1-17,26). Gesù, nei discorsi di addio, si rivela in profonda intimità, li chiama amici, promette loro lo Spirito Santo che li accompagnerà nell’accogliere il mistero della sua Persona. I discepoli, poi, sono invitati a crescere nell’amore verso il Maestro che si offre totalmente a loro.
Sempre, in questa sezione, si possono individuare tre sequenze o parti ben delimitate. La prima comprende i capitoli 13-14 e ha come filo conduttore il seguente tema: la nuova comunità è fondata sul comandamento nuovo dell’amore. Con le sue istruzioni Gesù spiega che la pratica dell’amore è l’itinerario che la comunità deve percorrere nel suo cammino verso il Padre. Nella seconda Gesù descrive il volto della comunità in mezzo al mondo. Ricorda loro che la comunità da lui fondata svolge la sua missione in mezzo a un mondo ostile e solo attraverso la pratica dell’amore è possibile la sua crescita nell’aggregare nuovi membri. In questo consiste il “portare frutto” da parte della comunità. Le condizioni richieste per un amore fecondo nel mondo: restare uniti a Gesù. Da Lui promana la vita - lo Spirito (Gv 15,1-6); l’unione a Gesù con un amore che risponde al suo così da stabilire una relazione di amicizia fra Gesù e i suoi discepoli (Gv 15,7-17).
Ma la missione della comunità, similmente a quella di Gesù, avverrà in mezzo all’odio del mondo (Gv 15,18-25), ma i discepoli saranno sostenuti dallo Spirito (Gv 15,26-16,15). Gesù confida loro che la missione nel mondo comporta dolore e gioia e che lui sarà assente-presente (Gv 16,16-23a), ma assicura loro solo il sostegno dell’amore del Padre e la sua vittoria sul mondo (Gv 16,23b-33). La terza parte della sezione contiene la preghiera di Gesù: egli prega per la comunità presente (Gv 17,6-19); per la comunità del futuro (Gv 17,20-23); ed esprime il desiderio che il Padre onori coloro che l’hanno riconosciuto e, infine, che venga portata a compimento la sua opera nel mondo (Gv 17,24-26).
- La voce dello Spirito è la voce di Gesù stesso
Precedentemente in Gv 15,15 Gesù aveva comunicato ai suoi discepoli ciò che aveva udito dal Padre. Tale messaggio non viene e non poteva essere compreso dai suoi discepoli in tutta la sua forza. Il motivo è che i suoi discepoli ignorano, per il momento, il significato della morte in croce di Gesù e la sostituzione del vecchio modo di essere salvati. Con la sua morte si apre un nuovo e definitivo intervento salvifico nella vita dell’umanità. I discepoli comprenderanno le parole e i gesti di Gesù dopo la sua resurrezione (Gv 2,22) o dopo la sua morte (Gv 12,16).
Nell’insegnamento di Gesù ci sono tante realtà e tanti messaggi che potranno essere compresi man mano che l’esperienza porrà la comunità dinanzi a nuovi avvenimenti o circostanze; è nella vita quotidiana, compresa alla luce della risurrezione che si potrà comprendere il significato della sua morte-esaltazione.
Sarà lo Spirito Santo, il profeta di Gesù, che comunicherà ai discepoli ciò che avrà udito da Lui. Nella missione che la comunità di Gesù svolgerà lo Spirito Santo le comunica la verità, nel senso di spiegare e a aiutare ad applicare ciò che Gesù è e ciò che significa come manifestazione dell’amore del Padre. Con i suoi messaggi profetici la comunità dei discepoli non trasmette una dottrina nuova ma continuamente propone la realtà della persona di Gesù, contenuto della sua testimonianza e orientamento della sua missione nel mondo. La voce dello Spirito Santo, che la comunità percepirà, è la voce di Gesù stesso. Sulla scia dei profeti veterotestamentari che interpretavano la storia alla luce dell’alleanza, lo Spirito Santo diventa determinante nel far conoscere Gesù offrendo alla comunità dei credenti la chiave per comprendere la storia come un confronto continuo tra ciò che il “mondo” rappresenta e il progetto di Dio. Il punto di partenza per leggere la propria presenza nel mondo è la morte –esaltazione di Gesù e crescendo sempre più nella sua comprensione, i cristiani potranno scoprire negli avvenimenti quotidiani “il peccato del mondo” e i suoi effetti deleteri.
È determinante il ruolo dello Spirito Santo come interprete del mistero della vita di Gesù nella vita dei discepoli: è la loro guida nell’intraprendere il giusto impegno a favore dell’uomo. Per avere successo nelle loro attività in favore dell’uomo devono da un lato ascoltare le problematiche della vita e della storia e dall’altra essere attenti alla voce dello Spirito Santo, l’unica fonte attendibile per cogliere il vero senso degli avvenimenti storici nel mondo.
- La voce dello Spirito Santo: il vero interprete della storia
Poi Gesù spiega le modalità con cui lo Spirito Santo interpreta la vita e la storia umana. Innanzitutto manifestando la sua “gloria”, il che vuol dire che “prenderà del suo”. Più specificamente “del mio” vuol dire che lo Spirito Santo attinge da Gesù il messaggio, ogni cosa pronunziata da Lui. Manifestare la gloria significa manifestare l’amore che egli ha dimostrato nella sua morte. Tali parole di Gesù sono molto importanti perché evitano di ridurre il ruolo dello Spirito Santo a un’illuminazione, il suo è una comunicazione dell’amore di Gesù che li pone in sintonia con il suo messaggio ma anche con il senso più profondo della sua vita: l’amore dimostrato donando la propria vita sulla croce. In questo consiste il ruolo dello Spirito Santo, Spirito di verità. L’ascolto del messaggio e la sua penetrazione, l’essere in sintonia con l’amore sono due aspetti del ruolo dello Spirito Santo che permettono alla comunità dei credenti di interpretare la storia. Meglio ancora le parole di Gesù intendono comunicare che solo attraverso la comunicazione dell’amore da parte dello Spirito Santo è possibile conoscere chi è l’uomo, capire la meta della sua vita, e realizzare un mondo nuovo. Il modello è sempre l’amore di Gesù.
- Gesù, il Padre, lo Spirito Santo e la comunità dei credenti (v.15)
Quando Gesù dice che “tutto ciò che ha il Padre è mio” cosa intende dire? Innanzitutto che ciò che Gesù possiede è in comune con il Padre. Il primo dono del Padre a Gesù è stato la sua gloria (Gv 1,14), più specificamente, è l’amore leale, lo Spirito (Gv 1,32; 17,10). Questa comunicazione, non va compresa, come statica, ma dinamica, vuol dire continua e vicendevole. In questo senso il Padre e Gesù sono uno. Tale comunicazione vicendevole e costante compenetra l’attività di Gesù il quale può realizzare le opere del Padre, il suo disegno sul creato. Per essere capaci di capire, interpretare la storia i credenti sono chiamati ad essere in sintonia con Gesù accentando nella loro esistenza la realtà del suo amore e concretizzandolo a favore dell’uomo. Tale è il disegno del Padre: l’amore di Gesù per i suoi discepoli va investito nella realizzazione dell’uomo. Il disegno del Padre che si è realizzato nella vita di Gesù deve realizzarsi nella comunità dei credenti e guidare l’impegno dei credenti per promuovere la vita degli uomini. Chi è l’esecutore del disegno del Padre nella vita di Gesù? È lo Spirito Santo, che unendo Gesù al Padre, esegue e porta a compimento il progetto del Padre e rende la comunità dei credenti partecipe di questo attività dinamica di Gesù: “prenderà del mio”, la comunità, grazie all’azione dello Spirito di verità, lo ode nel suo messaggio, lo concretizza come amore per comunicarlo.
Lo Spirito Santo comunica ai discepoli di Gesù tutta le verità e ricchezza di Gesù; il luogo in cui abita è Gesù; “viene” nella comunità; accolto, rende la comunità partecipe dell’amore di Gesù.
www.ocarm.org
martedì 29 aprile 2008 - ore 00:19
Mt 25,1-13
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. CATERINA DA SIENA patrona d’Italia (f)
1Gv 1,5-2,2; Sal 44; Mt 25,1-13 - In te, Signore, ho posto la mia gioia Ap 19,1.5-9; Sal 148; 1Gv 1,5 - 2,2; Mt 25,1-13
Matteo 25,1-13
1 Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3 le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; 4 le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. 6 A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. 9 Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. 10 Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! 12 Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
LE DIECI VERGINI
Don Rodolfo Reviglio fonte
Nel capitolo 25, il Vangelo di Matteo ci sono alcune parabole che riguardano gli ultimi tempi, vale a dire i tempi della fine della storia e del susseguente Giudizio di Dio. Contenuto fondamentale di tali insegnamenti è l’incontro definitivo con il Signore, che verrà a giudicarci e ci accoglierà – se il nostro incontro sarà positivo – nel suo Regno di salvezza.
La prima parabola (v. 1-13) descrive una festa di nozze dove dieci vergini – che fanno parte della famiglia della sposa – sono in attesa dello sposo che deve venire, per andargli incontro e condurlo alle nozze. E già questo un aspetto molto importante della nostra realtà: la nostra esistenza terrena è come la preparazione a quella «festa di nozze», alla quale siamo chiamati e nella quale si attua lo scopo della nostra esistenza: Dio ci ha creati per farci partecipi della Sua stessa Vita di Amore; la fase terrena del nostro vivere ha proprio lo scopo di prepararci a queste Nozze eterne!
Vivere la festa
Nella parabola, le dieci vergini che attendono lo sposo portano tutte con sé una lampada accesa, per andare incontro allo sposo e accompagnarlo all’abitazione della sposa. Gesù – nello scegliere questa «attesa dello Sposo» – ha voluto descriverci il motivo per cui ci ha creati e ci ha collocati in questo mondo: la nostra vita non deve chiudersi nei problemi ordinari e spiccioli di una normale preoccupazione dei fatti giornalieri, ma deve aprirsi alla Vita futura (quella, appunto, per cui siamo stati creati) che consiste nel «vivere con Dio una eterna festa di nozze».
Di qui la necessità di considerare il termine della nostra esistenza terrena non come una «conclusione», ma come la sua «apertura verso la vera Vita»; e la vera Vita non consiste tanto nel nostro modo di vivere, ma nel nostro partecipare – come abbiamo visto – alla Vita stessa di Dio. Ecco perché Gesù pone, nel cuore di questa parabola, l’attesa dello Sposo!
Attendere nella speranza
Ma l’attesa si sta prolungando (difatti, nessuno di noi sa quando verrà lo Sposo a cercarci). Le dieci vergini si assopiscono, e vengono svegliate quando sta arrivando lo Sposo. Bisogna andargli incontro, accoglierlo e accompagnarlo alla festa di nozze! Il fatto delle lampade che vanno nuovamente accese – e quindi della necessità che le vergini abbiano l’olio di scorta – sta a indicare che «dobbiamo sempre essere pronti», perché lo Sposo viene senza preavviso.
![]()
Se noi sapessimo già in partenza quando sarà il termine della nostra vita, l’attesa dello Sposo verrebbe a collocarsi in una data già definita, e quindi cesserebbe l’ansia dell’attesa: se tutto fosse già predisposto e noi sapessimo da sempre quando avrebbe termine la nostra esistenza, tutto cadrebbe in una specie di «ordinaria amministrazione» e l’attesa dello Sposo, la speranza che ce Lo fa desiderare, si spegnerebbe o si ridurrebbe a un semplice programma da svolgere con criteri già preordinati.
Essere vigilanti
Questa attesa fa parte della nostra «educazione alla speranza e alla vigilanza» e si traduce nel desiderio e nell’attesa; un’esistenza già tutta programmata – come abbiamo visto – perderebbe di significato. Saper desiderare, saper attendere, saperci preparare, tenerci pronti: tutto questo fa parte della nostra «educazione all’incontro con Dio, con Gesù, con lo Sposo»! Dio ha voluto veramente far consistere la nostra esistenza terrena in un cammino ricco di progetti da fare, di imprevisti da superare, di errori da correggere, di gioie da preparare...
Quale stupendo cammino diventa, così, la nostra vita, anche se in mezzo a problemi e fatti dolorosi, che però ci aiutano a orientare i nostri desideri verso un Bene maggiore e senza fine!
E qui va approfondito il problema dell’attesa dello Sposo, e della necessità di tenerci pronti con l’olio per riaccendere la lampada – non tanto quando ci accorgiamo che lo Sposo sta per arrivare, ma sempre –. Questa riserva di olio indica, nella parabola, la necessità di essere sempre vigilanti e quindi con gli occhi e il cuore bene aperti, per non essere colti alla sprovvista.
Qui, la riflessione ci orienta sulla necessità di coltivare ogni giorno, nel nostro cuore, il pensiero di Gesù; la necessità di meditare il Vangelo, di «fare nostri» i sentimenti di Gesù, di approfondire tutto il senso della nostra esistenza, così bene illuminato sia dagli insegnamenti e dalle azioni di Gesù (che troviamo nei Vangeli), sia soprattutto dal suo itinerario di amore, così ben descritto dalle otto Beatitudini (all’inizio del cap. 5 di Matteo): se noi non sappiamo vivere le Beatitudini – che sono come otto autoritratti che Gesù fa di Se stesso –, non capiamo né Gesù né il Vangelo, né il senso della Vita per cui siamo stati creati.
Aprire la vita a Gesù
Quanta gente, oggi, non alimenta la lampada del suo cuore con questo olio di sapienza evangelica, e quindi rimane senza speranza, non sa né attendere né desiderare l’incontro con Gesù! Quanti libri dei Vangeli, in molto famiglie, restano chiusi quasi di continuo, perché le persone sono attratte da tutt’altri pensieri e problemi, e non sentono il bisogno di rifarsi a Gesù, di coltivare i sentimenti dell’attesa e del desiderio di incontrarlo! La vita cristiana non dobbiamo ridurla a un elenco di doveri da compiere, di peccati da non commettere, di preghiere da «recitare» (!), ma dobbiamo aprirla su Gesù! In tanto ha senso vivere, in quanto siamo proiettati verso il desiderio di conoscere, amare imitare, attendere e accogliere Gesù, andandogli finalmente incontro!
Nella parabola, Gesù accenna al fatto – terribile – della porta che viene chiusa subito dopo l’ingresso dello Sposo. Le vergini stolte, che erano andate a fare rifornimento di olio per la lampada, arrivano e non possono più entrare. Non solo, ma al loro bussare risponde una voce dall’interno: «Non vi conosco! ». Sentirsi «non conosciuti da Gesù» è un fatto spaventoso...
Il Signore ci ha creati, ci ha conosciuti e ci ama. Non è tanto Lui che non vuole conoscerci, che non vuole riconoscerci; sono gli incauti, coloro che durante la loro vita non si sono curati di conoscere e di amare Gesù, di avvicinarglisi e di seguirlo: sono i peccatori (speriamo di non esserci noi, tra di essi!) che hanno orientato i loro pensieri, desideri e azioni in tutt’altre direzioni, che quindi sono vissuti «come se Dio non ci fosse», e pertanto si sono volutamente sottratti allo sguardo di Gesù...
«Non vi conosco! ». Cerchiamo Gesù, andiamogli incontro ogni giorno, cerchiamo di vivere con Lui una autentica «comunione di amore». E Gesù «ci conoscerà», ed entreremo con Lui alla festa di nozze! Le Nozze Eterne!
lunedì 28 aprile 2008 - ore 03:08
Gv 15,26-16,4
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Pietro Chanel (mf); S. Luigi Maria da Montfort (mf)
At 16,11-15; Sal 149; Gv 15,26-16,4 - Il Signore ama il suo popolo
Giovanni 15,26-16,4
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. e faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.
Ma io vi ho detto queste cose perché quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato".
Quando l’ultimo redattore dà vita a questo vangelo, la persecuzione è già esperienza difficile della Chiesa. Essa da una parte crea i martiri intrepidi e fedeli, dall’altra scandalizza i deboli ed è motivo di scoramento e di abbandono. Anche Giovanni ne ha sperimentato la durezza nell’esilio sull’isola di Patmos. Ma la persecuzione non può essere giudicata come una sorpresa: la testimonianza fedele al Padre ha causato l’opposizione feroce fino alla croce allo stesso Maestro. E la cecità di chi si fa ispirare dallo spirito del mondo continuerà. Lo Spirito di Dio, fonte di luce, guiderà alla verità e donerà capacità di vedere e testimoniare. I discepoli sono chiamati ad attenderlo per sperimentare un’altra comprensione rispetto a quella che hanno maturato dall’esperienza.
La testimonianza di Gesù è stata introdotta da quella fedele fino alla morte del Precursore. Ai suoi è chiesta una testimonianza fedele fino al martirio, ma è anche assicurata una presenza che la renderà possibile ben oltre la loro fragilità, quando le tenebre del mondo che rifiuta ciecamente la verità e con superbia crede solo a se stesso, cercheranno di sommergere la luminosità del loro esempio. Addirittura si verificherà la tragica contraddizione: si metteranno a morte i veri ascoltatori di Dio credendo di "rendere culto a Dio" e si agirà così perché sono ciechi, perché "non hanno conosciuto né il Padre né me". Lo stesso Paolo, l’apostolo per eccellenza, si metterà su questa strada prima che la misericordia di Dio gli doni occhi nuovi. fonte
domenica 27 aprile 2008 - ore 00:01
La Pentecoste illumini i cristiani a promuovere una lingua comune - Gv 14,15-21
(categoria: " Vita Quotidiana ")
VI DOMENICA DI PASQUA
At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21 - Grandi sono le opere del Signore
Giovanni 14,15-21
15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
La Pentecoste illumini i cristiani a promuovere una lingua comune www.padrebergamaschi.com
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza
nulla è nell’uomo,
nulla è senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. AMEN.
Tra le varie tradizioni della Pentecoste la Chiesa, ha preso come simbolo quella descritta dagli Atti avvenuta durante la Pentecoste ebraica, quindi il 50° giorno – ecco la parola pentecoste – dopo la Pasqua. La mente dell’evangelista vuole aggregare la novità cristiana a quella del Vecchio Testamento ormai superato, invece Gesù Cristo è venuto a rompere tutti questi schemi.
Gli apostoli sono tutti insieme, ci sono il vento, le lingue di fuoco, si celebra l’unità della lingua. É una cosa importante e delicata, vorrei invitare i cristiani a fare qualcosa per vedere di unire il genere umano e le religioni in lotta fra di loro. Ricordate come sono nate le varie lingue? Sarà una spiegazione infantile, però vediamo di tirar fuori il nucleo didattico.
Ci fu un’epoca in cui tutti gli uomini parlavano la medesima lingua, una forza dirompente. La potenza della lingua è paragonabile alla potenza di Dio, perché la lingua è espressione del pensiero e nel pensiero l’uomo è vicino a Dio. Il pensiero inoltre resta uguale in tutti gli uomini.
Come mai, quando questi uomini, con la torre di Babele, vogliono aggredire il cielo e si sentono talmente potenti da sfidare Dio stesso, Dio interviene a scombinare le lingue? Per punire la loro superbia. Purtroppo dopo sono nate tutte queste lingue che hanno accentuato la divisione, ma il messaggio evangelico, con la rivoluzione mentale indicata da Gesù, invita gli uomini a ritrovare una lingua comune. Non a caso Alessandro Manzoni ha scritto I Promessi Sposi costruendo una lingua da proporre, all’epoca, a venti milioni di italiani. L’idea di Manzoni è l’idea cristiana, così si uniranno gli uomini e li unirete solo se troverete una lingua comune.
La mia conclusione è che nella Pentecoste noi dovremmo finalmente trovare l’unità della lingua e nel giro di un decennio si farebbero delle conquiste in tutti i campi, soprattutto in quello scientifico, che supererebbe ciò che è stato fatto in milioni di anni. Vi confesso che sul progresso scientifico non ho nulla da dire perché è una forza del pensiero, una grandezza del pensiero, se giustamente finalizzato.
Se parlassimo una lingua comune saremmo più fratelli e troveremmo il modo di unificarci e di aggredire la conoscenza della realtà, cosa di cui non siamo ancora capaci. Diceva il grande filosofo Democrito – anche se ateo – che avrebbe preferito conoscere una foglia di un albero anziché diventare il capo dell’impero Persiano. Noi oggi vogliamo diventare i capi di una piccola nazione e dimentichiamo che il cervello lo abbiamo ricevuto per conoscere il pensiero di Dio nella realtà.
Occorre un movimento cristiano che cerchi di trovare un metodo per unificare gli uomini e renderli più fratelli. Una delle strade a costo zero è l’insegnamento in tutte le scuole di una lingua comune accanto a quella materna. Un movimento cristiano potrebbe mettere in orbita questo grande pensiero che è alla radice della Pentecoste.
Lavori in corso
sabato 26 aprile 2008 - ore 06:20
Gv 15,18-21
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 16,1-10; Sal 99; Gv 15,18-21 - Il Signore è il nostro Dio e noi siamo il suo popolo
Commento Giovanni 15,18-21
Eremo San Biagio
Sabato della V settimana di Pasqua (26/04/2008)
Dalla Parola del giorno
Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo il mondo amerebbe ciò che è suo, perché invece non siete del mondo ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Come vivere questa Parola?
La prima osservazione è che c’è una ridondanza della parola ’mondo’. Ritorna ben sei volte in poche righe! È come se Gesù, nell’imminenza della sua passione, avvertisse il premere violento ed ostile di quel mondo che è ’tutto posto nel maligno’.
Chi appartiene a questo mondo è dominato dall’abuso del possesso, dell’avidità, dell’accumulare e dall’orgoglio del potere.
Che cosa può avere da spartire con il vero seguace di Gesù? Anzi, è chiaro che la persona onesta, chi cerca la giustizia e vive una relazionalità di condivisione e di comunione è come un vivente rimprovero a chi si lascia trascinare da quanto detto sopra.
Il mondo vero è quello di cui Gesù ha detto che Dio lo ha talmente amato da spendere la vita del Figlio Unigenito. È qualcosa d’immensamente prezioso e caro a Dio! È luce! E noi vogliamo appartenervi. L’altro è tenebra. E accettiamo di sopportarne il rifiuto, il contrasto ma tenendoci fuori da esso.
Attenzione però! Non bisogna cadere in certi tranelli della psiche che, a volte, vede nemici e respira malevolenza ovunque. C’è gente che vive di sospetti, che incontra probabili nemici o gente avversa a ogni giro di strada. Il cristiano vero non è così: "Gioia piena – afferma il salmista – alla tua presenza [...]. Saldo è il mio cuore".
Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi prendo cura di me. Come mi rapporto con gli altri? Ho la certezza che vivere insieme a Gesù e cercare di pensarla e agire come Lui è scomodo ma è fondamentalmente causa di serenità, di pace e gioia?
Signore, non solo liberami da piccole manie di persecuzione ma fammi scorgere te nel volto di tutti.
La voce di un Padre della Chiesa
L’elevazione al di sopra del mondo si manifesta per queste due note: il mutato comportamento e la diversità dei moti intimi. Dalle manifestazioni immediate del tuo spirito circa le realtà verso cui è attratto tu puoi riconoscere la vera misura del tuo costume: verso cosa la tua natura aspira involontariamente, quali manifestazioni le sfuggono continuamente e ciò da cui si sente mossa; cioè, se il tuo spirito accoglie in sé sempre e solo le impressioni dei moti incorporei, oppure se si muove tutto nella materia.
fonte
Isacco di Ninive
venerdì 25 aprile 2008 - ore 02:45
(categoria: " Vita Quotidiana ")
24/4/2008 (7:1)
Gli occhi del mondo su Padre Pio www.lastampa.it
![]()
Quindicimila persone in attesa, a San Giovanni anche una troupe di Al Jazeera
MARCO NEIROTTI
Furgoni, camper e paraboliche. Telecamere e microfoni, microfoni e telecamere: da dove venite? Siete devoti? Che cosa pensate della riesumazione? Era già routine mediatica ieri, domande standard e domande garibaldine («perché questo santo e non un altro?») ai drappelli di fedeli con la guida che regge una bandierina, uno straccetto, un cartello di cartone o, contro la pioggia eventuale, di plastica. Da domani Padre Pio sarà tutto per occhi, preghiere e offerte dei credenti, ma oggi «risorge» dalla sua tomba per i mass media di tutta Europa, d’America e anche dell’Islam. E, per i mass media, alle 13 si apre l’ingresso ai tenaci della coda a qualunque costo. Le riprese vengono meglio.
La diretta
E’ la giornata di «inaugurazione» in diretta tv di un anno d’esposizione della salma. Tanti già questa mattina si metteranno in coda e nel pomeriggio qualcuno entrerà. Parlano i giornali locali di un milione di prenotazioni per gli ingressi regolamentati: i frati, con onestà, specificano che da qui a dicembre si sono iscritte al passaggio di quindici minuti davanti al corpo del Santo, con ora di ingresso fissata, 749 mila pellegrini. Almeno altrettanti verranno a cascata occasionale, sopportando le attese a un’altra porta. Per questo giovedì e questo venerdì d’inizio le cifre ufficiali calcolano novemila posti letto di qualunque genere occupati e - con il viavai di giornata - 15 mila fedeli intorno al santuario, per la prima preghiera alla cerimonia eucaristica di apertura presieduta, sul sagrato della Chiesa, dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.
I conti
Se i pellegrini non entrano nel dibattito, la gente del posto, nei bar, fa quattro conti («un euro di offerta a testa per un milione e mezzo di persone, fanno un milione e mezzo di euro»), ma senza giudizio né acrimonia: «E’ in progetto la casa di riposo per le suore». Nessuno si nega alle telecamere. Fra giornalisti, fotografi, cameramen si sono accreditati per oggi almeno trecento operatori. Davanti alla Sala Stampa è un parcheggio di camper attrezzati, qualcuno «protetto» più che dalle guardie giurate dalla statua di Padre Pio e dai grandi cerchi colmi di lumini rossi. Testate di tutta Europa, inviati di «New Tork Times» e «Los Angeles Times». E la troupe di «Al Jazeera», che trasmetterà agli Emirati.
La predizione
Ieri i giornalisti di «Al Jazeera» sarebbero andati a Brindisi per cercare la fedele di 43 anni, superstite a un male che non perdona mai, devota a Padre Pio: dice di aver appreso da lui in sogno che l’esumazione provocherà oggi qui un disastro epocale. Il curriculum di sofferenze della signora è impressionante, ma la gente non si capacita di come una persona così legata al Santo da vederlo in sogno possa pensare che proprio Padre Pio attui una vendetta atroce contro il paese che lo adora e dove tutto è legato a lui, dall’efficentissimo Centro di Riabilitazione per i non vedenti fino all’ospedale con mille posti letto, tutte le specialità mediche e chirurgiche.
Ospedale, a venti metri dal santuario, pronto ad affrontare qualsiasi problema di oggi e domani: «Ho appena terminato una riunione con il responsabile del Dipartimento di Emergenza, dottor Manfrini», raccontava ieri pomeriggio il direttore sanitario, Luigi Pacilli: «C’è il 118 sul posto. C’è un prefabbricato collocato per questo evento all’ingresso. C’è un potenziamento del Pronto soccorso con tutta la struttura dell’ospedale». Altrettanto sereno il dirigente della Digos di Foggia, che con il comando Provinciale dei carabinieri ha allestito una maglia strettissima di controlli tanto minuziosi quanto poco appariscenti.
Sotto il sole di ieri, i fedeli si sottoponevano volentieri al circo, al «grande fratello» della fede imposto dalle telecamere. Oggi i media scenderanno «a rate» a vedere i primi devoti accanto al santo. Tutto in diretta su RaiUno, Telenorba e, soprattutto, sull’internazionale TeleradioPadrePio, che raggiunge Europa, Stati Uniti e Canada. Qualche tv locale, forse, riprenderà anche la calata delle zingare mendicanti. Per l’occasione arrivano con pullman affollati come quelli delle gite organizzate, da Foggia e da più lontano. Portano miseria, tradizione e fastidio, con quell’augurio di fortuna che sembra un’estorsione a gente che già viene qui soffrendo e cercando miracolo. Come dicessero: «Se non aiuti me, non ti andrà bene». Un dolore parallelo che qui, per calcolo sbagliato o ignoranza, sottolinea il ricatto alla fragilià e si isola da sé.