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Messaggio
di JIJO da commentare:
Ieri è tornata un'amica dagli USA e cosa mi porta in regalo???
Electric Tears di Buckethead! era da un anno che cercavo quest'album e non lo trovavo... ho appena finito di ascoltarlo ed è spettacolare! vabbè, siccome nn ho voglia di scrivere, la recensione la copio da www.silentscreamzine.com

Bucketheadland deve essere un bel posto. Quantomeno particolare. Forse la giusta riproduzione di una mente atipica. Buckethead è personaggio fuori dai canoni ordinari già nell'aspetto, effigiato da una maschera di Michael Mayers sormontata da abbondante secchiello marcato KFC. Un buffone? L'ennesimo spaventapasseri da stagione migratoria? Operazione marketing con tanto di fugace apparizione nella band di Axl Rose? Non proprio... Il passato sfoggia scorribande su ottovolanti, strani pollai invasi da scorie radioattive, film horror a tutto schermo e robot giapponesi pronti alla battaglia. Un macello sonoro in cui la chitarra aliena riveste l'intero teatrino di assurdità sconnesse, sotto forma di riff spaccaossa, interludi acustici, battaglie robotiche, scratch techno-house, slapping, lamenti vari, passaggi breackdance, versi di galline... Una tecnica mostruosa incanalata in una mente realmente schizzata. Il tutto legato da un folle filo conduttore (consigliata la visione del sito ufficiale per maggiori dettagli in merito). Ok, fin qui una rapida occhiata al passato. Il presente mi ha sorpreso. Terrorizzato! Che cazzo è successo a Bucketheadland? L'esercito del Nostro ha perso la battaglia definitiva? Non so come vada a collocarsi tale lavoro (l'ottavo) nella discografia di Buckethead, certa è la calma rassicurante che trasmette, l'onirico viaggio di sudore placato, la riflessione, la stasi... Un sentiero spirituale in cui lenti e meditativi assoli abbracciano leggere chitarre acustiche, passando con grazia dal jazz al flamenco, dalla New Age alla matrice psichedelica. Fottendosene di risultare virtuoso, ma plasmando dolcemente tramonti isolati e brume mattutine. "Un solo uomo al comando", la sua chitarra e un'ispirazione vertiginosa. Tutto il resto sarebbe superfluo. Allora ben venga la mancanza di voce, batteria, basso, diavolerie varie. Basta la chitarra, vogliosa di "innovare" a modo suo, tracciando linee che influenzeranno sicuramente in futuro e faranno da specchietto per le allodole nell'avvicinamento a suoi lavori passati, più spiazzanti ma forse meno compatti ed emozionanti. Intanto non rimangono che quelle visioni solari alternate a calde penombre, mentre la luce cade ed il cielo gioca con i colori... |
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