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Evissa
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ETA': 37
CITTA': VALLE DI SUSA (TO)
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di Evissa da commentare:
 
Su di un basso tavolino solitario, giaceva uno strano bicchiere dal contenuto verde, accanto ad esso un cucchiaino forato, una piccola zolletta di zucchero, una minuta bottiglietta gravida dello stesso liquido del bicchiere ed una scatolina di fiammiferi, posta accanto ad una brocca di acqua ghiacciata.
Nell’aria aleggiava delicato del fumo proveniente da una bacchetta d’incenso, regalando alla stanza un’atmosfera calda e rilassante.
Fissando quel verde acceso, catturato nel particolare bicchiere di cristallo, ne rimase incantata: il colore, così simile a quello d’un prezioso smeraldo, riluceva dei riflessi della luna che s’intrufolavano dalla finestra aperta.
Dalla parte opposta della stanza, s’un grande candelabro d’argento, riluceva placida una candela che sembrava non voler sfiorare con la sua luce il nobile liquido; si diceva che fosse stato fonte d’ispirazione di poeti e pittori di grande fama, vedendosi addirittura dedicare opere.
Avvicinò, con grazia, il piccolo tavolino alla poltrona sulla quale era elegantemente seduta, e, posata la zolletta di zucchero sull’apposito cucchiaino, già in bilico tra i fini bordi del bicchiere, vi versò sopra qualche goccia dello smeraldino liquore, preso dalla botticina di vetro; prese poi un sottile fiammifero e lo accese, avvicinandolo alla zolletta che, prontamente, s’incendiò.
Lo zucchero, caramellatosi, iniziò a tingersi d’un raffinato color bruno, e, nello sciogliersi, cadde sfrigolante, in piccole gocce, dentro il bicchiere.
Il tempo d’un attimo e una piccola cascata d’acqua ghiacciata s’abbattè sulla piccola fiamma ormai quasi completamente spenta, andando a rinfrescare la miscela.
Con grazia felina mescolò il contenuto del bicchiere, in modo che ogni elemento diventasse parte della fatata bevanda.
Portò il bicchiere alle labbra vermiglie, perdendosi tra i suoi dolci flutti smeraldini, e la Fata Verde cominciò a danzarle dinnanzi agli occhi, sussurrando parole che in altre occasioni non avrebbe compreso.
Il fumo d’incenso s’animò in piccoli tesserini danzanti, che riempirono presto la stanza, andando ad unirsi alle coreografie della smeraldina Fata.
Si sentiva leggera, come se il suo corpo si fosse dissolto in quella magnifica atmosfera, e di lei non fosse rimasto che spirito.
Le sembrò che in quel momento ogni suo cruccio fosse sparito, portato via da quegli spiritelli danzanti.
Socchiuse gli occhi, abbandonandosi ad uno strato di trans, cullata dalle melodie che la Fata Verde le sussurrava con voce soffusa e sinuosa, suadente come il peccato stesso.
Poco distante dalla poltrona, su di un ripiano polveroso, giaceva una bottiglia dal contenuto verdeggiante e recava una piccola etichetta sulla quale era stato scritto, con elegante grafia, “Absenthium”. La Fata Verde, in un ultimo sussurro le confidò che portava il nome di Assenzio.
"Un bicchiere d’assenzio è poetico come qualsiasi altra cosa al mondo,
Qual è la differenza tra un bicchiere d’assenzio ed un tramonto?"
"Il primo stadio è quello del bevitore normale,
il secondo quello in cui incominci a vedere cose mostruose e crudeli,
ma, se perseverate, arriverete al terzo livello,
quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose".
(O. Wilde |
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