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Messaggio di Lou da commentare:
Questi 5 ragazzi di New York hanno esordito alla fine del 2001 con un album breve ma molto intenso: IS THIS IT. Niente di nuovo sotto la luce del solo ma davvero buon vecchio rock tra Lou Reed e Iggy Pop.



Recensione:

THE STROKES "Is this it" (Rca)

I Velvet Underground sono stati uno dei gruppi più importanti della storia del rock. Gli Strokes rischiano di diventarlo.
Immaginate quel suono di chitarre sferraglianti, la reiterazione programmatica, lo strascico vocale, quel senso di lurido svaccamento metropolitano. Addizionate a tutto questo l'incedere dinoccolato ed arrembante dei migliori Clash. Recuperate la lucida lezione newyorkese del Lou Reed della maturità ed ibridatela con il lezioso nervosismo di alcune sortite care agli Sparklehorse. Forse avrete la quadratura del cerchio.

Si puo' suonare rock'n'roll nel 2001, ma bisogna metterci il cuore. Di più, bisogna metterci le viscere. Nulla a che vedere con le gelida incisività della scuola scandinava (Hives, Peepshows), niente riff kissiani o tentazioni stoogesiane (Hellacopters, Gluecifer): qui si fa sul serio. Dannatamente sul serio. Una carezza indolente, un guanto di pelle nera, che inaspettatamente prende le forme di un ceffone impertinente: le canzoni degli Strokes sono fatte di questa materia, subdole, apparentemente inoffensive. Ma quando parte il graffio sull'epidermide resta il segno. E quando si erge l'assolo di chitarra è il nirvana dei sensi.

Abbiamo tutti sognato di poter ascoltare la freschezza di una "Soma", l'eloquenza di una "Last Nite" nell'ultimo decennio. Ed abbiamo tutti sperato di poter testimoniare ai posteri l'evidenza di uno splendido capitolo della storia del rock: finalmente ci siamo, il sogno è divenuto realtà. Un disco che parla la lingua delle frustrazioni quotidiane, la carica delle rinascite improvvise, l'ennesimo 'nervous breakdown' delle nostre esistenze qualunque. Un'opera nostra e solo nostra. Inutile andare a caccia di metafore, questo è il classico platter che puo' salvarvi la vita. Rock, ancora rock, fortissimamante rock. Sensuale, sguaiato, confidenziale, terapeutico.

Adorateli, coccolateli, appendete nella vostra camera il loro poster, le loro facce bislacche ed inespressive.
Perché se lo meritano.

Michele Dicuonzo.


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