Kiyoaki
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Messaggio di Kiyoaki da commentare:

Il proibizionismo, ovvero il principio in base al quale alcune sostanze psicoattive debbano essere vietate dalla legge, non è ispirato, come affermano i suoi fieri assertori, dalla necessità di tutelare la salute dei cittadini.
Prescindiamo dal fatto che, se si dovesse vietare ogni cosa che può nuocere alla salute degli individui, alcool, tabacco e altre "sostanze" dovrebbero essere bandite.
Il proibizionismo, oltre che atteggiamento frutto di ottusità, ignoranza e ristrettezza mentale, è in realtà un gigantesco monumento all'ipocrisia.
I nobili proibizionisti infatti, non fanno mai riferimento ai REALI motivi per cui il loro atteggiamento mentale è tuttora vincente nella maggior parte del mondo occidentale.
Attribuiscano pure questi ultimi le mie considerazioni a "delirio paranoico da tossicodipendenza", a differenza loro non escludo nulla a priori o per partito preso.

Perché l'alcool non è classificato come droga? "Motivi culturali, sociologici, storici, bla, bla, bla". Tutto vero. Per carità. Il fatto che la nostra civiltà sia nata da radici ebraico-cristiane è strettamente legata al fatto che la "droga istituzionale" dell'occidente sia l'alcool. E strettamente legato a questa combinazione è anche il fatto che lo sviluppo di una società industriale e successivamente consumistica, sia avvenuto proprio in occidente.

Le sostanze psicoattive vietate dalla legge hanno, tra gli effetti sulla psiche, un'indubbia alterazione della percezione del tempo e un'alterazione della percezione del "sé stesso".

Il tempo si deforma, perde la peculiare caratteristica di linearità, per dilatarsi, o restringersi, lungo una traiettoria curva, arcuata.
Il tempo lineare è il tempo della produzione, il tempo del profitto.
Conoscere l'esistenza di un tempo "altro" comporta inevitabilmente la messa in dubbio di quello "normalmente" percepito. Conseguentemente, il dubbio si estende al nostro sistema di vita, che, riassunto è "produci consuma crepa". Un simile atteggiamento critico è evidentemente pericoloso per l'ordine costituito, è potenzialmente sovversivo.

Allo stesso modo, l'alterazione della percezione della propria identità, della propria partecipazione con l'universo, frantuma l'idea dogmatica e immutabile della divinità, così come da secoli ci viene presentata dalle chiese cristiane, solido sodale dei meccanismi di produzione e alienazione consumistica. In altre parole, altra faccia del potere costituito.

Sono queste, io credo, le ragioni occulte per cui il proibizionismo è così radicato. Egli è florido, si nutre di ignoranza, di protervia, ma soprattutto di ipocrisia e prospera grazie a campagne d'informazione terroristiche, per raggiungere scopi ben diversi da quelli di facciata. Prova ne sia la sua assoluta inefficacia nell'arginare qualsiasi tipo di tossicodipendenza come di tossicofilia.
Ma si sa, l'ipocrisia non ha scopo teleologico, ma puramente ontologico. Non ha interesse in alcun fine, ma solo nel perpetuare la propria corrotta esistenza.


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COMMENTI:


Autore:
( domenica 24 ottobre 2004, ore 15:09
)

dissento. il proibizionismo, una buona dose di cinismo e un pugno di ferro in guanto di velluto sono necessari per dirigere la società. Cfr Macchiavelli.




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