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di ecce_ da commentare:
Morirono bruciati in fabbrica, lazienda chiede i danni ai familiari Laccusa: "Usarono il saldatore che era vietato per fare più in fretta" di GIUSEPPE CAPORALE
SPOLETO - Quattro operai morti sul lavoro ed unazienda che, a distanza di oltre due anni dal drammatico incidente, chiede ai parenti delle vittime, e allunico superstite, trentacinque milioni di euro, come risarcimento danni. Tanto pretende la Umbria Olii dai familiari di Tullio Mocchini, Giuseppe Coletti, Wladimir Toder e Maurizio Manili. Trentacinque milioni richiesti a fratelli, figli e genitori.
Latto legale porta la firma dellamministratore delegato della società, Giorgio Del Papa, indagato dal giorno seguente la tragedia. Le accuse per il manager sono di disastro colposo con laggravante "della colpa con previsione dellevento", violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui lomissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo. Secondo la procura di Spoleto, Del Papa sapeva che cera gas esplosivo (del tipo esano, molto pericoloso) nei silos saltati in aria. E proprio quel gas, per la procura, è la causa di tutto. Per Del Papa, invece, la colpa dellincidente è da attribuire agli operai.
I quattro, lavoravano per conto di una piccola ditta, che aveva lappalto per lavori di manutenzione di questo colosso europeo della raffinazione dei prodotti vegetali. Secondo lazienda, gli operai che quel giorno stavano lavorando allinstallazione di una passerella per collegare due silos, avrebbero dovuto sapere che le fiamme ossidriche non potevano essere utilizzate in quellintervento. E proprio luso di un saldatore sarebbe stata la causa, per la difesa, dello scoppio del silos. I quattro saltarono in aria. Dilaniati e carbonizzati. Una tragedia che nel novembre del 2006 scosse lopinione pubblica, è poi divenuta un vicenda giudiziaria a colpi di perizie.
Da un lato le 250 pagine dei periti della procura (alcuni dei quali gli stessi intervenuti per la vicenda della Thyssen), dove si sostiene la responsabilità della Umbria Olii e la causa scatenante del gas esano. Dallaltra una perizia richiesta dallazienda al tribunale civile, e affidata ad un consulente locale che riscontra come causa dellincidente luso del saldatore. In questultima perizia si sostiene che pur in presenza del gas esplosivo, se non ci fosse stato linnesco della fiamma, lo scoppio non si sarebbe mai prodotto. Un errore, scrive il perito, commesso dagli operai "per fretta e stanchezza".
"Se la giustizia consente questo, cosaltro può succedere?" commenta sconsolato, Klaudio Demiri, unico superstite, che al momento dello scoppio era fortunatamente a bordo di una gru. Lui, ancora oggi, vive nellincubo di quelle tremende sequenze di inferno e fuoco.
Intanto, l11 luglio il giudice penale deciderà se disporre o meno il processo per Del Papa. A gennaio è fissata ludienza civile per discutere del risarcimento. Il professor Giovanni Cerquetti, docente di diritto penale generale alla facoltà di giurisprudenza di Perugia, e legale di uno dei familiari delle vittime, parla di "azione irrituale e comunque infondata. Un caso singolarissimo, con azioni civili che espongono chi le ha promosse a quella che il codice di procedura civile definisce come "responsabilità aggravata per lite temeraria"".
Il legale non si riferisce solo alla maxi richiesta di risarcimento, ma anche alla precedente azione civile intentata contro i periti della procura. "Ci troviamo di fronte ad azioni di estrema gravità e sono assolutamente convinto che lordinamento possa garantire alle vittime di queste iniziative improvvide, tutte le tutele giuridiche idonee a ripararsi da questo attacco inaudito". |
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( lunedì 30 giugno 2008, ore 18:56
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