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NICK: raggioverde
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sapere quale è la decisione giusta


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cosa penso del mio fidanzamento -- tornare o non tornare, questo è il problema


OGGI IL MIO UMORE E'...
strano


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
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MERAVIGLIE

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Messaggio di raggioverde da commentare:
Quelle città

“La misma ciudad, el frío congelando mis lagrimas…” (canta Ana Gabriel, per fortuna non sono messo così male per ora)
“In una città troppo grande, ho perso un altro mio sogno” (questo l’avevo scritto io a 14 anni e la città era Guadalajara. A 14 anni non ti rendi conto di quante volte si può perdere e poi riesumare un sogno).

Quando ero a Napoli avevo visto in tivù un annuncio del film “La città della gioia.” La presentava come la storia di un uomo stanco di vivere che grazie a un viaggio in India ce l’aveva fatta a ritrovare il coraggio e la speranza aiutando i più poveri. Poi ho trovato il libro sullo scaffale di Manuela e ho cominciato a leggerlo, sperando di trovare qualche risposta anche per me. Perche durante quel periodo mi sentivo proprio stanco, direi stanco di non vivere. Invece ho trovato una storia totalmente diversa: emozionante, interessante, ben scritta, ispirata e anche vera, ma diversa. Parlava del padre Paul Vincent che sentiva il richiamo di svolgere la missione cristiana della carità in uno dei posti più poveri del mondo (Calcutta) e poi dopo duecento pagine si aggiungeva anche il giovane dottore Max Loeb, che da Miami aveva visto un annuncio messo su una rivista proprio da Paul Vincent per chiedere aiuto dall’ estero e sentiva anche lui il richiamo della solidarietà, il desiderio, obbligo o bisogno di aiutare i più poveri a vivere con salute e dignità. (ma senza rinunciare alla propria carriera, soltanto rimandandola, nemmeno rinunciando ai soldi dei suoi genitori, aveva anche la fidanzata!) Non ho trovato nessuna risposta per quanto riguarda il modo di ritrovare la voglia di vivere. Invece c’era qualcosa di peggio. Dopo la fine del libro, lo scrittore Dominique Lapierre spiegava cos’era successo per la Città della Gioia (traduzione del nome di una baraccopoli di Calcutta) davvero, tutte le iniziative, tutti gli aiuti, tutti i risultati. E poi aggiunse che molta gente gli aveva scritto manifestando il proprio desiderio di fare volontariato. La sua risposta era che se non erano gente molto specializzata (sopratutto nel campo della medicina e della salute) non servirebbero a niente, sarebbero “nel migliore dei casi un peso per chi vi ospita”. Conclusione con delusione: le buone intenzioni non servono a un cavolo. (esperienza provata anche da me in un tentativo di fare volontariato – l’unica cosa che ho potuto fare era trovare un interprete volontario che conosce il persiano e uno che conosce l’arabo, più alcuni altri interpreti che non erano mai stati chiamati)
Napoli invece è stata la città della delusione. Non mi metto a scrivere tutti i particolari, ma più di 7 persone mi davano l’illusione che mi aspettava una città piena di gente accogliente, aperta, socievole, ben disposta verso un neoarrivato. I miei eventuali datori di lavoro mi parlavano di un lavoro attraverso cui avrei fatto contatto con una quantità immensa di gente simpatica. Invece mi sono trovato con un piccolo ufficio dove spesso non avevo niente da fare e non vedevo nemmeno la strada. A Napoli se non ti conoscono se ne fregano di te. Non ho visto nemmeno una volta che un gruppo di persone rivolgesse la parola a una persona sola (o sconosciuta) – i gruppi socializzano soltanto con altri gruppi.
Un certo sabato sera servirebbe da riassunto della mia esperienza a Napoli, in effetti, l’ultimo prima della mia partenza. Loredana mi aveva detto che un conoscente suo aveva aperto un locale con specialità arabe, greche, del Mediterraneo in genere. Mi aveva spiegato pure più o meno dove si trovava questo posto (lei era malata quindi non poteva accompagnarmi): quindi andai in via dei Tribunali, un pò prima di Via Duomo, per trovare cosa? Un buco dove si vendevano panini arabi (e probabilmente non era nemmeno il locale giusto, visto che era al nome di un proprietario diverso) e faceva tanto caldo da sentirmi subito a disagio. Ecco tutto. Ti promettono un locale simpatico e ti trovi un buco. Sono tornato verso la stazione di Montesanto passando attraverso Piazza del Gesù Nuovo, un posto dove si riunisce molta gente giovane. Un pò prima avevo sorpassato una bella ragazza di 20-22 anni e mi veniva voglia di chiederle “scusa, ma è vero che a Napoli ti trovi da solo se ne fregano di te?” ma anche lei, al vedermi, si era diretta all’ altro lato della strada. Arrivato alla stazione, mi ero diretto verso il binario da cui parte normalmente il treno che mi porterebbe a Fuorigrotta. Ho trovato un treno aperto e vuoto ma con le luci accese. Dopo di essermi seduto, ho notato che da due binari di distanza (da lì d’abitudine parte l’altra linea, la Circumflegrea) tre ragazze mi stavano segnalando qualcosa. Dopo pochi secondi ho capito che era quel treno che dovevo prendere, ma non ho fatto in tempo per raggiungerlo. E mentre lo vedevo partire ho pensato “finalmente qualcuno a Napoli ha pensato a me”. Dopo 20 minuti ho preso l’altro treno, l’ultimo (alle 22.30), completamente vuoto (che tristezza fa muoversi al buio in un treno vuoto).
Salonicco, invece, sarebbe la città dell’ abitudine. Faccio il lavoro che so fare, ho alcuni amici (altri si sono allontanati) ma non riesco più ad avere una vita perche il lavoro la divora tutta. Il tempo libero è soltanto una coincidenza (che mi deve anche preoccupare, perche vuol dire mancanza di guadagni) e non è possibile fare piani perche non sai che lavoro ti pioverà sopra il giorno dopo. Ci sto qua da vari anni e non ho nessun motivo positivo per restarci. Insomma, mi sono stancato, essere stato in un posto non è un motivo valido per continuare a starci. Quello si chiama inerzia.
Una canzone zingaresca che si sente fin troppe volte qua in Grecia dice “ti amo, ti amo perche sei bella, ti amo perche sei buona, ti amo perche sei tu. Amo anche tutto il mondo perche ci vivi anche tu.” Qualcuno che probabilmente si fingeva innamorato di un’ amica mia le disse in una lettera “io vorrò bene alla città di Salonicco perche so che ci sei tu, essendo parte di te diventerà anche parte di me…” o qualcosa di simile. Vale anche al contrario: ogni posto dove sto da solo, mi risulta che finirò per odiarlo.
Speriamo che Udine non faccia rima con solitudine.
Ma come dicono i fratelli Katsimihas nella canzone proprio magica “Cadi, notte”(Nýktose, nykta) “ancora di più quel che mi da fastidio è che alla tua assenza mi sto abituando.”
Insomma non riesco più a capire come si conosce la gente dopo l’università. E non parlo dei rapporti di lavoro, perche quelli sono quasi sempre superficiali e condizionati proprio dal lavoro. Per questo ogni volta che conosco una persona sposata o che sta per sposarsi mi viene di chiedere “come vi siete conosciuti?”
Forse dovrei sentirmi incoraggiato da chi mi dice che la gente di Udine è fredda e ostica, che non c’è vita sociale e tutti vogliono andare via… avevo sentito tante belle storie per quanto riguarda i romani e i napoletani e alla fine erano proprio quello, soltanto storie. Invece ricordo che mi raccontavano tutto il peggio per quanto riguarda i veneti e a Padova mi sono trovato proprio bene.
Insomma, non ho più niente da dire. Speriamo che tutto vada bene e al cavolo il raffreddore.

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