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paolozp
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ETA': 38
CITTA': PADOVA
COSA COMBINO: Pittore e un po Barista
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di paolozp da commentare:
PAOLO ZAGGIA
Nasce a Padova il 3 settembre 1975. Frequenta la Scuola Professionale Pubblicitaria G. Valle senza però completare gli studi. Fin da subito si accorge che il disegno gli piace e gli riesce bene, tanto è vero che non smetterà mai di prendere in mano la matita, e continua tale attività con disegni propri, eseguendo ritratti per amici e occupandosi della parte grafica di numerosi papiri di laurea. Nel 2005 si avvicina al colore spaziando dall’acrilico all’olio, dai materiali, gesso, schiuma espansa alle applicazioni materiche. In quel periodo non predilige una particolare pittura tanto che egli stesso ama definirlo “periodo di conoscenza”. Dipinge e sperimenta tutto ciò che gli piace, tutto ciò che lo emoziona, tutto quello che vede.
L’uomo
Ma per capire veramente chi è Paolo Zaggia e da dove nasce quel mai represso bisogno di fare arte nelle forme più diverse è forse utile indagare nel passato del pittore.
Inizia a dipingere nel 2004 e produce molte opere nei successivi 4 anni. Questa necessità di espressione comunicativa tramite l’arte ha il suo apice in quegli anni in cui racconta “Ero come in un baratro, non potevo far altro, era un modo per isolarmi, per restare tranquillo, era un bisogno, una droga”. Quella voglia inarrestabile di dipingere è nata forse proprio dall’esigenza di evasione e di sfogo forse per qualche mancanza, sofferenza, disagio.
Fin da giovane Zaggia è stato sempre una persona attiva e vivace, loquace con chi vuole . Ancora oggi ama poter dire di poter sempre scegliere, esser libero di decidere: amici, modo di vivere, scelte…; Filosofia di vita questa che da sempre ha caratterizzato l’esistenza di Zaggia “Amo poter credere che in qualche modo sono artefice del mio destino, posso cambiare le cose”. Sceglie di abbandonare la casa di famiglia molto presto per seguire amori in cui si getta a capofitto. Uno di questi amori, non finito bene, gli dà una figlia, Lisa, il cui avvento suscita forti emozioni nell’animo dell’artista.
È proprio l’alternarsi di forti emozioni e grandi sofferenze a segnare l’animo e la personalità di Zaggia. A soli 14 anni deve fare i conti con la morte di un fratello in un incidente stradale, fratello a cui era molto legato e che forse inconsciamente ha preso come esempio visto che anch’egli faceva il barista, mestiere che più avanti anche Paolo decise di intraprendere. A 19 anni poco prima del servizio militare arriva un’ altro triste evento, la perdita della madre che ancor’oggi turba il pittore, il quale dice di provar un senso di pentimento e un indelebile rammarico per non aver ne saputo, ne voluto starle vicino nell’ ultimo periodo del decorso della dolorosa malattia oltre ad averla fatta molto soffrire e penare “Avevo in mente altre cose, la vita, la gioventù, non accettavo forse quello che era evidente, Mi voleva un bene dell’anima, era sempre preoccupata per me, e io la trattavo male, gli dicevo di non rompere”.
Con il padre ha sempre avuto un rapporto piuttosto tormentato: “Mi ha sempre preso in giro per le mie idee politiche in gioventù, per i piercing e perché ero semplicemente un ragazzo a cui piaceva sempre uscire e far tardi. Ricordo che facevo 9 ore di giorno in bar, e poi, per 3 giorni alla settimana, lavoravo 6 ore a notte in discoteca; lui mi disprezzava perche tornavo alle 5 del mattino e io lì a spiegare del lavoro…lui era sempre critico nei miei confronti,mai un complimento…A volte mi disprezzava…”.
Amori lunghi e duraturi alternati da momenti degni di un vero “casanova”. In seguito un matrimonio durato meno di 4 anni, conclusosi con una separazione. “Cose che succedono… Io penso che l’amore e l’amicizia siano dei momenti in cui dai tutto, ma che per futili ragioni da un momento all’altro possano finire… L’amore soprattutto è un po’ come un caminetto…Se butti con impegno, di continuo, la legna, la fiamma continua a bruciare, ma con lei è stato come se mi avesse nascosto la legna…Un giorno è tornata a casa e mi ha detto che non eravamo fatti l’uno per l’altra, che eravamo persone diverse e vogliamo cose diverse…E’ stato come un invito a uscire di scena…Ma è stato meglio così…”
Possiamo insomma parlare di una vita vissuta nel bene e nel male sempre da protagonista e mai da spettatore. Ha sempre affrontato i vari ostacoli della vita (convivenze andate male, difficoltà economiche, momenti di dolore) con il sorriso, mai preoccupato o pensieroso, almeno all’apparenza.
Egli ha sempre avuto voglia di poter essere qualcuno, di essere l’unico, un leader.
Ha intrapreso numerosi hobbies in molti dei quali ha raggiunto un buon livello per poi abbandonarli come se la ricerca della sua strada, il canale dove far confluire la sua creatività, non fosse ancora segnato.. “Ero alla ricerca di un qualcosa,della mia strada e ora son sicuro di averla trovata”.
Persona di buono spirito, dal carattere solare, sempre pronto a dare una mano, caritatevole con i bisognosi. Impeccabile nel suo lavoro di barista, che prende con impegno e di cui ne parla con orgoglio: “Negli ultimi 3 anni sono stato a casa mezza giornata, perché anche se ho la febbre a 39 se posso, ci vado, non sono uno statale, Lorenzo mi dà da mangiare e se sto a casa è lui che si fa il doppio del culo per colpa mia”
Con la battuta sempre pronta e il sorriso sulla bocca ama definirsi “adulatore e gentil uomo col gentil sesso”. “Amo le donne, amo corteggiarle, farle star bene, fare loro complimenti anche sapendo in partenza che magari con qualcuna non avrei molte speranze. Credo sia bello spender sempre un’adulante parola, un saluto in più…”.
Emerge una persona umile e con la testa sulle spalle, con una marcata emotività, una persona che sa quel che vuole ma che è pronto a fare delle rinunce per raggiungere i suoi obiettivi ,che ha provato di tutto sulle sue spalle, che sicuramente si è formata dall’esperienze vissute in un passato turbolento. È lui stesso a dire: “Credo che per le esperienze che si possono fare nella vita, a me manchi solo la galera e la morte…Esperienze che eviterei”.
L’artista
Comincia a muovere i primi passi nel mondo dell’arte seguendo, per 2 anni e mezzo la scuola di grafica pubblicitaria presso l’istituto G. Valle a Padova ottenendo fin da subito ottimi voti in disegno.
Ha sempre disegnato in privato riproducendo quel che più gli piaceva senza porsi dei limiti: pubblicità, volti, disegni di Giger, Escher e di altri vari artisti che lo emozionavano, eseguendo inoltre ritratti per amici e anche disegni per papiri di laurea. Ma la grande svolta nella vita di Paolo Zaggia è vicina: inizia a dipingere e ad apprezzare i colori. “C’erano colori che prima detestavo, preferivo usare la matita, il bianco e il nero. Ma decisi di iniziare un quadro. Erano dei pedoni su una scacchiera. Da quel momento mi è sembrato fin da subito che non avessi aspettato altro….E’ come quando cerchi qualcosa e all’improvviso la trovi…”
Inizialmente riproduceva opere di artisti che gli facevano provare delle emozioni: AlmaCh, Picasso, Modigliani, Van Gogh, Munch. “Ci son cose che piacciono e emozionano. Ero affascinato dalla frutta di Alma’Ch e la riproducevo a mio modo, usando il mio disegno e i miei colori”.
Poi iniziava a inventare quadri sempre figurativi prendendo spunto da riviste, da paesaggi che lo stimolavano ed in seguito eseguiva una serie di ritratti in cui l’elemento predominate erano gli occhi e la loro espressività.
In una fase successiva si avvicina alla geometria e all’astrattismo passando per la materia e lo studio degli elementi materici. Ad oggi pare aver consolidato un suo stile dove con gesso, tele, tessuti, creando effetti, geometrie, ritmi, e disegni. Lo stesso artista ama definire questo suo stile “momentaneo” come a voler mettere in chiaro che la sua ricerca non è certo terminata, che per lui l’arte e una continua evoluzione e sperimentazione “Mi sembra che comunque sia nella natura umana il non accontentarsi, il volersi evolvere, migliorare…Siamo degli eterni insoddisfatti e caratterialmente volubili, come sono volubili le nostre abitudini e quello che ci piace…”.
Ma non va dimenticato che nel percorso artistico di Paolo Zaggia ci sono stati incontri fondamentali con altri pittori più affermati, che sicuramente gli han permesso di ampliare i propri orizzonti oltre di affinare la propria tecnica.
Uno do questi è stato sicuramente quello con Flavio Zerbetto, noto pittore padovano di cui Zaggia è diventato amico ed attento osservatore. Zaggia stesso ammette: “Ricordo che ho praticamente visionato e fotografato tutti i suoi disegni per un anno tentando di emulare la sua poesia nei paesaggi. Andavo spesso in cantina da lui a vedere come lavorava e a chiedere consigli oltre che a fargli visionare le mie opere e a carpire informazioni”.
In seguito è stato allievo dell’ormai affermato pittore rumeno Nelu Pascu, da cui apprende il potere del colore, l’energia della spatola, della materia, l’utilizzo di elementi decorativi, l’importanza dei toni e dei ritmi.
Fino ad oggi in 3 anni ha prodotto più di 600 tele anche se nemmeno lui ricorda precisamente il numero: “Non so, sicuramente siamo a 650 ma ormai non le conto più, però conservo le foto di più di metà di esse. Non è la quantità che mi fa sentire bravo, la quantità è solo un dato di fatto, che fa capire che ho voglia di fare, di sperimentare ed acquisire tecnica, che ci metto impegno e non è un semplice passatempo”. Egli stesso ammette -non nascondendo un minimo di fastidio- che gli capita di dover rispondere sempre le stesse domande: “Quanti sono?”, “Quanti ne hai fatti”, “Ma dai!!, “Davvero!!, “E dove li tieni!?”, “cos’è che ti spinge…?”, “Perché così tanti?”. Domande che per l’artista son diventate odiose e scontate. “Mi stupisce meno che domande simili mi vengano poste dall’estraneo, dall’ignorante che da chi si professa pittore, ma quelle domande e quei commenti li fa lo stesso…La domanda intelligente dovrebbe essere perché ne hai fatte così tante e a cui io risponderei… perché della pittura ne sono drogato…”. Allora una volta per tutte fughiamo questi dubbi. Come detto in tre anni le opere di Zaggia sono oltre 600, ma non è un dato preciso in quanto egli per scelta ammette di non volerli più contare, perché ormai tenere il conto lo fa star male, gli fa provare un senso di angoscia. Tutte queste opere sono in giro per Padova, Belluno, Venezia, Firenze, Milano, nelle case di chi ha avuto modo di apprezzare il suo stile, di chi vedendoli esposti ha provato emozioni, di chi voleva spendere poco.
Secondo Zaggia per un pittore è molto importante vendere un’opera: “ Ti fa sentire apprezzato”. Diverso è quando uno – magari dopo una visione solo marginale di un quadro- esprime apprezzamenti. “La gente mente, la gente è educata, ma il vedere che qualcuno vuol possedere qualcosa che hai creato, ti fa sentire grande, ti fa sentire un Dio, hai creato e lui la vuole possedere…”.
Ha esposto le sue opere in alcuni locali della città del Santo. Una esposizione continua, con opere che variano, è sempre presente nel bar dove lavora in Corso Milano. Da ricordare l’esposizione del 2007 insieme ad Antonio Zicchina come “Gruppo Z” presso la Sede Comunale del Consiglio di quartiere Arcella.
Ha poi esposto come provocazione nei “bagni” durante Arte in Fiera Padova 2007 con una vera e propria irruzione, tra lo stupore generale, catalizzando anche l’attenzione di alcuni quotidiani locali.
Attualmente partecipa e cura un progetto di pittura e grafica con un gruppo. Porta avanti con Antonio Zicchina il Gruppo Zeta oltre a procedere come pittore indipendente.
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