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Mercutio
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CITTA': Londra
COSA COMBINO: Giornalista
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STO LEGGENDO
No, sto scrivendo, ora più che mai. D'altronde la narrativa contemporanea fa vomitare. Non ne posso più di Chuck Palaniuk, Kalle Lans, Francesco Dezio, Frédéric Beigbeder e l'infinita pletora di critici della società contemporanea. Criticate, criticate, e intanto fate i soldi criticando il piatto dove mangiate. Avete rotto le palle. Andate a scrivere qualcosa di buono.
HO VISTO
Ho visto così tante belle cose a Barcellona che non so neanche iniziare a descriverle.
STO ASCOLTANDO
Kruder & Dorfmeister
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Sciccosissimo.
ORA VORREI TANTO...
Niente, sono contento.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Come convincere un giornale francese (o spagnolo) ad assumermi.
OGGI IL MIO UMORE E'...
Very good.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

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Messaggio
di Mercutio da commentare:
Ultimamente, complice forse la primavera e la conseguente perdita di senno, mi ritrovo spesso a riflettere sulla mia vita e sul mondo. Stupirà chi mi conosce come un ateo ammazzapreti scoprire che c'entra anche la morte del Papa. Alla notizia ho avuto uno spaesamento simile a quello di Manzoni quando gli hanno detto che era morto Napoleone. E via, "Ei fu, siccome immobile...". Molto più umilmente, io mi accontento di scrivere due righe in questo blog. Il problema, lo spaesamento, nasce dal fatto che sono incapace di comprendere queste grandi manifestazioni di popolo, milioni di persone che si spostavano dovunque arrivasse quest'uomo, milioni di persone alle sue esequie, centinaia di milioni di persone che l'hanno tenuto come un punto fermo durante tutta la sua vita. Un uomo che ha scritto decine di libri su decine e decine di temi diversi, che ha fatto invettive su questo e su quello, che ha conosciuto (o meglio, si è fatto conoscere), da coloro che hanno governato il mondo negli ultimi trent'anni.
I media, in questi giorni di monopolio papale dell'informazione, a causa della monotonia ripropongono vecchi spezzoni, mostrano pezzi di storia importantissima, anche recente, che normalmente non toccano, nei quali la figura del Papa è una specie di filo d'Arianna.
Se vi state chiedendo dove voglio arrivare, il punto, cari amici, è che se non è possibile capire a pieno nemmeno la vita e gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'esistenza di un uomo solo, davvero c'è tutta la ragione per sentirsi idioti, considerando che si tratta solo di un misero aspetto di millenni di storia.
I media ci aiutano normalmente a gestire questo spaventoso flusso d'informazione, mantenendo i riflettori su un numero piacevolmente limitato di avvenimenti. Che so, le Lecciso, il Grande Fratello, un po' di politica, i trend e le mode del momento. Quando arriva la morte del Papa a scoperchiare il vaso di Pandora, basta prendere una sola delle direttrici del pensiero per perdersi definitivamente. Io, nello splendido sito www.wikipedia.org, una grande enciclopedia libera online, mi sono perso per ore seguendo il filo dei rituali, delle tradizioni e della storia del papato. C'è da spendere ore soltanto con le regole del conclave e della "sede vacante".
Credo di capire, ora, cosa intendeva La Cecla in un suo libro che, al tempo, ho considerato una schifezza. Lamentava che l'accesso disordinato alle informazioni che è tipico di internet può fare letteralmente naufragare in un mare di dati. Per una persona che, come me, rifiuta ogni specializzazione in un ambito culturale, è davvero difficile reggere la sfida di non essere completamente ignoranti.
"The lyf so short, the craft so long to lerne" diceva Chaucer, e come dargli torto? La vita è davvero troppo corta per imparare "l'arte", figuriamoci per impararne diverse. Si vive prigionieri di un lasso di tempo e spazio così limitato che sembra di stare in cella. E questo senza contare, ad esempio, le opere frutto della fantasia umana. Leggete cosa scriveva Tolkien nel 1938.
"Ho affermato che lo Svago è una delle funzioni principali delle favole, e poiché queste non mi dispiacciono è chiaro che non accetto il tono di disprezzo e pietà con cui il termine "Svago" è ora così spesso usato. Perché dovrebbe un uomo essere disprezzato se, trovandosi in prigione, prova a uscirne e tornare a casa? O se non può, pensa e parla di altri soggetti che non siano i secondini o i muri della cella?".
Ok, Tolkien, mi hai convinto! Ora mi toccherà occuparmi anche dei romanzi di fantasia...
Non ho neanche bisogno di stare su un colle come Leopardi per rendermi conto che la vita è un puzzle con troppi tasselli, che anche in una vita intera non si possono riordinare in modo da avere nemmeno una vaga idea di com'è la figura completa.
Mi piace pensare, mentre ragiono così, che i Vichinghi (un popolo estremamente intelligente) avessero inventato una mitologia che è una vera e propria stampella di fronte a dubbi del genere. Tra parentesi: mitologia per noi, religione per loro.
L'universo è formato da nove mondi, attraversati dai rami, dal tronco e dalle radici del frassino Yggdrasil, "quell'albero che nessuno sa da quali radici nasca". Nel poema "Edda", il dio Odino evoca lo spirito di una veggente perché gli racconti il passato, il presente e il futuro. E in effetti glielo racconta tutto, dall'inizio alla fine: nella loro religione, i norreni sapevano già come sarebbe andata a finire. Alla fine dei tempi ci sarebbe stato Ragnarok, la battaglia alla fine del mondo in cui sarebbero morti tutti, dèi, giganti, mostri, uomini. Lif e Lifthrasir, unici due esseri umani superstiti, nascosti tra i rami di Yggdrasil avrebbero ripopolato il mondo. Nell'attesa di Ragnarok, i guerrieri morti avrebbero guerreggiato e mangiato carne di cinghiale nel Valhalla, preparandosi per la battaglia finale.
Come non invidiare questi popoli del passato, che vivevano semplicemente con la certezza del futuro, attaccati alla semplicità e alla materialità della vita, con una concezione ciclica del mondo che non lascia spazio allo smarrimento di un avvenire che non si conosce?
Invece noi, prigionieri del positivismo, dobbiamo pensare continuamente al progresso, a un futuro diverso e migliore. Ma è questa una speranza che cozza miserabilmente con i fatti della vita, con la distruzione dell'ambiente, con i conflitti, le guerre, le malattie e le ingiustizie.
Purtroppo, qui non si tratta di essere allarmisti. Luminari ben più autorevoli di me hanno illustrato le stesse grame prospettive. Il problema maggiore è cercare di inserire se stessi in uno scenario simile e trovare un ruolo adesso, un qualsiasi ruolo che faccia star bene noi e gli altri. Ecco, forse è questa la grande idea che abbiamo inventato nell'era contemporanea: la responsabilità delle proprie azioni. Ce l'avessimo tutti...
Al prossimo "allucinante trip mentale". |
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COMMENTI:
Autore:
Vitto
( martedì 12 aprile 2005, ore 12:13
)
Innanzitutto, son contento che sia tornata la tua dolce metà, così almeno puoi affogare nei piaceri dell'ammore i tuoi deliri primaverili e stroncarli sul nascere. In secondo luogo...complimenti, mi hai fatto riflettwere per più di venti secondi e questo è già di per sè un bel risultato, vista la bassezza della mia soglia attentiva, ultimamente.
Indi, passo a darti LA soluzione ai tuoi dilemmi: la coscienza collettiva.
Di fronte all'acclarata impossibilità di conoscere tutto, ci dobbiamo fidare. Di chi? Degli altri. Merda...dirai tu...sì...loo dico pure io... Però, la coscienza collettiva , per come la vedo io, è un obiettivo a cui tendere, piuttosto che una realtà realizzabile. Se ognuno cercasse, nel suo piccolo, di tendere al miglioramento della propria autocoscienza (in ogni modo...lavorando, studiando, facendo all'ammore...) la crescita complessiva della società ne sarebbe forse decisamente influenzata positivamente. Ripeto. Come tutte le utopie è bene che resti tale, ma la tensione a questo risultato offre una considerevole ancoradi salvezza, in un momento di assenza di senso.
Ora vado ad iscrivermi al corso di laurea in filosofia, per una tesi daql titolo"Millenni di sapienza...e poi le mie cazzate...pensa un po'!"
Autore:
il_poetO
( lunedì 11 aprile 2005, ore 12:46
)
La certezza del futuro ci è data pure dalla bibbia: Gog e Magog etc etc... C'è sempre una battaglia, una distruzione quasi totale prima della rinascita. E questo dell'olocausto è un mito presente nell'immaginario di moltissime civiltà, popoli, siano questi da noi considerati primitivi o progrediti. C'è un vertice in molte mitologie (religioni) in cui culminano battaglie e scontri finali. Dopotutto pure i lemming sono mammiferi...
Autore:
sizan
( lunedì 11 aprile 2005, ore 12:02
)
Se credi in qualcosa di diverso dalla "religione del consumo e del progresso" la vita assume sicuramente più senso...ma quella certezza del futuro che avevano i Vichinghi(?) e quel loro "attaccamento" ad una vita semplice di cui parli mi fa pensare a "Della primavera o delle favole antiche" di Leopardi, che tra l'altro è uno dei miei poeti preferiti, ma che purtroppo non era uno storico e nemmeno un sociologo! Comunque, bel trip!(non scrivo treep, perchè se no poi vitto pensa che sia un trip con la jeep...)
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