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L'Aja, Corte penale internazionale
apre inchiesta su crimini nel Darfur

Un'inchiesta "imparziale e indipendente" per fare luce su quanto è accaduto nel Darfur, la regione del Sudan dove dal 2003 i ribelli hanno lanciato un'offensiva contro il governo di Karthoum. La Corte penale internazionale dell'Aja ha oggi annunciato che è partita un'inchiesta sulle atrocità commesse nella regione, dove ancora oggi si combatte e ci sono milioni di profughi.

In un comunicato diffuso oggi, il procuratore capo, Luis Moreno Ocampo, l'ha definita come la più grande mai lanciata dalla Corte. "L'inchiesta richiederà la cooperazione delle autorità nazionali ed internazionali - ha dichiarato Ocampo - Sarà parte di uno sforzo collettivo, che coinvolge l'Unione africana e altre iniziative per mettere fine alla violenza in Darfur e promuovere la giustizia".

"I meccanismi tradizionali africani - si legge ancora - possono essere uno strumento importante da utilizzare per raggiungere la riconciliazione locale". "Sarà una indagine imparziale e indipendente, che si concentrerà sui singoli che hanno le maggiori responsabilità per i crimini commessi nel Darfur", ha detto ancora Ocampo. Nel comunicato della Corte penale internazionale non vengono fatti nomi di possibili sospettati.

La decisione di aprire l'inchiesta segue il voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu dello scorso marzo. Per arrivare alla risoluzione era stato necessario che gli Stati Uniti si astenessero, dopo aver avuto garanzie che i cittadini americani presenti in Sudan sarebbero stati esentati da eventuali processi a loro carico.

E' la prima volta che il massimo organismo dell'Onu deferisce una questione alla Cpi e la decisione è stata presa dopo le pesanti accuse al governo sudanese di non fare abbastanza per fermare le violenze delle milizie arabe contro i villaggi cristiani. L'apertura dell'indagine è stata ordinata dal procuratore capo Luis Moreno Ocampo, che ha ricevuto i documenti della Commissione internazionale di inchiesta sul Darfur.

Si tratta di nove pesanti faldoni, contenenti i materiali del gruppo di lavoro voluto dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan e guidato dal giurista italiano Antonio Cassese. Gli inquirenti, dopo un lavoro sul terreno durato alcuni mesi, hanno rilevato gli estremi per l'ipotesi di reato di crimini contro l'umanità. L'ufficio del Procuratore, si legge sul comunicato, ha "raccolto informazioni da una varietà di fonti e migliaia di documenti".

Le Nazioni Unite accusano il governo sudanese di aver fatto poco o niente per disarmare le milizie arabe che compiono saccheggi, stupri di massa e devastazioni nei villaggi non arabi. Si sa che lo scorso aprile Annan ha consegnato alla Corte penale internazionale una lista segreta di 51 persone sospettate di crimini contro l'umanità. Benché i nomi non siano resi noti, si ritiene che tra di loro ci siano ufficiali di alto grado dell'esercito e del governo sudanese, capi della milizia e comandanti e ribelli anche stranieri. Per parte loro i ribelli hanno affermato che consegneranno alla Corte penale internazionale qualunque membro sia indicato dai giudici come passibile di giudizio.

Il governo sudanese non ha ancora ricevuto la notifica dell'apertura dell'inchiesta. Il ministro degli Esteri Najeeb Al Kheir Abdul Wahab ha commentato: "La priorità della comunità internazionale dovrebbe essere quella di assicurare un cessate il fuoco in cui la gente possa confidare perché sia fatta giustizia".

La situazione in Darfur è tuttora drammatica. I ribelli lanciarono l'offensiva nel 2003 accusando il governo centrale di discriminare le tribù non arabe delle regioni più aride. Si formò in opposizione a queste richieste una milizia araba, accusata di aver compiuto stupri di massa e distruzione di villaggi. I ribelli sostengono che ad armare i miliziani sia proprio il governo di Karthoum. Secondo dati dell'Onu, dal 2003 sono morte circa 180 mila persone e oltre due milioni hanno dovuto scappare dai loro villaggi.

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