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di gimp da commentare:
PESCARA. «Marocchini di m... terroni, andatevene. Ci hanno insultato con frasi razziste. Poi hanno preso mazze, catene e cinte e allora abbiamo cercato di difenderci». M., 21 anni, pescarese, studente universitario a Bologna, ha preso una manganellata in testa ed è stato portato in ospedale dove gli è stata curata una ferita giudicata guaribile in sette giorni. L’assalto è avvenuto venerdì notte davanti al circolo Arci di via della Grada, nel centro della città felsinea. Con lui c’erano altri due pescaresi, che non sono suoi compagni di corso ma che si erano spostati a Bologna in occasione del fine settimana. All’aggressione hanno assistito, e sono stati sentiti in qualità di testimoni, altri due ragazzi, una giovane ferrarese e un coetaneo di Varese, tutti studenti universitari. Solo uno dei pescaresi, tuttavia, ha dovuto far ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore. È lui stesso a raccontare al Centro la sua disavventura. «Io e gli altri due miei amici pescaresi, che studiano in altre città, ci eravamo organizzati per passare una serata insieme. Siamo stati in giro per locali insieme ad altra gente, senza alcun tipo di problema. Intorno alle 3,30, mentre ci trovavamo davanti all’uscita del circolo dell’Arci, siamo stati provocati da altri tre ragazzi. Non è stata, almeno così ci è parso, un’aggressione a sfondo politico. Ci sono sembrati dei ragazzi del tutto normali. Non erano assolutamente delle teste rasate, per capirci. Si tratta di persone che avranno avuto, più o meno, la nostra stessa età. Probabilmente avevano soltanto voglia di fare a botte senza motivo. Ce ne siamo accorti quando hanno incominciato a dirci con tono sprezzante: «Spostatevi perché dobbiamo uscire con la macchina. Quando abbiamo risposto, hanno sentito che il nostro accento non era uguale al loro e a quel punto sono passati agli insulti. “Marocchini di m..., terroni andatevene”. E altre frasi pesanti. A quel punto ci siamo allontanati per cercare di tornare a casa ma i tre, che non avevamo mai visto prima di allora, hanno proseguito con le minacce e ci hanno inseguiti». Qui, secondo il racconto che emerge dai verbali della polizia, la scena si sposta in via Calari, a poca distanza dal circolo. «Dopo un po’», prosegue lo studente pescarese, «ce li siamo ritrovati di nuovo dietro, con fare sempre più minaccioso. Insomma, volevano proprio la rissa. Infatti si erano procurati mazze, catene e le cinture dei pantaloni che nel frattempo si erano sfilate. Forse questa roba era nascosta nella loro macchina. A quel punto c’è stata una colluttazione, durata alcuni minuti. Abbiamo cercato in qualche modo di difenderci e io, purtroppo, ho preso una botta in testa. Abbiamo rischiato conseguenze più gravi. I colpi, infatti, sono stati diversi e in qualche modo ce la siamo cavata. Poi si sono fermati, anche perché è intervenuta altra gente che si è avvicinata per separarci. I tre aggressori sono scappati a piedi e si sono dileguati nelle strade semibuie. Nessuno è riuscito a rintracciarli». A intervenire in soccorso dei tre pescaresi sono stati altri due giovani, i quali sono stati anche sentiti dagli investigatori della Digos in qualità di testimoni. In base alla loro sommaria descrizione del terzetto di aggressori, la polizia conta di arrivare a identificare i ragazzi, anche se non sarà impresa facile. Il giovane pescarese, terminati gli accertamenti, non è stato ricoverato in ospedale ed è tornato a casa all’alba. «È stata una bruttissima esperienza, la prima che mi capita da quando sono fuori casa». |
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