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DOSIER SHELL UCCIDERE PER IL PETROLIO Centinaia di vittime, terre inquinate, villaggi decimati GIVE SHELL HELL
PUOI ESSERE SICURO DELLA SHELL?
In questi ultimi 30 anni la Shell ha estratto più di duecento miliardi di sterline dalle terre degli Ogoni e di altri gruppi etnici del delta del Niger. In cambio la popolazione Ogoni è stata sommersa dalla fuliggine, dai fumi e dai fuochi dei pozzi di petrolio e di gas; ha visto l'allagamento e la rovina delle proprie terre coltivabili dal petrolio estratto che ha reso sterile il territorio abitato dagli Ogoni. Quando gli abitanti Ogoni si sono ribellati, la Shell ha fatto si che fossero inviati i militari causando così la morte di centinaia di persone. TERRORISMO INTERNAZIONALE ? Per la Shell gli Ogoni sono trascurabili, ma i profitti certamente no. Quando il petrolio si esaurirà i direttori delle compagnie e gli azionisti nella fortezza Europa, sposteranno semplicemente le operazioni da un'altra parte. La Shell si era gia aggiudicata una buona posizione nel hall of fame dei razzisti per il sostegno dato al regime dell'apartheid in Sud Africa. Oggi come ieri continua a mantenere dei rigidi doppi-standard nel trattamento degli Africani rispetto agli Europei. Cosa succederebbe se ad Aberdeen (Scozia) venissero uccise più di 1000 persone perchè stanno facendo una pacifica manifestazione contro l'inquinamento che rende l'acqua non potabile e che non ne permette l'uso in agricoltura ? "Ancora una volta dalla mia cella imploro la comunità internazionale degli uomini e delle donne di buon senso, di fare pressione sul governo nigeriano affinchè la Shell fermi questa carneficina, questo genocidio". Ken Saro Wiwa (leader tribale degli Ogoni che si trova in prigione a causa di una montatura, in attesa della pena capitale) "La rete del potere multinazionale può essere disfatta dalla solidarietà e dalla resistenza che non conosce frontiere - Dobbiamo rispondere alla globalizzazione del mercato con la globalizzazione della protesta" Arthur Scargill
SHELL: DI TUTTO, DI PIU'
La multinazionale anglo-olandese Shell ha ammesso di aver acquistato, ormai diversi anni fa, armi per dotare la polizia nigeriana dell'equipaggiamento necessario alla difesa dei propri impianti petroliferi. Nega acquisti recenti. C'è chi la smentisce, è la Humanitiex Nigeria, ditta nigeriana che si occupa d'importazione di armi, che ha chiesto un risarcimento di oltre un milione di dollari accusando la Shell di "rottura di contratto". Nella denuncia presentata all'Alta Corte di Lagos c'è una deposizione scritta e giurata di Gabriel Akinluyi, amministratore unico, nella quale dichiara che la Shell nel 1993 decise di fare un acquisto per rinnovare le armi da fuoco delle forze di sicurezza del paese.
NIGRIZIA - APRILE 1996
NESSUNA LIBERTA' PER GLI OGONI
A un anno dall'impiccagione di Ken Saro-Wiwa e di 8 suoi compagni "gli arresti arbitrari, le torture e gli omicidi sono sempre all'ordine del giorno per gli Ogoni", ricorda il giornale nigeriano dell'opposizione Tell. Le testimonianze raccolte dal settimanale lo dimostrano. Robert Azibaola, responsabile di una ONG ambientalista, è stato sottoposto ad un duro interrogatorio per aver chiesto di organizzare un incontro culturale in ricordo di Ken Saro-Wiwa, e gli è stato quindi vietato di tenere riunioni con più di due persone. Akinaa Deesor, produttore radiofonico per l'emittente statale Rivers State Radio è in prigione dal 18 luglio 1996 per aver trasmesso una canzone tradizionale Ogoni.
TELL (Nigeria) - 18 NOVEMBRE 1996
IL CONSIGLIO MONDIALE DELLE CHIESE DENUNCIA LA SHELL
Con un durissimo rapporto di 196 pagine, intitolato "Ogoni: la lotta continua", il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC) ha messo sotto accusa il governo nigeriano e la multinazionale petrolifera Shell per oppressione e devastazione ambientale, in particolare nella regione del delta del Niger. A poco più di un anno dall'esecuzione del poeta nigeriano Ken Saro-Wiwa e di altri otto attivisti del MOSOP (Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni), si torna a parlare della drammatica situazione del Paese africano governato dal generale Sanni Abacha e delle pesanti responsabilità delle compagnie petrolifere occidentali nello sfruttamento e nelle condizioni inumane di vita dell'Ogoniland, la regione più colpita dall'inquinamento e dalla repressione governativa.
"Negli scorsi 30 anni, si è stimato che 30 miliardi di dollari di petrolio sono stati estratti dall'Ogoniland, senza alcun relativo beneficio per gli Ogoni. L'Ogoniland è impoverita e gli Ogoni, come altre minoranze produttrici di petrolio, hanno dovuto sopportare l'oltraggio dell'inquinamento ambientale e della devastazione": così il rapporto preparato da Deborah Robinson - membro dello Unit III ("Giustizia, Pace e Creato") del WCC ed inviata in Nigeria per valutare i danni provocati in una regione ricchissima di petrolio, eppure estremamente povera come l'Ogoniland - descrive le condizioni in cui versa il delta del Niger. Le continue trivellazioni, le enormi quantità di gas bruciato, le pioggie acide, lo smaltimento dei fanghi con incrostazioni di petrolio che raggiungono il metro di spessore hanno definitivamente compromesso la situazione ambientale dell'area, colpendone duramente gli oltre 550mila abitanti, come già denunciato dal MOSOP.
A seguito delle proteste e delle denuncie degli Ogoni per lo sfruttamento feroce della loro terra da parte del governo e dei suoi partner commerciali (Shell, Mobil, Chevron), si è scatenata, infatti, una massiccia campagna repressiva che, secondo il rapporto WCC, comprende intimidazioni, sequestri, arresti, torture, agguati e pestaggi tuttora in corso nei confronti di chiunque si azzardi ad intralciare gli affari miliardari delle multinazionali del petrolio. Se si pensa che l'esportazione del greggio rappresenta l'80% circa delle ricchezze del Paese, si capisce immediatamente quali e quanto ingenti siano gli interessi sotto il petrolio nigeriano.
ADISTA - 08 FEBBRAIO 1997
ARROGANZA SHELL
La compagnia anglo-olandese Shell ha portato in tribunale il 21 gennaio 1997 Massimo Corbara di Sarsina (Forlì) titolare di un'azienda di agriturismo. Motivo, la disdetta del contratto di fornitura di "gpl". Dice Massimo Corbara: "Le responsabilità della multinazionale nell'impiccagione di Ken Saro-Wiwa sono state enormi, io avevo firmato il contratto pochi mesi prima. Ho telefonato al rappresentante e gli ho detto di venire a riprendersi tutto. Mi hanno parlato di danni da pagare, risarcimenti. Poi è emerso che il contratto che avevo firmato era già stato contestato dall'Antitrust di Amato, e il Giudice ha invitato la Shell a ritirare le sue pretese, che da due milioni erano già scese a duecentomila lire". Massimo Corbara se l'è cavata col pagamento di una semplice tassa governativa.
FAMIGLIA CRISTIANA - 19 FEBBRAIO 1997
SHELL: AVANTI NONOSTANTE TUTTO
A distanza di un anno e mezzo dalle esecuzioni - fa notare Greenpeace - la Shell non solo rifiuta di bloccare i propri investimenti in Nigeria ma continua a fare affari con la giunta militare. Greenpeace ha pubblicato un rapporto, Shell-Shocked, che documenta i costi ambientali e sociali della multinazionale in Nigeria. Nel delta del Niger, la Shell ha forato 96 pozzi petroliferi e costruito 2 raffinerie, un complesso petrolchimico, una fabbrica di fertilizzanti e una ragnatela di oleodotti lunga quanto la distanza tra Londra e New York.
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