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PARANOIE
1)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)


Messaggio di pica da commentare:
...(continua)la nobile contrada del Nicchio
1957: la Pania compie 10 anni

Così, una iniziativa dopo l’altra, la Pania si apprestò a celebrare i suoi dieci anni di vita. Era un traguardo non indifferente: era la riprova che L’intuizione di quel manipolo di contradaioli che si erano ritrovati in una fredda sera di gennaio del '46 e degli altri che avevano dato corpo reale, in seguito, a quella idea, era stata azzeccata. Di strada ne era stata fatta tanta; di trasformazioni se ne erano viste succedere a ritmo vertiginoso.
Anche dal punto di vista della struttura la Pania era ormai irriconoscibIle da quella delle origini. Nel locale superiore - quello con le volte a vela scandite da una serie di conchiglie, era stata allestita la sala per la televisione: un punto-chiave della aggregazione in un'epoca in cui di televisori nelle case private se ne vedevano solo pochi e, quelli, di regola nelle sole case dei più facoltosi. Il banco del bar era ormai a tutti gli effetti omologa bIle alle analoghe strutture dei locali pubblici: le foto dell'epoca ci testimoniano che Il tirannico monopolio della damigiana del vino a 15 lire Il gotto era stato, se non scalzato, almeno affiancato dalla presenza della macchina per l’espresso; nella scansia dietro le spalle dei baristi trovava posto una panoramica delle marche di liquori più in voga. Anche Il sistema di riscossione non era più quello casareccio delle origini quando ciascun consumatore provvedeva in proprio a depositare Il dovuto nella cassetta: adesso un regolare e monumentale registratore di cassa a manovella garantiva la correttezza di tutte le operazioni di riscossione.
Il locale da gioco si era dotato di tavoli a piano di stoffa verde per le carte, di un tavolo da ping-pong, di biliardi a stecca e di quanto altro serviva a garantire la serata a tutte le fasce di età e a tutti i gusti. Dell'antico orto era rimasto poco più del ricordo, sostituito da un piacevole giardino al quale si accedeva da una scalinata ombreggiata da un pergolato.
Ma Il clou dei locali era costituito da altro.
Il legame ombelicale fra la società e la contrada si manifestò con la costruzione di una nuova stalla per Il cavallo, proprio nel seno stesso dei locali sociali. Fu riadattato un piccolo locale "là dove - si scriveva proprio nel 1957 - L’ultima rappresentante d'una stirpe felice di lavandaie profuse L’arte sua migliore, nell'antro dove la Sora Caterina trascorreva la maggior parte della sua giornata, è sorta oggi la più bella stalla che si conosca". Effettivamente, per essere bella, bella lo era davvero. La mangiatoia di travertino portava scolpita un'insegna della contrada; le mura erano a mattone nudo "alla vecchia maniera, in uno stilre che purtroppo oggi è poco ben visto dai giovani del foot-ball e dei balli moderni". Il soffitto era di noce a cassettone intagliato "nel più puro stIle senese"; Il pavimento a spinato "ricorda la Piazza del Campo". Alle pareti ferri battuti nella migliore tradizione del neogotico che, come si vede, costituiva ancora Il gusto imperante nella contrada. Era stata l'opera testarda di un gruppo di Nicchiaioli che, per metterla insieme, avevano profuso energie e ore di lavoro.
I dieci anni di vita della società furono solennizzati con un numero unico speciale "Noi della Società del Nicchio", una pubblicazione che si apriva con Il ricordo della sfida lanciata più di un decennio prima, firmato dal presidente Alberto Corradeschi. La pubblicazione ripercorreva le tappe segnate: í carnevali, le gare sportive (si fa per dire), gli adeguamenti di locali. Il tutto, ovviamente, nello stile dei numeri unici dell'epoca, poveri di fotografie (che costavano un occhio) e ricco invece di profIli e caricature a china dei Nicchiaioli più noti; cioè quel tipo di cosa che, fatta oggi, susciterebbe un vespaio di polemiche in nome della più lagnosa delle par condicio che fa subito chiedere a chi non è stato ritratto perché e percome, invece, quell'altra persona è siata degnata di tanta attenzione. E che ha finito per trasformare le pubblicazioni e i numeri unici in anodini repertori di volti tutti sullo stesso piano: dal Carneade qualsiasi al contradaiolo che al Nicchio ha dato L’anima e una vita. Le pagine, poi, erano piene di poesiole, aneddoti e battute: talmente naif da non riuscire a far ridere, oggi, nemmeno un dodicenne ma che, al contrario, costituivano lo spasso di un pubblico che possedeva ancora - beato lui - Il gusto di divertirsi con semplicità. A farlo, quel numero unico, erano stati alcuni contradaioli che avevano, e avrebbero in seguito, firmato più di una realizzazione grafica ed editoriale del Nicchio: gente che sapeva usare la penna o la matita come Adige Bartalozzi, Alberto Corradeschi, Rinaldo Meacci, DuIlio Sprugnoli e Osvaldo Starníni. Di strada ne era stata fatta della modesta sede del 1947. Osvaldo del Nicchio (pseudonimo sotto Il quale non è difficIle riconoscere uno dei personaggi appena ricordati) sottolineava i dieci anni passati in due gustose poesie vernacolari che, sotto Il titolo unificante di "Ecce Pania" Illustravano Il "prima" e Il "dopo".

"Dieci anni prima"

"Sie meglio, o che ti credi, un so' mia matta" - disse una donna a un'altra pe' la strada ­"a andà 'n quella bua ch'anno fatta,

e 'I mi marito 'un voglio che ci vada!" "ci van di giorno, si mettono a cantà bevano e 'un ti vengano più via,

se quando so' lì potessino stiantà sarebbe pace 'n famiglia e così sia!" "A' ragione - disse L’altra - o senti

el mi’ Nanni, sai, ti c'entrò iersera so' L’otto e 'un lo vedo, se mi tenti si va lì dentro, si ripiglia a poi..."

"Cianno messo L’inferno e prima 'un c'era e 'un ti ci vengo nemmeno se tu moi!!"

e, a fronte, seguiva un

"Dieci anni dopo"

"Ha' visto bel loale ch'anno fatto? ora si che ci si pole andare!

A quest'omini gli è passato 'I matto , e Domenica, sai ci vo a ballare"

"E' lo so anche a me me L’hanno detto e ci andai un poino L’altra sera, hanno 'ambiato tutto fin dal tetto,

tu avessi visto quanta gente c'era!" ..."Ma chi si vede. Ti se' divertita? ha' visto quanti fiori e quanti arazzi? mi ci scaldai e so' sempre 'ntontita". "Anche io ma ci voglio ritornare, mi fecero divertì anche ' ragazzi,

ora la Pania 'un si può che amare!!!"...
(continua)

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