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di Lou da commentare:
REFERENDUM (a.r.) Divisi sulle risposte ai quesiti referendari, uniti contro l'astensionismo. Forse pochi sanno che tra due settimane si riaprono le urne: due giorni di voto, domenica 15 giugno dalle 8 alle 22 e lunedì 16 dalle 7 alle 15, per i due referendum abrogativi sui limiti di applicazione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori e sulla cosiddetta "servitù coattiva" degli elettrodotti. I Comitati per il no e quelli promotori del referendum (quindi favorevoli al sì) si ritrovano ora alleati nel denunciare il boicottaggio a tutti i livelli della scadenza elettorale. Da qui l'atipica conferenza stampa congiunta organizzata dai Radicali (è stata trasmessa anche sulla radio ufficiale del movimento) in piazza Ferretto alla quale hanno preso parte entrambi i fronti referendari: da una parte il liberale-riformatore Michele Bortoluzzi, presidente del Comitato veneto per il no, il segretario dell'Associazione radicali di Treviso e Venezia, Raffaele Ferraro, e quello di Padova Nicolino Tosoni; dall'altra Maurizio Tosi, capogruppo di Rifondazione comunista in consiglio regionale. "C'è un invito generalizzato all'astensione che va contro il diritto dei cittadini al voto e all'informazione - dice Ferraro - senza contare che quasi nessuno sa che in cabina avremo due schede, il secondo referendum è sconosciuto ai più". I Radicali hanno così realizzato due libretti, scaricabili dal loro sito internet, con la spiegazione super partes dei quesiti referendari, delle ragioni del no e di quelle del sì. "Questo dimostra che noi del Comitato del no la nostra campagna elettorale la stiamo facendo - dice Bortoluzzi - gli altri partiti, come Forza Italia, non vogliono che la gente vada a votare: Brunetta si è defilato dopo aver annunciato un proprio Comitato per il no. Dai sondaggi ci sarà poca partecipazione, un altro colpo basso allo strumento referendario". Con Tosi (Rc) il dissenso è solo sulle risposte ai quesiti. Anzi su una soltanto, perché ieri il presidente del Comitato veneto per il no ha detto che manterrà fede al no sull'articolo 18 ma è tentato dal sì sull'abrogazione della servitù coattiva degli elettrodotti. "Il problema dell'elettrosmog lo sentiamo anche noi liberali-riformatori - continua Bortoluzzi - là il nostro no è meno deciso. Da parte mia sono convinto che non ci sia bisogno di nuovi elettrodotti e non mi va che l'Enel tratti come cosa propria una proprietà privata, perciò voterò sì". I Radicali invece restano sulla posizione del doppio no ("l'Enel passerebbe agli espropri con l'aumento dei prezzi dell'elettricità"), Rifondazione comunista per i due sì. |
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