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Vacche e vitelli brucanti su verdi pascoli, galline razzolanti, maiali alla ricerca di ghiande, tutto ciò corrisponde alle loro esigenze naturali ma ormai nulla è più lontano dalla realtà per il 99% degli animali “da reddito”, rinchiusi negli allevamenti intensivi. Fino agli anni 60, la carne in Europa era molto costosa: ai prezzi correnti una gallina sarebbe costata 50.000 lire. Ciò dipendeva dal fatto che il rapporto fra zootecnia e agricoltura era diretto. Tot cereali o foraggi coltivati in azienda, tot animali allevati. Ad un certo punto avviene il cambiamento, si impone in Europa il modello Usa: gli europei imparano che non serve essere agricoltori e avere terreni per allevare: basta un capannone. Nasce la produzione zootecnica industriale, interi settori della zootecnia tradizionale scompaiono, si riduce sempre più l’area dei pascoli e delle foraggere, aumenta il numero dei capi per azienda.

Condizioni di allevamento
È opinione diffusa che gli animali zootecnici siano abituati alle condizioni di vita degli allevamenti intensivi, non avendone mai conosciute altre. È stato invece accertato che i bisogni e i comportamenti degli animali allevati dalla “moderna” zootecnia sono quasi gli stessi dei loro antenati selvatici. Le caratteristiche fondamentali, non cambiano certo in pochi decenni di allevamento intensivo. Nell’ultimo decennio del secolo, il mondo delle leggi sulla zootecnia è cambiato grazie a efficaci lotte animaliste e a una crescente sensibilità collettiva. Ma tuttora, le leggi europee e italiane per la protezione degli animali da reddito tutelano più i profitti del settore zootecnico e la garanzia di bassissimi prezzi. Nessuna direttiva europea né legge italiana prevede ad esempio il diritto a un sia pur minimo spazio esterno. Negli allevamenti intensivi gli animali trascorrono la loro breve vita in spazi ristretti, sovraffollati, con luce artificiale dove non è possibile per loro esplicare comportamenti naturali. Tutto ciò è causa di gravi sofferenze, stress, sterotipie che sfociano in vere e proprie patologie fisiche.

Farmaci
Per prevenire o curare tali malattie legate ai metodi innaturali di allevamento, agli animali sono somministrati farmaci di sintesi in quantità. Grandi protagonisti della zootecnia intensiva sono gli antibiotici: in Europa gli animali di allevamento ne consumano 5 mila tonnellate, di cui 1500 per favorire, artificialmente, la crescita di polli, suini, tacchini e vitelli. Gli antibiotici sono dati a tutti gli animali, sia sani che malati. basta qualche pollo malaticcio a giustificare una dose somministrata a 100.000 o 200.000 animali. E l’ombrello protettivo di farmaci e antibiotici, somministrati con il mangime, viene continuamente intensificato per via della selezione di microrganismi resistenti con pericolose conseguenze per la salute degli uomini consumatori dei prodotti di origine animali.

Allevatori
La fase propriamente agricola degli allevamenti intensivi ha un peso economico limitato , in Italia l’unica forma di allevamento ancora in mano a conduttori diretti è quello delle razze bovine e ovine autoctone, e delle vacche da latte Tutto il resto della zootecnia è dominato dell’agroindustria, sempre più internazionale. Gli allevatori sono dei semplici ingrassatori, gli animali sono di proprietà di pochi industriali oligopolisti, spesso in grado di concentrare in sé tutta la filiera: produzione dei mangimi, fornitura degli animali e degli input, cure farmaceutiche, trasformazione in carne, distribuzione.



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