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Messaggio
di sssun da commentare:
Prima di partire la stellina doveva andare in un luogo. Si fece coraggio, perche' quello era forse il saluto piu' duro, il piu' difficile. Con un sorriso cercato si sedette sul bordo del lago. Le acque salirono la riva e le bagnarono i piedi. Le facevano il solletico..il sorriso divenne sentito. Non erano mai stati troppo lontani. Nei giorni brutti, nei giorni belli, il lago era sempre stato nella sua vita. Che giocasse con le rane, che vi cercasse dei sassi levigati, che rincorresse le libellule, che sdraiata sulla riva studiasse seriosa la forma delle nuvole. No matter what.Vicino al lago la stellina si sentiva tranquilla. E guardando nello specchio lucente, sul fondo, tra i sassi e le alghe,scorgeva se stessa, e vedeva dentro di se'. Il lago era un essere silenzioso,ma nell'aria calma e tranquilla c'era un canto, un dialogo tra loro, che andava avanti dalla notte dei tempi.. E nella stellina c'era un po' della pace ombrosa della sponda di un lago, e nel buio del fondo di un lago, il brillare argentino di una stella. La stellina guardava la superficie dell'acqua. Raggrinziva sotto una brezza leggera, e brillava. I giunchi piegavano dolcemente la testa, ma restavano ancorati al terreno. Passasse pure il temporale piu' feroce del secolo: i giunchi sbattevano ovunque, si piegavano sotto i colpi dell'uragano, affogavano le cime nell'acqua...ma poi tornavano sempre a svettare nel sole. E giorno dopo giorno miliardi di sottili gocce d'acqua lasciavano il lago, e di nuove vi entravano. Costantemente cambiava la sua composizione, ma IL LAGO, lui c'era sempre. Bisogna che tutto cambi perche' ogni cosa possa restare com'e'.
Guardo' il giocatore alla sua destra. Lo spagnolo si mordeva il labbro, le pupille ballavano agitate tra una carta e l'altra. Le dita tozze dello slavo ritmavano sul tavolo, come una mosca impazzita in un barattolo. Il quarto uomo aveva passato, e si annoiava, abbandonato sulla sedia. Respiri lenti del marinaio, quieti. Lo spagnolo cerco' gli occhi del suo avversario. Cerco' di leggervi una qualche verita'. Nulla. ..O forse si'...forse una punta di rassegnazione.. Si decise. Si fidava. Carte in tavola, giu', una dopo l'altra. Fiori di donna dieci sette sei due.Colore. Re re re nove cinque. Tris. Fin troppo facile. Gli occhi azzurri del marinaio accennarono un sorriso. Donna donna donna jack jack. FULL. I pugni massicci dello slavo che sbattevano sul tavolo. Puta madre. Lo spagnolo era furente. Il marinaio si alzo' in piedi, nella rabbia della stanza, e con gesti lenti si mise in tasca le monete dorate, una dopo l'altra. Infilo' la giacca. Si attardava. Il suo sguardo vagava nella penombra, sui mobili e sulle pareti. Ah, eccole li'... Su una credenza, accanto ad una bottiglia di gin ormai vuota, quattro carte, inutili per il gioco. Ne prese una. Nessuno piu' lo guardava. Usci' dalla baracca. Fuori, l'aria notturna era frizzante. Dannazione, comincia gia'a far freddo... Il marinaio nascose il collo nel bavero della giacca. Guardo' in alto, miliardi di stelle...di che gli aveva parlato il vecchietto alla locanda del porto? Una stellina...chissa' che intendeva.. Scosse la testa..discorsi di un matto..abbasso' lo sguardo e comincio' a camminare. Ma nel silenzio del sonno del porto, gli parve di udire un suono, dietro alle spalle. Sembrava come..il rumore di tanti piccoli sonagli... Si volto'. Ma cio' che vide fu solo la banchina deserta. E una piccola ombra spariva dietro l'angolo della rimessa. |
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COMMENTI:
Autore:
sssun
( domenica 17 ottobre 2004, ore 20:16
)
allora dobbiamo andare a las vegas...
Autore:
Jighen
( sabato 16 ottobre 2004, ore 20:56
)
perchè? :-9 ho la febbre del gioco... dopo essere stato al casinò...
Autore:
sssun
( sabato 16 ottobre 2004, ore 20:36
)
..non puoi..
Autore:
Jighen
( venerdì 15 ottobre 2004, ore 13:48
)
voglio giocare contro il marinaio
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