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"A Guantanamo ci furono le offese al Corano" ALBERTO FLORES D'ARCAIS
Alcuni prigionieri detenuti nel centro di detenzione Usa di Guantanamo (Cuba) interrogati nel 2002 e nel 2003 hanno raccontato agli agenti del Fbi che i militari-secondini hanno in diverse e ripetute occasioni offeso il libro sacro dei musulmani. Lo "scandalo del Corano" è tornato ieri di attualità, sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e nei telegiornali dei vari network. Meno di un mese dopo la denuncia di Newsweek (un breve articolo nella pagina Periscope) e a una decina di giorni dalla ritrattazione dello stesso settimanale.
È tornato di attualità grazie alle nuove 55 pagine di un rapporto (di 300 pagine) del Federal Bureau of Investigation ottenute, e rese pubbliche mercoledí pomeriggio, dall'American Civil Liberties Union (Aclu). E tra le 55 pagine c'è anche il documento in cui si parla del famoso "Corano gettato nella toilette" che nell'ultimo mese ha provocato violente proteste (e una quindicina di morti) nei paesi islamici e in particolare in Afghanistan.
L'Aclu, l'organizzazione che si batte da anni contro l'amministrazione Bush - accusata di restringere e violare le libertà civili - ha ottenuto il rapporto del Fbi dopo che i suoi avvocati ne hanno fatto richiesta sulla base del Freedom of Information Act; si tratta di 55 pagine top secret (di cui molte "sbianchettate" per motivi di sicurezza nazionale) in cui gli agenti del Fbi diligentemente riportano i contenuti degli interrogatori fatti dalla primavera del 2002 ai prigionieri di Guantanamo, considerati allora tutti potenzialmente terroristi legati ad Al Qaeda. Il documento principale è quello in data 1 agosto 2002. Vi si puó leggere che "durante due interrogatori, il primo del 22 luglio e il secondo del 29 luglio", compiuti da un agente speciale del Fbi alla presenza di due "interpreti specialisti", un prigioniero (il cui nome come quello di chi lo interroga è cancellato) che "personalmente non ha nulla contro gli Stati Uniti, che in tutti gli interrogatori precedenti ha dato risposte veritiere, che puó leggere il Corano, che ha un libro con citazioni del Profeta Maometto, che segue gli insegnamenti del Corano e che si professa un buon musulmano, che attualmente non è in jihad (guerra santa)" ha parlato di "guardie nel centro di detenzione che non lo trattano bene, che hanno un brutto comportamento, che cinque mesi fa hanno picchiato i detenuti e che hanno gettato un Corano nella toilette".
In un'altra pagina del rapporto un altro prigioniero spiega agli agenti del Fbi che lo stanno interrogando di essere stato "catturato insieme ad altri e portato prima in una prigione americana di Kandahar e poi trasferito al Camp X-Ray di Gitmo" (Guantanamo) dove ha riconosciuto tra i prigionieri diversi militanti talibani, "che non è a conoscenza di altri possibili attacchi contro gli Stati Uniti", che le conversazioni tra i detenuti riguardano in genere le famiglie a "piccoli colloqui di conversazione generale". Poi aggiunge che "nessun detenuto dice agli altri di non parlare agli investigatori e nessuno spiega agli altri cosa devono dire, ma ha notato che alcuni detenuti sconosciuti rifiutano di parlare per rappresaglia contro un incidente in cui le guardie hanno preso a calci un Corano".
In un altro documento un prigioniero - scrivono sempre gli agenti del Fbi - si "rifiuta di cooperare perché ha visto una delle guardie "umiliare il Corano" mentre interrogava un altro prigioniero". Nelle 55 pagine di rapporto ci sono ovviamente molte altre testimonianze e racconti sulla vita e le condizioni dei prigionieri islamici a Guantanamo, ma sono soprattutto gli episodi che riguardano "l'offesa al Corano" quelli che hanno riaperto una polemica solo apparentemente chiusa dalla "ritrattazione" di Newsweek.
"Quanto riportato dal rapporto non è credibile", ha dichiarato il portavoce del Pentagono Lawrence Di Rita, ricordando come i militari Usa hanno interrogato nuovamente il prigioniero che aveva denunciato "il Corano nella toilette" il 14 maggio: "E' stato molto collaborativo e ha risposto a tutte le domande, ma non ha avvalorato quanto dichiarato il primo agosto 2002: "Queste accuse fantasiose contro i nostri ragazzi, di offendere il Corano per indebolire i detenuti, non sono credibili". Secondo il Pentagono i detenuti di Guantanamo avrebbero strappato pagine del Corano o la copertina da soli per dare poi la colpa alle guardie, mobilitando così gli altri prigionieri e fomentando manifestazioni di protesta nel carcere.
Di diverso avviso l'Aclu. Stando all'organizzazione per le libertà civili i documenti dimostrano come i funzionari americani abbiano sootovalutato le denunce di "offesa del Corano" che erano a conoscenza del governo da molto tempo e che solo in seguito a queste denunce vennero presi provvedimenti e instaurate nuove procedure negli interrogatori per evitare che simili episodi si ripetessero. Da allora, secondo altri interrogatori più recenti (sempre fatti da agenti del Fbi), le cose sono decisamente migliorate.
La pubblicazione di questi nuovi documenti rischia di infiammare nuovamente i militanti islamici in Afghanistan, Iraq e in altri paesi musulmani. Ieri il presidente pachistano Musharraf - il più prezioso alleato americano nell'area - è tornato a chiedere una "profonda e completa" inchiesta sulle accuse lanciate dai prigionieri di Guantanamo e raccolte dagli agenti del Fbi. |
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