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sbambo82
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di sbambo82 da commentare:
I due, stesi sull'erba, vestiti, si guardano in faccia tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli e poi morde nell'erba. Sorride scomposta, tra l'erba. L'uomo afferra la mano sottile e la morde e s'addossa col corpo. La donna gli rotola via. Mezza l'erba del prato è così scompigliata. La ragazza, seduta, s'aggiusta i capelli e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.
Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia nella sera, e i passanti non cessano mai. Ogni tanto un colore più gaio li distrae. Ogni tanto lui pensa all'inutile giorno di riposo, trascorso a inseguire costei, che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi. Se le tocca col piede la gamba, sa bene che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano con un uomo stanotte. O che forse ogni donna ama solo chi perde il suo tempo per nulla.
Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine. Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco, interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia. Stringe a sè il mazzo verde - raccolto sul sasso di una grotta - di bel capevenere e volge al compagno un'occhiata struggente. Lui fissa il groviglio degli steli nericci tra il verde tremante e ripensa alla voglia di un altro groviglio, presentito nel grembo dell'abito chiaro, che la donna gli ignora. Nemmeno la furia non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce ogni assalto in un bacio e gli prende le mani.
Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà: tornerà a casa rotto di schiena e intontito, ma assaporerà almeno nel corpo saziato la dolcezza del sonno sul letto deserto. Solamente, e quest'è la vendetta, s'immaginerà che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia, senza pudori, in libidine, quello di lei.
Cesare Pavese, 1936
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