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Messaggio
di molectra da commentare:
Pubblico una notizia che ho appena letto in merito alle polemiche sollevate per il caro prezzo dei biglietti per i concerti.
"Continuano le proteste per la vendita dei biglietti dei grandi eventi musicali italiani. Il Corriere della Sera per l’occasione ha intervistato i principali organizzatori di concerti italiani. “Il dibattito sui prezzi dei concerti è sempre sterile e rischia di mettere in crisi un settore che per ora va a gonfie vele. I prezzi sono alti, è vero, ma vanno rapportati a costi di altri generi, dal vestiario alla platea della Scala”, spiega Roberto De Luca della ClearChannel, società che porterà in Italia il tour degli U2. “E poi questi personaggi arrivano ogni tanto. Con Vasco, che è una nostra produzione, e anche per scelta dell’artista scendiamo sui 30-50 euro”. Tra le tante critiche al sistema di vendita dei biglietti ci sono anche quelle legate al diritto di prevendita che cresce in proporzione al costo del biglietto. “Negli Stati Uniti se uno dell’ambiente musicale chiede all’impresario o all’artista dei biglietti paga un 20 per cento in più. Si chiama ‘on hold’, cioè un supplemento per aver evitato code e fastidi”. Tra chi invece ha adottato una politica dei prezzi c’è Ferdinando Salzano della Friends & PArtners (gruppo ClearChannel), specializzata in gruppi italiani. “Io decido i prezzi in relazione alla tipologia di pubblico. Per esempio Biagio Antonacci che ha un pubblico giovane costa 22 euro prezzo unico nei Palasport. Per De Gregori c’è anche un pubblico meno giovane che cerca un po’ di comodità e introduco i posti numerati da 30 euro più prevendita. A teatro i prezzi aumentano perché la qualità del servizio offerta è superiore”, spiega Salzano. “Le tariffe sono sempre decise di comune accordo fra artista (o il suo management), l’agenzia mondiale e il local promoter: non credete a chi vi dice il contrario”. (Fonte: Corriere della Sera)
Ecco io credo che non si possono mettere a confronto un evento quale un concerto e uno quale una rappresentazione teatrale alla Scala. Sono due tipologie di prodotti completamente diversi, e come tali presentano costi di produzione, di promozione e target di fruitori differenti per fasce d'età, cultura e soprattutto reddito. Gli economisti che si occupano di arte sostengono che ogni evento culturale, sia esso una mostra piuttosto che un concerto o un'opera lirica, entra in concorrenza con tutto ciò che ha a che fare con il tempo libero. Proprio per questo vengono legittimati confronti tra tipologie di prodotti culturali più diversi. Io non sono d'accordo. Sono pochi i casi di fruitori che frequentano assiduamente concerti rock e allo stesso tempo anche grandi teatri, grandi mostre. Occorre individuare le caratteristiche della domanda: reddito, gusti, età, posizione geografica, offerta già presente. Sulla base di questa formulare i prezzi. Prezzo che ovviamente dovrà tenere conto anche del cachè dell'artista e dei costi per l'organizzazione del concerto. Negli ultimi due anni le cifre parlano chiaro: alla diminuzione degli acqusti discografici, sono aumentiti gli acquisti di biglietti. Certo è gli introiti di quest'ultima offerta non possono compensare i cali di entrate del settore discografico. Infine, il diritto di prevendita, che viene spacciato come un "costo opportunità" in quanto evita quei costi e oneri legati alle code e all'attesa, sono in realtà una delle poche entrate di canali di vendita quali boxoffice e ticketone. |
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COMMENTI:
Autore:
beerbante
( mercoledì 27 aprile 2005, ore 12:54
)
mi stupisci bisti...ti farei presidente...
Autore:
Mist
( martedì 26 aprile 2005, ore 16:24
)
Beh, i Bloc Party, che per quanto bravi sono comunque gli ultimi sarcazzetti arrivati, chiedevano 15 euro prevendita compresa. I Kasabian anche di più! Ormai i prezzi sono questi, c'è poco da fare.
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