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NICK: Tia77
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STO LEGGENDO
il mio profilone di spritz scritto 5 anni fa


HO VISTO
un uomo che moriva per amore... (cantando)


STO ASCOLTANDO
il rumore delle fish di texas holdem di facebook


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
pigiama, oggi è domenica


ORA VORREI TANTO...
..che mi passasse quel male che ho al piede sinistro.
Vorrei festeggiare un capodanno felice.
Questa la tengo perché è quasi commovente...

"Vorrei vedere i miei amici essere felici.
Vorrei tornare a godere delle piccole cose. Tipo giocare con la neve."


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
nulla


OGGI IL MIO UMORE E'...
a tratti nuvoloso. direi annoiato per essere finito su spritz di domenica


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)







Quadro di Boetti.. e mio motto di vita! ”

(questo BLOG è stato visitato 7268 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite,


ULTIMI 10 messaggi
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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


domenica 22 giugno 2003
ore 13:17
(categoria: "Vita Quotidiana")


serata di ieri
il primo pensiero che mi salta in mente è:
ci si può sentire soli in mezzo a tremila persone, tra tantissimi amici e soprattutto assieme alla propria ragazza?
risposta: sì
Il che mi fa aggiungere che forse soli lo siamo sempre e ogni tanto ci illudiamo di non esserlo per godere di una parvenza di felicità. Per la serie che nel deserto anche un miraggio in fondo in fondo non è così male.
O forse più semplicemente le serate vanno come vanno, e ci sono giorni in cui da qualche parte, non so dove, è scritto che le cose andranno male e che tutto volgerà in modo da complicare le cose. Basterebbe saperlo subito e quel giorno resteremmo volentieri a letto..
Ecco che magicamente compare dal mondo delle "persone che fino a quel momento erano soltanto un nome" il fantomatico ex ragazzo..
e mentre il mio umore era ormai pessimo tendente al catastrofismo cosmico, ecco l'insegnamento divino: ho imparato che non conviene fumare in macchina e che se ti cade l'accendisigari sul tappetino non solo ti dovrai preoccupare che non prenda fuoco la tappezzeria, ma è anche cosa buona e giusta (e fonte di salvezza) non sterzare il volante mentre ti chini per raccoglierlo.
Da ogni cosa comunque si può trarre un insegnamento: cambiare la ruota di una macchina non è un'impresa impossibile, soprattutto se sono i carabinieri a farlo per te.
Aggiungo una postilla: ma voi riuscite a dormire quando andate a letto ed è già il nuovo giorno? Tipo luce a manetta e uccelli in concerto?
Io nooooooo!!!!
Ma forse la colpa della mia insonnia sta nella fauna che simpaticamente popola vicolo Ognissanti. L'altra sera dalla mia palma proveniva un chiaro verso di scimmia. Oggi uno pterodattilo si stava accoppiando con un muflone. E' tutta una cospirazione fatta ai miei danni per evitare che io dorma.
Fortunatamente oggi è un nuovo giorno. Se il buongiorno si vede dal mattino devo dire che questo primo giorno d'estate promette una stagione proprio di cacchina..

Ora vado a nutrirmi di insalata di riso. Come direbbe il mio maestro di vita Do Nascimiento Pensiero..
byte

(o meglio: 8 bit, altrimenti mi chiede i diritti d'autore!)


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sabato 21 giugno 2003
ore 11:33
(categoria: "Pensieri")


alebanax's thoughts
Attendo con ansia di leggere il frutto partorito da cotanti appunti presi ieri sera..
non deludermi mio eroe!!!
mio bubi!
mia icona!!!


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sabato 21 giugno 2003
ore 11:07
(categoria: "Riflessioni")


primo pensiero della giornata
voja de fare saltame 'dosso...

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venerdì 20 giugno 2003
ore 22:28
(categoria: "Vita Quotidiana")


tesi
fanculo la gravità!!!!!

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venerdì 20 giugno 2003
ore 18:26
(categoria: "Riflessioni")


VIVISEZIONE
La sally mi ha mandato alcuni articoli sulla vivisezione.. intanto li ho letti, li commenterò quando avrò un attimo di tempo.
Per ricordarmi li copio e incollo sul blog:

1) I metodi sostitutivi

I ricercatori che abbiano a cuore la vera ricerca scientifica e non la propria carriera, hanno a disposizione metodi migliori dei test sugli animali:
a) innanzitutto la ricerca clinica: la maggior parte delle scoperte mediche (i cui successi vengono spesso attribuiti alla sperimentazione animale) sono dovute infatti ad un'osservazione clinica (sull'uomo) di un particolare fenomeno, che solo in seguito i ricercatori tentano di riprodurre negli animali, inducendo in essi delle patologie artificiali. Essi variano le condizioni dell'esperimento, così come la specie di animale utilizzata, fintanto che il risultato non coincida con l'indicazione fornita dall'uomo;
b) l'epidemiologia e la statistica. L'epidemiologia studia la frequenza e la distribuzione dei fenomeni epidemici e quindi delle malattie nella popolazione; la statistica è invece la disciplina che si occupa del trattamento dei dati numerici derivanti da un gruppo di individui. Sono stati l'impiego della epidemiologia e della statistica che hanno permesso di riconoscere la maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie quali l'ipertensione arteriosa, il fumo, il sovrappeso, l'ipercolesterolemia.
c) lo studio diretto dei pazienti, tramite i moderni strumenti di analisi non-invasivi. Questi metodi consentono di ottenere ottimi risultati, come è stato riscontrato per le malattie cardiache;
d) autopsie e biopsie: le autopsie sono state cruciali per la comprensione di molte malattie; con le biopsie si possono ottenere molte informazioni
durante i vari stadi della malattia. Per esempio, le biopsie endoscopiche hanno dimostrato che il cancro al colon deriva da tumori benigni chiamati adenomi. Questo è in contrasto con il modello animale più usato, in cui non vi è la sequenza adenoma-carcinoma;
e) colture in vitro di cellule e tessuti umani;
f) simulazioni al computer;

Infine, per quelle sostanze già entrate in commercio, una sorveglianza durante le vendite consentirebbe una sperimentazione di seconda fase. Attraverso l'informatica è oggi possibile, infatti, mantenere registrazioni dettagliate degli effetti collaterali: una banca dati centralizzata consentirebbe la rapida identificazione di farmaci pericolosi, e al tempo quella di effetti collaterali imprevisti, anche positivi (in passato, farmaci concepiti per alcune patologie sono talvolta serviti a curarne altre).


2) I medici antivivisezionisti partono dalla semplice ed oggettiva constatazione che gli animali non sono modelli sperimentali adatti all'uomo, perché troppo diversi da noi. Ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e l'altra sono impossibili. Un numero sempre crescente di medici non accetta più la validità della vivisezione come dogma e considera antiscientifici gli esperimenti sugli animali.

Questi esperimenti non portano ad alcuna reale conoscenza sugli effetti di una eventuale sostanza da provare (come ad esempio un farmaco), perché animali di specie diverse, come pure di razze diverse o addirittura di ceppi della stessa specie, rispondono in modo diverso ad un dato stimolo. E' sufficiente dire che il 60% delle risposte dei topi differisce da quelle dei ratti, specie a loro molto simile. E, dunque, se il risultato ottenuto sul topo è diverso da quello ottenuto sul gatto, diverso da quello ottenuto sul cane ed anche da quello ottenuto sul ratto, a chi somiglierà di più l'uomo: al topo, al gatto al cane o al ratto? La risposta non si può sapere a priori. Solo dopo aver sperimentato sull'uomo si scoprirà, volta per volta, a quale specie e razza egli assomigli di più in quel particolare caso.

Risulta quindi chiaro che la vivisezione è dannosa per l'uomo, per due ragioni principali: si sperimentano direttamente sull'uomo sostanze che non hanno subito alcun vaglio preventivo (dal momento che il risultato della sperimentazione sugli animali non è in alcun modo predittivo per l'uomo) e si corre il rischio di scartare sostanze che potrebbero essere invece di grande aiuto per l'uomo, per il solo fatto che su di una particolare specie sono risultate tossiche.
I vivisettori sanno comunque, (ma lo dicono solo nei casi in cui fa loro comodo) che ciò che vale per un animale può benissimo non valere per l'uomo e molto spesso, una sostanza risultata tossica per una o più specie viene ugualmente sperimentata sull'uomo.

Vale la pena di sottolineare che la sperimentazione sugli animali fornisce ai produttori
di farmaci la possibilità di selezionare la risposta, variando la specie animale o semplicemente le condizioni dell'esperimento, con il fine di commercializzare, in un'ottica di profitto, migliaia di farmaci che, una volta in commercio, si rivelano spesso inutili e talvolta dannosi. La sperimentazione animale fornisce così una comoda (ma per noi pericolosa)
tutela giuridica alle aziende farmaceutiche. Esistono circa 200.000 specialità farmaceutiche in commercio nel mondo, mentre quelle ritenute utili dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sono soltanto 300-400.

Ecco alcuni tra i moltissimi esempi di sostanze che hanno effetti opposti sull'uomo e sull'animale: la pecora ed il porcospino possono ingoiare quantità cospicue di arsenico, notoriamente velenoso per l'uomo. La stricnina lascia indifferente la cavia, il pollo e la scimmia in dosi sufficienti ad uccidere un'intera famiglia umana. L'amanita phalloides, fungo velenosissimo di cui pochi grammi sono per noi letali, è del tutto innocua per gatti e conigli. L'insulina provoca malformazioni nelle galline, nei conigli e nei topi, ma non nell'uomo. La stessa penicillina è letale per le cavie da laboratorio (ma fu una enorme fortuna per l'umanità che fosse stata sperimentata sui topi, come dichiarò lo stesso Florey, uno degli scopritori insieme a Fleming).

Questo è il percorso che solitamente seguono le scoperte biomediche: esse nascono da uno studio epidemiologico (ossia dall'osservazione e lo studio statistico di gruppi di persone) oppure da un'osservazione clinica casuale. Poi si cerca di ottenere sugli animali lo stesso fenomeno già riscontrato sull'uomo, sperimentando su varie specie, fino a trovare, di volta in volta, la razza ed il ceppo che diano quella determinata risposta. La scoperta verrrà accreditata dalla medicina ufficiale solo dopo che l'esperimento sugli animali è risultato positivo. La vivisezione ha dunque portato gravi danni in tutti quei casi in cui un risultato già noto sull'uomo non è stato considerato valido perché non poteva essere riprodotto su alcun animale: così gli effetti dannosi dell'alcool, del fumo di sigaretta, dell'amianto, del metanolo, etc. non sono stati considerati "provati scientificamente" per moltissimi anni, con grave danno per la salute umana.

Per quale ragione, allora, si esperimenta ancora sugli animali? Lo si fa in grande parte per favorire le carriere universitarie, basate sul numero di pubblicazioni prodotte, essendo gli esperimenti sugli animali (non importa se già effettuati migliaia di volte) la via più facile e veloce. Inoltre, come già illustrato, la sperimentazione sugli animali costituisce per le industrie una sicura tutela giuridica per ogni eventuale contenzioso. Eppure, in Italia, in undici anni sono state ritirate per inidoneità o perché pericolose oltre 22.000 specialità farmaceutiche, la cui efficacia ed innocuità era stata garantita dalla sperimentazione animale. Il General Accounting Office
statunitense ha passato in rassegna 198 nuovi farmaci dei 209 commercializzati tra il 1976 e il 1985 ed ha trovato che, il 52% di essi presentavano "gravi rischi emersi dopo l'approvazione" che i test sugli animali non avevano previsto. Del resto, si è saputo che negli Stati Uniti le malattie iatrogene (provocate dai farmaci) costituiscono la quinta
causa di morte.

Un dossier pubblicato recentemente su "Scientific American" apre un primo spiraglio nel mondo scientifico "ufficiale" alla posizione critica verso la sperimentazione animale. Un altro articolo di "The Sciences" (organo della New York Academy of Sciences) commenta come la notizia dei presunti successi della cura Folkman per il cancro (sperimentata solo sui topi) che utilizza l'angiostatina e l'endostatina, abbia acceso molte false speranze: "...anche se qualsiasi sostanza oggi in uso per la cura del cancro è stata provata per la sua efficacia sui topi, la relazione tra gli effetti benefici dei farmaci sui topi e gli effettivi benefici riscontrati clinicamente sui pazienti è circa del 10%. Questa percentuale così bassa porta a due considerazioni. La prima è che l'angiostatina e l'endostatina, fino ad oggi provate solo sui topi, potrebbero, entro breve, raggiungere la lunga lista delle vantate "cure" per il cancro che facevano meraviglie sui topi, ma sono fallite con i pazienti umani. La seconda è quella fatta da alcuni ricercatori per il cancro, che infine hanno iniziato a chiedersi se delle cure promettenti possano essere andate perse, perché risultate non efficaci sui topi".

3) «La vivisezione? La facevo ma non serve»

Il professor Croce: «Esperimenti sugli animali inutili per l'uomo»
«Dicono che "lavorare" su questi cani serve a salvare i bambini? È una menzogna»

Uno dei beagle allevati dalla ditta Morini di San Polo



SAN POLO - Tutto è cominciato con la scoperta, al Brennero, di un carico - trasportato in maniera difforme alle regole - di cani destinati alla vivisezione per un laboratorio tedesco. I cani provenivano dall'allevamento Morini di San Polo, già in passato al centro di polemiche per l'esportazione in maniera un po' troppo disinvolta di esemplari destinati a sevizie e morte certa. Sono seguite accuse a non finire, fino alla promulgazione della legge regionale che vieta questo tipo di allevamenti successivamente impugnata dal governo. Sulla vivisezione, e soprattutto sulla sua utilità ai fini della ricerca, il veterinario reggiano Oscar Grazioli, nostro apprezzato collaboratore, ha intervistato il professor Pietro Croce, luminare della materia.

VICENZA -Il professor Croce, oltre ad avere scritto testi monumentali di patologia, ne ha tradotti altrettanti dal tedesco.
«Forza Oscar, volevi farmi qualche domanda? Sono pronto».
Professor Croce lei ha mai condotto esperimenti su animali?
«Sì, ma prima di tutto dammi del tu. Tra colleghi ci si dà del tu. La formazione scientifica scolastica mi ha imposto, per i primi anni, di sperimentare sugli animali. Era l'unico credo esistente».
Quali sono stati i risultati di questa sperimentazione nella sua esperienza?
«Nulli, per la medicina umana. Potevano avere qualche interesse per i veterinari. Forse avrebbero potuto migliorare la qualità di vita di topi e ratti, ma non certo quella dell'uomo che è un'altra specie assolutamente diversa».
La vivisezione è solo un problema di compassione nei confronti degli animali o è un problema scientifico?
«Io rappresento e sostengo soltanto l'antivivisezionismo scientifico».
Qual è stata la molla che ha condotto uno scienziato come lei a trovarsi, come scrive in un suo celebre libro, sulla via di Damasco? In altri termini perché non ha più sperimentato sugli animali?
«L'aver constatato che né i miei, né i risultati degli sperimentatori di tutto il mondo, ottenevano alcun risultato utile per la medicina umana. Tutti i giorni muoiono in Germania cinquemila animali a causa della vivisezione. Tutti i giorni muoiono in Germania 44 uomini a causa degli effetti collaterali su medicine provate sugli animali. È questo il risultato che desideriamo?».

Il professor Paolo Croce

Ci può dire quali sono i danni maggiori causati all'umanità dalla sperimentazione dei farmaci su ratti, topi o cani? Ci fai qualche esempio anche recente?
«Ho un elenco di farmaci compilato dal dottor Bernhard Rambeck di Bielefeld (Germania) che cita un'ottantina di farmaci che, sperimentati sugli animali hanno fornito risultati soddisfacenti; somministrarti all'uomo hanno provocato morti o malattie gravissime, specialmente al fegato e al cuore».
È sicuro che dalla sperimentazione sugli animali non sia derivato nessun vantaggio, ad esempio il trapianto d'organo?
«È assai probabile che gli sperimentatori abbiano provato sugli animali prima di provare sull'uomo, ma non possiedo protocolli a proposito, non saprei come procurarmeli. Anche perché da qualche anno la sperimentazione sugli animali si svolge nel più assoluto segreto: i ricercatori cominciano a vergognarsi? Sarebbe ora!».
Molte persone credono che la vita di un bambino non valga quella di tutti i cani del mondo. Cosa risponde loro?
«Vorrei invitare quelle persone a dimostrare una correlazione tra la sperimentazione sugli animali e il salvataggio dei bambini. Non ci riuscirebbero mai».
In una recente intervista la responsabile degli studi dell'istituto Mario Negri ha detto che quando uno sperimentatore sa che quel cane deve morire prova grande dolore, ma lo deve fare. È vero?
«Commovente!».
Che fare allora. Sperimentare su cavie umane?
«Cercando di modificare geneticamente animali per ottenere specie con tessuti di tipo "umano" i ricercatori, forse senza rendersene conto, ci hanno dato ragione: soltanto l'uomo può essere modello sperimentale dell'uomo. Ratti, topi, cani o scimmie non solo sono inutili ma sono forvianti. La ricerca della sicurezza usando ratti e criceti è pura follia, o meglio, copertura accorta di interessi che hanno più a che fare con soldi e punteggi accademici che non con la salute».
Lei è un grande scienziato ed è stato un grande insegnante. Vuole dire qualcosa ai giovanissimi che hanno iniziato ora le scuole?
«Quando sarete voi in età da poter sperimentare a favore della medicina umana, la sperimentazione sugli animali sarà così screditata da non esistere più nessuna traccia, ma solo un triste ricordo del quale l'umanità intera si vergognerà. E tu, Oscar, per favore... dammi del tu».

Oscar Grazioli


da "GAZZETTA DI REGGIO" di giovedì 3 ottobre 2002


4) Vivisezione inutile, ma conveniente

Si è chiusa pochi giorni fa la raccolta di firme tra i parlamentari europei per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. Ma l'obiettivo non è stato raggiunto. Occorreva, infatti, l'adesione di almeno la metà dei 626 deputati europei perché agli studenti e ai ricercatori di tutti i Paesi dell'Unione fosse riconosciuto il diritto di rifiutarsi di eseguire test sugli animali. Ma appena in 65 hanno firmato, tra cui 38 italiani. Un dato che non stupisce visto che il nostro è stato il primo Paese al mondo a riconoscere questo diritto con una legge, la 413/93.

Ma davvero la scienza medica e la salute dell'essere umano non possono fare a meno del sacrificio di milioni di animali? "Il problema etico si fonda su un equivoco: la convinzione che la sperimentazione animale sia utile al progresso scientifico", dice Stefano Cagno, psichiatra presso l'Azienda locale ospedaliera di Vimercate (Milano) e autore di "Gli animali e la ricerca. Viaggio nel mondo della vivisezione" (Editori Riuniti, 2002). "Secondo me, invece, sezionare gli animali da vivi, testare su di loro i farmaci, indurli artificialmente a comportarsi in un certo modo, non ha alcun valore scientifico". Una convinzione che non poggia su argomentazioni zoofile ma sulla "teoria delle 3 S" (specie, sperimentazione, stabulazione). "Ogni specie", spiega il medico che è membro del Comitato scientifico antivivisezionista, "possiede un Dna e dunque una propria anatomia, fisiologia, biochimica. Ragione per cui i dati finali di un esperimento non possono essere trasferiti da una specie all'altra. Non a caso, i test sugli animali non sostituiscono quelli sull'essere umano ma ne sono solo la premessa". Dubbio sarebbe anche il valore scientifico dei risultati così ottenuti. "La sperimentazione", dice Cagno, "obbliga ad alterare artificialmente i meccanismi naturali che generano le malattie: un tumore che insorge in un coniglio dopo che lo si è spennellato ripetutamente di catrame non è l'equivalente di un tumore sorto nell'essere umano in condizioni naturali". Inoltre, la stabulazione, ovvero la vita artificiale nelle gabbie, non sarebbe un buon modello sperimentale: "Inibisce il sistema immunitario, con l'aggravante che mentre gli esseri umani possono darsi una spiegazione razionale e percepire il futuro in termini di prospettive migliori, gli animali vivono solo il presente", conclude lo psichiatra.

La vivisezione, dunque, oltre che inutile sarebbe fuorviante. "Nel 1998 è apparsa sul Journal of American Medical Association (Jama) una ricerca che quantificava i farmaci commercializzati negli Usa che avevano provocato gravi reazioni avverse (compresa la morte): il 52 per cento. Nessuno degli effetti collaterali si era verificato negli animali. Lo stesso Viagra (utilizzato contro le disfunzioni erettili) ha portato a 45 decessi su un milione di prescrizioni, il Talidomide (un sedativo) ha fatto nascere 10 mila focomelici, il Cliochinolo (un disinfettante intestinale) ha reso 30 mila giapponesi ciechi e paralizzati. E gli esempi potrebbero continuare". Infine, si tratterebbe di un metodo superato. "Nessuno si sognerebbe di guidare un'automobile degli anni Trenta. Eppure la sperimentazione animale si basa su un principio del 1927, il Dl 50, che prevede di testare la tossicità di un farmaco, accrescendone le dosi fino a uccidere la metà degli animali utilizzati".

I metodi sostitutivi non mancano: primo fra tutti l'epidemiologia. "Per decenni", va avanti lo studioso, "sono state fatte fumare sigarette agli animali senza che questi si ammalassero di cancro al polmone. Una correlazione scoperta invece nel 1954 dal ricercatore britannico Richard Doll, misurando nel tempo l'incidenza della malattia su un certo numero di colleghi che fumavano. Allo stesso modo sono stati evidenziati tutti i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari". Inoltre, si possono usare le colture cellulari, si può confrontare la sostanza che si vuole sperimentare con le strutture chimiche già in commercio ed è ormai facile ottenere simulazioni al computer di organi e tessuti. Le molecole di molti farmaci poi possono essere testate direttamente sui tessuti umani, dietro il consenso dei pazienti, ma anche sui materiali di scarto delle operazioni chirurgiche e delle biopsie. "La clonazione e l'ingegneria genetica infine", aggiunge Cagno, "ci vengono incontro: si possono clonare, per esempio, determinati recettori e metterli a contatto con un farmaco per vedere se vi si legano in maniera significativa".

La maggior parte del denaro pubblico, tuttavia, continua a essere investita negli esperimenti su animali. Cagno punta il dito contro gli scienziati e le industrie farmaceutiche: "Per i ricercatori la vivisezione è un metodo economico che permette numerose pubblicazioni e dunque una rapida carriera universitaria. Per le case farmaceutiche è invece uno strumento malleabile: un punto di forza quando si tratta di sostenere la validità di un nuovo farmaco, un limite oggettivamente insuperabile quando un medicinale si rivela dannoso per la salute e i produttori devono difendersi in tribunale".


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venerdì 20 giugno 2003
ore 18:23
(categoria: "Riflessioni")


VIVISEZIONE
La sally mi ha mandato alcuni articoli sulla vivisezione.. intanto li ho letti, li commenterò quando avrò un attimo di tempo.
Per ricordarmi li copio e incollo sul blog:

1) I metodi sostitutivi

I ricercatori che abbiano a cuore la vera ricerca scientifica e non la propria carriera, hanno a disposizione metodi migliori dei test sugli animali:
a) innanzitutto la ricerca clinica: la maggior parte delle scoperte mediche (i cui successi vengono spesso attribuiti alla sperimentazione animale) sono dovute infatti ad un'osservazione clinica (sull'uomo) di un particolare fenomeno, che solo in seguito i ricercatori tentano di riprodurre negli animali, inducendo in essi delle patologie artificiali. Essi variano le condizioni dell'esperimento, così come la specie di animale utilizzata, fintanto che il risultato non coincida con l'indicazione fornita dall'uomo;
b) l'epidemiologia e la statistica. L'epidemiologia studia la frequenza e la distribuzione dei fenomeni epidemici e quindi delle malattie nella popolazione; la statistica è invece la disciplina che si occupa del trattamento dei dati numerici derivanti da un gruppo di individui. Sono stati l'impiego della epidemiologia e della statistica che hanno permesso di riconoscere la maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie quali l'ipertensione arteriosa, il fumo, il sovrappeso, l'ipercolesterolemia.
c) lo studio diretto dei pazienti, tramite i moderni strumenti di analisi non-invasivi. Questi metodi consentono di ottenere ottimi risultati, come è stato riscontrato per le malattie cardiache;
d) autopsie e biopsie: le autopsie sono state cruciali per la comprensione di molte malattie; con le biopsie si possono ottenere molte informazioni
durante i vari stadi della malattia. Per esempio, le biopsie endoscopiche hanno dimostrato che il cancro al colon deriva da tumori benigni chiamati adenomi. Questo è in contrasto con il modello animale più usato, in cui non vi è la sequenza adenoma-carcinoma;
e) colture in vitro di cellule e tessuti umani;
f) simulazioni al computer;

Infine, per quelle sostanze già entrate in commercio, una sorveglianza durante le vendite consentirebbe una sperimentazione di seconda fase. Attraverso l'informatica è oggi possibile, infatti, mantenere registrazioni dettagliate degli effetti collaterali: una banca dati centralizzata consentirebbe la rapida identificazione di farmaci pericolosi, e al tempo quella di effetti collaterali imprevisti, anche positivi (in passato, farmaci concepiti per alcune patologie sono talvolta serviti a curarne altre).


2) I medici antivivisezionisti partono dalla semplice ed oggettiva constatazione che gli animali non sono modelli sperimentali adatti all'uomo, perché troppo diversi da noi. Ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e l'altra sono impossibili. Un numero sempre crescente di medici non accetta più la validità della vivisezione come dogma e considera antiscientifici gli esperimenti sugli animali.

Questi esperimenti non portano ad alcuna reale conoscenza sugli effetti di una eventuale sostanza da provare (come ad esempio un farmaco), perché animali di specie diverse, come pure di razze diverse o addirittura di ceppi della stessa specie, rispondono in modo diverso ad un dato stimolo. E' sufficiente dire che il 60% delle risposte dei topi differisce da quelle dei ratti, specie a loro molto simile. E, dunque, se il risultato ottenuto sul topo è diverso da quello ottenuto sul gatto, diverso da quello ottenuto sul cane ed anche da quello ottenuto sul ratto, a chi somiglierà di più l'uomo: al topo, al gatto al cane o al ratto? La risposta non si può sapere a priori. Solo dopo aver sperimentato sull'uomo si scoprirà, volta per volta, a quale specie e razza egli assomigli di più in quel particolare caso.

Risulta quindi chiaro che la vivisezione è dannosa per l'uomo, per due ragioni principali: si sperimentano direttamente sull'uomo sostanze che non hanno subito alcun vaglio preventivo (dal momento che il risultato della sperimentazione sugli animali non è in alcun modo predittivo per l'uomo) e si corre il rischio di scartare sostanze che potrebbero essere invece di grande aiuto per l'uomo, per il solo fatto che su di una particolare specie sono risultate tossiche.
I vivisettori sanno comunque, (ma lo dicono solo nei casi in cui fa loro comodo) che ciò che vale per un animale può benissimo non valere per l'uomo e molto spesso, una sostanza risultata tossica per una o più specie viene ugualmente sperimentata sull'uomo.

Vale la pena di sottolineare che la sperimentazione sugli animali fornisce ai produttori
di farmaci la possibilità di selezionare la risposta, variando la specie animale o semplicemente le condizioni dell'esperimento, con il fine di commercializzare, in un'ottica di profitto, migliaia di farmaci che, una volta in commercio, si rivelano spesso inutili e talvolta dannosi. La sperimentazione animale fornisce così una comoda (ma per noi pericolosa)
tutela giuridica alle aziende farmaceutiche. Esistono circa 200.000 specialità farmaceutiche in commercio nel mondo, mentre quelle ritenute utili dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sono soltanto 300-400.

Ecco alcuni tra i moltissimi esempi di sostanze che hanno effetti opposti sull'uomo e sull'animale: la pecora ed il porcospino possono ingoiare quantità cospicue di arsenico, notoriamente velenoso per l'uomo. La stricnina lascia indifferente la cavia, il pollo e la scimmia in dosi sufficienti ad uccidere un'intera famiglia umana. L'amanita phalloides, fungo velenosissimo di cui pochi grammi sono per noi letali, è del tutto innocua per gatti e conigli. L'insulina provoca malformazioni nelle galline, nei conigli e nei topi, ma non nell'uomo. La stessa penicillina è letale per le cavie da laboratorio (ma fu una enorme fortuna per l'umanità che fosse stata sperimentata sui topi, come dichiarò lo stesso Florey, uno degli scopritori insieme a Fleming).

Questo è il percorso che solitamente seguono le scoperte biomediche: esse nascono da uno studio epidemiologico (ossia dall'osservazione e lo studio statistico di gruppi di persone) oppure da un'osservazione clinica casuale. Poi si cerca di ottenere sugli animali lo stesso fenomeno già riscontrato sull'uomo, sperimentando su varie specie, fino a trovare, di volta in volta, la razza ed il ceppo che diano quella determinata risposta. La scoperta verrrà accreditata dalla medicina ufficiale solo dopo che l'esperimento sugli animali è risultato positivo. La vivisezione ha dunque portato gravi danni in tutti quei casi in cui un risultato già noto sull'uomo non è stato considerato valido perché non poteva essere riprodotto su alcun animale: così gli effetti dannosi dell'alcool, del fumo di sigaretta, dell'amianto, del metanolo, etc. non sono stati considerati "provati scientificamente" per moltissimi anni, con grave danno per la salute umana.

Per quale ragione, allora, si esperimenta ancora sugli animali? Lo si fa in grande parte per favorire le carriere universitarie, basate sul numero di pubblicazioni prodotte, essendo gli esperimenti sugli animali (non importa se già effettuati migliaia di volte) la via più facile e veloce. Inoltre, come già illustrato, la sperimentazione sugli animali costituisce per le industrie una sicura tutela giuridica per ogni eventuale contenzioso. Eppure, in Italia, in undici anni sono state ritirate per inidoneità o perché pericolose oltre 22.000 specialità farmaceutiche, la cui efficacia ed innocuità era stata garantita dalla sperimentazione animale. Il General Accounting Office
statunitense ha passato in rassegna 198 nuovi farmaci dei 209 commercializzati tra il 1976 e il 1985 ed ha trovato che, il 52% di essi presentavano "gravi rischi emersi dopo l'approvazione" che i test sugli animali non avevano previsto. Del resto, si è saputo che negli Stati Uniti le malattie iatrogene (provocate dai farmaci) costituiscono la quinta
causa di morte.

Un dossier pubblicato recentemente su "Scientific American" apre un primo spiraglio nel mondo scientifico "ufficiale" alla posizione critica verso la sperimentazione animale. Un altro articolo di "The Sciences" (organo della New York Academy of Sciences) commenta come la notizia dei presunti successi della cura Folkman per il cancro (sperimentata solo sui topi) che utilizza l'angiostatina e l'endostatina, abbia acceso molte false speranze: "...anche se qualsiasi sostanza oggi in uso per la cura del cancro è stata provata per la sua efficacia sui topi, la relazione tra gli effetti benefici dei farmaci sui topi e gli effettivi benefici riscontrati clinicamente sui pazienti è circa del 10%. Questa percentuale così bassa porta a due considerazioni. La prima è che l'angiostatina e l'endostatina, fino ad oggi provate solo sui topi, potrebbero, entro breve, raggiungere la lunga lista delle vantate "cure" per il cancro che facevano meraviglie sui topi, ma sono fallite con i pazienti umani. La seconda è quella fatta da alcuni ricercatori per il cancro, che infine hanno iniziato a chiedersi se delle cure promettenti possano essere andate perse, perché risultate non efficaci sui topi".

3) «La vivisezione? La facevo ma non serve»

Il professor Croce: «Esperimenti sugli animali inutili per l'uomo»
«Dicono che "lavorare" su questi cani serve a salvare i bambini? È una menzogna»

Uno dei beagle allevati dalla ditta Morini di San Polo



SAN POLO - Tutto è cominciato con la scoperta, al Brennero, di un carico - trasportato in maniera difforme alle regole - di cani destinati alla vivisezione per un laboratorio tedesco. I cani provenivano dall'allevamento Morini di San Polo, già in passato al centro di polemiche per l'esportazione in maniera un po' troppo disinvolta di esemplari destinati a sevizie e morte certa. Sono seguite accuse a non finire, fino alla promulgazione della legge regionale che vieta questo tipo di allevamenti successivamente impugnata dal governo. Sulla vivisezione, e soprattutto sulla sua utilità ai fini della ricerca, il veterinario reggiano Oscar Grazioli, nostro apprezzato collaboratore, ha intervistato il professor Pietro Croce, luminare della materia.

VICENZA -Il professor Croce, oltre ad avere scritto testi monumentali di patologia, ne ha tradotti altrettanti dal tedesco.
«Forza Oscar, volevi farmi qualche domanda? Sono pronto».
Professor Croce lei ha mai condotto esperimenti su animali?
«Sì, ma prima di tutto dammi del tu. Tra colleghi ci si dà del tu. La formazione scientifica scolastica mi ha imposto, per i primi anni, di sperimentare sugli animali. Era l'unico credo esistente».
Quali sono stati i risultati di questa sperimentazione nella sua esperienza?
«Nulli, per la medicina umana. Potevano avere qualche interesse per i veterinari. Forse avrebbero potuto migliorare la qualità di vita di topi e ratti, ma non certo quella dell'uomo che è un'altra specie assolutamente diversa».
La vivisezione è solo un problema di compassione nei confronti degli animali o è un problema scientifico?
«Io rappresento e sostengo soltanto l'antivivisezionismo scientifico».
Qual è stata la molla che ha condotto uno scienziato come lei a trovarsi, come scrive in un suo celebre libro, sulla via di Damasco? In altri termini perché non ha più sperimentato sugli animali?
«L'aver constatato che né i miei, né i risultati degli sperimentatori di tutto il mondo, ottenevano alcun risultato utile per la medicina umana. Tutti i giorni muoiono in Germania cinquemila animali a causa della vivisezione. Tutti i giorni muoiono in Germania 44 uomini a causa degli effetti collaterali su medicine provate sugli animali. È questo il risultato che desideriamo?».

Il professor Paolo Croce

Ci può dire quali sono i danni maggiori causati all'umanità dalla sperimentazione dei farmaci su ratti, topi o cani? Ci fai qualche esempio anche recente?
«Ho un elenco di farmaci compilato dal dottor Bernhard Rambeck di Bielefeld (Germania) che cita un'ottantina di farmaci che, sperimentati sugli animali hanno fornito risultati soddisfacenti; somministrarti all'uomo hanno provocato morti o malattie gravissime, specialmente al fegato e al cuore».
È sicuro che dalla sperimentazione sugli animali non sia derivato nessun vantaggio, ad esempio il trapianto d'organo?
«È assai probabile che gli sperimentatori abbiano provato sugli animali prima di provare sull'uomo, ma non possiedo protocolli a proposito, non saprei come procurarmeli. Anche perché da qualche anno la sperimentazione sugli animali si svolge nel più assoluto segreto: i ricercatori cominciano a vergognarsi? Sarebbe ora!».
Molte persone credono che la vita di un bambino non valga quella di tutti i cani del mondo. Cosa risponde loro?
«Vorrei invitare quelle persone a dimostrare una correlazione tra la sperimentazione sugli animali e il salvataggio dei bambini. Non ci riuscirebbero mai».
In una recente intervista la responsabile degli studi dell'istituto Mario Negri ha detto che quando uno sperimentatore sa che quel cane deve morire prova grande dolore, ma lo deve fare. È vero?
«Commovente!».
Che fare allora. Sperimentare su cavie umane?
«Cercando di modificare geneticamente animali per ottenere specie con tessuti di tipo "umano" i ricercatori, forse senza rendersene conto, ci hanno dato ragione: soltanto l'uomo può essere modello sperimentale dell'uomo. Ratti, topi, cani o scimmie non solo sono inutili ma sono forvianti. La ricerca della sicurezza usando ratti e criceti è pura follia, o meglio, copertura accorta di interessi che hanno più a che fare con soldi e punteggi accademici che non con la salute».
Lei è un grande scienziato ed è stato un grande insegnante. Vuole dire qualcosa ai giovanissimi che hanno iniziato ora le scuole?
«Quando sarete voi in età da poter sperimentare a favore della medicina umana, la sperimentazione sugli animali sarà così screditata da non esistere più nessuna traccia, ma solo un triste ricordo del quale l'umanità intera si vergognerà. E tu, Oscar, per favore... dammi del tu».

Oscar Grazioli


da "GAZZETTA DI REGGIO" di giovedì 3 ottobre 2002


4) Vivisezione inutile, ma conveniente

Si è chiusa pochi giorni fa la raccolta di firme tra i parlamentari europei per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. Ma l'obiettivo non è stato raggiunto. Occorreva, infatti, l'adesione di almeno la metà dei 626 deputati europei perché agli studenti e ai ricercatori di tutti i Paesi dell'Unione fosse riconosciuto il diritto di rifiutarsi di eseguire test sugli animali. Ma appena in 65 hanno firmato, tra cui 38 italiani. Un dato che non stupisce visto che il nostro è stato il primo Paese al mondo a riconoscere questo diritto con una legge, la 413/93.

Ma davvero la scienza medica e la salute dell'essere umano non possono fare a meno del sacrificio di milioni di animali? "Il problema etico si fonda su un equivoco: la convinzione che la sperimentazione animale sia utile al progresso scientifico", dice Stefano Cagno, psichiatra presso l'Azienda locale ospedaliera di Vimercate (Milano) e autore di "Gli animali e la ricerca. Viaggio nel mondo della vivisezione" (Editori Riuniti, 2002). "Secondo me, invece, sezionare gli animali da vivi, testare su di loro i farmaci, indurli artificialmente a comportarsi in un certo modo, non ha alcun valore scientifico". Una convinzione che non poggia su argomentazioni zoofile ma sulla "teoria delle 3 S" (specie, sperimentazione, stabulazione). "Ogni specie", spiega il medico che è membro del Comitato scientifico antivivisezionista, "possiede un Dna e dunque una propria anatomia, fisiologia, biochimica. Ragione per cui i dati finali di un esperimento non possono essere trasferiti da una specie all'altra. Non a caso, i test sugli animali non sostituiscono quelli sull'essere umano ma ne sono solo la premessa". Dubbio sarebbe anche il valore scientifico dei risultati così ottenuti. "La sperimentazione", dice Cagno, "obbliga ad alterare artificialmente i meccanismi naturali che generano le malattie: un tumore che insorge in un coniglio dopo che lo si è spennellato ripetutamente di catrame non è l'equivalente di un tumore sorto nell'essere umano in condizioni naturali". Inoltre, la stabulazione, ovvero la vita artificiale nelle gabbie, non sarebbe un buon modello sperimentale: "Inibisce il sistema immunitario, con l'aggravante che mentre gli esseri umani possono darsi una spiegazione razionale e percepire il futuro in termini di prospettive migliori, gli animali vivono solo il presente", conclude lo psichiatra.

La vivisezione, dunque, oltre che inutile sarebbe fuorviante. "Nel 1998 è apparsa sul Journal of American Medical Association (Jama) una ricerca che quantificava i farmaci commercializzati negli Usa che avevano provocato gravi reazioni avverse (compresa la morte): il 52 per cento. Nessuno degli effetti collaterali si era verificato negli animali. Lo stesso Viagra (utilizzato contro le disfunzioni erettili) ha portato a 45 decessi su un milione di prescrizioni, il Talidomide (un sedativo) ha fatto nascere 10 mila focomelici, il Cliochinolo (un disinfettante intestinale) ha reso 30 mila giapponesi ciechi e paralizzati. E gli esempi potrebbero continuare". Infine, si tratterebbe di un metodo superato. "Nessuno si sognerebbe di guidare un'automobile degli anni Trenta. Eppure la sperimentazione animale si basa su un principio del 1927, il Dl 50, che prevede di testare la tossicità di un farmaco, accrescendone le dosi fino a uccidere la metà degli animali utilizzati".

I metodi sostitutivi non mancano: primo fra tutti l'epidemiologia. "Per decenni", va avanti lo studioso, "sono state fatte fumare sigarette agli animali senza che questi si ammalassero di cancro al polmone. Una correlazione scoperta invece nel 1954 dal ricercatore britannico Richard Doll, misurando nel tempo l'incidenza della malattia su un certo numero di colleghi che fumavano. Allo stesso modo sono stati evidenziati tutti i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari". Inoltre, si possono usare le colture cellulari, si può confrontare la sostanza che si vuole sperimentare con le strutture chimiche già in commercio ed è ormai facile ottenere simulazioni al computer di organi e tessuti. Le molecole di molti farmaci poi possono essere testate direttamente sui tessuti umani, dietro il consenso dei pazienti, ma anche sui materiali di scarto delle operazioni chirurgiche e delle biopsie. "La clonazione e l'ingegneria genetica infine", aggiunge Cagno, "ci vengono incontro: si possono clonare, per esempio, determinati recettori e metterli a contatto con un farmaco per vedere se vi si legano in maniera significativa".

La maggior parte del denaro pubblico, tuttavia, continua a essere investita negli esperimenti su animali. Cagno punta il dito contro gli scienziati e le industrie farmaceutiche: "Per i ricercatori la vivisezione è un metodo economico che permette numerose pubblicazioni e dunque una rapida carriera universitaria. Per le case farmaceutiche è invece uno strumento malleabile: un punto di forza quando si tratta di sostenere la validità di un nuovo farmaco, un limite oggettivamente insuperabile quando un medicinale si rivela dannoso per la salute e i produttori devono difendersi in tribunale".


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venerdì 20 giugno 2003
ore 00:50
(categoria: "Vita Quotidiana")


scacchi
dopo un anno che non giocavo oggi ho trovato un vecchio amico sull'argine di voltabarozzo che correva. 4 chiacchiere e alla fine siamo finiti in prato stasera a giocare a scacchi.
Risultato:
PATTA PER SCACCO PERPETUO

non mi era mai capitato.. tutte a me..


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giovedì 19 giugno 2003
ore 18:16
(categoria: "Vita Quotidiana")


corsetta
visto che l'estate avanza a grandi passi vado a farmi una corsetta tra il ponte di Voltabarozzo e Bassanello.
Andata e ritorno poco + di 5 km, mezzoretta di corsa.
Qualcuno si unisce?
ore 7 al ponte di Volta.


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giovedì 19 giugno 2003
ore 18:11
(categoria: "Vita Quotidiana")


LOGO
Visto che non c'avevo voglia di impiegare il mio tempo in modo migliore mi sono dedicato a fare il logo del blog...
vi piace?


LEGGI I COMMENTI (6) - SEGNALA questo BLOG

mercoledì 18 giugno 2003
ore 23:02
(categoria: "Poesia")



Senza fiato

Aspetto quell'istante

Rubato in cui tutto

Ancor mi emoziona..


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