Messaggio
di D R A G O da commentare:
Questo breve racconto non è nel mio solito stile, l'ho scritto in un momento strano della mia vita... è un pezzo forte, forse troppo, molto crudo. Ma se qualcuno vorrà e saprà leggere tra le righe ci troverà un po' di roba buona, alcuni valori, alcune emozioni, nonchè una bella morale. Non fermatevi alle apparenze. Per questo post, più che per qualsiasi altro, mi farebbe davvero piacere sentire che è effetto ha in chi lo legge, il più sinceramente possibile. Ah già, ovviamente è da leggere solo se accompagnati dai genitori! 
Lui non la voleva. Lei era troppo ubriaca per capire se la voleva o meno. Infatti non se ne accorse neanche di essere venuta quattro volte quella sera. Lui era un grande amatore; e forse proprio per questo non la voleva, sarebbe stata un intralcio. Eppure il tempo non gli diede ragione: il tempo sapeva che lui non la voleva solo perchè non l’aveva mai vista, sapeva che quell’uomo era debole, era fragile, era insicuro di sè, era un uomo che aveva dovuto cristallizzare i suoi pensieri, ibernarli in quell’unico attimo di collera che aveva saputo esprimere, dimenticandosi di poter provare altre emozioni. Così il tempo tese la sua trappola: la fece uscire dalle gambe aperte della donna ubriaca; una creatura inspiegabilmente sana, nata da una caricatura di donna che aveva toccato il fondo di troppe bottiglie, di una donna ubriaca anche in sala parto, al punto da non rendersi neanche conto di aver messo al mondo una creatura, incredibilmente sopravvissuta per nove mesi nel ventre sporco di quella vacca ubriaca. E la creatura uscì, come un sole, a sciogliere i cristalli dell’uomo. Lui, con il sesso stranamente moscio, si accorse di amare. La prese con sè, la affidò alle cure della bambinaia che le fece da mamma. E lui scoprì di essere anche un padre esemplare.La creatura entrò nella sua vita, divenne parte di lui. Fu per questo che quando gliela uccisero lui morì con essa. E nella sua morte cercò di farla entrare in sè, mangiandola. Fece a pezzi il suo cadavere, con amore, come solo un padre innamorato ed affettuoso saprebbe fare, badando bene che il coltello scorresse liscio tra le carni, senza sbrandellarle, senza rovinarle. Un bel coltello in ceramica, affilato... e compì un’opera d’arte. Quando il suo cane si avvicinò alle ossa della creatura, scodinzolando, non notò neanche il coltello in ceramica incrostato di sangue che gli mozzava la testa di netto. E così il sangue del quadrupede si mischiò a quello della creatura. Quando arrivò la bambinaia l’uomo stava ancora banchettando amorevolmente, tutto devoto a masticare con cura spasmodica il tenerissimo cuoricino ancora fresco della creatura. La bambinaia urlò. Un urlo fastidioso, che l’uomo sentì vibrare violento nei suoi timpani mentre cercava di assaporare la figlia con la dovuta dedizione. Intollerante, il coltello di ceramica volò nell’occhio della bambinaia che esplose con un rumore molle mentre il coltello si incastrava nell’orbita troppo precipitosamente, troppo prima di raggiungere il cervello della donna, col risultato che urlò ancora più forte. Seccato al limite, ferito dall’insensibilità della bambinaia che si intrometteva in quel tenero quadretto familiare urlando e ostinandosi a vivere, l’uomo si alzò, andò ad estrarre il coltello dalla faccia dell’invadente bambinaia per ripiantarglielo a fondo nel cuore, vicino alle mammelle che secernevano il latte per la creatura diluendo il sangue che le macchiava ormai i vestiti. L’urlo era cessato. L’uomo stava estraendo il coltello dal petto della donna, ma poi, per paura di sporcare troppo in giro, decise di lasciarlo lì e continuare il banchetto, ignorando il bonton e mangiando con le mani. Dopo andò a letto, rapidamente si assopì; e addormentandosi... si svegliò. Un altro incubo. Si alzò, erano le 3. Sua moglie, astemia, conosciuta all’università, amata come nessun’altra, soddisfatta di suo marito, operaio specializzato e caporeparto in un’azienda che produceva motori per aeroplani, dormiva russando dolcemente. L’uomo si affacciò nella stanza della figlia: dormiva anche lei, beata, con i suoi 5 anni che avrebbe compiuto la mattina ormai prossima. L’uomo sorrise, le mandò un bacio, un bacio pesante per tutto l’amore che c’aveva. Poi andò in garage, pulì, lucidò, assemblò con cura il fucile, girando con la sua invidiabile professionalità il silenziatore sulla punta della canna. Salì in macchina e andò al lavoro. Suo malgrado, ma tanto non lo sapeva, nè mai lo avrebbe saputo, a causa di un coltello in ceramica di cui non si sarebbe accorto, per l’ultima volta. |
ATTENZIONE:
Per commentare questo BLOG
è necessario essere iscritti
alla community di www.spritz.it
COMMENTI:
Autore:
D R A G O
( sabato 7 agosto 2004, ore 19:58
)
ma no... ora attendo qualche giorno in cui pianifico una storiella e poi parto con il progetto della storia interattiva suggerta da nouse! magari aspetto che torni un po' di gente dalle vacanze!
Autore:
squalo 83
( sabato 7 agosto 2004, ore 19:53
)
nn abbatterti...
Autore:
D R A G O
( sabato 7 agosto 2004, ore 19:52
)
Uhm... direi che questo post non ha avuto il fiorire di commenti che mi aspettavo... speravo in qualche critica costruttiva, pochi complimenti e magari un bel dibattito, ma il tuo "ehm", caro Alex, mi sembra una sintesi adeguata dei risultati ottenuti... sigh...
Autore:
squalo 83
( sabato 7 agosto 2004, ore 19:37
)
..ehm...
|