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PARANOIE
1)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)


Messaggio di pica da commentare:
...(continua) La Nobile contrada del Nicchio
I pionieri degli anni cinquanta

I modesto locale autogestito delle origini poteva andar bene, appunto, nella prima fase, ma chi aveva pensato e voluto la società aveva in mente idee più grandi. Nel settembre del 1950 (presidente era Roberto Sommazzi che tenne la carica anche per il successivo 1951 e che avrebbe poi ceduto il "comando" - è il caso di dirlo, alla lettera - a Benito Giachetti) la società entrò in possesso di ulteriori tre stanze del primitivo stabile e cominciarono i primi lavori di adattamento (da notare che erano passati poco più di tre anni dal debutto della Pania) e si poté dare alla società un aspetto più decoroso: un banco di bar vero e proprio, un biliardo, alcuni tavoli da gioco. E appena un anno dopo la storia continuava ancora: la società occupò i locali del primo piano e attraverso la terrazzina scoperta, per mezzo di una scala che prima fu di ferro e poi in muratura, collegò gli interni con L’orto sottostante che divenne così il teatro delle attività estive.
E le attività, intanto, avevano decollato alla grande. Nel tardo inverno del 1949 qualcuno pensò che si sarebbe potuto dar vita ad un avvenimento che a Siena non si celebrava più da decenni: il Carnevale. Inteso, ovviamente, come sfilate di carri allegorici e maschere per le strade della città.
L'iniziativa fu presa su base territoriale, e non su base contradaiola, poiché non erano pochi a ritenere che la contrada in quanto tale dovesse restare del tutto estranea a questa organizzazione. In realtà, anche se informalmente, fu la Pania a costituire il fulcro di riferimento per quanti ­Nicchiaioli o no - volevano imbarcarsi nell'operazione. Non se ne fece di niente: le riunioni fra i rappresentanti degli abitanti del rione ­all'inizio di marzo - mise solo in evidenza le differenti opinioni e le idee le più inconciliabili l’una con L’altra. Ci fu perfino che propose di trasformare il tutto in una festa dell'uva da fare nel prossimo autunno.
Si ritornò a parlare dell'iniziativa l'anno successivo, per questa volta, a scanso di problemi, l’organizzazione fu tutta nicchiaiola. La Pania fu in prima linea e tirò fuori dal suo bilancio una cifra che servì ad acquistare i primi mascheroni. Si era nell'autunno quando fu costituito il comitato promotore che avrebbe dovuto sovrintendere all'iniziativa: Giulio Capitani era il presidente e si avvaleva della collaborazione di una serie di altre figure di contradaioli.
A Carnevale ci si arrivò, e per la prima volta nella vita cittadina, una contrada riuscì, la sera del giovedì grasso, a far sfilare in Piazza del Campo un carro allegorico che metteva, fra L’altro, in caricatura alcuni noti personaggi senesi e che apriva la sfilata di una serie di contradaioli in maschera. Pioveva, ma la pioggia non fermò nessuno: né i Nicchiaioli che si stavano divertendo come matti, né i Senesi che avevano sciamato dal primo pomeriggio in piazza per vedere. Piacque talmente, che la sera del successivo martedì, ultimo giorno di Carnevale, tutto il complesso si rimise in moto e traversò l’intero centro della città. Alla fine delle operazioni, il Nicchio si trovò ad aver sborsato per questa iniziativa 153.000 lire, praticamente tutte coperte in tempo reale, come con orgoglio si sottolineò nella relazione contabile presentata al consiglio della società all'indomani della festa.
Per L’occasione fu stampato anche un giornaletto: numero unico, lo chiamarono, forse un po' esagerandone la portata e le dimensioni. In realtà erano quattro facciate a stampa con, in mezzo, in carta di differente colore, un foglio staccato contenente una serie di inserzioni pubblicitarie. "Carnevale" era il titolo, e sulla prima pagina, sotto il titolo "Torna a Siena carnevale!" si rivendicava L’originalità di questa manifestazione che non voleva essere – si precisava - "una imitazione di quei famosi corsi mascherati che si fanno in Toscana ed in altri luoghi d'Italia, ma è la ripresa di una tradizione, che per essere aderente al carattere della cittadinanza non potrà mancare di un meritato successo: successo di iniziativa e di interesse agonistico, in quanto, se alla simpatica iniziativa della gente del Nicchio, risponderà con eguale spirito L’amor proprio dei diciassette rioni di Siena, il vecchio carnevale senese, certamente, rifiorirà." La pubblicazione proseguiva poi con il testo della canzonetta ufficiale della manifestazione: una composizione che, su musica di G. Santini, adattava una serie di strofe (anche alquanto audaci) di F. Bencini.
Le cagnare notturne, di quelle che facevano verosimilmente imbestialire i vicini di casa, dovevano essere mercanzia corrente. Nella quarta pagina della pubblicazione il concetto era ribadito in una serie di comici rinvii sotto il titolo "Che cos'è la Pania", dove fra altri concetti si trova espresso anche quello di "un rompimento" attribuito al pensiero degli abitanti delle case contigue alla rumorosa società.
La cosa fece scalpore. La stampa cittadina cominciò a martellare L’opinione pubblica affinché fosse costituito un comitato civico che preparasse, a più alto livello, un corso mascherato per L’anno successivo. Altre contrade, visto il successo dell'iniziativa nicchiaiola, pensarono che tanto valeva imitarla e cominciarono a preparare - o a pensare, o a far sapere che ci stavano pensando ­qualche cosa di analogo. In questa clima, la Pania poteva abbandonare o rilanciare.
Rilanciò. Ovviamente. Si pensò, dunque, che il Carnevale nicchiaiolo del 1952 avrebbe potuto svolgersi nelle strade del rione e che avrebbe potuto essere, per gli spettatori, a pagamento. Giulio Capitani, in previsione del nuovo impegno, nell'estate si mise in contatto can i costruttori di carri del Carnevale di Viareggio e, a sue spese, acquistò un carro da riutilizzare in contrada.
Arrivò L’autunno - epoca per cominciare a dare sostanza al!e idee - e nel frattempo fu chiaro che le ventilate ipotesi di carnevali di altri rioni erano chiacchiere e basta. Solo in San Marco andavano avanti facendo sul serio: gli altri si erano ritirati in buon ordine davanti alle difficoltà organizzative tutt'altro che indifferenti. Fu messo a disposizione un vasto locale, fuori porta Pispini in via Aretina, di proprietà della ditta Sali e Giorgi, e lì, la sera dopo cena facendoci le ore piccole del mattino, i frequentatori della Pania cominciarono la paziente opera di costruzione di carri e maschere.
Da molte parti, però, arrivava l'invito a non circoscrivere questa manifestazione alle strade del Nicchio e a ripeterla, come del resto era stato nell'anno precedente, in Piazza del Campo. Non che fosse facile organizzare un corso mascherato - e per di più a pagamento - in Piazza del Campo. Fu Leonardo Giovannetti che ebbe il lampo di genio. !'incasso, propose, sarebbe stato versato in beneficenza all'Istituto per gli Orfani dei Vigili del Fuoco. Se si volevano prendere i classici due piccioni con una sola fava, L’intento riuscì: grati per L’iniziativa benefica, i Vigili del Fuoco offrirono il loro prezioso supporto in termini di uomini e di mezzi. Adesso il Carnevale nicchiaiolo era diventato il carnevale dell'intera città. Ma questo impegnava ulteriormente a dare la garanzia che sarebbe stata una cosa di buon livello. Furono allestiti altri due carri, oltre a quello comparto a Viareggio che, nel frattempo, stava subendo le trasformazioni e gli adattamenti alla situazione specifica del caso. Però restava una spina nel fianco: gli abitanti di San Marco confermarono che i loro progetti non erano velleitari come quelli di altri rioni: la sera del corteo nicchiaiolo anch'essi avrebbero fatto sfilare una mascherata di bambini per le strade della città. Il rischio che le due iniziative si facessero concorrenza era più che reale. Con l'altro comitato organizzatore, dunque, i Nicchiaioli intavolarono una trattativa fitta di riunioni, quali nemmeno per fare i partiti per il palio si sarebbero potute avere. Alla fine l'accordo fu trovato: anche il carnevale di San Marco avrebbe avuto come scenario Piazza del Campo, ma esso sarebbe entrato per primo, in modo che i bambini in maschera avrebbero effettuato il giro della piazza e sarebbero usciti da San Martino lasciando poi il via libera ai carri e alle maschere dei Pispini. E così avvenne: la sera di domenica 24 febbraio Piazza del Campo fu chiusa e si trasformò in un teatro al quale si accedeva da sei ingressi muniti, ciascuno, di una biglietteria. E per la gioia di una folla che aveva riempito ogni angolo della piazza il corteo fece ingresso.
Fu ancora una volta un successo. Anzi, di nuovo, si richiese a furore di popolo di ripetere la sfilata la sera del martedì grasso. Anche l'incasso non fu indifferente. Ma il compito era stato gravoso; forse un po' troppo. Così, quando qualcuno propose di ripetere per la terza volta L’iniziativa, si decise di non farne di nulla. "Carnevali" ne sarebbero stati organizzati, sì, negli anni successivi - splendido quello del 1958 - ma esclusivamente per i bambini della contrada o per i soci della società (fantasmagoriche - pur nella loro ingenuità - le scenografie per il grande veglione del Carnevale 1957 con il ballo a tema "Una notte a Venezia"). Ma L’esperimento "esterno", per il momento (anche se ci sarebbe stata una ripresa negli anno Ottanta) si poteva definire chiuso.
Tanto più che il mal del calcinaccio era tornato a scoppiare con più furore di un'epidemia. I fondi a disposizione della società dovevano servire per acquistare nuovi locali e per ampliare la sede della società...(continua)

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