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Messaggio
di El Juan da commentare:
Mi scuso per i molti errori e le imperfezioni da non umanista e da non scrittore.
Molte volte da battute, riflessioni, messaggini, scritte sui muri nascono riflessioni. Tempo fa mi veniva chiesto se si potesse fare /benchmarking /dell'esistenza, in particolare, la propria esistenza. Risposi che la misura dell'immateriale non è sempre facile e l'innumerevoli variabili della vita porterebbero a rendere impossibile l'utilizzo di questa stimolante e creativa tecnica. Non penso sia questa la sede per spiegare il perchè sia stimolante e creativa. Comunque il pensiero che in qualche modo qualcuno potesse ergersi al di sopra della nostra esistenza - breve e compressa in questo quarto di secolo - ha in qualche modo sedimentato nella mia testa. Per quel che è, per quel che rimane. Un parlamento, meglio una camera, delle nostre azioni l'abbiamo. Non mi pare il caso di ripercorrere il concetto di coscienza rispetto la morale cristiana e rispetto quella laica.Anche perchè non sarei certo di voi la persona più adatta. Ecco abbiamo, dunque, una coscienza, più o meno accentuata, delle nostre azioni, dei nostri pensieri (e delle nostre non azioni e dei nostri non pensieri) il problema riguardo il "/bench/" sembrerebbe in un certo qual modo risolto. Sempre ammesso che esista una certa capacità di fotografare le nostre intenzioni e riprodurle, quindi, filmarle - passatemi l'accezzione nell'uso del termine -.Andiamo quindi ipotizzando che la nostra coscienza riesca a scindere in maniera adeguata lo stock dell'agire dal flusso dell'azione. Solo così la camera potrebbe veramente misurare. Mi soffermo, solo un attimo, nel dire che il flusso dell'azione ha in sé le stesse potenziali conseguenze di un sasso fatto cadere in montagna previdibili e non previste. "/Mark/"/. /Il problema si fa più complesso. Ammesso che l'auto-misura di sé sia possibile differente è la misura degli altri. Qua entra, infatti, in gioco l'insieme dei valori che ognuno di noi ha. Sappiamo che sarebbe stupido misurare e comparare esistenza in termini della loro utilità monetaria. Sappiamo sarebbe deleterio farlo rispetto il sistema di valori espresso dalla società. Sappiamo sarebbe inutile farlo utilizzando sistemi di valori differenti. Mele e pere non si sommano e non sempre la macedonia di tutti-i-frutti è buona. Urge una soluzione. Non perchè sia necessario fare il /benchmarking /delle esistenze. No, no di certo. Ma perchè secondo me - uno stati(sti)co, matematico e non umanista - serve una soluzione? Urge una pausa di riflessione più che altro su come assistiamo alla nostra vita polemizzando con il nostro agire e su come guardimo meravigliati i solchi lasciati dall'aratro del vicino.Una pausa dunque. Le pause con i silenzi mal si addicono ad un simposio notturno e, pertanto, passiamo all'analisi dell' "/ing/"che complica le cose in quanto dinamizza il problema. Il continuo confronto con la propria "camera" è forse possibile, auspicabile e logico ma con l'esterno e in più continua? Qualsiasi unità di misura non banale sarebbe in questo caso sottoposta a forti pressioni dinamiche che non permetterebbero quella che è una misura continua soddisfacente. Non sarebbe, dunque, almeno in linea di principio possibile confrontarsi costruttivamente con gli altri, almeno di non capire profondamente il loro sistema di valori. Attenzione a quello che ho, del tutto involontariamente affermato: non sarebbe, dunque, almeno in linea di principio possibile confrontarsi costruttivamente con gli altri, almeno di non capire profondamente il loro sistema di valori. Non ho ancora risolto il problema e già arrivo a dire, magari per una mia miopia sillogistica, che per confrontarci con gli altri bisogna capire il loro sistema di valori. Ma ritorniamo all'urgenza da cui è nata questa riflessione.Fare /benchmarking /delle esistenze? La domanda che mi era stata posta è se fosse possibile. Probabilmente, e qui concludo, è possibile. Ma che valore ha? Che senso ha? Siamo sicuri che porti a dei benefici? Alcune possbili riflessioni da me fatte sono queste. Porta con sé dei vantaggi quando si ha la fortuna di avere esistenze parallele con cui confrontarsi.Attenzione è un parallelismo necessariamente forte ed è un confronto ma depressivo.Semmai in senso panglossiano. Insomma un confronto che sia propulsivo segnalandoci (/mark/) la possibilità di raggiungere (/ing/) mete che noi riteniamo rilevanti per il nostro sistema di valori (/auto-bench/). In ogni altro caso?O meglio nella maggior parte degli altri casi stiamo operando sterilmente. Credo. Sterilmente perchè confrontarsi con persone e passati non conformi con le attuali, ma soprattutto future, evoluzioni del nostro sistema di valori provoca movimenti non corretti. Movimenti e un eufemismo. Provoca crolli del potenziale del nostro io perchè schiacciato alla ricerca di segnali, mete, obiettivi che schiaccerebbero e cambierebbero il proprio sentiero. Questo, forse, come stimolo al fare e pensare meglio può servire. Magari è freddamente calcolato e non tocca le sinapsi dell'emozione ma i cambiamenti significativi derivano oramai, vista l'opulenza, più dalle sinapsi razionali che da quelle emotive. Affermazione forte ma che riconduce tutti noi a chiederci se i brividi irrazionali siano o meno frutto di una predisposizione razionale. Troppe domande in poche righe distolgono il senso dalle non-conclusioni e mi aiutano a chiudere leggermente il mio pensiero. Senza fare rumore. |
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COMMENTI:
Autore:
Chiara@
( venerdì 4 marzo 2005, ore 09:49
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