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Da ’Intervista col Vampiro’, Anne Rice


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sabato 12 maggio 2007 - ore 13:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho poco tempo per i pensieri, purtroppo....
Pochissimo tempo.
E probabilmente non basterà nemmeno per il resto...



- PERMALINK



venerdì 11 maggio 2007 - ore 23:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


FRANCESCO PETRARCA – "Amor piangeva, et io con lui tal volta"


Amor piangeva, et io con lui tal volta,
dal qual miei passi non fur mai lontani,
mirando per gli affetti acerbi e strani
l’anima vostra de’ suoi nodi sciolta.

Or ch’al dritto camin l’ha Dio rivolta,
col cor levando al ciel ambe le mani,
ringrazio lui, che giusti preghi umani
benignamente, sua mercede, ascolta.

E se, tornando a l’amorosa vita,
per farvi al bel desio volger le spalle,
trovaste per la via fossati e poggi,

fu per mostrar quanto è spinoso calle,
e quanto alpestra e dura la salita,
onde al vero valor conven ch’uom poggi.





- PERMALINK



venerdì 11 maggio 2007 - ore 23:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Santa Maria, madre di Dio......
Padre Nostro, che sei nei cieli....
Oggi, chissà perchè, mi sono venute in mente le preghiere che le suore dell’asilo che frequentavo da bambina facevano recitare a questo gruppo di bimbi piccoli, con grembiulini rosa e azzurri ed un fiocchetto bianco legato al collo. Ricordo che ci mettavamo tutti in cerchio, con suor Natalina seduta su una sedia mentre noi stavamo in piedi, e ci faceva recitare il Padre Nostro e l’Ave Maria. Tutti i giorni. Noi piccoli non conoscevamo il significato di tutti quei paroloni, li canticchiavamo meccanicamente, come un piccolo coro.
Ero una bambina docile e tranquilla, con degli occhi grandissimi, e sempre la coda di cavallo. Non stavo molto con gli altri bambini, mi piaceva girare per il cortile o per il salone dei giochi, ad osservare i miei compagni che correvano qua e là. Stavo bene per i fatti miei, già allora.
Ho solo un ricordo preciso e chiaro di quel periodo così lontano, il resto è nebuloso. Stavo su di uno di quei vecchi cavallini a dondolo ferrosi, rossi e scrostati, ed ero immersa nei nei pensieri che può fare una bambina di quattro anni.
Ad un certo punto mi si sono avvicinati due bambini, che mi hanno guardata con aria minacciosa. "Scendi" mi ha detto uno, "questo è la nostra moto".
"Non è una moto" ho replicato io. "E’ un cavallo".
"No, è una moto! Scendi!"
A quel punto io sono scesa, e, senza fare una piega, ho afferrato uno dei due bambini per i capelli e ho cominciato a tirare. Questo ha urlato, e io l’ho mollato, poi ho sferrato un calcio al suo amichetto, che mi si è avventato subito addosso iniziando una vera e propria zuffa. Una suora è arrivata di corsa a separarci, ma mentre io ero furiosa e riempivo il bambino di calci e pugni senza pietà, lui piangeva e gridava come un indemoniato.
Non so perchè, ma questo particolare episodio me lo ricordo benissimo, come fosse ieri.... E, ancora più strano, mi è riaffiorato alla mente a più di dieci anni di distanza.



- PERMALINK



venerdì 11 maggio 2007 - ore 19:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")




- PERMALINK



venerdì 11 maggio 2007 - ore 15:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che tristezza.............

- PERMALINK



giovedì 10 maggio 2007 - ore 23:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se potessi, ti direi che quest’attesa non mi sfiora, che basta la tua presenza astratta, ad alleviare il dolore. Ma mentirei.
Lentamente mi logoro, lentamente mi consumo... Come la fiamma di una piccola candela. O come un giovane stelo bruciato dal sole.
Non vedo nulla, oltre il mio piccolo orizzonte... Sei lì, tu?
Ora, mentre sento la notte che, piano, raggiunge l’apice del suo gelo estivo, dimentico in cosa devo credere. E in cosa no.



- PERMALINK



giovedì 10 maggio 2007 - ore 18:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


OSCAR WILDE – "Glykipikros Eros"

Amore, non t’incolpo, poiché la colpa fu mia, non fossi stato di creta comune,
Avrei scalato le altezze somme, inviolate tuttora, visto l’aria più piena, il giorno più ampio.
Dalla ferocia della mia passione sprecata avrei tratto un canto migliore, più limpido,
Acceso una luce più luminosa di più libera libertà, combattuto ingiustizie dalla testa d’Idra.
Se le mie labbra avessero avuto il dono della musica dai baci pungenti che le fecero sanguinare,
Tu avresti camminato con Beatrice e gli angeli su quel prato verde e smalto.

Avrei percorso la strada sulla quale Dante vide rifulgere i soli di sette cerchi,
Sì! Forse avrei visto aprirsi i cieli, come si aprirono al Fiorentino.
E le potenti nazioni avrebbero incoronato me, che ora sono senza corona e senza nome,
E un’alba d’oriente mi avrebbe trovato genuflesso sulla soglia della Casa della Fama.
Mi ero seduto in quel circolo marmoreo dove il bardo più vecchio è come il giovane
E la zampogna versa eternamente miele, e le corde della lira sono tese in eterno.

Keats avrebbe sollevato le sue chiome imenee dal vino di semi di papavero,
Con bocca di ambrosia mi avrebbe baciato in fronte, la mia mano avrebbe serrato con la mano del nobile amore.
E a primavera, quando i germogli del melo sfiorano il seno lucido della colomba,
Due giovani amanti distesi in un frutteto avrebbero letto la storia del nostro amore.
Avrebbero letto la leggenda della mia passione, conosciuto l’amaro segreto del mio cuore,
Si sarebbero baciati come ci siamo baciati noi, ma non separati come ora è destino che ci separiamo.

Poiché il fiore cremisi della nostra vita è divorato dal verme della verità
E nessuna mano può raccogliere i petali caduti e secchi della rosa della giovinezza.
Pure non rimpiango di averti amato – ah! Che altro avrei dovuto fare io, un ragazzo –
Poiché i famelici denti del tempo sbranano, e gli anni dai piedi silenziosi inseguono.
Senza timone, andiamo alla deriva nella tempesta, e una volta passato il fortunale della gioventù,
Senza lira, senza liuto o coro, la Morte, pilota silenzioso, finalmente viene.

E nella tomba non c’è piacere, poiché la cecilia si pasce della radice,
E il desiderio diventa rabbrividendo cenere, e l’albero della passione non dà frutti.
Ah! Cos’altro avrei dovuto fare se non amarti, la madre stessa di Dio mi era meno cara,
E meno cara la Citerea che si levava come un giglio d’argento dal mare.
Ho fatto la mia scelta, ho vissuto i miei carmi, e anche se la gioventù è sparita in sogni sprecati,
Ho trovato la corona di mirto dell’amante migliore di quella d’alloro del poeta.






Grazie, Oscar...
Meno male che ci sei tu!

- PERMALINK



giovedì 10 maggio 2007 - ore 17:40



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oddio..
Come si fa a studiare quando si hanno così tanti pensieri per la testa? Ho un ciclone al posto del cervello, il caos più assoluto... E-mail che non arrivano, idioti che non dovrebbero essere mai nati, scuola che manda via di testa, preoccupazioni per il futuro, trepidazione per la resa dei conti, attrazione per chi non si dovrebbe, ricordi dolorosi, rabbia repressa, costante e immancabile tristezza di fondo...
Ce n’è un pò per tutti i gusti, insomma. Eh, ma finirà, prima o poi!
Verrà il giorno...
Le promesse verranno mantenute, dalla prima all’ultima...
Spero.
Le mie le manterrò tutte.

- PERMALINK



giovedì 10 maggio 2007 - ore 14:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")




- PERMALINK



giovedì 10 maggio 2007 - ore 14:09



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono....
Stanchissima.

- PERMALINK




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