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Messaggio di ecce_ da commentare:
"Nichi", la politica scelta di vita
Ecco il film sul governatore Vendola
di CLAUDIA MORGOGLIONE

Un nuovo record, per Nichi Vendola. Non solo il primo politico a vincere primarie nel centrosinistra. Non solo il primo esponente di Rifondazione comunista a conquistare una Regione italiana. Ma adesso anche il primo governatore a diventare protagonista assoluto di un film-documentario, che si chiama come lui: "Nichi", semplicemente. E che sarà nei cinema da venerdì 6 maggio, nelle grandi città e in tutti i capoluoghi di provincia della sua Puglia: impresa notevole anche questa, visto che di solito opere del genere vengono relegate alle feste di partito o alla programmazione tv (meglio se notturna).

Insomma: da star della politica nazionale a divo del cinema? Lui, presente ieri sera all'anteprima del film, al cinema Nuovo Olimpia di Roma, si schermisce: "Io un governatore attore? - dichiara al termine della proiezione, applauditissima da una platea di veri fan - non credo, io qui non recito ma racconto: non si tratta di fiction, ma di qualcosa di legato alla realtà".

Al di là delle definizioni, quel che è certo è che siamo di fronte a un personaggio dall'immagine vincente. E lo dimostra anche il fatto che, a veder celebrare sul grande schermo le sue gesta, ci sono un bel po' di volti noti: Giovanna Melandri, Michele Santoro, Pietro Folena, il leader dell'Arcigay Franco Grillini, il produttore-editore Domenico Procacci, il regista Citto Maselli, Valentino Parlato, Corrado Augias.

Ma veniamo al film, opera prima di regia del produttore Gianluca Arcopinto, che con la sua casa di distribuzione, la Pablo, tiene alta la bandiera del cinema indipendente e alternativo ai grandi circuiti. E che questa volta, appunto, ha scelto di impugnare in prima persona la macchina da presa, per realizzare un'opera che, come spiega lui stesso, "non vuole raccontare la campagna elettorale di Vendola, né la sua vittoria, ma una persona. Nichi per me è una fiammella di speranza, in questo paese che rischia di andare alla deriva".

Con queste premesse, non sorprende che il documentario si concentri esclusivamente sull'attuale governatore. Alternando alcuni comizi della sua campagna in Puglia a suoi discorsi più rilassati, seduto su un divano, e a filmati che ricostruiscono i suoi riferimenti ideali e culturali: Enrico Berlinguer, in primo luogo, che non a caso apre il film. Vediamo così scorrere sullo schermo le immagini piene di sofferenza dell'ultimo comizio del leader del Pci, quello durante il quale si sentì male e che lo portò alla morte. E ancora, più avanti, lo vediamo qualche anno prima, mentre legge, nel corso di una tribuna televisiva, la lettera di un povero pensionato invalido che non riesce a tirare avanti.

Come a dire: una persona vera, coi problemi veri, che irrompe nel teatrino della politica. E poi vediamo la folla immensa accorsa per salutarlo un'ultima volta, ai suoi funerali. Insomma, per Vendola, lo scomparso segretario del Pci è un esempio, forse un maestro: rappresenta ancora oggi, come lui stesso spiega, "una barriera ai tentativi di banalizzazione" della realtà.

Altra figura ricordata nel film è quella di Pierpaolo Pasolini. Vediamo le immagini anche dei suoi funerali, con l'appassionata orazione di Alberto Moravia; e ascoltiamo Vendola che legge una sua poesia.

Al centro di tutto, però, resta sempre lui, Nichi, colui che dà nome al film.

Una scelta di per sé impegnativa, che sottintende grande popolarità: un po' come il film biografico su Ray Charles che si chiama, semplicemente, "Ray". Ma cos'ha di speciale, questo ragazzo quarantaseienne del Sud, comunista, cattolico e gay? Da alcuni spezzoni dei suoi comizi, emergono senz'altro la sua passione e la sua bravura oratoria. Insieme al suo mettere al centro di tutto, sempre, il problema della precarietà del lavoro, che crea ansia e disumanizzazione. Concetti espressi, spesso, con frasi a effetto: come quando dichiara che viene accusato di un reato grave, quello di sognare, e che lui ha intenzione di dichiararsi colpevole e recidivo.

Il tutto, va detto, in un contesto indubbiamente agiografico: nel film a parlare di Nichi è solo Nichi, non ci sono altre testimonianze che mettono in chiaroscuro, almeno un minimo, il personaggio. Che infatti, al termine della proiezione del film, quasi si schermisce di fronte a tale e tanto omaggio.

Dichiarandosi però soddisfatto, perché la pellicola "collega quel pezzetto di vita (la campagna elettorale, ndr) con i grandi percorsi della mia vita". E dunque lo spettatore Vendola esorterebbe il pubblico ad andare a vederlo al cinema? "Un po' mi vergogno, a consigliarlo - conclude lui - ma produttori e regista meritano che venga visto".

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COMMENTI:


Autore: misia
( mercoledì 4 maggio 2005, ore 15:58
)

Premettendo:
l'arte della retorica non solo come gusto osceno del sentire la propria voce risuonare, quasi a riscoprire l'originalità dell'essere in un particolare apparire, ma come grecia insegna, l'arte dell'argomentare, esemplificare e non con questo solo ammaliare. Mi riferisco ad un'esser sempre critico, che guardi con diffidenza le speculazioni...di qualsiasi fazione.
...come dire..non mi accontento mai!

"Poi dicono, gli intellettuali. È chiaro, siamo su un altro livello. Loro vanno lì, si picchiano coi fascisti, con la polizia. Cosa risolvono? Non scavano, sono grossolani. Io sono anche magro. Diffido della gente robusta. Gli operai. No, intendiamoci, io sono più a sinistra di loro. È che tanto non si può far niente. Toh! Un po’ di vento. E questa foglia che mi batte su un occhio... Agire, dicono, bisogna agire. Che fastidio, questa foglia... Bisogna vedere come si agisce e se si può agire. Intanto batte, eh... Cosa posso fare? "




Autore: misia
( mercoledì 4 maggio 2005, ore 15:58
)

Premettendo:
l'arte della retorica non solo come gusto osceno del sentire la propria voce risuonare, quasi a riscoprire l'originalità dell'essere in un particolare apparire, ma come grecia insegna, l'arte dell'argomentare, esemplificare e non con questo solo ammaliare. Mi riferisco ad un'esser sempre critico, che guardi con diffidenza le speculazioni...di qualsiasi fazione.
...come dire..non mi accontento mai!

"Poi dicono, gli intellettuali. È chiaro, siamo su un altro livello. Loro vanno lì, si picchiano coi fascisti, con la polizia. Cosa risolvono? Non scavano, sono grossolani. Io sono anche magro. Diffido della gente robusta. Gli operai. No, intendiamoci, io sono più a sinistra di loro. È che tanto non si può far niente. Toh! Un po’ di vento. E questa foglia che mi batte su un occhio... Agire, dicono, bisogna agire. Che fastidio, questa foglia... Bisogna vedere come si agisce e se si può agire. Intanto batte, eh... Cosa posso fare? "




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