

NICK:
Xipe Totec
SESSO:
m
ETA': 21
CITTA': Novi Ligure
COSA COMBINO: Lettere e Filosofia
STATUS: single
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STO LEGGENDO
Alcuni libri sulla storia aztecha.
HO VISTO
Gentlemen, welcome to Fight Club!
STO ASCOLTANDO
Oggi avevo voglia di sentire Meravigliosa di Francesco Renga e l' ho beccata in radio in tre stazioni diverse.... troppo un figo quell'uomo! Ma anche Robbie Williams non scherza  Canzone preferita: Dream On degli Aerosmith, ma anche Just Open Your Eyes dei Waterproof Blonde
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Oggi camicia rosa e viola e pantaloni bianchi.

ORA VORREI TANTO...
Uccidere qualcuno di morbidoso...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Già.... che sto studiando?
OGGI IL MIO UMORE E'...
Oggi sono volatili per diabetici...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
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Messaggio
di Xipe Totec da commentare:
Tratto dal mio diario di qualche anno fa... 
Capita spesso nei discorsi fra ragazzi di sentir parlare di sesso, e posso tranquillamente affermare di sapere poco e niente di questo mondo. Non sono vergine, ho fatto e letto diverse cose sull’argomento. Soprattutto le ho lette. Ma ogni volta che si affrontano certi temi mi sorprendo a simulare, ad ingigantire esperienze in realtà banali, tutto per rimanere al passo con gli altri. La cosa che più mi fa riflettere è l’ abissale differenza fra ciò che sento dire agli altri e quel che effettivamente capita a me. Parliamo ad esempio della masturbazione. E’ stata una scoperta che risale ai miei dieci anni e difficilmente me lo scorderò. Una sera i miei erano fuori a cena e io, facendo zapping, fra un Maurizio Costanzo Show e una televendita di tappeti sono capitato su quelle reti provinciali, quelle che dopo una certa ora mandano in onda gli spogliarelli. E’ strano, cioè, magari è pure normale, ma senza nemmeno accorgermi di cosa stessi facendo mi sono ritrovato a toccarmi… Cosa ci trovo di inconsueto? Boh, forse il modo inconsapevole; mi stavo facendo una sega senza saperlo. Voglio dire, quando ho fatto sesso la prima volta era sì una prima esperienza, ma sapevo di cosa si trattasse. Lì no, l’ ho fatto e basta. Una sega ante litteram. Il primo orgasmo ha avuto il sapore di una cosa universale; non ho mai goduto tanto per una semplice sega, e dire che me ne sono fatte a migliaia. Sarà stata la novità, sarà stato il vedere una ragazza in modo nuovo, sarà stata l’ inconsapevolezza. Ricordo che avevo un mal di testa boia… mentre venivo pensavo mi scoppiasse, ma ho continuato perché era davvero la fine del mondo. Ne ho ottenuto un liquido biancastro, ma non come quello che mi ritrovo adesso. Era meno denso, più simile all’ acqua… mi sapeva di acerbo. Magari era esattamente come ora, ma mi è rimasta impressa l’ immagine di qualcosa di meno viscoso. Nonostante la stanchezza ho continuato pure dopo, ma proprio non capivo perché ora, anziché godere, bruciava come se l’ avessi improvvisamente infilato su una graticola ardente. Allora come adesso mi piaceva disegnare e vi giuro che mi sono dannato per cercare il colore che il tutto aveva preso in quell’ occasione. Non era rosso carminio, ma nemmeno ciclamino… una via di mezzo. Adoravo quel colore ma era tutto inutile, non si trovava proprio. Il giorno dopo, forte della mia luminosa incoscienza, andai da mia madre a raccontarle l’ accaduto e lei, dopo aver assunto un colore simile a quello che cercavo, sforzò un sorrisetto e mi disse: “Ora sei un ometto”. Cavolo come suonavano bene quelle parole! Senza sapere perché ero ormai un uomo. Se dipendesse solo da quello ora sarei un uomo come non ne fanno più. Inebriato dalla mia virilità mi bullavo con gli amici in classe, narravo di un liquido fantastico che riuscivo a produrre tutto da solo. Lo descrivevo come un filtro magico. Il mio filtro magico. Una volta per dimostrare i miei immensi poteri ad un compagno che avevo invitato in casa corsi in bagno e mi feci una sega. Fui acclamato come un eroe! La mia vita era radicalmente cambiata. Non potete immaginare che rabbia quando anche gli altri amici iniziarono a compiere i miei stessi prodigi. Ero geloso, geloso marcio. Come quando ti affezioni a una canzone semisconosciuta e un bel giorno te la ritrovi su MTV e in radio… cavolo no! Quella era la mia canzone. Il mio distintivo! Fortunatamente c’era sempre qualcuno che aveva ancora bisogno di una guida e cercava ragguagli circa la via da seguire: “Cosa bisogna fare? Quanto tempo ci vuole? E dopo?”… Ero lo stimatissimo guru, un segaiolo provetto. Era un gran vanto. Iniziò l’ era delle registrazioni e delle collezioni cartacee. Un periodo nel quale non vedevo l’ ora che i miei uscissero la sera per prendere la mia videocassetta preferita e registrare gli spogliarelli, con una precisione sui tempi che i collaboratori di Mediaset si sognano. Una sera sapevo della messa in onda di uno strip di una ninfetta che mi faceva sudare spermatozoi alla sola vista… purtroppo c’era mia madre in casa. Non potevo annoverarla fra le regine del lettore… una tragedia! Vi giuro, ho passeggiato nervosamente nella mia cameretta per tutta la sera. Avevo le palle che mi scoppiavano. Alla fine però ho fatto un fagotto di coraggio e: “Mamma, ti prego, lasciami registrare lo spogliarello. Tu stai in camera tua e non uscire!”. E sottolineo il non uscire. Non volevo esser visto mentre facevo le mie cose. Avevo pure una vasta biblioteca, ricca di tutte le uscite di Scandali 2000, Vip e Scoop… quelle riviste che mentre vai a comprarle ti inventi un sacco di scuse assurde per giustificarti con l’ edicolante. Poi al momento della verità arrivi li e ti si paralizza la lingua. Ti viene una faccia da ebete… ebete segaiolo. Il più delle volte l’ edicolante è pure una femmina. Davvero, in quei nanosecondi il cervello chiude per ferie, ma bisogna cercare di sfangarla, in qualche modo: “Sì vorrei quel giornaletto lì… quello lì dai… non ricordo il nome… me l’ ha chiesto un mio amico che si vergogna, così manda me… ma mi paga sa? Chiamami scemo…”. A ripensarci sorrido, ma quelle scuse sembravano davvero inattaccabili. Un artificio machiavellico. Nascondevo tutti quei giornali in uno scomparto dell’ armadio di camera mia, dentro un libro di botanica, di quelli da venti pagine ma di formato enorme. Quelli insomma che la banca ti regala a Natale. Questa è una cosa che non ho mai capito: gli argomenti di questi libri regalo sono scelti apposta per farci sentire dei dementi o davvero c’è qualcuno che si interessa all’ arte dello spinterogeno su Marte? Oppure al motore a scoppio delle bighe fenicie? Hanno sempre argomenti così assurdi… Comunque ho molta nostalgia di quel libro, a forza di infilarci dentro riviste aveva lo stesso volume della bibbia… in più c’erano anche delle immaginette ottenute da Panorama o L’ Espresso che spuntavano fra le pagine come fossero dei santini. Era un bel problema strappare le parti dei giornali per collezionare le modelle. Innanzitutto c’era il rischio che i miei, vedendo articoli mancanti, se ne accorgessero. In più nello strappare si fa un casino inimmaginabile. Così per coprire il rumore starnutivo, oppure tiravo l’ acqua del water… mi è capitato di tirarla nove volte… Manco avessi bevuto una tanica di purgante da cavallo. Comunque il mio nascondiglio non era proprio il massimo; mia madre apriva quell’armadio centinaia di volte al giorno. Chissà se nutriva sospetti per un libro di botanica imboscato in mezzo ai maglioni di lana… e chissà se ne nutriva nel vedere che, a dodici anni, portavo in bagno con me dei fascicoli sulle sequoie dell’ Arizona… Da allora non smisi più di chiudermi in bagno a chiave, e ci stavo delle ore. Odiavo quando, proprio sul più bello, sentivo la voce di mia madre: “Tutto bene?” “Cristo sì, tutto bene! Non rompere le palle!” L’ eccitazione rende irascibili. Era una cosa insopportabile anche perché dopo non riuscivo più a venire, mi troncava. Mi ritrovavo per tutto il resto del giorno con due palle come se avessi l’ orchite. Un’ altra cosa che proprio detestavo era Alessia Merz: era la regina di quelle che mi piacevano da impazzire e non mi eccitavano. Vi giuro, non la sopportavo! Cavolo sei così gnocca, perché non mi fai effetto? Niente, anzi, si afflosciava. Non riuscivo ad eccitarmi nemmeno baciando le pagine che la ritraevano. Quelle pagine, fra saliva e schizzi d’altro genere, sembravano dei dalmata. Tuttavia non ho mai guardato giornali fortemente porno, non mi sono mai piaciuti, perché c’era pure la partecipazione maschile. Insomma le modelle erano immacolate e irraggiungibili; si potevano ammirare, potevi ravanarti un po’ ma alla fine dovevano rimanere illibate. Le dipingevo così. A dire il vero non è che ci fosse stato bisogno di chissà quali veneri, la scollatura delle giornaliste era più che sufficiente, nei miei interminabili pomeriggi. Grande festa anche per i balletti delle veline, ma quelle sono le famose seghe contro il tempo: dovevo venire prima che ricomparisse il faccione di Iacchetti, se no mi toccava aspettare la pubblicità e il successivo stacchetto. Sono brutti quei momenti, quando rimani eccitato ma non hai stimoli: di solito poi quando concludi non godi nemmeno dalla spossatezza, ma ti ritrovi con un destro degno di Mike Tyson. Verso la seconda media mi ammazzavo sì di pippe, ma solo pensando alle belle da copertina; di certo non immaginavo che pure le mie compagne potessero fare simili cose. Fu un tuffo al cuore sapere che una mia amica avesse fatto sesso con qualcuno; per un mese il mio pensiero fisso per quei momenti era lei. Quando era in classe fissavo intensamente il suo seno, acerbo, da tredicenne. E immaginavo i suoi movimenti, le sue mani, le sue espressioni. Tutto. Ero entrato nell’ ottica che il sesso non era un mondo poi tanto alieno. Per qualcuno. Sì certo, anch’io, come tutti, a parole mi sarei scopato l’ intera classe, ma non avrei nemmeno saputo iniziare. Sono paure che mi porto dietro ancora adesso. Intanto le seghe progredivano e aumentavano i modi per renderle più spettacolari. Agli inizi della mia carriera le facevo solamente in bagno, sulla tazza. Il problema è che il mio bagno è esattamente all’ altezza della casa dei vicini; una volta mia madre ha tolto le tende per lavarle… fu imbarazzante vedere che, dopo esser venuto, tutta la famigliola dei vicini era sul terrazzo a far finta di nulla… Mi sono fatto furbo e ho iniziato a masturbarmi sdraiato sul pavimento, con le piastrelle così fredde che ogni volta rischiavo una glaciazione al sedere. Splendide anche quelle nella vasca da bagno, anche se hanno l’ inconveniente di dover balzar fuori subito dopo esser venuto. Per non incrostarti di sperma. Iniziai a preferire la doccia. Ma ho avuto locations più strane. Ad esempio, alle medie, stavo scoppiando a forza di vedere la compagna che vi dicevo; sono corso in bagno e via. Un’altra volta a Rimini me ne sono fatta una subacquea. Mi piacerebbe poter ringraziare la tedesca che a due passi da me mi ha fatto da musa ispiratrice. Parlando di adesso, non riesco più ad eccitarmi se non pensando di fare l’ amore con due ragazze contemporaneamente. Non una. Due. E’ più sexy. Ma non devono essere certo scelte a caso, voglio che abbiano un legame nella vita vera, ad esempio amiche o compagne di classe. Oppure che vadano a scuola con lo stesso treno. La scelta dell’ ispirazione doppia è sempre molto delicata, difatti perdo almeno un quarto d’ora ogni volta. Mi arrapa molto anche pensare a una tipa che fa l’ amore senza che io possa partecipare, ma questo dev’essere un trauma da pornografia. Vi assicuro che a me i film porno danno molto da pensare. Ad esempio, la coppia che fa sesso: quando si incontrano prima delle riprese che fanno? Si stringono la mano? Piacere di conoscerla? Come si fa ad essere così formali sapendo che fra poco scoperanno davanti a una telecamera? Oppure quei filmetti dove due fanno sesso e c’è un terzo che tocca ma non partecipa: come cavolo può sentirsi quest’ ultimo? Se fossi in lui, in camerino, mi inginocchierei davanti all’attrice per chiederle una pompa… Ma si può? E lei come reagirebbe? Mah. Tornando al discorso d’apertura, sento dire dai miei amici che praticamente non si fanno mai una pippa… so benissimo che è una cavolata. Ma mi chiedo: è normale ammettere candidamente di farlo, come me? In particolar modo con le ragazze: magari falso un pochino con le cifre, anziché tre al giorno dico una ogni tre giorni, ma non nascondo mai di toccarmi. Anche perché questa botta di sincerità fa molto figo, come l’ uomo che non ha nulla da nascondere. O almeno così mi sembra. Altra frase che proprio non capisco è: “Diego, amico mio, sarà più di un mese che non scopo, sto per esplodere”. Al di là del fatto che pure per me “è più di un mese”, visto che un anno è più di trenta giorni, mi risulta… però davvero rimango un po’ allibito. Ho fatto sesso poche volte e a distanza di secoli l’ una dall’ altra, ma sono ancora tutto intero… che dipenda dalla frequenza delle pippe? Boh. Qui scopano tutti, a destra e a sinistra, e per me andare a letto con una rappresenta un’ eccezione. Ho la famigerata sindrome del pacchetto chiuso: se compro una scatola di profilattici rimarrà sigillata per mesi, con tanto di cellophane. A volte però anch’ io ne utilizzo qualcuno… per i gavettoni funzionano da Dio. Mi si sono presentate, devo ammetterlo, molte più occasioni erotiche di quante ne abbia effettivamente sfruttate, ma il mio problema sono i fantasmi adolescenziali che mi tiro dietro sin dai tempi delle medie. Insomma: ho una paura terribile di non trovare il buco. Davvero. Molte volte mi sono bloccato sul più bello, adducendo le scuse più bizzarre. Potevo buttarla sul romantico: “Non voglio fare l’ amore con te subito, prima voglio conoscerti bene”… Queste cose ti rendono speciale ai suoi occhi. Se solo sapessero la verità… Una sera ho detto di aver visto un ufo. Giuro. Sono balzato giù dalla macchina indicando un punto nel cielo… sì, ero anche un pochino ubriaco, non ripeterei la stessa scemenza… Questa tipa non mi ha più cercato… mah, le ragazze sono strane. La mia prima volta è stata nel letto dei miei genitori. Oddio, non era il massimo dell’ erotismo… sul comodino c’erano le foto della prima comunione, quelle dei miei nonni morti, un quadro di Gesù Cristo con la scritta “Segui la mia via”… insomma, eccitarmi era un’ impresa. Poi avevo la mia solita fobia, ma grazie al cielo in questo senso faceva tutto lei. Lei era sopra di me ed era abbastanza piacevole, voglio dire, nulla a che vedere con quanto mi immaginassi nelle pippe, però sono stato anche peggio nella vita. Purtroppo poi ha voluto che stessi sopra io. Mi sentivo molto impacciato, dovevo pensare ad altre mie amiche per eccitarmi un pochino, faticavo come un somaro ma di godere nemmeno l’ ombra. Però a forza di sudare mi sono quasi mummificato. Sono normale? E’ così semplice godere tremendamente per il sesso? A me non riesce poi così bene… Preferisco di gran lunga gli strusciamenti, i preliminari. Vabbè, c’è di buono che si è sparsa la leggenda che io duri tanto a letto, e ci credo, è come se non ci fossi. Io mi ci metto pure d’ impegno, mi focalizzo sul fatto che devo godere, ma poi va a finire che mi concentro più sul pensiero di godere che sul godere effettivo… ho un’ erezione alla mente e il resto diventa soffice come il pandoro. Invece, per antitesi, ci sono state occasioni nelle quali solo toccando la mia lei venivo come una fontana. Ricordo con Samantha, quando nella sua cameretta da quindicenne, ancora vestiti ci strusciavamo, io sotto e lei sopra. Un paradiso. Mentre si spalmava su di me mi aspettavo delle scintille come le partenze di Formula 1. Dopo mezz’ oretta di baci infuocati e su e giù mi sussurrava: “Quello sfigato del mio ex già con questo veniva”. E io rilanciavo “Che coglione”, mentre mi asciugavo i pantaloni col centogradi. Pazzesco. I miei vestiti avevano l’ effetto topping, colavano come il caramello sul Sundae del Mc Donalds. Un’altra cosa che mi accende è portare verso casa mia una ragazza con la quale saprò gia di fare sesso; quei minuti interminabili in macchina passati a discorsi per non darle l’ impressione di fartela e basta. E mentre parli di buddismo o politica hai due maroni pieni come boiler d’acqua bollente. Io il più delle volte mi riprometto di essere tenero dopo il momento erotico, intendo parole, abbracci, carezze… ma sono promesse del cazzo. Letteralmente. Una volta finito infatti mi da un fastidio nero vederla lì, dover essere dolce, pensare a tutte le domande imbecilli che nascono in queste situazioni: “Cosa pensi di me?”. Ma che cazzo ne so signorina mia. Io ho sonno ora. In questi momenti accendo una sigaretta e spengo la mente. Parlo a monosillabi. “Mi vuoi bene?” “Sì” “Non mi stai usando e basta, vero?” “No”… “Stai un po’ zitta” è una frase troppo articolata, così non la dico e riesco a salvarmi. Comunque il più delle volte se sono a casa mia fingo di avere un impegno improrogabile, da compiere da solo. Capito? Da solo! La porta è quella, prego… dopodiché apro l’ acqua e mi concedo un idromassaggio rilassante col bagnoschiuma al pino silvestre… quello per me è il vero orgasmo. Quando uso quell’ essenza sembra che tutto il mondo mi strizzi l’ occhio. E, in caso di necessità, la mano destra con la quale ho scritto non si rifiuta proprio mai.
Stay Beautiful. |
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