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RickyM.
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di RickyM. da commentare:
 
Reykjavik non è una bella città, con l'eccezione di qualche casetta graziosa e di questo laghetto. Ma sta in un posto spettacolare, tra mare e montagne, e soprattutto d'estate diventa allegra e vivace. Tutti parlano inglese, e i turisti si sentono a casa. Nelle sere luminose di luglio e agosto, i bar e le discoteche concentrati nelle poche strade del centro ospitano un formicaio di ragazzi che rimbalzano da un locale all'altro, si fermano su un gradino o a un angolo, giocano per strada con un pallone improvvisato. Si chiama runtur, il giro dei posti,quello che gli inglesi chiamano pub crawl: risuonano canti e risate, si smaltiscono ebbrezze all'aria fresca prima di tornare a ballare. Con l'aiuto di Bjork e dei SigurRos - di recente celebrati dal New York Times - la musica islandese ha conquistato il mondo. Così, di qui hanno iniziato a passare rockstar e modelle, si sono organizzate feste e una vivacissima mondanità si è fatta largo. I caffè e i locali sono da rivista di design, e offrono menu arditi e fantasiosi. Sui periodici internazionali, la città è presente come fucina di tendenze per quello che è moda, musica, design e divertimenti. Ci sono eccessi pubblicitari, come sempre in questi casi, ma anche molto di vero. D'inverno le cose cambiano. I weekend sono sempre movimentati e riscaldati dagli alcolici, ma freddo e buio ridimensionano gli entusiasmi, le abitudini diventano più domestiche. In ogni stagione, d'altronde, il runtur comincia a casa, complice il prezzo degli alcolici nei locali: si comincia a bere intorno alle 18 da un amico, e quando si esce si è già piuttosto allegri. Caffè, discoteche e pub si trovano tutti in un'area di pochi isolati: intorno ad Asturstraeti e a Laugavegur, i due rami del corso principale. Molti bar di giorno sono tranquilli, ma la sera si trasformano: alzano il volume della musica e si riempiono di folla, danzante e non. Di giorno, il Paris Café è il più frequentato ed europeo. L'Astro è il posto della notte per eccellenza, modaiolo e divertente (si fa la fila per entrare). Al Gaukur à Stöng si balla già prima di mezzanotte; il locale è frequentato soprattutto dai giovani. Il Rex è un raffinatissimo ristorante progettato da sir Terence Conran (quello dei negozi di oggetti di design Habitat); qui l'età media è più alta. L'Atlantic Café, davanti al Rex, pare una location pubblicitaria ed è tranquillo anche la sera. Un ristorante di elegante design minimal e l'Apotek: i bagni sono spettacolari, con vasi di gigli tra i lavabi. Il Brennslan è più genere bohémien, e ha una formidabile esposizione di birre. Il Kaffibarin è una casetta striminzita su due piani dove la gente si pigia molto volentieri, anche grazie alla leggenda (falsa) che ne vuole proprietario Damon Albarn dei Gorillaz.
Ma qui, "Stasera sto a casa a leggere" non è un modo di dire: l'Islanda ha il maggior consumo di libri pro capite del mondo. Fuori dalla capitale, il Paese torna come uno se l'aspetta: ghiacciai, scogliere nere di lava, getti d'acqua calda, greggi di pecore tra i prati e neppure un albero. Il centro più grande ha 20 mila abitanti, e dell'inglese si può fare a meno. "Non parliamo la lingua degli idioti", dice sprezzante un signore a Geysir, il posto che dà il nome ai geyser. L'esponente locale ha eruttato acqua per sei secoli ogni tre ore fino ai primi del '900, quando ha rallentato il ritmo per poi addormentarsi definitivamente. Tra le ragioni, le pietre e gli oggetti lanciati al suo fondo dai turisti. La terra si muove meno delle nuvole, ma non tanto. Nel 1963, trenta chilometri al largo della costa meridionale, un'eruzione sottomarina fece nascere dal nulla l'isola di Surtsey. Vulcani, terremoti e maremoti si alternano e cambiano sagome e planimetrie ogni due o tre anni. Un'unica strada, la 1, percorre il perimetro dell'isola con poche deviazioni. Nel giro del weekend riporta i visitatori a Reykjavik, in tempo per incontrare quelli che nel frattempo non si sono mossi da lì, ancora un po' brilli. Tutti insieme salgono sul pullman per Keflavik, buttano un'ultima occhiata ai fumi termali che salgono a sud dalla Blue Lagoon e volano via, con le nuvole, dal posto più isolato dell'Occidente.
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