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Messaggio di ecce_ da commentare:
Corni, mozzarelle e voti così Clemente creò il partito formato-famiglia
di FILIPPO CECCARELLI

CHISSA’ gli storici del domani dinanzi alla figura di Clemente Mastella e alla sua fantastica creatura, quella specie di mostro mitologico a nome Udeur, prototipo di compiuta regressione del potere, un "partito" che nasce personale per poi trasformarsi in coniugio, famiglia e tribù, con tutte le meraviglie e le sciagure del caso. Chissà gli storici, perché già due volte, nelle università di Torino e Siena, gli antropologi della politica si sono trovati a vagliare tesi su Mastella, lui soddisfatto spettatore in ateneo, presentate da studenti che sistematicamente risultavano accesi seguaci dell’Udeur.

E tuttavia la mastellologia, che pure è una scienza contagiosa, non ha avuto il tempo di esercitarsi su un presagio dell’imminente sciagura. Un piccolo episodio occorso questa estate al ministro e alla signora Sandra e ad altri loro gioiosi ed abbronzati amici, ospiti nel porto di Lipari su una storica barca, il "Marlin" di Kennedy, ora di Diego Della Valle; e insomma, senza farla troppo lunga: una notte un tipo di là, per sue complicate ragioni, aveva tagliato gli ormeggi, e mentre tutti dormivano il "Marlin" aveva quasi preso il largo. Ebbene: quella barca alla deriva, con l’equipaggio in sonno, era un segno che nessun clementologo avrebbe dovuto trascurare.

Mastella oltretutto è molto superstizioso e una volta si è presentato a un vertice con un vistoso corno. Ad altri vertici del centrosinistra, c’è anche da dire, recava mozzarelle per tutti. E’ generoso e gli è sempre piaciuto di fare il padrone di casa, essendosi nella sua concezione l’oikia, la casa, pienamente sostituita alla polis. Padrone a casa sua è diventato abbastanza giovane, ma a fatica, dopo tanti sforzi gregari nella Dc, complessi di Edipo sub specie demitiana e frustrazioni di mancato rinnovamento, il "Midas interruptus", come si disse a suo tempo. Comunque - per gli storici del futuro - l’Udeur nasce da un costola dell’Udr, precisamente quella che Cossiga definì "l’ala concretista" che fin da allora, cioè, badava al sodo, ai posti, al potere.

Sul finire del secolo Mastella ha aggiunto un paio di vocali alla sigla e poi ha anche fatto comporre un inno, anzi due. Nel primo il coretto faceva riferimento alla "mia stella", con il che l’ascoltatore distratto capiva "Mastella". Il secondo è una marcetta molto ye-ye. L’Udeur possiede una sede in un bel palazzo all’Argentina nel quale la famiglia del fondatore ha comprato qualche appartemento. E anche del quotidiano Il Campanile, come si è saputo, si occupa uno dei figli. Il capo dei probi viri è il consuocero, quello che oggi è nei guai. La vita interna dell’Udeur è segnata da un continuo va e vieni di personaggi - lo psicologo Meluzzi, il missino Misserville, l’andreottianissimo Cirino Pomicino, il giornalista Nuccio Fava - che ne hanno fatto una sorta di legione straniera. Tra gli alleati, sempre temporanei, si va da Martinazzoli a Sgarbi. Tra i possibili testimonial, Afef, Mara Venier ed Emanuele di Savoia.

A un certo punto il tesoriere del partito, onorevole Tancredi Cimmino, grande esperto di canzoni napoletane, è sparito perché si era scocciato di firmare tutto sempre e solo lui. Ora sta con Di Pietro. A livello beneventano figure leggendarie dell’Udeur sono le due gemelle Angrisani, naturalmente soprannominate "le Kessler di Mastella". Se l’Udeur non fosse già ben insediata nel Sannio, dove l’identità etnica è assai forte, si potrebbe azzardare che si tratta di una tipica formazione politica del Centro o del Sud America. Alla grandiosa festa di matrimonio di uno dei figli, presente mezzo governo Prodi, i 600 ospiti furono omaggiati di un ventaglio, ed uno degli ospiti, Carlo Rossella, ebbe a commentare: "Geniale, proprio come in Messico".

Qualche anno fa, alla tradizionale sagra di Telese, con un pennarello in mano sul palco, il caudillo Mastella ha personalmente cambiato il simbolo del partito. Due tratti e via. I suoi adepti gli vogliono molto bene. Nel 2002, dopo che in un momento di debolezza sembrava essere confluito nella Margherita, l’Udeur si ritrovò senza finanziamento pubblico e per ottenere quello che gli spettava il suo padre-padrone annunciò anche lo sciopero della fame: "Mi mancherà la mozzarella e il pane cafone". La signora Sandra, che ante-marcia litigò con la signora De Mita, era bravissima in cucina, poi a organizzare spettacoli in piazza e quindi è arrivata alla presidenza del Consiglio della Campania.

Con le buone e con le cattive, d’altra parte, Mastella ha chiesto un ministero importante, e Prodi gliel’ha dato. Col senno di poi, converrà riconoscere che la Giustizia non era fra i più indicati. La notte del giuramento a Ceppaloni, natio borgo selvaggio di cui è stato sindaco a più riprese e per il quale ha previsto la costruzione di un anfiteatro, hanno fatto i fuochi d’artificio. Qualche tempo dopo ha celebrato i suoi 30 anni in politica con una torta grande come un tavolo da ping pong. Per quanto riguarda automobili e scorte rientra tutto nel novero dell’immaginabile. Al Gran Premio di Monza, come si è visto, con l’aereo militare. Sull’attività svolta da Mastella in qualità di Guardasigilli la questione è più complessa, e anche più seria.

Eppure, in questo tempo di apparenze e stranezze, varrà giusto la pena di notare che più di tanti l’uomo ha fronteggiato i diabolici inganni delle ricchezze e del potere con calore e simpatia, non di rado affidandosi a una personale spontaneità e sincerità che in questo giorno triste, per lui, appaiono teneramente autolesioniste. Come quando, a Porto Cervo, è riuscito a far partecipare a un’esposizione canina il bassotto dei suoi ospiti di barca, animale che dopo la "raccomandazione" è stato premiato come il cane "più impertinente".

Al comando e alla bella figura Mastella ha aggiunto il demone, sempre più indispensabile, dello spettacolo. Così ha cantato davanti ai carcerati, ha ballato in tv, si è perfino tirato una torta in faccia davanti a Pippo Franco. E praticamente tutto ha raccontato di sé, per la grazia dei conduttori di talk-show, l’impudicizia funzionale alla visibilità e l’entusiasmo del suo pubblico: le diete, i capelli tinti, la dissenteria quando Azouz, libero per indulto, fu accusato della strage di Erba. E’ arrivato vergine al matrimonio, ha mandato fiori a Laura Antonelli, ha stretto la mano a Lele Mora sotto inchiesta al "Bolognese", ha incontrato il Papa prima di tutti, ha invitato a pranzo cento abitanti del Veneto che di cognome fanno Mastella. Era un modo anche quello per dimostrare che c’era. "Un grande uomo di teatro" l’ha definito acrobaticamente Prodi. E il dramma non è quando cala il sipario, ma quando lo spettacolo viene interrotto.

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