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mike74
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di mike74 da commentare:
 
Regia: David Lynch, Jonathan Sanger, Freddie Francis Interpreti: John Hurt, Anthony Hopkins, John Gielgud, Anne Bancroft, Wendy Hiller USA 1980
John Merrick (John Hurt) è un uomo dall’aspetto orrendamente deforme fin dalla nascita, condizione che lo condanna a trascorrere una vita all’insegna della sofferenza sotto l’ala torturatrice del suo "legittimo proprietario", il quale sfrutta le sue informi fattezze per guadagnarsi quel poco che gli serve per vivere. Ma un bel giorno la sua vita prende una svolta imprevista. Incuriosito dalla leggenda del cosiddetto "Uomo Elefante", il Dr. Frederick Treves (Anthony Hopkins), esperto chirurgo e studioso di anatomia, decide di richiedere al tutore di John la possibilità di visitarlo e di mostrarlo ai suoi colleghi durante una conferenza in nome del progresso scientifico. Una volta tornato "a casa" però, John viene ripetutamente malmenato e percosso dal suo ubriaco padrone, che lo riduce in condizioni tali da essere costretto a chiamare nuovamente il Dr. Treves per farlo curare, giustificando lo stato di John con una brutta caduta. Da questo momento in avanti Merrick comincia una nuova vita e, sotto le cure e la protezione del Dr. Treves, troverà non solo un posto da chiamare casa, ma, per la prima volta, la felicità di poter chiamare "amici" le persone che lo circondano, la possibilità di dire:"Io sono fortunato". Candidato a 8 premi oscar e basato su una storia realmente accaduta, The Elephant Man è con tutte le probabilità il film che ha consacrato Lynch come grande nome del panorama cinematografico. Con questo suo lavoro, il regista dimostra non solo di riuscire in un’impresa ardua come quella di non cadere nel banale e nello stucchevole con una storia non eccessivamente originale come quella presentata (il tema della diversità e dellemarginazione non sono nuovi ad Hollywood), ma anche di disporre di una grande e profonda sensibilità, espressa in modo tanto coinvolgente da non lasciare esente lo spettatore da provare durante la visione, un’intera tavolozza di emozioni, quasi a sostituire il bianco e nero della pellicola, in cui la compassione fa da colore dominante.
  
Le riflessioni sull’ipocrisia e sulla crudeltà che ci caratterizzano, gli elefanti che ci investono e che ci deturpano l’anima ogni giorno, sono tutt’altro che implicite, anzi sono espresse con una tale dolcissima violenza da costringerci a provare un amaro quanto profondo senso di colpa. La tenera dignità del personaggio interpretato da John Hurt è descritta dall’allora circa trentacinquenne del Montana come un particolare calderone in cui vortica una miscela fatta dei personaggi delle fiabe che ci raccontavano da piccoli, dalle quali fa capolino una versione commovente del celebre racconto di Collodi in cui Pinocchio è l’unico bambino vero in un mondo fatto di marionette. Il livello tecnico è notevole, con un cast che affianca un ancora acerbo ma bravo Anthony Hopkins a un John Hurt che indossa al meglio il trucco ottimamente realizzato del deforme protagonista. Anche le musiche, composte da John Morris, aiutano ad immergersi nella cupa e classicheggiante atmosfera inglese, mentre nelle inquadrature e nella cura quasi maniacale per i particolari si possono già scorgere quegli elementi di inquietante "psicoanalisi" nei confronti del pubblico così imbarazzato che hanno fatto il successo del cinema Lynchiano più recente. Già col suo secondo film, insomma, Lynch riesce ad esplorare la coscienza individuale di chi incappa nella sua arte mettendone in risalto l’aspetto più oscuro, lasciando al termine lo spettatore con una sola insoffribile domanda a riecheggiargli nella testa…sono un uomo buono o un uomo cattivo? |
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COMMENTI:
Autore:
Insidia
( martedì 19 febbraio 2008, ore 13:48
)
gran bel film! senza tempo.
Autore:
bagigia33
( venerdì 15 febbraio 2008, ore 11:25
)
Purtroppo la nostra società stabilisce che una persona è brutta, e conseguentemente la emargina, basandosi esclusivamente sullaspetto fisico della stessa e non impegnandosi per la scoperta della sua interiorità ... troppa fatica ... uno sguardo superficiale e via
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