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STO LEGGENDO

Ho finito due settimane fa "la Democrazia" di Luciano Canfora. Per chi crede che la storia non sia solo un elenco progressivo di date e successi.

HO VISTO

Riesumato I mostri di Dino Risi. Per non dimenticare i costumi degli anni ’60 dell’Italia, che molti difetti attuali rendono vivi.

STO ASCOLTANDO

Musica classica

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

quello che ho indosso

ORA VORREI TANTO...

-------------------------

STO STUDIANDO...

Già dato. Del resto, non si impara mai abbastanza nella vita

OGGI IL MIO UMORE E'...

potrebbe essere meglio

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) La mia paranoia?? semplicemente di non saper amare chi merita di esserlo e di non saper odiare chi ti ha fatto e ti fa ancora soffrire...
2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...







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martedì 24 maggio 2005 - ore 14:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quanti inaspettati visitatori! Ben vengano! Sto sfruttando una luuuunga pausa lavorativa per aggiornare il mio blog.
Non ho granchè da raccontare oggi, tranne il fatto di appartenere alla categoria dei meteopatici: il sole già da stamattina mi ha messo parecchia allegria, l'ufficio non lo vedo così grigio e (male)odorante di chiuso, e ho una vulcanica propensione per una seratona al Banale. Ben vengano pure mille di questi giorni!

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sabato 21 maggio 2005 - ore 15:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Due minuti di cazzeggio, aspettando il festone di stasera. Spero di conoscere tanti altri simpatici spritzini!

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martedì 17 maggio 2005 - ore 15:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mamma che ventaccio fuori! Quando uscirò dall'ufficio buscherò tutti i malanni di 'sta terra...

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lunedì 16 maggio 2005 - ore 17:02


Lo stage utile
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che noia questo stage!
Levatacce alla mattina, tre ore di corriera tra andata e ritorno, e la sensazione di trovarsi alla fine di tutta questa fatica con l'ennesima aria fritta...
Non si risolve nulla frignando come bambini, ma dopo cinque esperienze analoghe anche la persona più disillusa si aspetta di ricevere una boccata di ossigeno nell'oceano di precarietà e insicurezza in cui mi ritrovo a sguazzare!

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domenica 15 maggio 2005 - ore 16:04


HONORIS CAUSA
(categoria: " Riflessioni ")


I miei tre giorni a Roma non sono l’argomento di oggi, perché c’è un altro fatto di cui mi preme parlare. Si tratta del conferimento di un titolo come la laurea al cantante Vasco Rossi. Non ci saranno frasi felici a commentarlo.
In primo luogo perché una delle mie preoccupazioni principali da qualche mese a questa parte è finire l’università, e venire a conoscenza delle attestazioni “a motivo d’onore” - che praticamente piovono dal cielo su chi ne beneficia- non arriva a deprimermi ma lascia di sicuro un po’ di amaro in bocca. La carriera di studi è un percorso lungo e –per molte persone- faticoso, e senza questo tragitto credo non trovi senso il riconoscimento finale di “più dotto”.
Questo può essere soggettivo, perché la mia attività principale è sempre stata quella di studente, a monte di tutti i lavoretti e i molteplici interessi che ho avuto, quindi è probabile che prenda particolarmente a cuore la questione. E perché si potrebbe obiettare che le nozioni e le competenze forniti una carriera scolastica non sono assolutamente codici segreti, ma qualcosa che ha diretta applicazione nella vita e si può raggiungere direttamente sul campo. Vasco, almeno secondo i professoroni dello Iulm di Milano, con le sue canzoni avrebbe colto tutti i mutamenti più veri nella società italiana, giovanile ma anche non, riuscendo a fare direttamente comunicazione a 360° senza essere un luminare con tanto di blasone.
Ma è qui che emerge un punto di disaccordo fortissimo, su cui non vedrei possibilità di obiezioni. “Una vita spericolata”, “Delusa” e tante altre avranno rappresentato nuovi modi di concepire la nostra esistenza su questo pianeta, ma sono veramente state le uniche? I vari Battisti, De André dove sono finiti? Loro non vivevano in una società in trasformazione, piena di contraddizioni, nuove speranze e tentativi di rottura con il passato? E soprattutto, non ne hanno parlato nei loro brani, non hanno espresso a sufficienza nuovi modi di percepire il mondo, per molti aspetti ancora attuali? Eppure loro non sono stati gratificati diplomi o titoli, anche se molte cose e maggiori in estensione e portata le hanno capite e le hanno fatte capire prima dell'avvento del rocker modenese, con un linguaggio meno ardito e colorito rispetto a lui, ma forse proprio per questo le hanno riportate in maniera più sagace ed elegante.
Per cui, la premiazione di questo “nuovo dottore” , mi puzza tanto come un atto di esibizionismo dell’università privata milanese, per mettere in mostra un’aura di modernità nello stile di atenei Made in Usa (nell’università della Pennsylvania c’è uno specifico insegnamento di Dylanologia su Bob Dylan), ma che alla fine risulta insensata e risibile.


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sabato 30 aprile 2005 - ore 17:19


Un pensiero
(categoria: " Poesia ")




Si pone il quesito
se all'anima dell'uomo odierno
procuri maggior danno
la sete di denaro, del successo
oppure la fretta.
La fretta e l'angoscia
che ne è la causa diretta.
Inscrivibili come sono l'una nell'altra,
contribuiscono a privare l'uomo delle sue qualità essenziali.
Una di queste è la riflessione.
L'evidente incapacità degli uomini moderni
di rimanere soli con se stessi
li porta ad evitare con ansia
qualsiasi possibilità di meditazione e di introspezione.
Temono forse di essere messi a confronto
con un'agghiacciante immagine di sè

K.lorenz


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venerdì 15 aprile 2005 - ore 22:18



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tre cose ci mediano il mondo esterno: la ragione, le emozioni, l’istinto. Una corretta armonia tra queste aiuta una persona ad avere buon successo nella vita, relazionale e professionale; e porta parecchi gradini avanti verso la felicità.
Spesso ci dimentichiamo di avere un istinto; la società in tanti anni di esistenza ha portato a nasconderlo. Esso emerge però in alcuni casi, come le calamità; emerge negli sport, dove rimane tuttavia sotto uno schermo labile della ragione che lo guida: le attitudini di un calciatore a colpire la palla in determinati modi deriva dal fatto che c’è stato un allenamento volontario per modellare i movimenti e c’è la volontà di giocare secondo date regole, anche se in semplici partite parrocchiali con l’unico scopo di buttare la palla nell’altra rete.
E’ veramente difficile che vada via del tutto la ragione. Anche il pazzo più irrecuperabile cerca di fare collegamenti di un certo tipo, per quando assurdi risultino poi alla fine.
E’ facile piuttosto, soprattutto in società di massa come la nostra, che sfumino le emozioni. Cercando di ripararsi sotto la ragione ci abituiamo di reprimerle, per paura delle conseguenze che derivano dal lasciarla andare anche un pochettino. Possiamo aver paura di far vedere la nostra rabbia a qualcuno che ci tartassa, per paura di una sua ulteriore reazione, anche quando dentro di noi sappiamo che non può più di tanto farci del male. Abbiamo paura di provare affetto, buoni sentimenti o amore verso una persona, per paura delle delusioni. Noi le emozioni le congeliamo, le sotterriamo, le chiudiamo in cassaforte e facciamo ciò che qualsiasi altra metafora può definire, lasciando solo la ragione; e la ragione quando non ha il sostegno dei sentimenti, si stanca e lascia il posto all’istinto più vero, quello che porta sì tanti, tanti danni.


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giovedì 14 aprile 2005 - ore 21:13


Via Crucis
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dovevo riportarlo già da tempo, ma una riflessione a posteriori non fa comunque male...

Siamo impazziti, è bene dirlo subito.
La coltre di persone che copre chilometri dell' asfalto di Roma fino alle
colonne di San Pie­tro costituisce un evento pieno di si­gnificati
inestricabili, che incute il fa­scino e la paura di qualcosa di mai accaduto
L'attenzione dedicata a questo fenomeno è invece pura cele­brazione. Molto
rito pagano e altret­tanta liturgia cattolica romana sono aggrovigliati e
teletrasmessi come mai prima. La laicità è andata da tempo a farsi benedire
e. con essa molto del senso critico indispensabi­le a leggere la massa umana
che si sta riversando su Roma.
il pontificato pervasivo di Karol Wojtyla non poteva concludersi in modo più
adatto, con il più grande dei bagni di folla. Non è un pellegri­naggio ma
una via crucis, un cammi­no penitenziale collettivo cui il peni­tente si
sottopone volentieri. Otto ore di coda bene, dodici anche meglio, a
ventiquattro scatterà l'indulgenza? La comunione dei santi viene rag­giunta
attraverso i telefonini fotogra­fici, pochi secondi di scatti furiosi do­po
molti chilometri di fila.
All'inizio lodata, la generosità dei romani e la pietà dei «pellegrini» è
diventata mostruosa. La pubblica si­curezza implora di smetterla e si
pre­para a fronteggiare i nemici, non sa­ranno le divisioni del papa ma
hanno un certo peso militare. Sugli stessi cellulari che macinano foto del
cata­falco pontificio arrivano i messaggi
della protezione civile che ordina il coprifuoco a San Pietro, chiude
scUo­le e uffici, propone requisizioni vo­lontarie di case e acqua potabile,
schiera batterie di missili e cecchini. Si fa così per le grandi calamità e
for­se è il caso. Vietati gli spettacoli legge­ri, disposti i maxischermi
pesanti. Molti vedranno il funerale a due di­mensioni ed è giusto così, era
un pa­pa mediatico. Internet ha da tempo preso il posto della grazia.
Raffiche di collegamenti con piaz­za san Pietro in ogni telegiornale non
registrano un evento ma lo sono. Una deviazione clamorosa, un lutto
artificiale imbracciato come un' arma sui miscredenti, un' esagerazione del
raccontatore che amplifica con la ri­petizione ossessiva le proporzioni e
gli effetti dell' evento raccontato. Ogni tre per due qualcuno si tele­duole
per il papa, anche quella dei programmi di cucina - ottimi. Ciò non ha nulla
a che fare col sentimen­to religioso, che è una cosa rispetta­bile. E' la
celebrazione di un monarca delle coscienze, che diventa detestabile come
quasi tutti i monarchi.
Qualcuno ricorda le esequie di Stalin o Khomeini?
La religiosità è una domanda di ri­sarcimento contro una modernità ci­nica e
bara ma il futuro non è desti­no, è scelta. Fa paura il divenire, se il
presente è tutto in coda a celebrare la morte del successore di Pietro. L
esa­sperazione collettiva di questa morte è un cattivo espediente per
riempire un vuoto. Non esistono vuoti incol­mabili. Se è legittimo
desiderare di prendere parte a un' esperienza come questa, lo è anche
assistervi atterriti.
A parte la morale sessuale la chie­sa di Wojtyla era diventata piuttosto
disinvolta e secolare. E' lo stato confi­nante ad aver imboccato attraverso
un lutto obbligatorio il cammino contrario, un cammino carolingio e
pre-rinascimentale che non le fa onore. Il presidente ha detto che gli
italiani hanno perso un padre. Quello di chi scrive è vivo,vivissimo, e non
ha alcun bisogno di sostituti.
La morte, la più intima delle espe­rienze, è diventata la più sfacciata
prima nei giorni dell' agonia e ora nel­l'esibizione della salma del
pontefice, un'esibizione che non ha niente del rispetto dovuto ai morti e
che ferisce invece di rispettare i sentimenti di molti. Il feretro
refrigerato di Wojtyla è ormai un'icona pop, più fotografata del Colosseo.
Intanto del suo corpo fanno salsicce, già il municipio di Cracovia ne
rivendica il cuore, del re­sto le reliquie hanno una lunga tradi­zione. A
qualcuno che crede verrà voglia di smettere.


Roberto Zanini









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venerdì 1 aprile 2005 - ore 22:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


2 eventi di cui discutere molto questa settimana, il papa e Terry Schiavo...

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lunedì 21 marzo 2005 - ore 21:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ultimamente aggiorno il blog così spesso che ormai mi diventa un fossile. I miei tentativi di tesi non mi incoraggiano e neanche certi rallentamenti del server...

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