

NICK:
Xipe Totec
SESSO:
m
ETA': 21
CITTA': Novi Ligure
COSA COMBINO: Lettere e Filosofia
STATUS: single
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STO LEGGENDO
Alcuni libri sulla storia aztecha.
HO VISTO
Gentlemen, welcome to Fight Club!
STO ASCOLTANDO
Oggi avevo voglia di sentire Meravigliosa di Francesco Renga e l' ho beccata in radio in tre stazioni diverse.... troppo un figo quell'uomo! Ma anche Robbie Williams non scherza  Canzone preferita: Dream On degli Aerosmith, ma anche Just Open Your Eyes dei Waterproof Blonde
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Oggi camicia rosa e viola e pantaloni bianchi.

ORA VORREI TANTO...
Uccidere qualcuno di morbidoso...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Già.... che sto studiando?
OGGI IL MIO UMORE E'...
Oggi sono volatili per diabetici...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
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MERAVIGLIE
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Messaggio
di Xipe Totec da commentare:

A volte mi sorprendo di come argomenti spesso banali mi suscitino viaggi mentali non indifferenti. Davvero non mi ci vuole granchè; non che i miei siano grandi sofismi, solo che mi piace rimuginarci su, farmi dei casini in testa, così, tanto per tenermi sveglio. Di recente ho dovuto assistere a una delle pratiche che più mi annoiano: un funerale. E’ una situazione molto deprimente, non tanto per il lutto, quanto per il finto dispiacere che deve rimanerti incollato in faccia per tutte quelle ore. E’ venuto a mancare un lontano parente, un vecchietto che non aveva nulla a che fare con me; classica situazione dove nell’ aver incrociato lo sguardo del defunto secoli e secoli addietro ti ritrovi costretto a partecipare al dolore della scomparsa. Inutile sottolineare che a me invece del povero morto non m’ importava nulla, e credo che non mi si possa biasimare, in questo caso. Ero costretto ad una recita: vestito scuro, finta disperazione, sguardo fisso sulle mattonelle e occhio vitreo. Mi infastidiva, ma non avevo voglia di mostrarmi controcorrente, così mi sono adeguato alla mia particina. Era la sera del rosario: nell’ incamminarmi verso la casa del defunto ripassavo mentalmente tutte le espressione accorate che mi balenavano in testa, compreso il mezzo sorrisetto mesto, quello che ti dona un tocco di disperazione quasi maniacale. Nell’ avvicinarmi alla dimora vedo i primi amici del poveretto disposti sulla strada in ordine sparso, tutti intenti a parlottare fra di loro; volevo che loro capissero la mia disperazione, così ho iniziato a camminare in modo strano, con lo sguardo perso nel vuoto… volevo mi notassero, come fosse una passerella funebre. Purtroppo quando cerco una postura o un passo più bello di quello naturale, diciamo un passo più “fresh”, mi capita sempre di inciampare. Oppure succede, nell’ entusiasmo del momento, di fare il primo passo in modo molto scoordinato e, di conseguenza, continuare con questa camminata, per non fare la figura del cretino che ad ogni piè sospinto cambia postura. E’ una cosa molto ricorrente anche con le ragazze; quando a scuola vado verso il bagno c’è un corridoio lungo, pieno di gente, praticamente è come fare una vasca. Ci sono le volte che non me ne frega nulla e tiro dritto. Altre invece voglio farmi notare dalle femminucce e cammino con le spalle più alte e il mento inarcato… Sembro davvero un armadio con la faccia di Mussolini. Mi sono chiesto spesso se queste cose si notassero. Giunto in casa del parente mi sono seduto su una squallida sedia di legno e ho iniziato a fissare intensamente le fragole stampate sulla tovaglia. Era come una sorta di ipnosi: guardavo le fragole e pensavo al Grande Fratello: pure stasera avrebbero nominato Roberta? Poco prima della luttuosa notizia ero in casa a guardare Passaparola: quel programma è come una droga, ve lo giuro. Tanto per iniziare adoro Gerry Scotti. Poi mi piace tantissimo il gioco della ruota, quello con le iniziali dell’ alfabeto e le definizioni; molte volte chiudo gli occhi, per non avere la grafica televisiva davanti, e rispondo alle domande del quiz. E se non le so dico pure “passaparola”, in grande fretta, per non perdere secondi preziosi. Quando poi non lo posso vedere perché magari mi sto facendo il bagno o sto uscendo a prendere le sigarette lascio accesa la tv sul cinque, anche se la casa è vuota. Se non lo facessi mi sentirei un traditore. Davvero avrei la coscienza sporca, come se Gerry in persona mi telefonasse: “Certo Diego che sei proprio un bastardo, lasciarmi in questo momento…” Beh, mentalmente mi stavo già godendo la serata: i miei non c’erano e io avevo una gran voglia di uscire con Erik a farmi una birra al pub. Avevo davvero un bisogno di alcool che al confronto Bukowsky era astemio, ma purtroppo nel mio frigo c’era soltanto acqua. E’ sempre stato così il mio frigorifero, vuoto, tranne che per alcuni articoli che rimangono li da più di dieci anni, e non sto esagerando. Ad esempio ci sono i capperi sott’aceto, la maionese così vecchia che, credo per reazione chimica, adesso ha delle scaglie verdi e sembra salsa bernese. Poi l’ immancabile mezzo limone, azzurrato dalla muffa. Quello c’è in tutte le case che si rispettino, è uno status symbol. Il fatto è che mia madre molto spesso compra anche cose che sa benissimo non mangerà nessuno, ma hanno una confezione così colorata che fanno bene alla vista… così il pane, il prosciutto, l’ insalata, i quattro salti in padella spariscono subito, mentre il tofu e i crostini di girasole rimangono lì. Una volta le carote hanno fatto le radici in frigorifero, ve lo giuro su di me… Spesso nel vedere le cose lasciate lì a marcire mi chiedo in quale diavolo di museo i miei facciano la spesa. Vi ricordate quei bellissimi quaderni con in copertina la fragola gialla, il carciofo grigio o la mela fuxia? Se solo mi fosse venuto in mente di fare due fotografie al frigo a quest’ ora sarei miliardario… Beh, stavo per telefonare al mio amico quando mio nonno irrompe in casa: “Vestiti. Andiamo al rosario del povero Tonino”. Subito mi è venuto istintivo domandarmi chi fosse Tonino, ma già sapevo che, qualunque fosse stata la risposta, non me ne sarebbe comunque importato nulla. Ho soffocato la mia curiosità e, dopo mezz’ora di viaggio, mi sono ritrovato li a fissare fragole di stoffa in un tinello saturo di quell’ odore acre della minestrina dei nonni, quell’ odore di antico che predice sepoltura imminente. Ma proprio stasera doveva schiodare? C’era il Grande Fratello in tv e io avevo voglia di birra… E’ sorprendente come, in questo quadretto, io abbia maturato la convinzione di essere il più addolorato fra i convenuti. Davvero. Sarà che mi sono aspettato un tetro silenzio, una inconsolabile tristezza scolpita nei volti… Macchè! Era un trionfo di carampane che parlavano degli argomenti più disparati, nel loro penoso dialetto. Ad esempio, dopo avermi squadrato una cinquantina di volte come un comunista al congresso di Alleanza Nazionale (ma forse era solo perché ero l’ unico a non aver ancora sorpassato il secolo, lì dentro), si avvicinavano timidamente: “Ma ti t’è u nevu du Titti?”. (Tradotto: “Ma tu sei il nipote del Titti?” . Io mi domando: ti è morto un amico, che diavolo te ne importa di chi sono nipote io? Niente. Anzi: si marciava rapidamente con altre originalissime uscite: “Sei cresciuto! Quando avevi cinque anni eri più piccolo!”. Nemmeno il frate indovino avrebbe azzardato cotanta previsione. Ecco infine la sentenza filosofico esistenziale: “Eh, il tempo passa per tutti!”. Mi piace perché nel dire queste boiate si inorgogliscono, come se avessero scoperto un gran segreto, e generosamente lo rivelassero a noi miseri. C’era chi parlava della laurea dei nipoti, chi dei cani da caccia, chi del rincaro del latte. E il morto? Quale morto? Sembrava il veglione di capodanno del gerontocomio. Mancavano solo le stelle filanti. La situazione, forse per un minimo di riguardo verso il povero Tonino, mi ha molto infastidito, ma ho capito cosa dovevo fare l’ indomani: vivere l’ evento funebre in modo più informale, più free. Il giorno seguente, infatti, ero di nuovo in ballo per il funerale vero e proprio, ma stavolta niente vestiti scuri, niente tristezza esasperata. Mi sono vestito con jeans, camicia hawaiana, occhiali da sole e capelli sconvolti. Avevo pure la barba di tre giorni… Così conciato mi avrebbero giudicato frivolo persino a Miami Beach. Onestamente però ho esagerato: tutto il corteo delle carampane mi guardava con un disprezzo palese; se avessi potuto sentire i commenti che andavano bisbigliandosi sicuramente ci sarebbe stato un bel: “Ma chi è quel maleducato? Secondo me fuma sigarette di droga.” oppure “Guarda quel brigante lì!”. I vecchi al funerale sono omologati: lui col gessato così in disuso che ormai si è trasformato in un termitaio. Lei invece gonna grigia, collant, mocassini felpati e l’ immancabile maglione di carta vetro dai colori improponibili, come se avessero abbondantemente vomitato su un tessuto bianco. Secondo me chi produce questi orridi vestiari non lo fa per guadagno; lo fa per scherzare. Una burla. E’ successa però una cosa che mi ha davvero aperto il cuore: in mezzo a quel bazar di artrosi e tendiniti spunta lei, un angelo, splendida, una luce… Una gnocca da cinema, per intenderci. So che può essere immorale, ma mentre la parola di Dio riverberava nella chiesetta io le stavo sfilando il reggiseno con gli occhi. Nuovo film: l’ avrei conosciuta e, fra l’ inconsolabile dolore per la scomparsa di un perfetto sconosciuto, sarebbe schioccato il colpo di fulmine. I miei viaggi mentali sono sempre così veritieri che al confronto Fantaghirò sembra Real TV. Sembrerà strano ma proprio non mi ha filato. Accidenti… la seconda occasione sfumata nel giro di un giorno. Nel viaggio d’ andata avevo visto una bellissima fatina aspettare il pullman tutta sola. Mi è piaciuta da impazzire, un flash. Purtroppo ero in macchina con i miei nonni, che non avevano altri mezzi di trasporto; mai come in quel momento avrei desiderato buttare giù i vecchi da una scarpata, disdire il party col morto e fermarmi da quell’ incanto. In effetti, appena scarrozzati i due, con la scusa delle sigarette sono tornato indietro ma lei era già sparita, puff. Una fata a tutti gli effetti. Comunque la ragazza del funerale era davvero splendida… aveva quell’ aria un po’ afflitta che la rendeva deliziosa. Sì, ma come provarci in un momento simile? Più che altro, mi giudicherebbe un pochino sfacciato? Non sapete quanto speravo in una resurrezione di Tonino, ma non per molto, mi bastavano cinque minuti: champagne, allegria, abbracci, scambio di numero di cellulare e poi, se proprio ci tieni, crepa di nuovo e pace fatta. So essere comprensivo io. Invece la gente è egoista e ci lascia la ghirba sempre nei momenti meno opportuni. Sì, è vero che se non fosse andato al regno dei più io non avrei mai visto quella ragazza… però… come dire… poteva morire dilazionato, a puntate: con la prima attiri la manza, prendo il numero e poi muori definitivamente. No? Comunque la dinamica dell’ evento mi ha lasciato molto perplesso: quest’uomo ha vissuto per novantadue anni: ha respirato, riso, pianto, giocato, lavorato, sofferto, gioito, amato… Novantadue anni di storia. E ora? Ora è una cassa di legno. Tutto qua… Tutto qua? Cavolo, ma ci pensate? Nasciamo e l’ unica cosa sicura in questo casino di vita è che moriremo. Insomma, col carattere che mi ritrovo, mi piacerebbe rispondere alla morte come ha fatto Lotto con Eminem in 8 Mile: “Fuck you and have a nice day”. Ma se la incontrassi veramente mi accontenterei di farmela addosso. Io ho sempre avuto una gran paura della morte e di tutte le situazioni che la possono generare; ad esempio 11 settembre, Afghanistan, Iraq… perché tutti questi problemi? E soprattutto, perché ora? Cavolo io sono giovane, voglio vivere e non chiedo niente a nessuno in fondo, perché dovete avvelenarmi la vita con tutte ste bombe e attentati? Lasciatemi morire in pace di vecchiaia e poi fate un po’ quello che vi pare. Vi prego, un attimo solo di pazienza! Un’altra mia fobia è la procedura del mio funerale. Voglio dire, non mi va che sia un brulicare di gente che viene solo per fare la comparsa. Non ho assolutamente bisogno che persone che nemmeno mi conoscono partecipino alla funzione: “Eravamo inseparabili... Come si chiamava?” Per questo ho deciso di allestire il funerale a Milano, dove sono nato. E’ circa a cento chilometri da me, ma almeno sono sicuro che chi non è davvero interessato a darmi l’ ultimo saluto se ne starà comodamente a casa sua. Spero proprio di non celebrare la messa funebre il giovedì, mi darebbe fastidio rovinare la serata di Champions League a qualcuno: “Ma guarda te, stasera c’è Barcellona - Manchester e io sono qui da sto vecchio rompicoglioni”. Ho maturato questa idea: se proprio qualcuno deve partecipare farò in modo che almeno si diverta. Niente cavolate tradizionali, nessun santo che accoglie la mia anima nel regno dei cieli, niente preti che ripetono le loro litanie all’ infinito. Voglio azzerare gli sbadigli fra i banchi della chiesa, fare qualcosa di esplosivo, insomma. Da un sacco di tempo ho la scena in mente. Innanzitutto voglio che vengano invitati gli Alcazar, e voglio che suonino Sexual Guarantee con l’ organo da chiesa. Poi sulla mia bara ci dev’ essere assolutamente una cubista brasiliana, ve lo giuro, lo scriverò sul testamento. Ovunque ci devono essere rose rosse e violette, l’ accoppiata dei miei colori preferiti. Prima della cerimonia mi piacerebbe che il carro funebre sfilasse con gli altoparlanti a manetta per tutte le vie di Milano: “Signore e signori, è morto Diego, siete invitati alla festa che si terrà nella chiesa stasera: cubiste, disco anni 70 e vips! Accorrete numerosi!”. Un po’ come la vettura dell’ arrotino che passa la domenica pomeriggio d’estate. Rinfresco, gente che balla, musica, belle ragazze: alla fine i presenti si devono augurare che io schiodi una seconda volta per ripetere la festa. Questi pensieri sono un modo per esorcizzare il pensiero della morte. So benissimo che poi verrò sepolto come tutti, fra sbadigli e finti dispiaceri, ma al solo immaginare che non sia così sorrido. Non riesco a rassegnarmi a questa idea del nascere e morire, come unici termini sicuri di un tremendo sconvolgimento terreno. E’ un po’ come se partissi per una vacanza e pensassi solo alla data del ritorno… Ma se fosse proprio qui la soluzione? In fondo uno non va in vacanza pensando al ritorno; al contrario si diverte, va in discoteca, al mare, in spiaggia, in montagna, si rilassa, scarica i nervi, fa fotografie, insomma: è sereno. Solo ho una gran paura di conoscere le persone più interessanti il giorno prima della partenza, come in ogni vacanza che si rispetti. |
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COMMENTI:
Autore:
blondy
( giovedì 2 dicembre 2004, ore 22:56
)
 porrrco zio,avrei dovuto controllare quanto tempo ho impiegato a leggere tutto!!!ma ce l'ho fattaa!!! mi faccio i complimenti da sola... ..consiglio:dividi i post..ti PREGO...sono diventata strabicaaa!!!! e poi volevo lasciarti un commentino per una cosa...e per un'altra...ma arrivata alla fine,già avevo dimenticato tutto! e allora sai che ti dicooo????? 'fanculizzati  e ora la smetto pure io perchè sennò rischio di scrivere un commento più lungo del tuo aaabnorme post... ah cielo.
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