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"Sapevo che non sarebbe durato, che questa pace sarebbe volata via come se mi venisse strappata dalle braccia, e io l’avrei inseguita, io, la più disperatamente sola tra tutte le creature di Dio, per riportarla indietro."
Da ’Intervista col Vampiro’, Anne Rice
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lunedì 16 luglio 2007 - ore 01:55
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Ariadiamus late ariadiamus da ari a natus late adua..."
Dicono che sono cambiata, che quello che cera prima non cè più, che parlo, mi muovo e guardo in modo diverso... E a me vien da sorridere. Magari hanno ragione.. Ecco spiegato, dunque, perchè ho davanti schiene, mentre vorrei vedere volti, e, come sempre, per me non cè mai una parola buona. Oggi lennesima discussione senza esito, e lennesima rabbia che sboccia.. Ma a che serve, ormai?
"....mi verrai a cercare nelle mie stanze vuote...."
La musica mi coccola, i libri mi consolano, e linchiostro mi impedisce di cadere. Che altro posso fare? Guardo la tenda che ondeggia, per il vento.. E aspetto che scenda la notte. Lei, almeno, sembra capire....
Rispondere alle domande.. Perchè? In fondo, a nessuno interessa davvero, e nessuno capirà mai. Meglio rannicchiarsi, dunque, e chiudere tutte le porte.
NON LASCIAR ENTRARE NESSUNO.
OSCAR WILDE- "Taedium vitae"
Trafiggere la mia giovinezza con pugnali disperati, portare La chiassosa livrea di questa età meschina, Lasciare che ogni mano vile saccheggi il mio tesoro, Immischiare la mia anima ai capelli di una donna, E non essere che il lacchè della fortuna, lo giuro, Io non lo amo! Queste cose sono meno per me, Meno della lanugine di cardi sullaria estiva Che non ha seme: meglio stare in disparte Lontano da questi calunniosi sciocchi che beffano la mia vita Senza conoscermi, meglio il tetto più vile Adatto a ospitare il più umile veltro, Che tornare a quella rauca grotta di conflitti Dove la mia bianca anima per la prima volta baciò la bocca del peccato.
Non mi arrendo... Prima o poi riuscirò a farmi un blog decente! Dio, ma perchè quella volta mi hai fatta così imbranata nellusare il computer, eh? A momenti mi mettevo a tirare parolacce in greco e in latino (e lo so fare, sissignori!! e che, cinque anni di liceo classico per niente?? siccome dire le parolacce appare molto poco fine, se mi metto a imprecare in lingue che non conosce quasi nessuno mi sembra di essere un pò meno scurrile......)! Ma, come si dice... Never give up.
Erzsebet Báthory conosciuta anche come Elizabeth Báthory o Elisabetta Bathory soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria (Nyírbátor, attuale Ungheria, 7 agosto 1560 - Čachtice, attuale Slovacchia, 21 agosto 1614) fu una nobildonna ungherese considerata la più famosa assassina seriale sia in Slovacchia che in Ungheria. Lei e quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne. Sposò Stefan Batory (1533-1586), principe di Transilvania (1571-1586), granduca di Lituania e re di Polonia (1575-1586).
Nacque nel 1560 a Nyírbátor un villaggio nell’attuale Ungheria, ma venne allevata nella proprietà di famiglia di Esced in Transilvania (odierna Romania). La sua famiglia faceva parte delle casate protestanti dell’Ungheria. L’albero genealogico del suo casato comprendeva vari eroi di guerra, un cardinale e un futuro re di Polonia. Nella sua famiglia, a causa della conseguineità (anche il padre aveva sposato una sua cugina), non mancavano casi di pazzia: alcuni suoi zii si dice fossero dediti al culto di Satana, il fratello Stefano era un libertino e un alcolizzato,la zia Karla era bisessuale e sadica, molti sui membri mostravano segni di epilessia, schizofrenia e altri disturbi mentali. Elizabeth nacque a Nyírbátor nel nord-est dell’odierna Ungheria. Cresciuta nel castello di Esced in Transilvania, fin da bambina dà segni di squilibro passando in pochissimo tempo dalla tranquillità alla collera. All’età di circa sei anni fu testimone di un fatto che lasciò su di lei una traccia indelebile. Un gruppo di zingari venne invitato nella sua casa per intrattenere la corte; uno di essi venne però condannato a morte per aver venduto i figli ai turchi. Le sue grida lamentose echeggiarono nel castello attirando l’attenzione di Elizabeth, che all’alba fuggì dal castello per vedere la condanna: dei soldati tagliarono il ventre di un cavallo legato a terra, il condannato venne preso e infilato nel ventre, rimase fuori solo la testa, poi un soldato ricucì il ventre del cavallo con il condannato al suo interno. Nel 1571, all’età di 11 anni, si fidanzò con Ferenc Nádasdy, sette anni più grande di lei, e andò a vivere nel castello di Nádasdy di Sárvár nell’Ungheria centrale, presso il confine austriaco. L’8 maggio 1575 all’età di 15 anni lo sposò a Vranov nad Topľou (Varanno), presso Prešov, nell’attuale Slovacchia nord-orientale. Al matrimonio fu invitato persino il sovrano del Sacro Romano Impero Massimilano II che però a causa della lontananza non potè partecipare, ma inviò una delegazione con un costoso regalo di nozze. Il marito, persona crudele e spietata, aveva studiato a Vienna, dove si era dimostrato un buon atleta ma non un bravo studente popolare tra i coetanei; inoltre faceva all’epoca parte di un gruppo di spadaccini noto come il "Terribile Quintetto" e amava torturare i servi, senza però ucciderli. Una delle sue torture preferite consisteva nel cospargere di miele una ragazza nuda e lasciarla legata vicino alle arnie delle proprietà. Essendo quasi sempre lontano da casa per combattere i turchi, la responsabilità del castello di Sárvár era affidata ad Elizabeth. All’età di 13 anni, incontrò un suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettati di aver fomentato una ribellione dei contadini. Elizabeth amava vestirsi da maschio e verso i 13-14 anni ebbe una figlia illegittima che venne affidata ad un contadino. Nei primi dieci anni di matrimonio non ebbe figli, ma nei nove anni seguenti partorì tre figlie e un figlio. Fu una madre molto protettiva.
Per passare il tempo quando il marito era lontano da casa, Elizabeth cominciò a far visite alla contessa Karla, sua zia, e a partecipare alle orge da lei organizzate. Scoprì così la sua sadica perversione: torturare o far soffrire ragazze dal seno abbondante. Conobbe nello stesso periodo Dorothea Szentes, una esperta in magia nera che incoraggiò le sue tendenze sadiche. Elisabetta e il suo servo Thorko insegnarono a Elizabeth la stregoneria. Ecco cosa scrive in una lettera al marito:
« Ho appreso da Thorko una nuova deliziosa tecnica: prendi una gallina nera e la percuoti a morte con la verga bianca; ne conservi il sangue e ne spalmi un poco sul tuo nemico. Se non hai la possibilità di cospargelo sul suo corpo, fai in modo di procurarti uno dei suoi capi di vestiario e impregnalo con il sangue. »
Elisabetta riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera una ragazza di 12 anni, Pola, riuscì a fuggire dal castello con indosso solo una lunga camicia bianca. Venne presa poco dopo e condotta dalla contessa che la costrinse ad entrare in una gabbia cilindrica troppo stretta per sedersi e troppo bassa per stare in piedi. Poi la gabbia venne tirata su tramite delle carrucole e spinta contro dei paletti appuntiti. Il nano al servizio di Elizabeth, Fizcko, manovrò le corde in modo che la gabbia oscillasse e il corpo venne fatto a pezzi. In un’altra occasione, in pieno inverno fece andare nel cortile sotto la sua finestra delle ragazze nude e ordinò di versare acqua sulle sue vittime, le quali si trasformarono in statue di ghiaccio e morirono per assideramento. Suo marito non era da meno: una volta ai due sposi venne il sospetto che una serva si fosse finta malata, le fecero così infilare tra le dita dei pezzi di carta impregnati d’olio a cui fu poi dato fuoco; dopo questo fatto ben pochi osarono dichiararsi ammalati.
I primi segni della sua pazzia si palesarono sulle sue serve, punite sempre più duramente per i loro errori. Apprezzò sempre più la vista e il sapore del sangue, di cui si serviva anche per delle abluzioni: era convinta di poter acquisire gioventù ed immortalità bagnandosene il corpo. Si pensa che abbia cominciato a uccidere nel periodo tra il 1585 e il 1610. Il marito e i parenti sapevano delle sue inclinazioni sadiche, ma non intervennero. Cominciò a torturare giovani contadine, poi anche le figlie della piccola nobiltà. Quando le denunce arrivarono alla Chiesa cattolica, l’imperatore Mattia II intervenne ordinando un’indagine sulla nobildonna. Gli inviati dell’imperatore colsero sul fatto la Báthory mentre torturava alcune ragazze; fu incriminata e murata viva nella sua stanza con un foro per ricevere il cibo. Altre quattro persone, tra cui la fedelissima Ilona e l’amante Lazslo, un esponente della piccola nobiltà locale, suoi complici furono condannati e giustiziati.
Non è mai stato chiarito il numero esatto delle sue vittime, ma dai suoi diari e i suoi appunti emergono 650 nomi accuratamete trascritti. Questo farebbe di lei la più efferata e prolifica serial killer della storia.
La sua storia sfuma nella leggenda ed è condita di tradizioni popolari. Elizabeth Báthory è infatti diventata un personaggio di culto dell’immaginario vampiresco, quanto il celebre principe Vlad III Dracula.
Non che io abbia tendenze sadiche (manco lesbiche, se è per questo) o mi abbandoni a perversioni maligne e terribili, ci mancherebbe, però la figura di questa donna mi ha sempre affascinata.. Molto più dell’ormai trito e ritrito Vlad Tepes, il famoso conte Dracula, al quale vengono associate tutte le origini della ’leggenda’ dei vampiri. Io trovo Elizabeth molto più crudele e sanguinaria, però, molto più inquietante, crudele e spaventosa. Se devo pensare alla madre di tutti i vampiri, mi viene subito in mente lei, e questo, direbbe qualcuno, spiega perchè io sia così attratta dalla sua immagine.
Io: "Uh, che sonno... Stanotte non ho chiuso occhio..." Il Papi: "E come mai?" Io: "Bo... Non riuscivo a dormire e basta. Ma non ero nervosa nè niente! Strano". Il Papi: "Bè, magari cè unentità estranea che gira per casa, tu che sei dotata di poteri paranormalilhai sentita e per questo non riuscivi a dormire!" Il Papi se ne va via ridendo, convinto di aver fatto la battutona.
Ricordo. Non dimentico nulla... Prima o poi presenterò il conto, e sarà molto salato.
Questo video, poi, mi fa letteralmente impazzire...
CHARLES BAUDELAIRE – "Spleen"
Pluvioso, irritato contro lintera città, versa dalla sua urna a grandi zaffate un freddo tenebroso sui pallidi abitanti dei vicino camposanto, rovesciando, sui quartieri brumosi, la morte.
Il mio gatto, alla cerca dun giaciglio sul pavimento agita incessantemente il suo corpo magro e rognoso; lanima dun vecchio poeta erra nella grondaia con la voce triste dun fantasma infreddolito.
La campana che si lagna e il tizzo che fa fumo accompagnano in falsetto la pentola raffreddata; intanto in un mazzo di carte dallodore nauseante,
lascito fatale duna vecchia idropica il bel fante di cuori e la regina di picche chiacchierano sinistramente dei loro amori defunti.
Una di quelle giornate, per me non rare, in cui la voglia di vivere si riduce al minimo. Nemmeno la musica, i libri, le pagine delle mie parole a inchiostro possono venirmi in aiuto, stavolta. Mi trascino, come sempre.. Una candela, una candelina, piccola piccola... La fiammella vacilla, ma, purtroppo, non si spegne mai.
Oggi va così. Non va e basta... Ma nessuno si preoccupi! Io me la cavo sempre.. In qualche modo..