Trova un obiettivo, una direzione precisa per cui valga la pena anche di morire; proietta verso di essa tutta la tua energia, e seguila con tutto te stesso.
Ho trovato la mia meta
... ed ora provate pure a tagliarmi le ali, a chiudermi le porte, a sparare sui miei sogni ...
Ve lo giuro: non mi fermerete !!
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
domenica 27 novembre 2005 - ore 20:59
Diamo i numeri - Parte 3
(categoria: " Vita Quotidiana ")
28x35.5Ma che accidenti di misure sono ?
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venerdì 25 novembre 2005 - ore 14:41
Diamo i numeri - Parte 2
(categoria: " Vita Quotidiana ")
13Mi piace come numero, ma non in tutte le sitazioni.
Stavolta meglio 14.
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venerdì 25 novembre 2005 - ore 11:11
E arrivata anche qui
(categoria: " Poesia ")
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giovedì 24 novembre 2005 - ore 12:21
Diamo i numeri - Parte 1
(categoria: " Vita Quotidiana ")
138 Il 69° è stato magnifico
Oggi inizia il 70°, ed è iniziato all’ insegna del fastidio
Speriamo migliori
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domenica 20 novembre 2005 - ore 17:13
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Yawn chessonno, tra un po mi trasformerò in un vampiro visto che vivo quasi più la notte che non il giorno ... anche stanotte sono arrivato a casa che erano le 4.40 e mi son alzato a mezzogiorno passato ... non male direi ha ha ha ha

... oh, dico, non mi sto lamentando, anzi sono contento:
c est l amour !
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lunedì 14 novembre 2005 - ore 09:53
(categoria: " Lavoro ")
Sarei quasi quasi felice di veder volare le bombe a mano
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giovedì 10 novembre 2005 - ore 09:56
La scoperta e di studiosi Usa
(categoria: " Accadde Domani ")
(ANSA)-ROMA, 10 NOV-La sede della coscienza visiva e in un occhio della mente,in una regione circoscritta della corteccia occipitale o visiva alla base della testa.La scoperta e di esperti Usa. Precisamente i centri del cervello che trasformano gli stimoli visivi in esperienza cosciente, ovvero gli occhi della mente, sono nel lobo occipitale in una zona confinata oltre larea V2 che insieme alla V1 forma le aree visive primarie che ricevono gli stimoli retinici in maniera diretta e li smistano ad aree limitrofe.
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lunedì 7 novembre 2005 - ore 09:47
Adoro la pioggia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Adoro la pioggia, perché il sabato sera, in centro, nessuno passeggia con la pioggia; e così la città è tutta nostra.
Adoro la pioggia, perché porta via con se quella cappa di smog, quell alone pesante che tanto greva sul nostro povero corpo.
Adoro la pioggia, per come sa farmi stupire, ogni volta che passa, di come il mondo sia carico di colori.
Anche se il cielo è ancora un po coperto, stamani l aria è chiara e pulita, e percorrendo la solita strada avevo a destra la splendida varietà di verdi e arancioni e rossi dei vigneti ormai spogli, a sinistra il verde intenso dell erba costellata da ogni parte di stanche foglie lì stese nel loro riposo; ed il castello di San Salvatore, in alto, così chiaro, un immagine precisa che si stagliava sopra al variopinto paesaggio autunnale.
E da dietro le montagne, a nord, nubi bianche come soffici coperte sugli alti dorsali delle dolomiti.
Che meraviglia !!!
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sabato 5 novembre 2005 - ore 17:29
Abbastanza
(categoria: " Pensieri ")
Chiedo scusa se qualcuno di voi si identificherà in questo che sto per scrivere, ma ...
Mi fanno un sacco ridere quelle persone che alla domanda "come stai ?" rispondono "abbastanza" ...
Abbastanza ? Bwhahahaha ma che cavolo vuol dire "abbastanza", abbastanza cosa ?? Abbastanza bene, abbastanza male, abbastanza mal di stomaco, abbastamza con la testa fra le nuvole, abbastana moribondi o sull’ orlo di una crisi di nervi, abbastanza innamorati, abbastanza stanchi o pieni di lavoro, abbastanza persi nei prorio sogni ... ? Ha ha ha ha ha vabbhé

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mercoledì 2 novembre 2005 - ore 19:15
Una questione di mezzi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il cavaliere solitario cavalcava il suo bruno destriero; la meta era dinanzi a lui, la vedeva chiaramente, nessun dubbio, nessun timore.
Ma non giungeva, mai.
Nonstante la sua cavalcata fiera e decisa il cavaliere vedeva quella meta avvicinarsi a momenti per poi riallontanarsi lesta, ogni volta che gli pareva di esserle prossimo la vedeva poi riallontanarsi, ed allora il cavaliere si fermava, e la meta sembrava sempre lì, immobile, come ad un passo da lui.
Risaliva in sella e di nuovo al galoppo cercava di raggiungerla.
Perché mai quella meta tanto ambita era così impossibile da raggiungere ? Perché, sempre vicina e sempre lontana, tanto le si avvicinava quanto nuovamente la perdeva ?
Finché ad un centro punto il cavaliere rallentò la sua corsa, e tra un ondeggìo e l’ altro lentamente comprese che, forse, era ora di prendersi un cavallo vero anziché uno a dondolo !
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