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il_poetO
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CITTA': Around Cittadella. Onara nolla conosce nisciuno.
COSA COMBINO: Lettere e Filosofia
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STO LEGGENDO
Sigmund Freud - Il Sogno, Also Spracht Zaratustra - Nietzsche, Poesie - Andrea Zanzotto (2a volta), Il Garofano Rosso - Vittorini, i due manuali di storia contemporanea.
HO VISTO
La Città Incantata, Shrek 2, Fuoco Cammina con Me, Lora di religione.
STO ASCOLTANDO
The Future Sound Of London, Mark Hollis, Mouse on Mars, Flaming Lips, Sonic Youth.
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Nu ginz e na maglietta.
ORA VORREI TANTO...
Guardare la capovolta del cielo.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Storia contemporanea, Letteratura contemporanea, Filmologia.
OGGI IL MIO UMORE E'...
So, why so sad?
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

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Messaggio
di il_poetO da commentare:
"Incontri, nei rari casi d'inverno": l'ho letto da qualche parte, o forse l'ho pure scritto, qualche anno fa, nel retro di una qualche cartolina. Oppure forse è un relitto di un verso, un relitto di quei rari momenti in cui mi metto a scrivere versi, e forse in quel frangente ce l'avevo proprio con qualcuna, che sai, è dura convincersi sia davvero "qualcuna" quando invece è, ed è stata "una" soltanto. Ma non importa di lei, che oramai è andata e che anzi è un anno che già dovrei averla dimenticata; così è, a volte, persa nella memoria, mentre nei sogni invece mi ricompare tutta intera, nuda, oppure vestita del suo solito velo traditore, pronta a passarmelo sul viso, sì, come un velo ingannatore, privandomi del giudizio e della serenità, impedendomi di pronunciare quella parola che suona come "basta!". E questo nulla che c'entri con te, o forse sì; nulla certo che c'entri con queste complicanze, ma qualche giorno fa c'era pur sempre l'inverno; e poi c'eravamo io e una persona con la quale non parlavo da tanto; un raro caso, insomma. Però, ecco, l'ultima volta in cui conversai con questa donna (donna, perché "ragazza" mi suona troppo materiale), ricevetti di lei un'impressione profondamente diversa rispetto a questo recente giorno d'inverno; forse perché ancora era estate, e le persone sia dentro che fuori, costeggiano il sole come i fiori e le piante, e si rimpiono di vita, grazia e bellezza, e ne fanno scorta per le rimanenti fasi dell'anno. O forse, ancora, perché sono fatti e accadimenti, più che la giostra naturale, a condizionare l'umore e l'aspetto, la vitalità o il suo contrario, la malinconia. Insomma, un dieci giorni fa, ti ho trovata bella, come al solito -e anche se non lo sai, pure un mio amico t'ha detto "bella, anzi bellissima"- ma il punto è che ti ho vista come spenta, rassegnata, ancor prima che le tue parole mi confermassero questa impressione; e mi son detto "che strano", e me lo son detto perché ti avevo come idealizzata, come mio solito, e dipinta nella mia mente con tutti i colori della vitalità, della gioia, del divertimento e, perché no, della sensualità. Ed entro questi confini ti ricordavo, che tanta sorpresa ho provato appena hai accennato al tuo momento, diciamo, poco felice; da qui il mio imbarazzo, la mia paralisi facciale che altro non ha saputo produrre che un sorriso ebete e forse, spero di no, ambiguo. Non sorridevo certamente della tua condizione; era un segno di nervosismo il mio; ma non credo serva giustificarmi. Quasi da subito mi son ricordato però di certi tuoi vecchi sms, nei quali ti scusavi per il protratto silenzio, apponendo laconicamente come non te la stessi passando troppo bene; tutti dettagli che avevo rimosso perché avrebbero scalfito l'immagine solare che di te m'ero fatto. Non ti dico la malinconia, mia, nell'averti sentito pronunciare quelle parole; non dico mi sia caduto un mito -sarebbe obiettivamente troppo, e pure patetico- ma lo sconforto per l'essere venuto a conoscenza che certe cose -e quali cose poi non lo so, ma immagino gravi- avvolgano di nero anche le persone all'apparenza fra le più vitali, beh, un po' mi lascia rammaricato. Certi altri invece sarebbero felici, tutti contenti nel dire "beh, almeno a volte tocca anche a loro"; e la cosa più meschina è come questi sottolineino una fantomatica separazione "noi/loro", a dividere cosa poi, i belli dai brutti? Fortunati e meno fortunati? I timidi dagli estroversi? I deboli dagli aggressivi? Senza rendersi conto poi che discorsi del genere sono il primo passo verso la costruzione di una barriera personale, fatta di rassegnazione e compromessi, dalle pareti in cui sconfitte mai accettate sono appese come quadri, a proporre di primo acchito quest'immagine, grigia, di sé. E reagire alle piccole grandi catastrofi quotidiane, da questa fossa che continua ad inghiottire, giorno dopo giorno, come sabbie mobili tutta la nostra pena, diventa sempre più difficile. Perché nulla è più facile che rinchiudersi in sé, nel proprio castello di convinzioni di comodo, lasciando che il mondo scorra all'esterno, a volte sfiorando, a volte ferendo; ferite che non abbattono nulla, che non spronano alla reazione, ma che nel complesso contribuiscono a rafforzare il muro fra sé e gli altri. Fino a quando si arriva al punto estremo: rifiutare esperienze ed incontri con lo scopo di prevenire la sofferenza. Ti avevo promesso, nel mio ultimo sms, una mail leggera, magari divertente; rileggendomi mi accorgo di quanto questa sia invece pesante e forse pure un po' supponente. In certi momenti, inoltre, non so nemmeno se stessi parlando a te o invece a me stesso. E c'è tanto di me e delle mie esperienze (e di certo non solo con quell' "una soltanto" di cui sopra): non solo intrighi postumi d'amore perduto, ma anche sciocchezze di ogni genere. Cose brutte e meno brutte, dolorose come lievi; cose appese alle pareti, come quadri, altre invece staccate ma con ancora impressa, sul muro, l'ombra della cornice, e addirittura pareti abbattute. A volte è così, si oscilla; ci si sporge e poi via dentro al riparo, allacciando amicizie oppure prendendo sberle scottanti. C'è che fin che resisto, resisto. Ultima cosa; voglio scusarmi con te, se da quando ci conosciamo, anzi, se da quando m'hai dato il tuo numero, a volte posso esserti sembrato, diciamo, ambiguo, insistente oppure poco discreto, soprattutto nel periodo che va da gennaio ad aprile scorso. Uscivo proprio allora da "quella" storia importante durata due anni, ed ero del tutto confuso, in preda a un marasma di sentimenti, istinti, passioni, sul quale non avevo il benché minimo controllo razionale. Chiedo venia. Ora ti saluto, augurandoti le cose migliori, che io non so, ma che tu sai. Buona Notte. Simone. |
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