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Wong Shun Leung preferisce essere conosciuto semplicemente come un maestro, un sifu, e rifiuta di accettare appellativi come “master” o “grandmaster”, termini che lui crede essere senza significato perché se ne è fatto grande abuso negli ultimi anni.
Wong, nel suo modo tipico di fare, di solito scherza con la sua immagine “mortale” dichiarando: “Non sono capace di combattere molto bene ed il mio Kung fu non è molto buono”. Wong zittisce le rivendicazioni degli altri chiamati “maestri”, mettendo in evidenza che non importa se uno sia figlio di un grande maestro o che conosca “ogni tecnica mortale che conosca l’uomo”. Egli insiste che è molto più importante esercitarsi tanto per “diventare maestro dell’arte e non il suo schiavo”. Per Wong non fa differenza quanta anzianità un praticante abbia nel suo stile ma quanto bravo egli sia. Wong pensa che il Wing Chun sia più che altro abilità, non arte e non vede nulla di sbagliato che ognuno usi la sua destrezza.
Per comprendere il suo modo di pensare, è utile apprendere quanto afferma Wong facendo una comparazione: “Se A e B hanno un combattimento e B viene messo fuori combattimento, allora tutti sanno che A ha vinto. C’è un vincitore e un perdente. Invece nella musica ti può piacere qualcuno che suona la chitarra o ti può non piacere ma non è importante. Poiché si tratta di un’arte, non si può provare che un dipinto o un pezzo musicale sia meglio di un altro. Comunque, nel Kung fu puoi dimostrare la tua abilità in maniera tale da non lasciare adito ad alcun dubbio! Questa è la diversità….dalle altre arti. La bellezza può essere nell’occhio di più osservatori ma nell’arte marziale, l’unico giudizio è se funzionerà o no!”

..."Era rimasto l’unico studente di Yip Man che insegnasse per lui piuttosto che andar via ed aprire una sua scuola, Wong assimilò tutto quello che il maestro aveva da offrire, con il risultato che poté rivendicare il suo posto sul trono del Wing Chun. Comunque, Wong è contento di insegnare, lasciando che sia a parlare la sua abilità ed esperienza.
Sul tema della difesa personale. Wong dice, “Se imparate il Kung fu avete intenzione di combattere. Se non potete combattere e vincere come potete difendervi? Per questo se volete difendervi dovete allenarvi finché non sopraffate gli altri”. In un recente articolo disse: “Il Kung fu stile Wing Chun è un’arma molto sofisticata nient’altro. E’ una scienza di combattimento, la cui intenzione è la totale capacità di recar danno dell’avversario. E’ leale, efficiente e mortale. Se state cercando di imparare a difendervi, non studiate Wing Chun, sarebbe meglio per voi imparare l’arte dell’invisibilità”. Opinioni forti certo, ma Wong Shun Leung basa questo credo su molti anni di esperienza in ciò che potrebbe essere descritto come reale combattimento. Egli vede molti degli esercizi dei praticanti moderni di arti marziali come poco più di giochi. Sebbene realizzi che i giorni delle sfide di combattimento siano finiti, guarda al passato con un po’ di tristezza, non perché sia un sostenitore della violenza ma perché oggi i praticanti si perdono in reali esercitazioni, e lui vede gli esercizi di sparring comuni alla maggior parte degli stili come se fossero un povero sostituto al combattimento reale da strada.
Wong ammonisce continuamente i suoi studenti contro il pericolo di seguire ciecamente un istruttore, copiando ogni mossa che egli fa ed accettando ogni cosa che dica come se fosse vangelo. “Dovete diventare i maestri del vostro sistema, non i suoi schiavi” dice spesso. Usando l’arte come esempio, Wong aggiunge “il Kung fu é come dipingere un quadro. Quando imparate a dipingere dal vostro insegnante non potete fare le stesse cose perché ci sono differenze nell’età e nell’esperienza e perciò ci devono essere delle differenze personali. La natura ed il fisico di una persona influenzano il modo in cui uno fa le cose. D’altro lato se fate le cose esattamente come fa il vostro insegnante, state solo copiando e non esprimendovi e ciò non vi metterà alla prova".
Sifu Wong non sta suggerendo che l’allievo di Wing Chun deve uscire dalla scuola e inventare il suo modo di fare le cose. Al contrario, insiste nel trasmettere e nel praticare le tecniche esattamente come lui le insegna. Comunque, egli nota che tutte le persone sono diverse; perciò ha adottato l’approccio più realistico di passare all’essenza del Wing Chun nella forma dei suoi concetti e principi di base. Gli studenti sono allora liberi di interpretare ed utilizzare le tecniche in un’unica maniera. Wong si diverte anche, a dissipare i vari miti che avvolgono nel mistero le arti marziali, miti che danno ai praticanti un cattivo nome e detraggono la loro credibilità. “I praticanti di arti marziali non sono persone che imparano dei poteri magici per diventare monaci mistici come i film fanno vedere. Molti stili di Kung fu hanno avuto in passato la reputazione di avere alcuni livelli segreti che si possono eventualmente raggiungere e sfortunatamente, alcuni istruttori hanno mantenuto queste idee ridicole”. Egli cita un esempio della sua gioventù quando fu coinvolto in un combattimento tra un amico ed un altro uomo. Egli difese la persona in questione e stava quasi per lasciare la scena quando il ragazzo, ancora a terra, gli urlò: “Hey, coglione, non andartene! Ti ho già dato il Dim Mak! (Colpo mortale ritardato sui punti nevralgici del corpo umano). Sei condannato!"
Wong aggiunge “Fu circa 35 anni fa ed il colpo di Dim Mak non ha ancora funzionato”. Una volta quando gli chiesero qualcosa sull’esistenza della tecnica del Dim Mak, nel Wing Chun. Wong scherzando replicò: ”Tu puoi uccidere toccando”, poi in un tono leggermente più serio aggiunge “D’altronde se una persona si sta muovendo molto velocemente, é quasi impossibile toccare alcune piccole zone con vera precisione”. Wong Shun Leung è una razza rara di uomo. Egli non cerca di sfruttare la sua reputazione del più formidabile combattente di strada di Hong Kong, e neppure la sua influenza sulla carriera di Bruce Lee."

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