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Il brasiliano apre le marcature con il Fenerbahce e poi nel finale tira fuori dai guai i rossoneri dopo il pareggio di Alex su rigore. La rete del 2-1 del trequartista è un capolavoro, poi Sheva chiude i conti
Kakà. Immenso Kakà. Il brasiliano prende per mano il Milan e decide di battere il Fenerbahce. Finisce 3-1, risultato bugiardo, ma indicativo di come la classe possa superare anche gli ostacoli più intricati. Ricardo segna nel primo tempo, Alex pareggia su rigore nella ripresa e quando sembra che il vento di Istanbul debba spazzare l'aria del Milan, Kakà si inventa un capolavoro assoluto regalando tre punti preziosi al Milan. La rete di Shevchenko è la ciliegina sulla torta.
Batte il tamburo di Istanbul. Proviene dalla nutrita Curva nord di San Siro. Martellante come le immagini sul tabellone che ripropongono fatali fotogrammi di una finale gettata nel Bosforo. Carlo Ancelotti li sente bene, ma guarda avanti. Punta diritto a Parigi coinvolgendo nella mischia Bobo Vieri che vuole togliersi molti sassolini dalle scarpe. Gilardino in panchina non è una bocciatura, ma logico turnover. In difesa non c'è Stam; il centrocampo, rispetto al Siena, Gattuso lo divide con Pirlo e il confermatissimo Ambrosini. Christoph Daum, tecnico del Fenerbahce, che avrebbe preferito affrontare il Mikan più in là, oltre a parlare tedesco e turco disquisisce in brasiliano. Ecco quindi, Fabio Luciano, Marco Aurelio e Alex. Nomi e piedi buoni, come quelli di Appiah e del redivivo Anelka. Solisti di una formazione che affronta i rossoneri spavaldamente.
Ma la voglia del Milan è pari a quella di Vieri, a cui bastano poco più di sessanta secondi per lanciare segnali forti. Peccato che non riesca ad agganciare sottomisura. Subito dopo tocca a Sheva e ancora a Bobo, due accelerazioni che imprimono al gioco del Milan il ritmo giusto. Gioca la squadra turca, ma non trova spazi necessari per la fuga. La vera spina nel fianco è Toncay, sulla fascia di Cafu detta tempi e suggerimenti, spesso con buoni risultati, anche se per Dida i danni sono limitati. Soprattutto da un Maldini che governa la nave a testa alta. Proprio da una sortita del capitano nasce il gol rossonero, ricamato da Pirlo e gestito con la consueta semplicità da Kakà che trova l'angolo giusto dai 21 metri.
Il vantaggio obbliga il Fenerbahce ad alzare il tono della sua gara, con il risultato di stizzire la retroguardia milanista, rischiando però le ripartenze del Milan che potrebbe raddoppiare lungo l'asse Kakà-Cafu-Sheva. Così ci deve pensare Dida a spazzare in angolo una botta di Alex deviata da Nesta e ad alzare la voce perché gli spazi regalati ai turchi sono fin troppo eccessivi. Soprattutto quando Appiah ha l'occasione di esaltare la parte asiatica di Istanbul. Ma la sensazione è che il Milan non voglia alzare troppo il tiro, quasi misurando le energie utili ad affrontare con più concentrazione la ripresa. In realtà, i rossoneri sono pervasi da un torpore che il Fenerbahce metabolizza subito. Anelka che si invola come una gazzella, tagliando in due la difesa di casa, scagliando a lato un pericoloso diagonale, è più che un allarme. Tra l'altro i turchi perdono dopo soli otto minuti, senza traumi eccessivi, l'uomo d'ordine Appiah (contrattura), che Daum rimpiazza con Aslan. E' il possesso palla dei gialloneri a spegnere le lampadine del Milan che si concede a sprazzi, che esalta la bravura di Volkan, abile a deviare un quasi gol di Sheva. Serata poco brillante per l'ucraino, che si porta dietro tutta la squadra alle prese con un'involuzione disarmante in ogni reparto. Nasce così il pareggio di Alex su rigore, concesso per una ringhiosa spallata di Gattuso su Anelka. Servisse a qualcosa la rete turca. La partita la prende il mano il Fenerbahce, che pressa alla caccia dell'impresa.
Tutti chiamano Gilardino, invece Ancelotti opta per una doppia sostituzione togliendo Pirlo e Gattuso per Serginho e Vogel, ignorando l'urlo della platea. L'ex bomber del Parma da lì a poco prende il posto di Vieri disperso nella nebbia, ma il furore non basta per mettere a posto le cose. Sorprende semmai l'imbarazzante Vogel, capace, nello spazio di pochi minuti, di mettere due volte il Fenerbahce nella condizione di segnare. Ma sono partite strane, che all'improvviso puoi cambiare. Da solo. Da oggi il Milan ha un leader assoluto: Kakà.



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