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di D R A G O da commentare:
"Dove siete?" "Al Caboh" "E che cazzo è?" "Un bar-negozio vicino alla villa." "Un bar-negozio??" "Ma sì... sulla piazzetta con la fontanella..." "Vabbù, arrivo..."
Questa la mia telefonata con uno dei miei migliori amici. Dovevo raggiungere lui, un altro amico con cui ho fatto le migliori cazzate della mia vita e un altra persona che non sapevo ancora chi fosse a questo Caboh, questo bar-negozio. E guidando in mezzo al traffico delle stradine affollate del mio paese ieri pomeriggio, interrogandomi su come il barista-negoziante proprietario di questa attività avesse ottenuto la doppia licenza per aprire un bar E un negozio, arrivo alla piazzetta con la fontanella indicatami.
Parcheggio, scendo dalla macchina e la chiudo. E ora cerchiamo questo posto. Ci sono cresciuto in questa città di 50000 abitanti. Non piccola, ma non grande abbastanza da non conoscere tutti i bar della zona. Eppure questo non lo conoscevo. Era nuovo. E io non sono più di queste parti. Le cose cambiano, i bar aprono, cambiano gestione. La gente ottiene doppie licenze per aprire attività polivalenti. E io non lo sapevo. Io non sono più di queste parti. Ma dovevo trovare questo posto.
Infilo le chiavi della macchina in tasca, alzo la testa e vedo l'insegna: "Caboh". Proprio davanti a dove ho parcheggiato. Ovvio. E non so perchè, ma questa casualità mi ha fatto sentire figo. Come se mi fossi fermato lì perchè sentivo che era il posto giusto. Come se fosse merito di un sesto senso che rasentava il paranormale.
Guardo la vetrina: vestiti. Magliette, pantaloni. Un negozio. Quel posto non aveva niente di un bar. Mi avvio all'ingresso e dentro c'è il bancone di un bar con dietro tazze, macchinetta del caffè, bottiglie di alcolici e bicchieri. Un bar.
Dietro al bancone però c'è anche Eva Henger.
No, non è Eva Henger. Eva Henger non ci starebbe mai dietro il bancone di un bar-negozio a prendere ordinazioni. No... non sono ordinazioni, quelle che prende Eva Henger. A meno che lo scialbo copione di uno dei suoi film non le dica di fare la barista in abiti succinti che se le viene ordinato un Cuba Libre porta al tavolo un cocktail, ma se le ordini un bocchino, non è detto che ti porti un cocktail. (Ora, per tutti i maliziosi astemi, specifico che il bocchino è ANCHE un cocktail, oltre che un filtro pluriutilizzabile per sigarette, ovviamente).
Cmq la sosia di Eva Henger dietro al bancone mi saluta e io ricambio scacciando dalla testa le immagini che inevitabilmente mi avevano assalito. Non è che le abbia scacciate benissimo però, diciamocelo. Ero tanto preso che QUASI dimenticavo di essere in un bar-negozio. Dovevo capire come era organizzato un bar-negozio. E ci ho messo poco a capirlo. C'è una parte che fa da bar e una da negozio, ci avreste mai pensato?
Cmq dove ero io c'era solo il bancone del bar. Niente tavolini. Niente amici miei. Niente negozio. C'erano però delle scale che salivano e delle scale che scendevano. Decido di friggermi un po' il cervello pensando che se fossi salito, anche le scale che salivano sarebbero diventate scale che scendevano come le altre. Allora, curioso di scoprire cosa sarebbe successo alle scale che scendevano se fossi sceso, scendo, nonostante un cartello indica che il bar è in cima alle scale che salivano.
Ma io scendo. E penso che è inutile dire che il bar è in cima alle scale che salgono. Perchè non può essere in cima alle scale che scendono. Quindi è semplicemente in cima alle scale. Cmq io scendo. E che ci crediate o meno, ho visto le scale che scendevano diventare scale che salivano. Pazzesco.
Ora, per quanti di voi hanno voluto darmi fiducia e non hanno chiamato la neuro, rivelerò che volevo solo vedere com'è il negozio di un bar-negozio. Per questo sono sceso. E beh... è un negozio banalissimo. Con una commessa carinissima che mi vede mi saluta e mi sorride. Io la saluto e le sorrido e le dico che volevo solo vedere il negozio del bar-negozio e me ne torno su per le scale che salivano avendo smesso di scendere.
Sorrido a Eva Henger e salgo l'altra rampa di scale. Sopra ci sono dei tavolini. E seduti ad uno di questi i due amici con cui ho fatto una marea di puttanate e gli voglio bene da morire. C'è con loro anche una ragazza di quelle che fanno tenerezza per come sono carine. Io però non la conosco. Saluto i due amici, la guardo, sorrido e mi presento:
"Piacere, Riccardo!" "Piacere, Tiziana!"
Toh, come l'Elfa, penso. E lei mi guarda e le viene da ridere. Non capisco, mi sento a disagio e guardo i miei amici. Anche loro mi guardano e ridono. Allora capisco... io dovrei conoscere quella ragazza. Ma non mi ricordo di conoscerla. E io non mi dimentico mai delle ragazze carine che conosco. Nessuno si dimentica di una ragazza carina. Io non mi dimentico mai. A meno che... a meno che non fossi ubriaco spolpo. E a questo pensiero mi illumino.
"Tu... eri al Fuori Porta quest'estate!" "Bingo! Allora ti ricordi di me!" "No... però era facile dedurlo..."
Ora spiego: il Fuori Porta è un locale molto carino dove la scorsa estate ho dato spettacolo un paio di volte ballando coi miei amici completamente ubriachi. Una sera ho bevuto tanto da non ricordare proprio niente la mattina dopo... ho ricostruito quel che mi è successo solo grazie ai racconti degli altri. Pare che sia stato un idolo quella sera. Praticamente un fenomeno da baraccone: facevo ridere tutti.
E questa Tiziana è stata protagonista di una delle mie spassosissime gag da sbronzo: pare che quella sera d'estate, un amico mi presentò a lei mentre ballavamo e io dissi "Ah, ma allora è che tutte le Tiziane sono belle gnocche! Questione di nome! Ho deciso, la parola d'ordine di oggi è Tiziana!"
Ora, siete liberi di dare un senso qualunque a queste mie affermazioni, perchè tanto penso che un senso non lo avessero. Però non finì lì. Perchè ballando ubriaco, quella sera mi presi una brutta storta alla caviglia (ma questa è una storia che ho già raccontato e che molti di voi conoscono). Pare però che continuassi a ballare nonostante il dolore zoppicando. Immenso è il potere analgesico dell'alcol.
A un certo punto il dj mi chiamò al microfono per dire qualcosa ai miei fan e io tirai fuori una chicca:
"Mi fa male la Tiziana!!"
Del resto era la parola d'ordine della serata, no? Ha senso. "Tiziana" al posto di "caviglia". Ci stava. E molta gente nel mio paese mi ricorda, mi conosce e mi pensa per via di perle come questa. Umiliante e divertente 'sta cosa!
E la Tiziana con cui ho parlato in quel bar-negozio con la sosia di Eva Henger dietro al bancone mi ha conosciuto così. E siamo già in confidenza, già amiconi. Che figata.
Dopo un po' decidiamo di andar via. Paghiamo il caffè ad Eva Henger, usciamo dal bar e saliamo sulla mia macchina. Accompagno gli altri a casa e intanto penso che è un po' che non mi fa male la Tiziana. Che è un po' che ho cambiato parola d'ordine. Ora mi fa un po' male l'Annal... ehm, no, volevo dire... mi fa male il capo, da qualche tempo..
Sì, mi fa male il CAPO. |
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COMMENTI:
Autore:
kero kero
( giovedì 30 dicembre 2004, ore 17:55
)
sai com è..dalla caviglia si passa al capo..ma il dolore più o meno è quello..
un bacino sul naso!
Autore:
icegirl
( giovedì 30 dicembre 2004, ore 09:49
)
ti prego, semmai dovessi scrivere e pubblicare un libro avvertimi che lo compro subito!!! mi prende troppo come scrivi
Autore:
D R A G O
( mercoledì 29 dicembre 2004, ore 19:14
)
e io ti sfiTo!
Autore:
lo re
( mercoledì 29 dicembre 2004, ore 19:09
)
io dico che avete tutti ragione..
ma lo re resto sempre io..
hahahahahaha..
Autore:
D R A G O
( mercoledì 29 dicembre 2004, ore 18:59
)
è che c'ho stile, che posso farci...
sì, vabbè... più o meno!
Autore:
-Mick-
( mercoledì 29 dicembre 2004, ore 14:50
)
"Mi fa male la Tiziana!!"
se non l'avessi letta sul tuo blog 'sta cagata, saprei comunque che è tua...stile inconfondibile.Bravo Rik!!!!

Autore:
blondy
( mercoledì 29 dicembre 2004, ore 14:14
)
trippissimo...
Autore:
valevally
( mercoledì 29 dicembre 2004, ore 11:52
)
Hai evocato un'atmosfera tipo film di Indiana Jones... quelle viuzze bianche dei suoi viaggi nei paesi arabi...
...ok, è ora di alzarsi da questo pc e andare a vivere la vita vera 
O anke di smetterla di leggere il tuo blog che è come un trip... non ne esco facilmente...
Autore:
ZorroBobo
( mercoledì 29 dicembre 2004, ore 01:34
)
minkia ke roba!
(lo so...di solito nn scrivo ste kose, ma nn so ke dire... un postone così nn me l'aspettavo... e poi...Eva Hengher e i Bokkini!!!! ma dove siamo?!?!?!
ah..a te le scale danno alla testa!)
Autore:
D R A G O
( martedì 28 dicembre 2004, ore 17:23
)
Una favola?
Beh... non voglio svelare troppe cose... ma un'anteprima te la do...
ci vorrà ancora un po' di tempo perchè devo riuscire a finire di scriverla... o almeno arrivare a buon punto... ma è da un po' che sto lavorando a una favoletta da raccontare... ma non ditelo in giro... odio creare troppe aspettative dato che non so ancora quanto manca alla pubblicazione...
Autore:
dharma
( martedì 28 dicembre 2004, ore 17:20
)
mi scrivi una favola?! mi piace tanto leggere.. e mi piace tanto come scrivi.
Autore:
D R A G O
( martedì 28 dicembre 2004, ore 17:11
)
Io me la tiro??
Tu te la tiri!!
Te la tiri tu!
Trallallerullà!
Autore:
squalo 83
( martedì 28 dicembre 2004, ore 17:02
)
Tiratela meno rik-kione 

Autore:
D R A G O
( martedì 28 dicembre 2004, ore 16:36
)
credimi... ci ho lavorato meno di quanto pensi... è che scrivo talmente tanto che ormai sono velocizzimo.
Papiri come questo sono la prassi, sul mio bloggo!
Autore:
lo re
( martedì 28 dicembre 2004, ore 16:30
)
boia..!!
io ho letto solo le prime righe di tutta sta roba ma santoddio.. quanto ci hai lavorato?? avrai consumato i tasti finchè non si leggono nemmeno + le lettere..!!
..complimenti!!