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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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venerdì 1 ottobre 2010 - ore 00:25


Il gomito de??
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A volte quando parlo. l’aria si impiglia dentro ai polmoni.
Molti dicono che rido troppo.
Che so troppe cose.
Che parlo troppo piano.
Che parlo troppo in fretta.
Non avete idea di quanta paura mi fate.
Non avete idea di quanto vorrei vivere tutta la vita nella stanzetta di Irina Palm.
Col gel lubrificante per far andare giù le parole e i gesti che non digerisco.
Con un nome finto fuori dalla porta.
A patto di non dovervi far venire tutto il giorno.

oh. sono troppo sensibile sto periodo.



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giovedì 30 settembre 2010 - ore 00:43


L’amore al tempo del kerosene.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Potrei parlarti per ore di ognuna di quella canzoni.
Saprei dirti a che ora e quando le abbiamo ascoltate.
Che tempo faceva fuori. Com’eri vestito.
Tu chiamala devozione agli spasmi.
Tenere la mareggiata nelle orecchie da stamattina.
Tu chiamala sapere che. Non posso riaverti qui.
Ma so che ci sei in qualche modo. Da qualche parte.

[Che tu avresti un giorno rinunciato per non vedermi più era nei piani, era un rischio giusto da prendere. ma com’è difficile buttare tutto e non pensarci più , a questa caduta di stile, il kerosene e la fretta. Oddio, amore mio addio se fossi al posto suo, se bruciassi anch’io, se cambiassi pelle, mi rimpiangerebbe? se tu mi avessi amato veramente non mi perdonerei questa caduta di stile, il Quaalude e la fretta che ho. ma era nei piani era un rischio in fondo da correre. Oddio, amore mio addio, se fossi al posto suo, se scappassi anch’io, forse lei nemmeno si ricorderebbe. ]



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mercoledì 29 settembre 2010 - ore 14:57


Santa la pazienza che hai quando godi con me.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La mareggiata del sessantasei, riempie i miei acquari dei baci che ho perso. Delle tue mani sotto i vestiti in cerca di un ombelico.
Ma da lì non si vede come sono dentro.
Mettiti i miei occhiali.
Guarda sotto alle mie gonne.
prega con me. aveomaria.
che sono piena di grazia da quando sono uscita dal tuo letto.
e sono con te. e manchi solo tu.
benedetta fra le donne.
benedetto il frutto che hai quasi colto.
benedetto il tuo frutto sul mio seno, o Gesù.
e un amen di asciugamani celesti.
un amen di mane alzate in segno di resa.

e questo


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martedì 28 settembre 2010 - ore 23:43


Confidenzialmente blu.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Qui il sessanta notturno non passa.
Me ne frego e non penso a te, Coso.
Anche adesso non ci sto pensando.
Non ci penserò neanche quel giorno della prossima settimana.
Quando mi chiederanno di toccare Claude.
E io non riuscirò a dirgli con imbarazzo, che so toccare solo te.
Che a volte mi manchi, sotto le dita.
Dentro alla testa.
Come il rumore dei laccetti di un vestito che si sciolgono dietro al collo.
Questo ricordo che Patrizia te lo ha detto.

Da stamattina mi chiedo perchè non hai acceso le stelle, in quella notte ubriaca che ero.




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martedì 28 settembre 2010 - ore 14:35


taglia ventisette.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mette il broncio nello spazio che avanza nei vestiti comprati una settimana fa. Vorrebbe che quest’estate finisse. Vorrebbe il cielo sporco.
Vorrebbe disfarsi degli asciugamani celesti, le canzoni dei Clara, gli spazi per tenersi senza dirsi niente. Vorrebbe dei giorni senza morsi. Senza specchi dove riconoscere lividi nuovi, crateri blu, quella maledetta peluria sottile, le ossa del bacino. Vorrebbe di nuovo la sua pancia molle e i seni gonfi come frutti.

Non assomiglia più ad una madre.
In ogni abbraccio metterebbe in pericolo i suoi bambini, con tutti questi spigoli. Aspra, inaridita, sottile. I suoi bambini non troverebbero più niente da abbracciare. Niente pancia, tette, pelle morbida su cui farli addormentare con una canzone dei Baustelle.

E davanti allo specchio, scartando tutte le cose che non è più, non riesce a capire cosa è diventata.



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lunedì 27 settembre 2010 - ore 20:09


il tuo pensiero che non lascia scampo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


e non saranno le guerre quest’anno a tenerci distanti, né le partenze saranno mai più intelligenti, ma saranno i giorni a vuoto che non rendi, saranno i giorni spesi senza sconti, il tuo pensiero che mi lascia stanco e la voglia di riaverti accanto. e sarà il ritratto della miseria a confondersi con la miseria del ritratto.



(Un finestrino aperto, questa canzone a palla in rotonda.
Dopo due ore mi scriverai che mia madre non ha mai visto quanto sono bella infilandosi i miei occhiali.
Dopo due ore mi scriverai che sarebbe un crimine non avermi parlato dei diamanti che stanno dentro ai miei occhi.)

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lunedì 27 settembre 2010 - ore 16:18


E’ la schiena che si flette, dico.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non può essere davvero.
Dice Matteo.
Invece piove. Piove fortissimo.
Sono giorni che mi chiedo il significato delle parole.
Riempire, svuotare.
Che faccio finta di non sapere perchè.
Tipo perchè le dita sono dolci.
Altre volte proprio non ricordo.
Non devo tamponare più.
Allora che fai? Balli o resti a guardare?
[tante cose le ho dette dentro alla mia testa, sono successe solo dentro alla mia testa.
sono confusa. parlavo una lingua strana. parlavo la mia lingua. ero in quella poesia. cercala, ce l’hai.]
Gli asciugamani celesti sono trappole. Ogni volta succede che mi fanno perdere il sonno. Che non riesco a pensare ad altro. O forse no.
(Allora che fai? Balli o resti a guardare?)
Piove. Posso sedermi?



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domenica 26 settembre 2010 - ore 22:29


Volevo solo dormirle addosso.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi sono svegliata e battevo i denti.
La coperta stava tutta dalla tua parte.
Sarebbe stato naturale cercare un po’ di calore nel tuo abbraccio.
Invece sono rimasta a tremare e guardarti dormire in quell’oscurità che fa riconoscere la forma delle cose.
Poi ho fatto aderire la mia schiena alla tua.
E ho pensato a quel gesto come alla mia metafora migliore.
Scritta per gioco di notte, fra le tue lenzuola.



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sabato 25 settembre 2010 - ore 14:58


Fermati e pensa [a] non pensare.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non riesco a contare. Tutte le cose che mi hanno tolto il fiato ieri.
Ma devo metterle in fila. Fare ordine mentre i libri restano ad asciugare sul davanzale.
E allora.
Uno. Una bambina bionda. Quella bambina bionda tra le tue braccia e tu con la lingua di pezza, mentre io mi chiedo che faccia ti farò, mentre Alberto al telefono ti dice che ci sono anch’io e non lo so, se sei contento.
Due. Alberto Muffato. Restare di sale mentre Alberto Muffato viene a salutarci. Non riuscire a proferire parola. Come una stupida.
Tre. Il concerto. Il concerto più bello a cui io abbia mai assistito. Con la pelle d’oca, l’asma, Lucciole che mi svuota. Che mi fa ricordare di noi. Di quella sera che mi hai detto che il tuo cuore era un appartamento sfitto ed io avrei potuto entrarci e contare con passi grandi i metri quadrati per capire se il mio amore poteva starci.
Quattro. Tu. Tu che fai suonare qualsiasi cosa. A cominciare da me. E lassù sei brutto come sempre, ma finisce che come sempre mi fai battere il cuore.
Cinque. Martino, Dieghetto, Elvira, Alberto, Gastone. E fiumi di alcol. E parole. E ciao-suono-con-i-public. E ti-prego-aiutami-a-ricordare-una-canzone-del-disco-nuovo.
Sei. Mario. Mario che dice siediti qui, vicino a me. Mario che vuole venire a capo del clavicembalo ben temperato. Mario che non sa perchè Waterloo parla di me. Mario, lo sai che abbiamo mangiato solo una volta insieme, che mi ha tenuta solo una volta per mano ed era a Riese? Mario che mi abbraccia. Che mi lascia piangere. Un pianto disperato. Alcolico. Un pianto senza vergogna. Lacrime accumulate da chissà quanto. E Anna che porta ancora da bere. Anna che riconosco dalle foto. Anna che è sempre quella della gita. Anna a cui dire. Ma la prossima volta tieni me sotto il tuo ombrello?
Sette. La sbornia. Totale. Borderline. Fuori infuria la tempesta. Noi che si continua a bere sotto un ombrellone. Noi che perdiamo i treni. Noi che non ci reggiamo neanche in piedi. Noi che siamo bagnati da capo a piedi e lì fuori Venezia è bella da togliere il fiato. Noi che cadiamo vicino al ponte di Calatrava. Noi che siamo nella merda e se non ci foste tu e Alberto a caricarci in mezzo agli strumenti a pezzi, come due mobili ikea..
Otto. le stelle, di nuovo. La pelle. Dirti che ti amo fuori di me come non lo sono mai stata. Essere fuori di me. Sentirti dentro. Vomitare Patrizia Valduga. Farmi volere senza chiedermi nulla. Con il cuore in gola mentre ti chiedo di rimanere con me e tu riapri quella porta e io appoggio la testa di nuovo sul lato estivo del materasso e semplicemente sto bene.
Nove. Il sangue. Dormirti a fianco. Non dormire. Sentirti russare e contare tutti i respiri. Le apnee. Restare ad occhi aperti. Tremare. Poi mattine di colazioni in tre. Mal di testa, occhi pesti, Alberto che amo, confidenze e Radio Maria.

Dieci. Stare in pace. Non so perchè. Ma voglio solo stare in pace.



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venerdì 24 settembre 2010 - ore 10:48


La domenica mattina tutto solo in piazza Dalmazia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se non ti fai curare perderai la gamba.
Fil me lo dice pieno di rabbia.
Sì dovremmo venire giù, prenderti a forza , capire, come con le camere d’aria delle bici e le bacinelle piene d’acqua, dov’è il buco.
Però poi penso che.
Poi però.

Il buco è sempre al solito posto. Una tarma. Uno strappo. Una cucitura che non tiene più. Ingressi sbarrati, seccati in mezzo alle gambe.
Il buco c’è sempre.
E’ la materia dei sogni con cui riempirlo che scarseggia.

[se domani mattina sarò ancora viva,dopo Venezia e tutti i suoi mostri, un treno mi porterà a Verona.
e dopo anni persi a leggere Brizzi. dopo anni persi in genere, io e te Federico, saremo faccia a faccia.]


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