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Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci

HO VISTO

tante cose, ma ne vedrò ancora molte...

STO ASCOLTANDO

l’assordante rumore del silenzio

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

abbigliamento del giorno? noooooo

ORA VORREI TANTO...

entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso

STO STUDIANDO...

al primo anno di Psicologia Clinica

OGGI IL MIO UMORE E'...

...altalenante come al solito...

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??

MERAVIGLIE


1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole...
2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno


Parlare di sè stessi è come parlare dei propri prodotti... Voi credete a tutta la pubblicità che vedete?!?!?!
[M.J.W.]


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venerdì 2 dicembre 2011 - ore 18:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Caro W.,
sono passati 9 anni. Quando l’ho realizzato mi sono sentita vecchia che non immagini.
Ma ricordi la nostra scommessa idiota? Ogni volta che ci ripenso mi metto a ridere: non riesco proprio a farne a meno.
L’’ho pure vinta e non hai mai pagato il pegno. Baro!
Ricordi proprio tutto? Non trovi ironico che ci siamo sfidati ad entrare di notte nel luogo che ora è rimasto l’unico in cui ti posso venire a trovare?
Ci sono passata davanti per caso. Le cose sono un po’ cambiate da allora: molto meno verde attorno tanto per iniziare. Mi sono orientata a fatica tra ricordi sepolti chissà dove.
Mi è tornata in mente la mia reazione allergica.
La gomma che F. mi ha tolto tagliandomi i capelli col taglierino.
Il Grande Gioco.
E. e G. che credevano che nulla avrebbe intaccato la loro amicizia.
Il parco in cui giocavamo.
La camminata al lago.
La nostra amicizia che iniziava a decollare.
Il nostro sentirci invincibili e indivisibili. Quando credevamo che niente e nessuno avrebbe potuto spegnere i nostri sorrisi, la nostra voglia di vivere.
Non sai cosa darei per riavere un po’ di quel senso di immortalità. Per non sentirmi più così disperatamente vulnerabile.
Come quella sera a 18 anni. Che mi hai portata a casa con F. e vi ho detto che eravate gli amici migliori che potessi desiderare. Dio quanto avevo ragione.
Mi mancano quelle serate a spostare cartelli stradali nel paisello.
Mi manca la nostra compagnia.
Mi mancano i soliti posti in cui andavamo.
Mi manca la sicurezza di aver sempre il sabato sera con l’impegno garantito.
Mi manca il Capodanno scontato.
Mi manchi soprattutto te a dire la verità. Le chiacchiere dietro il comune. La tua bici. Le tue grigliate. Il tuo sorriso. La tua parola giusta per ogni situazione.
Mi manchi ancora. Mi manchi sempre.


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venerdì 2 dicembre 2011 - ore 13:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le parole hanno un peso. Anche quelle non dette.
Metto ad asciugare le mie. Madide sempre di qualcosa di troppo.
C’è bisogno di parole più secche. Che non lascino scie umide e appiccicose in giro.



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giovedì 1 dicembre 2011 - ore 20:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si ama soltanto ciò che non si possiede per intero.
[Marcel Proust]

Siamo esseri perfettamente imperfetti.

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giovedì 1 dicembre 2011 - ore 19:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Mani calde. E cuore freddo.
Un pensiero a certe notti di agosto.
Alla macchina col riscaldamento acceso.
Ad un freddo assoluto.
Che certi buchi li abbiamo tutti.

Credo che c’ho un buco grosso dentro,
ma anche che, il rock n’roll, qualche amichetta, il calcio,
qualche soddisfazione sul lavoro, le stro**ate con gli amici
ogni tanto questo buco me lo riempiono.
[RadioFreccia]

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mercoledì 30 novembre 2011 - ore 17:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Vado spesso alla stazione, diario.
Non mi interessa la gente che arriva mi piace la gente, mi piace la gente che va.
Ci sono addii lunghissimi e altri corti come uno starnuto, ci sono treni che fanno poco rumore e altri fischiano che è una canzone.
Ci sono innamorati che si raccomandano e si dicono una parole per ogni chilometro che li dividerà, altri si abbracciano tanto che sembrano lottare.
Ho imparato che i bagagli hanno un peso che influenza il passo.
Mi piace il treno quando prende velocità, immagino quello spostamento d’aria che sigilla le orecchie, immagino quelli che hanno valigie grandi come armadi, mi piace pensare che aprano il finestrino e buttino tutto al vento.

[Giulia Carcasi]

Lasciami andare.

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mercoledì 30 novembre 2011 - ore 16:01



(categoria: " Vita Quotidiana ")


a te appartiene il cuore mio
senti idiota il cuore adesso infilamelo dove dico io

[Gem Boy]

Alle mie adorate A. e L. senza cui sarei persa.
Per le cicche girate male.
Per i loro sms grazie a cui il mio telefono suona di continuo e non mi sento mai sola.
Per le fette e gli abbracci affettuosi.
Per i problemi amorosi.
Per le ingiurie contro gli uomini.
Per la voglia di bombare che chi più ne ha, più ne metta.
Per i libri "uno per tutte" e giù di fotocopie.
Per i caffè.
Per gli spritz.
Per la terrazza della biblioteca post menza.
Per la voglia di stare insieme, magari per poco, ma comunque ce la si fa.

-Boh, io comunque non capisco perchè siamo ancora qua a perdere tempo con gli uomini. E’ fatica speracata: non ce la fanno, NON CE LA FANNO!! Guarda noi: andiamo d’accordo, e se litighiamo troviamo sempre il modo di far pace. Ci accorgiamo a vicenda se una ingrassa o dimagrisce, se ha fatto la tinta, se è andata dal parrucchiere. Ci facciamo i complimenti per il trucco, per i vestiti nuovi, ci scriviamo cose carine, ci ricordiamo gli impegni e ci accorgiamo quando stiamo male...
-E.! Io se fossi uomo mi metterei subito con te!
-E se tu fossi uomo mi metterei subito con te.
-Facciamo lo stesso?


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martedì 29 novembre 2011 - ore 20:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


La parola [...] mi ha fatto sempre venire in mente pizzi neri, reggicalze e sguardi assassini. Non certo ragazze cicciottelle che bevono camomilla in tazze a forma di mucca e passano le serate davanti alla televisione.
[Maria Daniela Ranieri]

Avrei bisogno di una ripassatina ai contorni. Magari con l’indelebile nero, di modo che i segni siano ben marcati e stagliati dallo sfondo.
Ho sublimato in maniera ineccepibile una -forse- innata tendeza al masochismo, all’autodistruzione.
E decisamente mi si consumeranno prima le scarpe dei pensieri.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Ed io che ho messo le fondamenta del mio mondo nell’argilla, non posso lamentarmi se ogni minimo sfioramento esterno è in grado di far traballare tutto.
E citando i Negramaro "ci riprovi ancora a muovermi il sole". Ti riesce ancora bene.
Mannaggia a te.


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domenica 27 novembre 2011 - ore 12:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Penso che in silenzio si possa stare con poche persone.
Parlo di silenzi positivi ovviamente.
Quelli negativi son fin troppo facili. Quelli allontanano, mica avvicinano. Mettono in mezzo scalini di imbarazzo, di noia, di solitudini appiccicate che cercano invano di staccarsi, ma senza riuscirci. E quella scala di intenzioni sospese, di incomprensioni palpabili, di gesti mozzati dalla paura di sbagliare non è facile da risalire.
Per contro ci sono i silenzi magici. Quelli in cui comunichi tutto e non comunichi niente. Perchè non parli. Eppure le cose le dici lo stesso. Eppure le cose te le dicono lo stesso. E viene a crearsi un’atomosfera surreale in cui contano solo gli occhi. Tutto il resto sparisce, diventa sfondo. E non esiste traffico, non esiste tempo, non esistono altri rumori oltre a quelli sottili e rassicuranti di due respiri che si spiano.
Non prestiamo mai abbastanza attenzione ai respiri. Ai nostri e a quelli degli altri.
Ci sono quelli dai respiri piccoli e frequenti. Che del mondo non sanno che farsene, lo fanno entrare per poco e se ne disfanno il prima possibile. I frettolosi, quelli che non si sporcano mai con il fondo delle cose. Toccano solo la superficie, la pellicola esterna delle cose.
Poi ci sono quelli dai respiri grandi e lenti. Il mondo lo tengono sotto controllo. L’aria la lasciano entrare senza barriere, la controllano, la soppesano e piano piano la restituiscono all’esterno. Persone ponderate, non c’è che dire.
Ci stanno anche quelli dai respiri-sospiri. Quelli che ogni boccata d’aria sembra uno sforzo assurdo. E il mondo lo vivono passivamente, come un qualcosa che può solo far male. I vinti, i cinici, i depressi che non sanno staccare lo sguardo dal proprio ombelico.
Non mancano quelli dai respiri rumorosi e diseguali. Che il mondo non sanno proprio come prenderlo. E a volte lo lasciano entrare, altre volte lo chiudono fuori. Gli indecisi, i sospesi, i maldestri.
Si possono capire così tante cose da un gesto così naturale ed istintivo. Dove non c’è controllo cosciente che tenga. Almeno non all’infinito.
Basterebbe saper guardare meglio.
Basterebbe saper ascoltare meglio.


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