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MERAVIGLIE

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Messaggio di RickyM. da commentare:
IL CASO / La notte del derby stravinto dalla Lazio rischia di avere un seguito giudiziario per un gesto dell’attaccante
Di Canio finisce nel mirino della Digos
Sotto accusa per il saluto a braccio teso verso la curva. «Le foto non bastano, esamineremo i video»
(Ap)
ROMA - Non è esattamente la lista da consegnare all’arbitro: l’informativa della Questura che nei prossimi giorni arriverà al magistrato conterrà «tutto ciò che è accaduto al derby». Gli incidenti all’esterno dell’Olimpico, certo, magari il lanciatore del petardo che ha stordito Totti, se le immagini lo rintracceranno. Ma potrebbe esserci altro, anche. Il gesto di Paolo Di Canio. Quel braccio teso verso la curva Nord a fine partita, il saluto che ai più è parso non solo laziale, ma anche romano. Spetterà al magistrato stabilirlo, decidere poi se effettivamente si tratta di un reato, di apologia del fascismo. Franco Baldini, il direttore sportivo della Roma sconfitta 3-1, ha già emesso la sua sentenza: «Ha istigato alla violenza con gesti che sono, a tutt’oggi, apologia». Non è tutto: la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha aperto un’inchiesta. Dimenticate la mano di Dio di Maradona, che costrinse Inghilterra e Argentina a ripensare alla guerra delle Falkland. Adesso, volendo, il calcio ha altro in cui specchiarsi. La Digos, in queste ore, sta esaminando i filmati. «Perché le fotografie non bastano». Possono offrire inquadrature che, a volte, schiacciano la prospettiva, stravolgono la realtà. Quelle che sono arrivate nelle redazioni, mostrano l’attaccante biancoceleste a poca distanza dal vetro di sicurezza che separa la pista d’atletica dal settore popolare dei tifosi della Lazio. Il volto stravolto da fatica e gioia. Una canottiera bianca con una scritta blu. E il braccio destro alzato, teso. «Il lavoro non è semplice - dice chi cerca di capire cosa è accaduto all’Olimpico la sera della Befana - perché le immagini sono molte e devono essere esaminate tutte». Ovvio che non è Paolo Di Canio il protagonista assoluto della serata: all’Olimpico, quando si gioca la sfida tra Roma e Lazio, materiale per la Digos non manca mai. L’ultima volta, non ha fatto eccezione. Tafferugli prima della gara, un tifoso accoltellato, dodici feriti, tre arrestati (e già liberi), cariche delle forze dell’ordine a fine partita. È anche per questo, il clima di guerriglia che a volte si scatena all’Olimpico, che inserire il nome Di Canio nell’informativa da mandare al magistrato, non è decisione irrilevante. Ugualmente, però, considerando i riflettori che Paolo Di Canio attira su di sé, quanto accaduto in campo non sembra poter passare inosservato. In ogni caso, l’attaccante laziale non dovrebbe essere denunciato: ciò che ha fatto, reato o meno che sia, potrà essere, semplicemente, riferito alla Procura. Un atto dovuto, insomma.
Ma tra le cose certe, in ogni caso, ci sono anche le reazioni che quel gesto ha generato. A cominciare dalla «commozione» della nipote di Benito Mussolini, Alessandra. E delle altre, molte, dei politici di destra e di sinistra. Fino ad arrivare a quelle calcistiche. La più severa è quella del direttore sportivo giallorosso, Franco Baldini: «È un vero peccato che Di Canio abbia privato la Lazio di una vittoria legittima. Era la vittoria della squadra, di Papadopulo e soprattutto dello stesso Di Canio che con precisione scientifica l’aveva costruita e suggellata con un gol di rara bellezza. Ma poi ha regalato all’Olimpico, e al mondo del calcio tutto, brutti atteggiamenti e un’immagine di Roma che nessuno di noi voleva vedere. Finché si tratta di provocazioni, di sfottò, va bene, in un derby sentito come quello di Roma ci sta tutto». Ed ecco la stoccata finale, pesantissima: «Di Canio però è arrivato addirittura a insultare il pubblico avversario e questo va un po’ meno bene. Ma, ancora peggio, ha istigato alla violenza con gesti che sono a tutt’oggi apologia di reato».
Dopo le accuse, Baldini ha spiegato anche di aver «pensato molto, prima di intervenire. Volevo rimanere in silenzio, ma qualcosa dentro di me urlava troppo forte: così ho deciso di parlare e, consapevole che forse questa mia dichiarazione potrà alimentare repliche, dico fin d’ora che per me la questione finisce qui e non ribatterò ulteriormente». Stavolta, per lui, «hanno perso tutti, la Roma e la Lazio. E anch’io».
I precedenti non mancano: l’attuale portiere della nazionale, Buffon, indossò una maglietta con la scritta «Boia chi molla», salvo poi spiegare che si trattava di un incitamento solamente «calcistico». In quanto al numero «88», codice di «Heil Hitler», la spiegazione fu di attributi doppi da mettere in campo. Adesso toccherà a Di Canio difendersi davanti all’Ufficio indagini della Figc. Al contrario di ciò che accade in Questura, la giustizia sportiva ascolterà il laziale basandosi sul materiale fotografico raccolto. Ma il comportamento del calciatore nato in un quartiere antifascista di Roma, il Quarticciolo, è stato criticato non solo per il saluto: «Dispiace che abbia dedicato la vittoria anche ai diffidati, dimenticando che gli agenti chiamati a gestire il servizio d’ordine negli stadi lavorano ogni domenica in condizioni massacranti», dice il prefetto di Roma, Achille Serra.
I tifosi della Roma, nelle trasmissioni radiofoniche, l’hanno insultato, minacciato. Mentre sui siti dei laziali, l’attaccante è celebrato, semplicemente, per ciò che ha fatto durante la partita. «Un eroe». Per molti, il destro teso di Di Canio è solo, o quasi, quello che ha infilato Pelizzoli.




Mamma mia un nuovo duce! Piazzale loreto 2 in arrivo?
Ma dai! Uno con questa faccia chi lo prenderebbe sul serio?

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COMMENTI:


Autore: irisss
( mercoledì 26 gennaio 2005, ore 11:22
)

ahahhahahah




Autore: RickyM.
( mercoledì 12 gennaio 2005, ore 08:32
)

Noooooo! l'ho vista solo ora... nooooo!




Autore: lacurrada
( martedì 11 gennaio 2005, ore 09:00
)



lui invece sotto la canotta da basket indossa una maglietta che reca la scritta

BOIA *IO

informerò la questura..




Autore: irisss
( lunedì 10 gennaio 2005, ore 21:45
)

meno campi di calcio..più campi di concentramento!
di canio docet!
qua si salvano solo i viola..




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